giovedì 2 ottobre 2014

NIENTE STORIE D’AMORE - Rubrus - Scrittura creativa

SCRITTURA CREATIVA
Scrivi un testo basandoti su questi elementi: 
LUOGO: Una spiaggia deserta - ORA: il tramonto - STAGIONE: estate - PERSONAGGI DEL DIALOGO: un uomo di mezza età, una ragazza poco meno che trentenne - ALTRI ELEMENTI: si sono conosciuti da qualche giorno ma è la prima volta che si incontrano per una passeggiata, da soli. Lui pensa di essere innamorato di lei ed ha deciso di dirglielo. Lei è perplessa. E’ molto più giovane e soprattutto ha avuto una grande delusione sentimentale e non ha intenzione di sbagliare ancora. Un pescatore, quasi in riva al mare sta aggiustando una rete da pesca. Da un baretto di legno sulla spiaggia, deserta, arriva una musica dolce …



NIENTE STORIE D'AMORE

«Adesso le chiederà di uscire».
«Sai qualcosa che io non so?».
«Antonio mi ha detto che le ha proposto una gita in barca, e non una volta, tutte le sere. Ma lei ha sempre rifiutato. In ogni caso, non avevo bisogno di Antonio, per saperlo. È evidente che il nostro amico col riporto si è preso una bella cotta».
«Insomma sei un esperto d’amore. Deve esserti facile. Fai il barista da una vita».
«Non credo nell’amore». Il barista grasso alzò il bicchiere e lo scrutò come se pensasse di trovarne un po’ sul fondo
«Be', lui è un po’ troppo vecchio». Il ragazzo guardò l’uomo col riporto come se lo vedesse per la prima volta, ed era proprio così.  Fino ad allora aveva guardato solo la ragazza bionda.
«Naa.... non è per questo. È che Riporto non lo cerca mica, l’amore. Lui crede, ma non è così».
«Bah... non cerchiamo tutti.... ».
«Sesso? E questo che stavi per dire? Perché se è così, come parola va bene. Se invece  volevi usare una parola volgare, no. Devi evitarle. Non pensarci nemmeno, se possibile. Potrebbe scappartene una davanti ai clienti, e non va bene. Questo posto ha uno stile da mantenere».
Il ragazzo alzò gli occhi verso le assi tarlate del tetto.
«E comunque il pertinace vecchietto non cerca sesso. Non solo».
«Perticosa?». 
«Pertinace. Ecco, questa è una parola che dovresti usare, ogni tanto. I clienti la notano. Lo stile, sai.... Con le parolacce sono buoni tutti».
«E cosa cerca?».
Li osservarono. Riporto non era vecchio, ma si muoveva come se lo fosse. La bionda gli camminava stando a volte davanti, a volte dietro, come se faticasse ad adeguarsi al passo di qualcuno che andava così adagio.
«Qualcosa con cui riempire un vuoto».
I due avevano raggiunto Antonio. Il pescatore indicava il cielo, senza smettere di rammendare le reti. Probabilmente azzardava qualche previsione del tempo. Alla fine la ragazza si allontanò saltellando, i sandali in mano. L’uomo col riporto faticava a starle dietro.
«Dici che cerca soldi? Che lo spremerà ben bene e ciao?» chiese il ragazzo.
«No. Mi pare che Riporto parta dopodomani».
Il ragazzo sospirò. «Un altro cuore infranto. Quello di Riporto». Lo disse dopo una pausa, come se avesse ritenuto opportuno precisare di quale cuore stesse parlando.
«Scommetto che domani escono».
«E perché?».
«Sfizio».
«Ancora una volta niente amore».
Antonio finì di rammendare le reti e si alzò. Come se fosse stato un segnale, il barista grasso tirò fuori una bottiglia di amaro, un bicchiere, e spense la radio. Sarah Vaughan fu interrotta nel bel mezzo di una strofa.
«Come hai detto, faccio il barista da una vita».  

«Escono dopodomani».
Antonio finì il caffè, poi prese la bottiglia e riempì la tazzina.
«Credevo che lui partisse domani».
«Ha rimandato dopo che lei gli ha promesso di uscire». Bevve «È per via della puzza di pesce. È più dura da sentire, la mattina».
«Lo dici tutti i giorni».
«Perché vado a pescare tutti i giorni».
Il barista grasso prese la tazzina e la sciacquò. «E sei mai riuscito a mandarla via, la puzza di pesce?».
Il ragazzo stava servendo una giovane donna bruna, la prima cliente della giornata.
«No» disse Antonio «Ma non sono neanche riuscito a smettere di pescare».
Il ragazzo si attardava al tavolo della bruna. Il barista grasso fece per chiamarlo, poi lasciò perdere. Non c’era ancora gente.
«Ha usato la carta della storia patetica» proseguì il pescatore. «Delusione d’amore».
Il ragazzo lasciò il tavolo e tornò al chiosco. Camminava piano.
«Dovresti provarci anche tu, con le storie di cuori infranti» fece Antonio «Magari con quella ti butta bene».
Il ragazzo rivolse al barista grasso uno sguardo interrogativo.
«Riporto» fece l’altro.
«Wow. E quale sarebbe la storia magica?».
«La moglie che lo pianta dopo anni. Le certezze della vita che vanno in pezzi. La vecchiaia che arriva. Lui che resiste e che tira avanti, ma per la miseria quanto è dura.  Vietato essere originali in queste faccende».
«E ha funzionato» insistette il ragazzo.
Il pescatore sogghignò. «Mi ha offerto uno sproposito per noleggiare la barca per un giorno. Facile che volesse fare colpo... » sfregò pollice e indice «Ah... anche questi funzionano. Ma mi sa che non ne hai».
«È che non lo pago abbastanza» intervenne il barista grasso. «Succede, quando offri amari gratis alla gente».
«Io gli ho detto che andava bene per mezza giornata: la mattina devo pescare e li avrei potuti accompagnare solo al pomeriggio. Lui ha risposto che non c’erano problemi, ma che noleggiava la barca, non me. La voleva solo per loro due». Sogghignò ancora. «Io ho tirato fuori la storia della sicurezza e lui ha alzato il prezzo. Abbiamo chiacchierato un po’ e ho capito che la sa portare, la barca, ma ho nicchiato ancora, così lui ha offerto ancora di più. Ne potrei prendere una nuova, con quel che mi dà. Magari lo faccio».
«Magari da oggi l’amaro lo paghi».
«E tutto per il racconto di storia d’amore andata male» ripeté il ragazzo. A bassa voce, come se volesse ben imprimersi nella mente il concetto.
«Beh.. ci ha messo tutto il contorno. Le sue responsabilità. Il fatto che era stato assente, interessato alla carriera e che quindi se lo era meritato. Che non avrebbe ripetuto lo stesso errore, se avesse avuto un’altra possibilità. Il fatto che non a tutti è concessa una seconda opportunità e che non tutti sono abbastanza forti da venirne fuori. Che a suo figlio è andata molto peggio».
«E che gli è successo? ».
«È la stessa cosa che ha chiesto la bionda, ma lui non ha riposto. Per questo partono dopodomani. Glielo dirà in barca. Molto romantico».
Il ragazzo diede di gomito al barista «Mi sa che hai perso la scommessa. Tu dicevi domani».
L’uomo non replicò. Il ragazzo allungò il collo per cercare la cliente mattiniera, ma se n’era già andata. Si girò verso il barista grasso. «Magari ne viene fuori una storia d’amore».
L’altro accese la radio. Girò la manopola finché non uscì la voce di Etta James.
«No. Niente storie d’amore».

«Certo che voi giovani quell’affare l’avete sempre in mano».
La ragazza bionda sollevò lo sguardo dallo smartphone e sorrise.
«Siamo multitasking».
«Una volta si diceva distratti» l’uomo col riporto cercò di fare la faccia severa, ma non gli riuscì molto bene.
«Anche mio figlio non se ne separava mai. Non ho mai capito che cosa avesse da dire di così importante a mezzo mondo, in continuazione». Si rabbuiò. «Non l’ho mai capito». 
La ragazza allungò la mano e l’appoggiò su quella dell’uomo. Lui sussultò. Il tavolino del bar  traballò un poco. «Domani» disse la ragazza.
«E tu? Tu che cosa hai da dire a mezzo mondo?» chiese l’uomo.  
Lei fece spallucce «Domani, che saremo in barca».
«E poco fa?».
La bionda volse la testa, come se volesse ascoltare la musica che veniva dal bar.
«Stavo pensando se cancellare un amico. Non riesco a decidermi».
Il viso dell’uomo si aprì «Un  bel problema».
«È un po’ che non... che non si fa più vivo, ecco. Si chiamava... io lo chiamavo Luc».
Toccò all’uomo col riporto poggiare la mano su quella della ragazza. Si guardò intorno, come se volesse ordinare qualcosa, ma il ragazzo non c’era. Il barista alzò il volume. Aretha Franklin.
«Magari domani».

«S’è ammazzato». La parola uscì dalla bocca di Antonio insieme a uno spruzzo di sugo, quasi la stesse masticando come i maccheroni che aveva davanti. «Il figlio del tizio col riporto».
Il barista grasso si fermò, le mani piene di piatti e bicchieri. Era quasi mezzogiorno e presto sarebbe arrivata la folla dell’ora di pranzo. Se una dozzina di persone si poteva chiamare folla.
«Glie l’ho sentito dire al cellulare. Buffo come la gente si metta a sbraitare, quando ha un telefonino in mano. Come se ci fossero solo loro e quel dannato aggeggio, al mondo».
Il ragazzo arrivò e prese piatti e bicchieri, quindi tornò ad apparecchiare i tavoli. Il barista grasso gli urlò di fissare bene le tovaglie di carta perché c’era vento, poi si volse verso il pescatore.
«Parlava con l’assicurazione. Non gli volevano pagare l’indennizzo. Non pagano se è suicidio». Si pulì la bocca con la mano, ignorando il tovagliolo che aveva davanti.
«S’è messo a gridare che l’aveva accoppato lui, suo figlio. Aveva pensato solo a dargli tutti i quattrini che voleva, purché non gli rompesse le scatole. Il ragazzo era venuto su debole e, alla prima difficoltà, s’era ucciso». Prese un pezzo di pane e fece scarpetta. «Sbraitava come un ossesso. Doveva avere un bel caratterino, ai suoi tempi, il vecchio».
Bevve un sorso di vino. Il barista allungò il collo verso la spiaggia. Un paio di coppie si stavano avvicinando, mano nella mano.
«Mi guarda e mi fa: “non ho capito se s’è ammazzato per troppo amore o per troppo poco” ... sapeva che avevo sentito tutto. Comunque mi ha pagato». Allungò il piatto.
«Allora da oggi prezzo normale».  
  
«Questo è il gavone» disse l’uomo col riporto indicano un vano «Queste non chiamarle mai “corde”, ma “cime” e questo... » sollevò un bastone con un uncino  «...è il mezzo marinaio».
«Ah, il famoso mezzo marinaio!» trillò la ragazza bionda. Mise mano al cellulare e compose la parola, come se non fosse capace di credere alla sua esistenza finché non l’avesse scritta lì.
«Quell’affare là si chiama “gavitello”, mentre, quanto a “babordo” e “tribordo”... ».
«Basta! Basta!, troppe parole da tenere a mente!» rise ancora, ma in modo un po’ querulo, che ricordava il verso di un gabbiano.
L’uomo tacque. Si schermava gli occhi, bilanciandosi con le gambe. La sua ombra cadeva sulla ragazza, proteggendola dal sole. Un gabbiano, uno vero, passò sopra le loro teste, stridendo. 
L’uomo si piegò sulle ginocchia afferrando con la sinistra le mani della ragazza, che ancora stringeva il cellulare, come se volesse aggrapparvisi.
«Ci sono troppe parole che non ho detto, in vita mia. Adesso ho deciso di rimediare».
Il vento soffiò più forte, scompigliandogli il riporto come se gonfiasse una minuscola vela  sfilacciata. Un’onda un po’ più alta schiaffeggiò la murata, aumentando il dondolio. L’uomo si resse alla murata col mezzo marinaio.
«C’è un’altra parola che ti voglio dire, adesso».
La ragazza si ritrasse. Un movimento aggraziato, sicuro, di chi ha ballato tante volte lo stesso ballo.  
«Ludovico» disse l’uomo col riporto.
Era controluce e teneva gli occhi socchiusi per proteggersi dal riverbero. Quelli della ragazza bionda, invece, si spalancarono.
«Tu lo chiamavi “Luc”, ma io l’ho sempre chiamato col nome intero, mio figlio».
L’onda passò e il mare si quietò di nuovo. L’uomo staccò il mezzo marinaio dalla murata.
«Neanche lui ti ha mai cancellato dai suoi “amici”».
 
«E il barista grasso? Quello dell’anno scorso?».
«Se n’è andato ed è dimagrito. Non necessariamente in quest’ordine».
La bruna sorseggiò il cocktail, poi aprì la bocca come per dire qualcosa, infine la richiuse. Si guardò intorno.
«Il pescatore è sempre al suo posto, invece. Con la stessa barca».
Il ragazzo abbassò il volume della radio. Harlem Nocturne si ridusse a un sottofondo.
«Ne ha avuto una più grande, per un po’, ma glie l’hanno sequestrata» 
«Credevo l’avessero scagionato subito»
Il ragazzo annuì «Dall’accusa di complicità in omicidio sì. Il tizio col riporto ha confessato. Il figlio si era ammazzato perché la bionda non ci stava e lui ha fatto fuori la bionda. Fine della storia».
«E allora?».
«La finanza. Hanno voluto sapere con che soldi avesse comprato la barca».
La bruna tacque e il ragazzo alzò di nuovo il volume.
«Anche tu sei rimasto». Finì di bere.
Il ragazzo prese il bicchiere, lo sciacquò, poi lo alzò per guardare bene il fondo.
«Non so neanche io il perché. Forse perché sono un tipo pertinace».
La bruna fece una faccia strana, ma non chiese nulla.
«Forse perché è un bel posto» disse «Sole, mare, e racconti interessanti».
Il ragazzo sorrise e la musica finì. Nel silenzio tra un brano e l’altro si sentiva solo il rumore del mare.    

«Sì, ma niente storie d’amore».

9 commenti:

  1. Serenella Tozzi2 ottobre 2014 13:02

    E' un bel giallo, un giallo in piena regola; l'ambiente efficacemente reso e i personaggi stagliati. Un racconto scorrevole e ben scritto.
    Chissà perché, ma ad un certo punto avevo pensato che sarebbe stata la ragazza ad uccidere il vecchio: troppa indifferenza verso il figlio a farne un debole.

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  2. Ho impresso una piccola forzatura alla trama "rimpicciolendo" la delusione d'amore di lei, per il resto ho cercato di stare dentro il plot. Ho anche cercato di descrivere il meno possibile, affidando ai dialoghi la descrizione dell'atmosfera. Anche la tua trama, del resto, è compatibile con le premesse.

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  3. La dimostrazione che con estro e mestiere, anche da premesse banali possono scaturire storie interessanti.
    I dialoghi sono la parte più interessante, davvero ben costruiti. La trama è importante, e meritava perfino un maggior sviluppo. Anche in considerazione del breve tempo a disposizione direi che è riuscito proprio bene. Un esperimento da ripersi in un prossimo futuro.

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    1. pare che le storie siano pochissime, forse una dozzina. Gli intrecci cambiano. E le trame si camuffano.

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  4. Un entrare e uscire di scena da capogiro.
    Nel racconto relativamente breve ho contato ben sette personaggi dialoganti, più delle controfigure.
    Come altrove avevi sottolineato, in una narrazione compatta sarebbe forse opportuno non ampliare troppo i soggetti attivi per non disorientare il lettore di media attenzione ( personalmente ho dovuto rileggere più volte per appropriarmi delle sfumature nella trama svolta ).
    Poi in genere entra in campo il gusto narrativo di ciascuno, per me stringato a condensare al massimo, eliminando il superfluo.
    La mia adorata Santippe va invece in brodo di giuggiole per i particolari e la prolissità espressiva.
    Non mi ha convinto molto l'abbozzo del ragazzo, troppo analitico per un giovane d'oggi di solito sempre superficiale, disattento, menefreghista...
    Spledido il paio di riflessioni sullo smart dal punto di vista dei vecchi sopravvissuti...
    Certo che di abilità letteraria ne hai da vendere!
    Siddharta

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    1. eh beh... alle volte mi scopro a sfidare le regole che io stesso credo di scovare, qui mi sono fermato forse al limite, ma, dato che tutto sommato "si capisce", spero un attimo prima.

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  5. Ottima prova questo racconto. L'utilizzo dell'epiteto 'Riporto' per il protagonista, svolge qui molteplici funzioni:
    - funge da elemento 'caratterizzante' con scopo di immediata riconoscibilità da parte del lettore ( questo è uno strumento valido tanto nelle short stories quanto nei testi a lunga gittata, con alcune differenze importanti. Nelle storie brevi aiuta la 'messa a fuoco' nel minor tempo possibile, i quelle 'lunghe' contribuisce a trimensionalizzare alcuni personaggi secondari o ad approfondire aspetti di quelli principali magari tenuti volutamente nascosti in un primo momento)
    -funge da 'ingannatore'. Il lettore recepisce il personaggio attraverso il suo aspetto e il riportato (considerazioni) degli altri attanti. Questo, unito all'epiteto, permette al narratore di allontanare il lettore dal vero nesso causale della storia generando 'false aspettative'. L'effetto sorpresa/svelamento nasce tutto da lì e si potrebbe riassumere così: avresti detto mai che uno come Riporto sarebbe stato capace d'ammazzare?
    Davvero buono :)

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    1. Claudia, sopra, svolge un'accurata anamnesi del soprannome di un protagonista della storia, legato ad una sua particolare caratteristica esteriore.
      Sulla quale concordo.
      Sid

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    2. anche io. Il trucco era quello. Anche se il titolo "annunciava" oh se annunciava :-)

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