lunedì 24 novembre 2014

Blogroll di casaframe - E allora mangiamo un bambino su tre - UnderTrenta







Soglie-sintetiche-di-attenzione

 Perché UnderTrenta? Trenta non sono gli anni del trapasso, non è il confine tra giovani e vecchi, non è un muro anagrafico. Trenta sono le righe massime di ogni articolo che questo giornale online ospita e propone ai suoi lettori. Trenta è il simbolo della sintesi, è l’obiettivo di chi vuole comunicare un pensiero, un’esperienza, una passione scegliendo accuratamente le parole, cercandole, perché «la bellezza è iniziata quando qualcuno ha iniziato a scegliere». (per continuare a leggere)

 Reblog


Si parla sempre di disoccupati e di precari, di quella massa di adulti del terzo millennio contro cui l’economia mondiale ha bellamente alzato il dito medio. Ma i ‘figli della recessione’, letteralmente parlando, non sono loro. Nello studio Innocenti Report Card l’Unicef ha analizzato l’impatto della crisi sul benessere dei bambini nei 41 Paesi più ricchi del pianeta. Ne è uscito che negli Stati più ricchi, ci sono 76,5 milioni di bambini che vivono in povertà. Come recita il report, «sono i bambini a soffrire maggiormente e a subire le conseguenze più a lungo termine». Sì, perché se anche il ristagno economico svanisse miracolosamente in una nuvoletta azzurra, la crisi che ha colpito i figli della recessione proseguirebbe ben oltre la pura emergenza economica.



Dal 2008 in avanti, quasi tutti i Paesi hanno apportato tagli importanti: spesso l’austerity è stata una scelta obbligata. Ma se è lecito chiedere al mondo degli adulti di stringere i denti, quanto lo è imporre la stessa cosa ai bambini, mettendo così a rischio un’intera generazione? Guardando al caso italiano, nel rapporto si legge che sono ben 619mila i bambini diventati poveri dal 2008 ad oggi. Diventati, ovvero nuovi poveri che si sono sommati a quelli già “fisiologicamente” presenti. Così la povertà infantile in Italia è passata dal 24,7% al 30,4%: un bambino su tre. Dati alla mano, l’Unicef non ha potuto che puntare il dito contro quei Paesi in cui le misure adottate sono state tutt’altro che efficaci: «se le politiche di tutela fossero state più solide prima e fossero state rafforzate durante la recessione, si sarebbero potuti aiutare milioni di bambini in più».

Insomma, di fronte al baratro economico, ai bambini si è pensato ben poco. Paradossalmente, maggior attenzione è stata rivolta agli anziani: in 24 Paesi «i livelli di povertà sono scesi fra gli anziani, mentre fra i bambini sono aumentati in 20 Paesi, il che evidenzierebbe come i meccanismi di tutela degli anziani siano più efficaci rispetto a quelli nei confronti dei giovani». Senza voler mancare di rispetto ai senior e senza promuovere il mors tua vita mea, appare illogico per una società che guarda al domani non investire su chi rappresenta il futuro. Come se, per far sopravvivere il gruppo dominante, si falciasse quello nascente. Che è un po’ quello che scriveva Jonathan Swift nell’allegoria macabra A Modest Proposal: per eliminare la piaga della povertà, l’irlandese proponeva di mangiare i petulanti bambini del proletariato. In questo capolavoro dell’assurdo, steso con feroce pacatezza, i bambini dovevano essere venduti «ad un anno di età alle persone benestanti e d’alto rango di tutto il Regno, consigliando sempre alle madri di farli succhiare in abbondanza nell’ultimo mese, così che diventino ben grassi e paffuti per un buon pranzo»*. In un solo colpo, meno bocche da sfamare, facili guadagni, più matrimoni, miglioramento dell’arte culinaria. Per il bene del Regno!


* J. Swift, Una modesta proposta per evitare che i figli dei poveri siano di peso ai loro genitori al paese e per renderli utili alla società, Stampa alternativa, p. 13.

9 commenti:

  1. In effetti io, che mi ritengo una persona ottimista, ho dei timori, non per me, ma rispetto al futuro: quale futuro per il mondo terrestre, con queste pessime avvisaglie sia di natura sociale che ambientale?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Naturalmente mi riferisco alle nuove generazioni, che mi sembrano molto sprovvedute di fronte a queste prospettive poco rassicuranti.

      Elimina
  2. E' un sito interessante questo.
    Sull'articolo ormai io sono troppo di parte per essere completamente d'accordo, ma sono discorsi che sento fare anche dai miei figli. Con le stesse prospettive anch'io sarei incavolato nero.

    RispondiElimina

  3. Su UnderTrenta

    Un lodevole limite che abbasserei drasticamente anche nella letteratura contemporanea…
    Siddharta

    **Su < E allora mangiamo un bambino su tre >:
    Limitandomi all’Italia e a parte il fatto su che cosa ci si debba intendere per povertà, io qualche ricetta ce l’avrei.
    Un bello spirito suggeriva, per risolvere il problema definitivamente, di ammazzare tutti i poveri…
    Per conto mio azzererei tutte le nascite per entrare in decrescita veloce: una quarantina di milioni di italiani sono più che sufficienti.
    Poi partendo da quanto lasciatoci dai genitori con la seconda guerra mondiale, indicherei l’esempio di noi vecchi che ci siamo rimboccati le maniche e siamo partiti in quarta ( boom economico, ecc.).
    Le future generazioni facciano lo stesso, comprese le attuali che spingono: se avranno fame si ingegneranno a fare anche i lavori ritenuti più disdicevoli dagli smidollati o ne inventeranno di altri.
    Comunque mia nuora avvocato insiste che l’Italia affonderà irrimediabilmente.
    Mi ha anche detto che farò in tempo ad assistervi!
    Quindi al momento mi siedo e aspetto…
    Siddharta

    RispondiElimina
  4. Caro Sid. manco a dirlo sono d'accordo con tua nuora ;-).
    Fammi divertire un po' coi paradossi.
    Il problema della decrescita tramite azzeramento dei neonati ha questo inconveniente: a breve e in breve non c'è più forza lavoro per pagare le pensioni. Del resto (e questo fuori di paradosso) anche la Cina ha rinunciato alla politica del figlio unico.
    Tornando al paradosso. Io direi di azzerare i pensionati.
    Pensiamoci un attimo.
    Un pensionato costa in termini di previdenza ed assistenza.
    Assistenza perchè si ammala, previdenza perchè piglia la pensione calcolata tra l'altro col metodo retributivo e non contributivo.
    Inoltre, incide sul bilancio famigliare perchè costringe gli altri familiari a rinunciare ad ore lavorative (fnichè è abile può scarrozzare in giro nipoti e pronipoti, badare al cane ecc ecc, ma qui si pone un problema di costi / benefici - senza contare il fatto che tende sempre a lagnarsi).
    Se lo accoppi non appena raggiunge la pensione liberi risorse per lo stato e per le famiglie.
    Non solo. Se, per ipotesi, lo stato non dovesse più preoccuparsi della previdenza, investirebbe il denaro in assistenza e sviluppo.
    Probabilmente le tasse scenderebbero.
    Inoltre, un pensionato vota e tende a votare schieramenti politici che riflettono le idee, ormai superate, del suo tempo, favorendo l'immobilismo del paese e la gerontocrazia.
    Ecco, bisognerebbe allora forse fare come in un racconto, mi pare, di Buzzati: "Cacciatori di vecchi", dove squadre di baldi giovani facevano piazza pulita degli anziani.. e del resto, non è più naturale che siano i vecchi a morire, piuttosto che i neonati? ;-)

    RispondiElimina
  5. Caspita Rubrus...spero che tu non dici sul serio quello che hai detto...ricorda che la vita è come un cane che si morde la coda e tutti si arriva alla "incomoda e costosa" vecchiaia!

    RispondiElimina
  6. Ovvio che non dico sul serio, ci mancherebbe! è un paradosso :-)
    Fuori di battuta, mai dire che qualcuno non ha il diritto di esistere perchè, ben guardare, lo stesso diritto, per qualche altra ragione apparentemente ragionevole lo stesso diritto potrebbe essere riservato anche a noi.
    Per la cronaca. Quel racconto cui accennavo finisce col cacciatore di vecchi che, invecchiato magicamente dopo una notte di caccia, si trova, a sua volta, ad essere braccato.
    Un cordiale saluto.

    RispondiElimina
  7. Paradosso sì, ma neanche tanto.

    Ci sono due cose che nella vita mi spaventano, sopravvivere ai miei figli e vivere troppo a lungo, tanto da dover dipendere da loro. Sfortunatamente non sono ricco, altrimenti disporrei di finire i miei giorni in un posto dove il pannolone me lo cambiano per danaro e non per pietà. Brrrrrrrrrrrr...
    E se parlassimo d'altro?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Però, mica da sottovalutare il paradosso di Rubrus. Meglio non farlo sapere in giro.

      Dieta, movimento e interessi culturali da coltivare... ecco come campare cent'anni in buone condizioni :-))
      Non vi scoraggiate, basta resistere e la scienza si troverà a ridarci giovinezza e salute. Poi, come Matusalemme, moriremo stanchi di vivere.

      Elimina