venerdì 28 novembre 2014

Salotto di novembre 2014


Chi legge in Italia?
Le casalinghe no: non hanno tempo!?
Più si invecchia e meno si legge!?
I ragazzini tra gli 11 e i 14 anni sono quelli che leggono di più.


In Italia, la letteratura per bambini e ragazzi è l’unica in crescita, infatti ha registrato un significativo +3,1% nel 2013, rispetto al totale, con un incremento del 4,8% della fascia di lettori 0-­‐5 anni e del 13% di lettori preadolescenti dai 10 ai 13 anni (dati Nielsen per AIE, Fiera del libro per ragazzi di Bologna 2014).

Dopo i 75 anni, invece, soltanto due persone su dieci dichiarano di aver letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi. Forse il calo della vista incide negativamente, il peso del libro tra le mani, gli acciacchi in generale, mettici pure il rinco/mento. Mannaggia, per forza così dev’essere, altrimenti non si spiega… con tutto il tempo hanno a disposizione.
Rispetto alla lettura, la differenza maggiore tra i due sessi si rileva tra i 15 e i 17 anni, quando la percentuale di lettrici è pari al 63% mentre quella dei lettori si attesta sui 40%.
La cosa curiosa è che le donne, poi, col passare degli anni, leggono sempre di meno. Ad una certa età le differenze si azzerano.
Il titolo di studio invece influisce in misura rilevante sui livelli di lettura: tra i laureati i lettori sono 8 su 10.
I più bassi livelli di lettura si registrano tra gli operai, i ritirati dal lavoro e le casalinghe.
Le casalinghe non leggono? E che fanno tutto il giorno? Guardano la televisione, mentre lavano, stirano e fanno le faccende. Poi vanno a letto la sera tardi e sono troppo stanche per leggere. Che vi devo dire, non ci sono altre spiegazioni.
Font: ISTAT



Einaudi su Twitter:
“Abbiamo sbagliato la foto di copertina delle LETTERE di John Fante. Quello è Stephen Spender, non John Fante. Rimedieremo in ristampa.”

Il fatto
Einaudi, una delle più importanti case editrici italiane, ha pubblicato le Lettere di John Fante (1909-1983) dal 1932 al 1981. La pubblicazione è inserita nella collana Stile Libero e ha l’introduzione di Francesco Durante. In copertina, però, non c’è lo scrittore americano John Fante (a cui è dedicato anche un interessante festival) ma il poeta, saggista e critico inglese Stephen Spender (1909-1995).


Due errori madornali
Al primo errore, che ha dell’incredibile se si pensa al prestigio della casa editrice, ha fatto seguito un secondo errore ancora più madornale, infatti, annunciando il mancato ritiro delle copie in circolazione si è di fatto impedito che si creasse un nuovo caso del tipo “Gronchi rosa” oppure delle famose monete da 500 Lire in argento con le vele delle caravelle all’incontrario.  Ricordate?
Se si arrivasse a svuotare gli scaffali delle librerie, sarebbero troppe le copie sul mercato, per arrivare poi a quotazioni interessanti. In ogni caso, sul testo in questione è piovuta dal cielo una pubblicità gratuita non indifferente, e forse non del tutto inattesa; adesso però, nel dubbio, non resta che affrettarsi a comprare una copia del libro e sperare almeno che John Fante superi nelle vendite il solito Bruno Vespa di Capodanno. Anche una sola copia in più sarebbe un grande successo.

(frame)


Prestinaio

Quando sono nato e poi per tanti e tanti anni ancora, mio padre faceva il pane di mestiere.
Insomma era un panettiere, o come dicono in altre parti d’Italia, il fornaio. Però nella nostra zona per tutti lui era il prestinaio o meglio ancora, el prestinè.
El prestìn era il panificio, ma, prestìn, sempre in dialetto è un diminutivo di presto.
Ho sempre pensato pertanto, non avendo studiato latino per mia sfortuna, che questa parola derivasse dal fatto che per fare il pane ci si dovesse alzare presto la mattina, invece oggi su il Giornale .it. ho scoperto che la sua radice è latina e deriva da “pistrinum” che significa mulino, forno.
Pistrinum, a sua volta, per comodità copio e incollo, “deriva dal verbo pinsere, che significa pestare (in questo caso, la farina). Il pistrinarius era, appunto, non colui che si svegliava la mattina presto, bensì il mugnaio. In italiano si trovano infatti anche le varianti pistrinaio, pistore, pistrinaro e i vocabolari citano ora l'uno ora l'altro termine. Il Tommaseo, che riporta Pistrino, è l'unico ad attribuire alla parola anche un significato metaforico, inteso come “grave e noiosa giornaliera fatica”.
Non so perché, ma per me è stata una grande delusione. No dico, ma questi latini non potevano farsi gli affaracci loro, invece di rubarci anche le parole di bocca!?


LETTORI FORTI

Chi sono, quanti sono e soprattutto cosa leggono questi stakanovisti della lettura?

Il lettore forte è per convenzione colui che legge dieci/dodici libri all’anno, ovvero circa uno al mese. Forse anche qualcuno in meno, ma non stiamo a cavillare, sul web potete trovare da soli tutti i numeri, le stime e persino i profili delle varie tipologie di lettori, generalmente suddivisi in tre principali categorie: forti – medi - deboli.
C’è pure una stima di chi non legge mai e molto altro, tuttavia a me resta sempre il dubbio di come vengano fatte certe stime, infatti in Italia, è già abbastanza difficile conoscere con esattezza il numero delle copie vendute in un anno sul mercato, a maggior ragione mi permetto di dubitare sull’attendibilità del numero dei lettori. Ma supponiamo per un momento che le stime siano abbastanza credibili, e prima di sfatare qualche mito su questa categoria, cerchiamo di capire chi sono questi stakanovisti della lettura.



Il lettore forte di tipo classico, molto probabilmente, è un buon conoscitore di letteratura, ha letto in passato i classici, di tanto in tanto li riprende in mano e non disdegna la lettura di nuovi autori. Soprattutto si aggiorna sulle novità del momento, quelle di cui si parla in ambiente letterario e che fanno tendenza.  A voler essere cattivi è un modaiolo radical chic, un po’ snob, che esclude a priori i Volo e i Ferrante, ma che si dedica con stoicismo ai pallosi noir scandinavi, e a tutto ciò che ha occhi a mandorla.  C'è sempre la possibilità che si tratti di una persona che soffre d'insonnia, di un pendolare che arriva da lontano, e a voler dare retta a certi studi invece, si scopre che il profilo del lettore forte corrisponde a un cittadino del Nord Ovest, laureato, tra i 25 e i 44 anni, con reddito alto, e più spesso donna.
A questo punto però sfatiamo il primo mito, questi lettori forti non sono affatto in grado di influenzare il mercato editoriale. Basta fare un po’ di conti e si scopre che non sono così importanti, infatti rappresentano manco un terzo dei lettori, cioè di quei venti milioni che, sempre secondo le statistiche, qualcosa nell’arco degli ultimi dodici mesi hanno pur letto.
Sono molto visibili sui blog e siti letterari, questo è vero, rilasciano volentieri recensioni e pareri, si fanno sentire, ma nella massa dei lettori sono una netta minoranza.
Perfino il numero di libri venduti come oggetto da regalo, tanto per fare un esempio, risulta nettamente superiore alla quota acquistata dai cosiddetti lettori forti. E non poteva essere diversamente, se pensiamo che il comparto delle edizioni dedicate all’infanzia e ai ragazzi in genere, è un mercato in controtendenza e che da solo raggiunge circa il venti per cento sul totale delle vendite.
E dei cosiddetti topi di biblioteca che prendono i libri in prestito, di questa categoria di lettori accaniti perché non ne parla mai nessuno? E vogliamo parlare anche di quelli che leggono i libri degli altri, e che poi regolarmente non restituiscono mai? Dove li mettiamo questi lettori, e come vengono conteggiati? E come si fa a quantificare le pagine lette sul digitale? Adesso poi che basta digitare il titolo di un romanzo e subito appare una copia in pdf da scaricare gratis.
Ma naturalmente esistono altri lettori forti, divoratori di almeno una dozzina di libri all’anno che obbediscono ad altre logiche nella scelta dei titoli. I monotematici per esempio, che si orientano su generi “leggeri” (penso agli Harmony, o a tanta letteratura rosa, gialla e nera di qualità discutibile), oppure si innamorano di un autore e a quello si dedicano fino al nuovo colpo di fulmine.
In definitiva mi pare di poter dire che quella dei lettori forti non sia una categoria omogenea, composta da lettori consapevoli e con particolari meriti. Di sicuro stiamo parlando di persone che amano leggere molto. Cosa leggano, poi, e un’altra questione, che per il momento nessuna statistica al mondo ci potrà svelare.

(frame di novembre 2014)

font: varie del web






Catarella sbarca in USA

Pare sia un buon momento per la cultura italiana a New York. Prima il successo di Elena Ferrante e adesso la traduzione integrale di Primo Levi. Sembra poco, ma in un paese dove i titoli stranieri riferiti alla narrativa sono soltanto lo 0,7 %, è già un passo avanti.
"A leggere il New Yorker, si ha l’impressione che la cultura italiana sia ferma al Rinascimento, ai grandi classici e alla moda. Con poche eccezioni tra gli autori contemporanei." 

"Mettiamola così, dice Ann Goldstein in una intervista su Repubblica, per il grande pubblico l’Italia è cucina e turismo. Però per una ristretta cerchia di lettori sono importanti anche Calvino e Eco. E più recentemente anche Andrea Camilleri col suo Montalbano e i suoi arancini."
“Il fatto è che in U.S.A e un po’ in tutti i paesi di lingua anglosassone, i lettori e gli editori sono sospettosi verso le traduzioni, soprattutto i grandi gruppi evitano di farle perché temono di non vendere.”

Maronna che palle, sempre i soliti discorsi… vorrà dire che ce ne faremo una ragione.
Però non si capisce perché noi invece dovremmo fidarci ciecamente delle traduzioni e berci qualunque schifezza d’oltreoceano senza fiatare. Articoli di questo genere sembrano fatti con lo stampino, però il successo di Camilleri anche se prevedibile mi incuriosisce. Peccato che il mio inglese, pessimo all’origine, sia attualmente anche in fase involutiva, altrimenti sarei curioso di leggere la traduzione di un discorso di Catarella, difficile da comprendere anche in lingua originale.

Esempio:
"Pronti, dottori? E' lei pirsonalmente di pirsona? Catarella sono. Tilifonò il marito della pìttima dici che così che se lei pirsonalmente lo chiama al Ciolli stasira inverso le dieci". "Grazie. Com'è andato il primo giorno di corso?" "Beni, dottori, beni. Tuto accapii. L'istruttorio si complimentò. Disse così che le pirsone come a mia sono rari."

Vuoi vedere che in inglese anche Catarella riesce ad esprimersi in modo chiaro e semplice?

(frame di dicembre 2014)







«Il fado non ê né allegro né triste, E' la stanchezza dell'anima forte, l'occhiata di disprezzo del Portogallo una tal quale Dio cui ha creduto e che poi l'ha abbandonato: nel fado gli Dei ritornano, legittimi e lontani .. . »
(Fernando Pessoa)

Quando negli anni settanta Amalia Rodrigues fu accusata di aver avuto una relazione con Salazar e, ancor peggio, di essere una spia del Pide (la Polizia Segreta), la regina del fado per cantare fu costretta di fatto a emigrare dal Suo Paese. A Milano arrivò alla chetichella senza tanti clamori, la sua popolarità era in declino anche da noi, e la relegarono in un teatrino di periferia del quale non ricordo più il nome, so soltanto che in qual posto ci avevo sentito Nanni Svampa cantare Brassens in milanese. Bravissimo, per carità, ma non certo una celebrità lontano dalla Madonnina.
Non che io sia un patito del fado, sono troppo pigro per coltivare una passione, ma sin da ragazzino ero stato stregato dal fascino di quella donna con lo scialle nero, lo sguardo intenso e dalla voce senza eguali. Di lei conoscevo soltanto le canzoni più celebri e non ricordo di aver mai comprato un suo disco, ma quella Volta non volli mancare e lo spettacolo fu travolgente. Al termine feci una fila di due ore davanti al suo camerino per baciarle la mano; Aveva all'epoca il doppio dei miei anni e francamente mi parve li dimostrasse tutti, Ma che importava, il suo fascino era ancora intatto. Ancora oggi conservo con piacere questo dolce ricordo.
Adesso che lei non c'è più, a Lisbona c’è una donna affascinante che canta divinamente. Si chiama Mariza ed il suo look è completamente diverso. la voce però è vibrante e che classe ... guardate un po’;-)


Un occhio anche al chitarrista, è uno spettacolo mentre suona il suo strumento, la famosa chitarra del fado portoghese di dodici corde.

(Frame novembre 2014)





24 commenti:

  1. Penso che per apprezzare il fado portoghese occorra una profonda educazione al genere.
    Al di là degli interpreti.
    La passione vissuta nella storia è totalizzante, per i profani quasi incomprensibile, tale da lasciare sorpresi.
    Personalmente ne sono suggestionato.
    Non molto tempo fa ho ascoltato una ragazzina indigena in Tv cantare un pezzo strappalacrime.
    Piangeva nell'esaltazione dell'emozione.
    Ne rimasi colpito e impressionato.
    A proposito, chi ha firmato il pezzo in lettura così puntuale e personalizzato?
    Siddharta

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  2. Santo cielo Sid, non pensavo fosse necessario firmare l'articolo. Nel salotto scrivo soltanto io, comunque grazie, lo ritengo un bel complimento.

    Grazie e bentornato.

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  3. Caspita....ma questa cantante, Mariza, è straordinaria! veramente un bell'inizio di giornata per me. Certo, anche il chitarrista, che spettacolo. Il fado, al di la delle definizioni, è soprattutto uno stato d'animo, e chi non ne è in possesso difficilmente può esprimersi come la cantante che abbiamo ascoltato. Grazie per questo prezioso contributo Franco. Alla prossima.

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  4. Ebbi la fortuna di andare due volte e a distanza di anni in Portogallo, conoscevo già amalia rodriguez, e anche il significato profondo del fado. Sscendendo di città in città dal nord al sud non c'è un ristorante tipico che non abbia il suo interprete con stili diversi.
    Il fado è veramente uno stato d'animo.
    Lo trovavo un fatto molto intimo, non per pochi, ma nel momento per pochi, mi sono fatta capire?
    Ora? Mariza bella, sorridente straordinaria, non la posso paragonare ai vecchi cantanti di questa saudade che a volte fa anche piangere. La voce c'è, ma il vero fado è un'altra cosa.
    Sarò io che ormai sono fuori dai giochi?
    buona giornata

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  5. Sì Elisa, penso sia un errore appiattirsi su posizioni del passato.
    Anche il fado, a mio avviso, evolve.
    Penso al povero Astor Piazzolla che ai tempi venne addirittura sparato dai conservatori puristi per aver osato innovare il tango argentino ( assassino del tango, lo definirono ).
    Poi però è passato alla storia per il neuvo tango, come sappiamo...
    Siddharta

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  6. Per Elisa
    Che piacere leggerti qui, soprattutto perché sappiamo da dove ci scrivi. A nome dei tutti ti faccio gli auguri di pronta guarigione.

    A proposito di Amalia e Mariza, tra le due preferisco la voce più profonda della prima, ma non possiamo dire che le cantanti siano così distanti tra loro, se consideriamo gli anni che son passati. Sai che c’è, noi di una certa età tendiamo sempre ad enfatizzare il passato. Viviamo di ricordi.
    Ti voglio fare un regalo, adesso puoi tu stessa confrontare le due versioni. 

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  7. Serenella Tozzi6 novembre 2014 16:15

    Innanzi tutto -ciao Elisa-, poi devo dire che anch'io preferisco Amalia Rodriguez, trovo che abbia una voce più rotonda, piena di pathos, Mariza ha invece un timbro più metallico.
    Bello e suggestivo il fado, davvero pieno di struggente nostalgia.

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  8. Ma come si potrebbe tradurre - rimanendo più fedeli possibile all'originale - il "parasiciliano" di Camilleri?.
    Non è una domanda retorica, è una domanda / domanda.
    Il "broccolino" (insomma l'inglese storpiato da una marcata italianità) lo escluderei. Sarebbe una commistione tra due lingue straniere tra loro, non tra lingua e dialetto. E poi subirebbe l'impronta del "padrino" e del linguaggio in modo eccessivo. Anche senza stare a tirare in ballo "lingua della mafia" etc. rimanderebbe a una sensazione di "lingua da immigrati" esattamente opposta al radicamento alla terra in cui si è nati che Camilleri vuole (credo) esprimere al massimo grado.
    Inglese con inflessioni tipiche del sud degli USA? forse meglio. Ma rimanda ad altre realtà geografiche del tutto estranee alla Sicilia. Come sentir Montalbano parlare in bergamasco. E poi la sensazione di sentir parlare i redneck del sud prevarrebbe e striderebbe con l'ambientazione tipicamente siciliana.
    Nelle nostre traduzioni dall'inglese, il dilemma è meno avvertito perchè l'inglese USA è meno regionalizzato dell'italiano. Oppure è ignorato del tutto.
    Insomma questo è uno dei problemi legati allo stretto legame al territorio, al localismo, dei nostri autori o di alcuni di essi. Problema non in senso negativo, ma di questione da risolvere.
    E non piccola.
    Paradossalmente, è più facile trovare
    un omologo per le storpiature di Catarella che un omologo per le parti in cui è la voce di Camilleri a narrare.

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  9. Da non molto tempo hanno tradotto in inglese anche Dante ed il Boccaccio...
    Per me una vera bestemmia letteraria.
    Abbiamo difficoltà persino a riversarli in italiano corrente...
    Siddharta

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  10. Ricordo anche il bresciano Aldo Busi, che ci ha provato coi due citati, con risultati grotteschi...
    Sid

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  11. Su < I lettori forti >:
    Cosa e quanto leggono i lettori forti?
    Ma chissenefrega, leggono quello che a loro pare...
    Le statistiche sono invadenti, vogliono dirci tutto di noi, sono dei voyeurs che s'intrufolano persino nelle toilettes per spiarci nei momenti intimi con quale scritto stiamo meditando.
    Per me il lettore stasticamente forte e quindi da venerare è una bufala.
    Perchè non è quanto si legge ma cosa e come si legge la chiave di volta dell'intellettuale per antonomasia.
    Io per esempio sono per loro un caso economicamente senza speranza perchè un saggio a cui abbia fatto la corte da lungo tempo me lo sciroppo fin nelle noticine, la bibliografia mi coinvolge, la cronologia pure, il saggio d'accompagno mi stravolge, i giudizi critici mi assorbono, le premesse mi son di companatico, il commento la chiave di volta, persino la quarta di copertina non mi sfugge...
    E che cavolo, ma tu ci perdi la vita, mi direte.
    Sì, però alla fine non dimentico, ma memorizzo e apprendo per sempre!
    Siddharta

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  12. Molto ci sarebbe da dire anche sul "come" si legge, indipendentemente dal cosa.
    Per il "quanto" invece resta una questione che interessa gli addetti ai lavori, e tutti coloro che a fine anno, con un certo orgoglio, contano i libri letti.
    Io la conta invece la faccio sui capolavori che ancora non ho letto. E sono sempre tanti... troppi. Anche perchè perdo tempo a scrivere 'ste fregnacce :-)

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  13. Mah. Se non ci fossero i lettori forti non ci sarebbero le case editrici.
    Se non ci fossero le case editrici non ci sarebbero libri.
    Se non ci fossero libri anche di basso o medio valore non ci sarebbero neanche quelli di grande valore.
    La cultura generale è nata dopo e forse con la stampa e quindi il prodotto di massa. Prima era appannaggio di pochi eletti.
    La verità è che sono i lettori forti a mantenere quelli deboli, i quali spesso hanno un po' troppa puzza sotto il naso per accorgersene.
    E non venitemi a dire che internet consente la diffusione gratuita del sapere.
    Quanto sapere circola su internet? il fatto che siano in tanti a pubblicare (oggi tutti possiamo farlo) non mi pare che abbia aumentato la conoscenza.
    Il fatto è che un libro scientifico costa tempo e fatica e quindi, giustamente, soldi.
    E i soldi da qualche parte devono saltar fuori.

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  14. A questo proposito su Fb un'Amica, Elisa Sala, mi ha scritto:
    " Siamo troppo pochi grandi lettori per far sentire il nostro peso!
    Da una decina d'anni scrivo l'elenco dei libri che in maggior parte acquisto: più o meno una settantina l'anno, quest'anno causa forza maggiore sono arrivata a cinquantadue, ma una decina di testi staziona sul tavolino, purtroppo sono quei bei tomi da mille pagine che non riesco più a tenere in mano quando leggo, mia figlia si era gentilmente prestata a sezionarmeli, non posso vederli squinternati: è un delitto.
    Il tempo che impiego per leggerli non sempre corrisponde, ci sono autori che si fanno leggere e altri, forse a volte molto interessanti che senza volerlo la loro lettura rallenta, non ci sono regole. L'elenco degli autori che ebbi per le mani è incredibile. In primis: tutti i generi, poca lettura rosa, perché da ragazzina saccheggiai la Salani di Firenze.
    Allora c'era anche la blu per signorine cresciutelle.
    Il mio legame col mondo fantastico non si è mai sciolto e in questo campo c'è di tutto e di più. E' vero, quando ero giovane mi feci fuori il mondo classico, con una certa preferenza per gli autori inglesi... Se incontro un autore che mi fa estraniare dal mondo, mi compra e cerco tutti i suoi titoli, e a volte con grande delusione. Iniziai a sei anni a portare a letto un libro e non ho ancora smesso, ed è anche per questo che preferisco il libro nuovo, non vorrei vedermi sbucare all'improvviso un pesciolino d'argento."

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  15. Subito sopra,
    ancora una volta ho dimenticato di sottoscrivermi.Il marasma senile impazza alla grande...
    Siddharta

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  16. Prestìno, sostantivo maschile per forno; ma guarda, non lo conoscevo questo termine. Sono andata a leggere ed ho trovato la conferma che è un adattamento italiano dal milanese "prestìn", alterazione dal latino ecc. ecc.
    Insomma, come si vede ci sono enormi crateri da riempire :-)

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  17. Cara Serenella, te lo spiego io l’arcano, che da grande volevo fare il filologo:-)
    Il fatto è che noi usiamo presto al posto di pronto.
    Presto deriva dal verbo pre-stare, cioè stare pronti prima. Che poi questo verbo abbia un doppio significato è un’altra faccenda, non sono mica un glottologo io.
    E che prestinum assomigli a prestare, potrebbe essere soltanto una strana combinazione.

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  18. E come scordare "el prestin di scansc" (NB: "prestin" non "prestinè" anche il dialetto si evolve)
    "Prestare" viene invece da "praestare" cioè "stare davanti" - che tra l'altro i latini classici (noi usiamo la pronuncia ecclesiastica) pronunciavano probabilmente "praistare". v. qui http://www.etimo.it/?term=prestare

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    1. Rubrus, sopra, mi ha fatto ricordare un antico cruccio sulla lingua latina.
      Dopo dodici anni di studio intenso al riguardo, non mi sono mai capacitato sull'esatta pronuncia dei nostri classici antichi.
      Con grosse mie perplessità.
      Purtroppo allora non esistevano i registratori a nastro e tutto è andato perduto...
      Siddharta

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    2. Se ci pensi, già al liceo avevamo qualche dritta. Plutarco, Cesare lo scrive "Kaisar" non "Kesar" - segno che il dittongo "ae" si pronunciava "ai".
      Due curiosità. Noi italiani adottiamo la pronuncia della tarda latinità e del medioevo, con "c" e "g" palatali, dittonghi "ae" ed "oe" letti "e" e tutto il resto. Altrove, come in Germania, adottano la pronuncia più filologicamente corretta.
      Il latino, comunque, aveva notevoli differenze, ancor più forse che l'italiano, tra linguaggio scritto e parlato (e ciò per evidenti ragioni legate alle diffusione della scrittura).
      Catullo per esempio, recuperando le forme parlate, parla, già nel I sec a.c. di "basia" e non di "oscula" e di "bella" nel senso di "pulchra".
      La stessa parola "basia" è scritta, sui muri di Pompei, "vasia", secondo la pronuncia meridionale (ancora oggi dicono "vaso" per dire "bacio", in Campania), così come su certe monete diffuse nel Sannio è scritto "Embratur" invece di "Imperator" (la pronuncia irpina, di derivazione osca e conservatasi sino ad oggi http://www.treccani.it/enciclopedia/sanniti_%28Enciclopedia_Italiana%29/).
      Ultima curiosità. Alcune parole latine, con la pronuncia "classica" pare si siano conservate tal quali nelle lingue dei berberi (http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_berbera). Difficile dire se siano passate dal francese o se siano veri e propri fossili linguistici. Del resto la Mauritania era provincia romana.

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  19. Franco!
    Non so se l'errore di copertina sia stato un errore o se Einaudi si sia fatta due conti in tasca - non mi stupirebbe.
    però il libro secondo me vale la pena. poi certo, se qualcuno non ha mai fatto follie per Fante, 24 euro possono sembrare una cifra un po' elevata.
    io comunque lo trovo ben fatto, anche se non mi aspettavo un carteggio a senso unico (nel senso che la corrispondenza è esclusivamente quella scritta di suo pugno e non sono riportate le lettere delle persone a cui scriveva).
    comunque lettura illuminante, per certi versi...
    Buona settimana a tuttiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!
    cià.

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    1. Ciao Uriah. Posso dirti con certezza che non è stata una trovata pubblicitaria, anche se ora probabilmente si risolverà in questo; in fondo non tutto il male vien per nuocere. In realtà dalla ditta addetta al reperimento erano state inviate diverse foto; dopo una cernita i grafici hanno inviato quella scelta agli eredi per l'approvazione (tale approvazione è prevista per legge) che hanno dato il loro benestare per iscritto.
      Dice bene Sid, errare humanum est. Forse è la fretta il male dei nostri tempi.

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  20. Einaudi su twitter:

    Errare humanum est: diabolicum addirittura l'aver insistito a votare in costanza di porcellum...
    Siddharta

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  21. Su < Chi legge in Italia? >:
    Le statistiche: direi che un poco mi hanno rotto.
    Con la loro pretesa di spiegare tutto e magari rivoltare la frittata per fini … inconfessabili.
    Possono indirizzare validamente le scelte commerciali, ma poco incidono sulle tendenze individuali.
    Oggi tutto viaggia a colpi di statistica, con la sgradita sensazione di sentirci oggetti e non più soggetti in libera uscita…
    Siddharta

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