giovedì 30 ottobre 2014

‘NCANTO ‘E ‘NA NOTTA - Eugenio Gambardella - Poesia






E’ bello guarda’ ‘o munno
quanno è scuro
fore ‘o balcone
senza chiu’ penziere.
‘E vvoce che se senteno
‘a luntano
se perdeno pe’ ll’aria
senza luce.
Rieste tu sulo
a respira’ ‘sta pace
cu’ ‘a luna che te guarda
‘a miez’ ‘o cielo…
si’ ‘o munno se fermasse
a  ‘stu mumento,
se putarria penza’
che staje sunnanno.
E  ‘ncielo j’  guardo
e maje me stancarria
‘e addura’ chesta notte
accussi’ ddoce…
Stelle lucente
addore ‘e malvarosa,
suonno sta’ cujeto...
e famme sunna’ ancora!

10 commenti:

  1. E’ scritta benissimo, di una soavità e leggerezza che sorprende al giorno d’oggi. Il dialetto in questo caso valorizza di molto il testo. In italiano certe cose non si possono più dire, la luna, il cielo e le stelle hanno perso il loro fascino, non sono più di moda. Una boccata d’aria fresca, direi una poesia senza tempo.

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    1. Arrivo con qualche giorno di ritardo a gustarmi questa bellissima presentazione. Grazie di cuore Franco e complimenti: non potevi incorniciare meglio questa poesia: Mandulinata a Napule, di Ernesto Murolo, è un vero incanto. E grazie anche per le belle parole che apprezzo e che mi gratificano molto.

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  2. Oltre che un testo da "sognatore" c'è pure uno scritto in napoletano perfetto, checché si dica che ognuno deve scrivere come gli pare. Bravissimo Eugenio. Dodici endecasillabi senza schema precisi, salvo il 10° verso che zoppica un po...che sarebbe opportuno rimediare visto il bel testo.

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    1. Eppure noto una notevole differenza di scrittura tra voi due Poeti: la tua più classica e quella di Gambardella più corrente.
      O sbaglio?
      Sid

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    2. E' una questione di stile...la lirica di cui sopra io l'avrei scritta in quartine, per la precisione tre(3) - così sembrano versi liberi. Come scrittura napoletana ci somigliamo un po, perché anch'io prendo in esempio il grande Salvatore Di Giacomo, ma anche altri scrittori-poeti del fine novecento.

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    3. Ti ringrazio Pietro per il tuo commento, che è quello di una persona esperta, oltre che amante, del vernacolo. Da anni mi interesso anche di canzoni e melodie napoletane e non puoi immaginare quanto sia difficile “ingabbiare” la musica napoletana in un pentagramma. E’ un mondo a parte quello dell’armonia napoletana. Stesso discorso per la metrica. Di solito mi lascio trasportare dal verso senza condizionamenti di sorta. E se talvolta risulta mancante qualche sillaba non mi preoccupo più di tanto. Ciò che conta, e mi ripeto, è la correttezza formale. A presto.

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  3. In lingua o in vernacolo, non c’è niente da fare.
    Quando l’ispirazione prende sollecitando i sentimenti, la poesia splende di luce propria.
    Senza necessità di appesantirsi con inutili figure retoriche.
    Cosa ci vuole, come in questo caso, a scrivere in modo piano, scorrevole, comprensibile, scolasticamente corretto?
    Qui indubbiamente la fascinazione ambientale ci gioca alla grande.
    Certi momenti magici sono possibili solo con il concorso fattuale della solitudine appartata, del clima dolce, dell’aria
    tersa, del cielo stellato, dei profumi dispersi nella notte ed altro ancora, percepibili solo dal Poeta.
    E l’amore per la propria terra, cantata nei millenni come dono degli dei.
    Molto bene, dieci e lode.
    Siddharta

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    1. Grazie Sid per il tuo commento. Concordo in pieno con la tua analisi, soprattutto quando ti riferisci allo scrivere scorrevole, comprensibile e corretto. Quando poi è il sentimento a guidarci qualcosa di buono viene sempre fuori. Alla prossima.

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  4. Una poesia sognante che sa inserire nell'atmosfera il lettore: vi si respira e ci si immerge nell'aria di Napoli.

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    1. Un grazie di cuore anche a te Serenella. Si, in effetti di sogno si tratta, ma ad occhi aperti. Ciao e a presto.

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