lunedì 13 ottobre 2014

Larocchi Marica - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta

Marica Larocchi
Lombarda di madre slovena, vive e lavora a Monza. Poetessa, saggista e traduttrice, studiosa della poesia francese del XIX secolo. Si è laureata nel 1968 presso l'Università Statale di Milano con Luigi de Nardis e Sergio Antonelli con una tesi sulla cronologia dell'opera Illuminations diArthur Rimbaud. Negli anni 90 ha fatto parte della redazione di Anterem.
Ha pubblicato diverse raccolte poetiche tra cui Lingua dolente (1980), Fato (1987), L’oro e il cobalto (2011), Le api di Aristeo (2006), La cometa e l’ibisco (2013); e opere in prosa tra le quali Il suono del senso (2000), Carabà (2000), Rimbaud, un racconto (2005), Luogo e formula (2009). Ha tradotto Arthur Rimbaud (1992, 2004), i poeti Parnassiani (1996), Baudelaire (2012, 2013), R. Radiguet (2005), P.J. Jouve (2006), e l’opera omnia di Jean Flaminien (2001-2012).


Solstizio in cortile

1

A lungo ho sperato
che fosse un volo
lasco e poderoso
sopra l'immenso
brulichio di larve.
Invece è questo
tuffo molle di starna,
d'anatra muta
o di svasso in parata
dentro i crepacci
della memoria;
e che riemerge adagio
con l'infanzia nel becco.

2

Pensieri a sciami
planano tra i licci
della mia fame
per fenderne l'intreccio
come coltelli.
Quaggiù li accoglie
soltanto la risacca
di un fieno troppo
maturo,
mentre la sonagliera
del tuo disgelo
lento, ecco,
mi spranga il cielo!
Così nel crampo
assiduo della luce
mi dibatto invano,
tremula locusta.

3

Ancora vorrei soccorrere le mie
parole affaticate
come fiocchi di neve
fradicia;
e trarle giù dalle brume
più fitte con mani
provvide e suoni
efficaci,
ma se ne vanno
a rapidi balzi
verso l'ombra minacciosa
dell' aquilone
che le tiene in scacco,
sazio di echi.


LERICI

Vieni, vieni anche tu sul palmo
delle attese domestiche: vieni
a cogliere la cometa e l’ibisco.
Ti servirò gli infusi dove il rubino
stempera le sue note
a sprazzi. Allestiamoci intanto
per liturgie che spargono
l’inganno nelle baie: parabole
e palpebre a bizzeffe
accenderanno le nostre
corte parole. Sarà l’omaggio
al fronte dell’estate: a mezzo
corso di una rovente
capriola che le previsioni
assegnano all’astro illusorio
e delittuoso.
S’è calato per celia – zitto zitto –
sotto il crespo del mare sempre
pronto a innescare come ogni sera
costellazioni d’amori ormai
estinte: carambole d’abbracci
per lo spettro alla deriva
nei nostri sguardi.
Liguria, 2009


RUE RAPIDE, AU CANNET

Tra gli abissi dirimpettai,
rischio elevato che il rame
rinverdito sulle gronde tenti
d’ammortizzare improbabili
ascisse. Ma la pena s’abbassa
– certamente! – accanto al lino
dei davanzali, se svolti in fretta
l’angolo della sorpresa.
Anche i muri si sfaldano obbedienti
quando l’angelo anziano ti saluta
dalla sua nicchia ovale senza
prospettiva. E ti concede accordi
con esterni imprevisti
sempre più ignoti.
Se tu vuoi palpitare in questo
atollo di polpa sfatta e redenta
dai sogni, dalle doglie, abbocca,
svelta!, alla voce pensile nel taglio
delle crete: perché tu sei già
l’orfana che sa dove conducono
l’esiguo solco di cloaca
e il sentiero nudo di lavande
e malva. Evita, perciò, qualunque
vaglio; ma nell’ordito dell’ombra
fatti ardita. Imbocca entrambi
i sensi sospesi al tuo apparire
d’un tratto così viva, compresa
tra l’amaca di marmo
e l’ansito del mare.

(Costa Azzurra, settembre 2010)

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4 commenti:

  1. Un poetare che mi ricorda lo stile di alcune autrici del CdP che abbiamo ospitato su queste pagine. Non faccio nomi perchè l'accostamento potrebbe essere azzardato, e non vorrei che qualcuno si risentisse, meglio essere prudente di questi tempi, non si sa mai. :-)
    Se mi piace?

    Se tu vuoi palpitare in questo
    atollo di polpa sfatta e redenta
    dai sogni, dalle doglie, abbocca,
    svelta!...

    Mi sembra tanta polpa, troppa ciccia sul fuoco, forse troppa, o no?

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  2. Non fa per me.
    Sono per una poesia semplice, comprensibile, digeribile.
    I paroloni e gli orpelli letterari servono solo a mascherare vuoti mentali o povertà espressive o aspettative d'incoronazione e di gloria.
    Questo versificare mi mette subito in fuga...
    Pollice verso, Siddharta.

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  3. Serenella Tozzi14 ottobre 2014 21:43

    Di questa autrice, che non conoscevo (vedi, Franco, quanto è utile questa rubrica per avere una panoramica di questo mondo poetico italiano), apprezzo in particolare la prima, anche se altre due a seguire si rifanno allo stesso tema. Mi sembra una doglianza sull'incapacità di produrre cose elevate... una poesia che possa emergere su tutte, mentre, in realtà, il canto si riduce a rievocare memorie dell'infanzia.
    Ma potrebbe essere anche il rammarico a consuntivo di una vita che tanto aveva promesso.

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    1. Le poesie che leggi qui sopra sono le uniche sono riuscito a trovare sul web. Troppo poco per giudicare il valore di un poeta, forse appena indicative del genere e dello stile.
      E' una faticaccia questa raccolta che faccio praticamente al buio, seguendo un elenco molto ricco e vario ricavato tempo fa da Wikipedia. Ti ringrazio per l'apprezzamento, ma sia chiaro che di mio non c'è quasi nulla. Il post è un assemblaggio di notizie, il frutto di ricerche sul web, e niente altro. :-)

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