martedì 21 ottobre 2014

GIUSTIZIA INGIUSTA - Serenella - Narrativa


Piove a dirotto. Un vero e proprio diluvio. Un uragano!
"Ahahah! Certo non ho usato - bomba d'acqua -  il modo di dire di moda", si disse Susy, diminutivo di Susanna.
La donna odiava tutti i termini nuovi "tirati fuori dal nulla", diceva. Amava la lingua italiana e aborriva tutte le parole straniere, specie inglesi, che si stavano sempre più intrufolando, per lo più senza necessità, in quella che considerava la dolce e nobile lingua.
Si girò verso il marito, tutto preso dal giornale e che forse non l'aveva proprio ascoltata.
"Che dici, reggeranno le tegole o avremo da mettere i catini agli angoli"?
Era un grosso problema quello del tetto, bisognava proprio ripararlo; ma come regolarsi coi permessi, con la burocrazia lenta e onerosa che incartava sempre più gli inermi cittadini?


Certo, se solo non si fosse messa di traverso contro certa gentaglia, che nella cittadina faceva il buono e il cattivo tempo, forse certi timori non li avrebbe avuti.
Ma non era pentita, anzi... magari avesse avuto maggiore esperienza per imporsi maggiormente e più brutalmente. Come meritavano e meritano, si disse.
Non sopportava di vedere costruire piscine megagalattiche permanenti, magari con contributi statali, sugli arenili: vigeva o no la legge Galasso a contrastare le gettate di cemento fino a 300 metri dal mare, dai fiumi, dai laghi? e nessuno vedeva, neanche i vigili urbani che costantemente passavano davanti a tanta ampiezza d'acqua esibita.
Certo investire nella balneazione rende, si disse, ma qualcuno aveva mai provato a calcolare quanti soldi si ricavano tra affitti delle cabine, ombrelloni, sdraio e quant'altro?
Il quant'altro si riferiva ai negozi di parrucchiere, di abiti di lusso, bar e ristoranti bellamente costruiti sulle concessioni balneari.
Niente di male, ovviamente, guadagnare (nel rispetto delle leggi) è legittimo. Ma i canoni che i gestori devono pagare al Demanio sono irrisori, nella gran parte dei casi il costo del canone è inferiore o equivale a quello dell'affitto di un appartamento medio in periferia, mentre La legge n. 1501/1961, imporrebbe che:
che "l'Amministrazione è tenuta a graduare gli aumenti dei canoni minimi sulla base dell'utilità economica che i concessionari traggono dalla concessione"(art. 2, comma 2).
Ricordava l' impietoso commento della stessa Corte dei Conti che già dal lontano triennio 2005/2007 affermava che le previsioni definitive di entrata di competenza erano state caratterizzate da rilevanti incrementi, che non sono stati seguiti da corrispondenti andamenti negli accertamenti e nelle riscossioni.

Susy sospirò, meglio abbandonare quei tristi pensieri e darsi alla lettura di qualche buon libro in attesa del bel tempo.

Giacomo, detto Giacomone, non per la sua stazza, infatti era piuttosto mingherlino, ma per la sua strapotenza, era diventato un boss del suo comprensorio; possedeva pochi scrupoli e tanta determinazione e attraverso la corruzione, aveva raggiunto una ricchezza che lo affamava sempre più di soldi e potere.
Non aveva considerazione alcuna per la gente, non provava affetti, forse neanche sentimenti. Aveva un figlio, però, e per lui nutriva una sorta di attaccamento morboso, ci si rispecchiava, veniva su a sua immagine e somiglianza e, si, diciamolo, lo amava, era forse il solo luccichio nel suo mondo oscuro.
Da ultimo aveva messo gli occhi su di una costruzione nel vasto parco demaniale ai margini della città.
Aveva insistito perché non si sprecassero soldi a restaurarla: "In considerazione che siamo in attesa dell'approvazione del nuovo piano regolatore è inutile sprecare i soldi dei contribuenti", diceva.
In effetti voleva che diventasse fatiscente al punto che sarebbero stati i cittadini stessi a preferire una destinazione anche privata pur di non assistere a quel degrado. Lui ne avrebbe fatto un club esclusivo appropriandosi a poco a poco anche del terreno intorno. Era la sua politica... e aveva sempre reso.

Quel giorno non pioveva e Susy si diresse verso il parco: "Tanto per controllare un po' come sta il vecchio rudere" - si disse. Temeva sempre la lunga mano dei predatori anche se in cuor suo sperava in un miracolo, cioè che si provvedesse a ripulire la zona dalle erbacce e rendere la costruzione un punto di incontro per i frequentatori della pineta.
Giunta sul posto la curiosità la spinse ad entrare; aveva visto un movimento all'interno, sembrava un piccolo di volpe.

Susy fu ritrovata dopo alcune ore, lei e la piccola volpe giacevano sotto  un masso caduto; forse il cucciolo aveva cercato di fuggire facendo leva sui sassi e provocato così il cedimento.

"Una rompiscatole in meno" fu il commento di Giacomone la sera a cena davanti al figlio dopo che la TV locale aveva trasmesso la notizia.
Paolo, il figlio, sogghignò. La trasmissione proseguì su altri argomenti.

Evidentemente la cena era stata pesante perché Giacomone ebbe un sonno agitato: sognò nubi minacciose che lo inseguivano, mari in burrasca che si abbattevano sulle strutture dei suoi stabilimenti distruggendoli. Si alzò non riuscendo a dormire.

La notizia, portata da due carabinieri, lo raggiunse in piena notte:
Paolo si era schiantato con la sua auto contro il muro del curvone, là dove Susy aveva appiccicato un bel cartello scritto in colori vivaci e allegri e che riportava anche il disegno del vecchio rudere.

"BASTA! Non permettiamo l'ennesima ingiustizia, salviamo dalle mani dei lucratori prepotenti quello che è nostro" diceva il cartello.

10 commenti:

  1. A metà strada tra articolo e racconto, di sicuro una bella prosa. Scritto proprio bene e con il cuore. Poi semmai facciamo qualche considerazione sul problema. Dalle tue parti avete anche il tratto presidenziale, dove Napolitano fa il bagnetto tutto solo, poveretto. Tre chilometri di spiaggia con divieto assoluto di passaggio.:-) Ma non si annoierà?

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    1. Serenella Tozzi24 ottobre 2014 11:46

      E' stato Pertini che si è imposto affinché parte della spiaggia demaniale di Castel Porziano fosse donata come spiaggia libera ai romani: sono nati così i Cancelli, lungo la Litoranea che corre da Ostia a Torvajanica. La spiaggia più bella di Roma con le sue dune incontaminate. Questa spiaggia è la continuazione di quella presidenziale.
      Altra cosa è Ostia, che sulla carta risulta cittadina di mare, che in realtà il mare lo nasconde alla vista e al libero godimento. Una diecina di chilometri di lungomuro anziché lungomare.

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  2. Una storia di nemesi. Da notare l'uso tecnico, ma non pesante, della terminologia legale. Anche io aborro l'abuso di certe nuove frasi fatte come i fiumi che non straripano più, ma esondano.

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  3. Serenella Tozzi23 ottobre 2014 21:48

    Grazie Franco e Rubrus.
    Peccato lo scarso interesse, pensavo potesse riscontrare una maggiore attenzione, anche per la filosofia di fondo che rispecchia la realtà italiana.

    Mi è piaciuto il riferimento all'esondare :-))

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    1. L'ho passato su fb, anche perchè qualcuno in questo periodo ha difficoltà a collegarsi al blog. E' strano perchè sto registrando un numero di contatti straordinario, più di 700 nella sola giornata di ieri. Boh....
      I misteri del web, hai visto qui a lato i post più visti della settimana? Il racconto di Cekov, e la cartella editoriale standard stanno sempre tra i più gettonati e qualcuno ha rispolverato il racconto sulla natura ai tempi dei romani antichi. Va bene Rita Nazionale, ma di Domenica Luise mi ero quasi dimenticato. Il web offre sempre di queste sorprese :-)))

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  4. A proposito di zucche, mi è saltato il commento!
    Solo per essere coerente.
    buona osservazione!
    a mio giudizio è solo un modo per ornare la propria descrizione credendo di usare un termine tecnico. i termini tecnici sono "straripare, traboccare, tracimare" e sono usati dal XIV secolo. la voce esondare secondo Zingarelli è voce dotta (perché usata da Boccaccio nel commento alla divina commedia) , dello stesso avviso il Battaglia che aggiunge "letterario e disusato".
    non ha importanza se è un argine naturale o artificiale; il fiume tracima e straripa; se qualche volta "esonda" è colpa di qualche giornalista giovane che vuole meravigliare.

    Serenella sta passando un brutto periodo per la diatriba in corso per l'arenile di Ostia, e ha ragione. Quindi ha affinato la penna e ci ha regalato un pezzo molto bello, particolare, compresa la morte della volpe sull'argomento. La forza del destino in piena regola.
    Mi è piaciuto, ciao

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  5. Anche Susy è contraria ai neologismi, soprattutto quando sono forzati e inutili come Jobs Act con quella "s" che è come un pugno nell'occhio; il tuo è un racconto e una denuncia, molto in sintonia con la realtà dei vostri lidi. Ma ciò che appare incomprensibile, in un paese civile, è l'atteggiamento connivente da parte delle Autorità di fronte ad abusi e a reati evidenti. Allora viene spontaneo chiedersi: è solo un atteggiamento, oppure c'è dell'altro sotto?

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    1. Serenella Tozzi25 ottobre 2014 14:45

      Forse bisognerebbe chiederlo alle banche svizzere, Eugenio. :-))
      Sarebbe il filo sottile da seguire lungo il tracciato dei mille cavilli delle leggi e nella confusione delle attribuzioni di responsabilità.

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  6. Quando si parla di queste cose in Italia a me viene sempre in mente la cariatide con mente eccelsa, Rita Levi Montalcini.
    Intervistata, ammise che non restava negli Stati Uniti per via dei super-laboratori superattrezzati messi a dispozione sua e dell'equipe, ma per il diverso 'senso sociale' degli americani. "Pare incredibile" disse, "ma loro, per quanto siano un Paese ben piu' giovane del nostro e per quanto siano minati dal problema della coesistenza multirazziale, sono uno Stato e si sentono uno Stato".
    Beh, condivido appieno. Penso che, al di la' dello strapotere di chi detiene il potere e si smazza le mazzette, abusivando abusivismi di ogni sorta e contribuendo ad assecondare e velocizzare certi disastri innescati dalle calamita' naturali, il problema grosso stia anche nella base. Viviamo in un Paese che ci ha abituati a pensare al 'nostro'. A pensare: se lo fa lui perche' non dovrei farlo anche io? E in questo ci va anche bene farci prendere per i fondelli con la terminologia. Esondare, tse'. Quando c'e' stato l'alluvione del modenese, io e un manipolo di amici miei ci siam sminchiati con un furgone scassato, prestato da un tizio con del cuore e senza un euro in tasca, a dar una mano a chi aveva perso tutto. Uno di quelli che aveva aderito all'iniziativa si e' ritirato all'ultimo momento quando ha capito che c'era da sgobbare molto e nessuna pubblicita'.
    Eppoi pioveva.
    Ecco, questo manca al paese, io credo. Quel senso di cui parla la Montalcini, quel senso che consentirebbe, in certi momenti, di avere il coraggio tutti insieme e di pagare il prezzo tutti insieme. E allora, perlomeno, se ci fosse abusivismo sarebbe davvero abusivismo di tutti.

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    1. Serenella Tozzi27 ottobre 2014 12:53

      Hai ragione Claudia, e mi hai fatto tornare alle mente un fatto accaduto quando ero bambina, al mio paese, in Lunigiana.
      Da tempo i paesani chiedevano che fossero lastricate le strade all'interno dell'abitato, ma invano: "Mancavano i fondi".
      Un giorno tutti i compaesani si recarono dal sindaco: "Forniteci il materiale, alla mano d'opera pensiamo noi".
      Fu così che le strade furono lastricate.

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