mercoledì 17 dicembre 2014

IO STO CON I CATTIVI - Rubrus - Racconto

Per la miseria Bill, te lo volevo dire, te lo volevo proprio dire. Il fatto è che mi hai battuto sul tempo. Mi hai sempre battuto, questo è il problema.
Comunque te lo volevo raccontare il giorno dopo, ma tu arrivi e, come niente fosse, mi fai “Mi faccio prete”.
Avevo capito che razza di scherzo ti avevo combinato, con la fissa che avevi della religione e tutto il resto, ma mica potevo immaginare che cosa ne sarebbe venuto fuori... diavolo, nessuno, credo, avrebbe potuto immaginarlo.

E poi avevo solo tredici anni, maledizione e com'era quel detto? “In amore e in guerra tutto è permesso” e io pensavo di essere innamorato di Cindy, com'era naturale, perché lo eravamo tutti. Ma lei aveva scelto te, e anche quello era naturale.
Ecco, dannazione, se tu non mi avessi battuto sempre, se tu non l'avessi avuta vinta sempre, magari avrei potuto lasciar perdere. Ma fregarti, una volta tanto... be' l'idea di fregarti era persino più affascinante dell'idea di fregarti Cindy, se capisci quel che voglio dire...
Ho sempre pensato che le cose sarebbero andate diversamente se, il giorno prima, non avessimo discusso su quella canzone... “One of us”. Io dicevo che era una canzone del cavolo, roba da preti e tu dicevi che forse era una canzone del cavolo, una canzone furba, ma non era da preti, bensì spirituale. Sì, forse le cose sarebbero andate diversamente.
Comunque sia, quel giorno ho pensato “Be', se Billy si fa prete mica si mette con Cindy. I preti non si sposano”.
Così mi nascondo dietro il muro, aspetto che tu passi dall'altra parte, cambio la voce e ti bisbiglio “fatti prete”...    
Per la miseria Billy, chi lo immaginava che sarebbe andata a finire in questo modo?.
Be', comunque tu arrivi il giorno dopo e mi dici che vuoi farti prete e... l'ho già detto no? In amore e in guerra tutto è permesso e allora io credevo di essere innamorato.
Dopo un po' ho capito che mi sbagliavo e per un bel pezzo ne sono stato convinto, mentre adesso... bah, capace che mi sbaglio un'altra volta. Mai capito granché dell'amore. La guerra la capisco meglio.
Ma che dovevo fare eh, Billy, che dovevo fare? Siamo nati nel momento sbagliato, nel paese sbagliato, abbiamo avuto i genitori sbagliati, gli amici sbagliati, gli insegnanti... be', se li avessimo avuti sarebbero stati sbagliati anche quelli.
L'unica cosa che potevamo fare era batterci. Batterci tra di noi, batterci contro gli altri, batterci contro il mondo. Batterci e perdere e poi batterci e perdere ancora.
Ma tu no, Billy, ah tu no. 
Tu avevi detto “no alla droga” come c'era scritto sui manifesti che strappavamo un giorno sì e l'altro pure, tu la scimmia sul groppone non l'avevi, tu prendevi buoni voti, tu piacevi alle ragazze, tu avevi trovato un lavoro nel negozio del vecchio Spencer, tu piacevi a Cindy.
Io avevo già deciso di arruolarmi appena avessi avuto l'età e pensavo che te l'avrei fatta, che me ne sarei andato dal quartiere mentre tu saresti rimasto e mi avresti visto svanire mentre mi allontanavo nel tramonto, uno di quei tramonti speciali che rendono bella persino Main Street .
Me ne sarei andato e mi sarei messo a sparare a tutti i bastardi che avrei incrociato, ma l'avrei fatto dalla parte giusta, dalla parte dei buoni.
Te lo ricordi il discorsetto sui buoni e i cattivi Billy? Era stato un sacco di tempo prima di Cindy. Mi sa che avevamo otto anni, ma magari anche meno perché abbiamo dovuto crescere in fretta e allora forse eravamo anche più giovani.
Comunque, quello sbirro che ci aveva accompagnato in ospedale arriva e ci fa: “Mi spiace ragazzi, ma vostra madre non ce l'ha fatta. Se può farvi piacere neanche quella carogna che l'ha accoppata di botte ce l'ha fatta, non è una gran consolazione, ma è meglio di niente”.
E tu, tranquillo come al solito: “È così che succede ai cattivi, i cattivi finiscono sempre male”.   
E dato che finivo sempre male mi sono messo in testa che forse allora ero un cattivo e quel pensiero non mi ha lasciato più e quando è successa quella faccenda del muro e di Cindy, quel discorsetto mi è tornato in mente anche se era passato un sacco di tempo e ho pensato che i cattivi erano cattivi con tutti, e se infischiavano se dovevano fare una carognata al loro fratello.
Non ti ho detto un tubo, mi sono messo con Cindy e al momento giusto l'ho mollata perché ai cattivi non glie ne frega niente dell'amore e se hanno storie d'amore finiscono male, poi mi sono arruolato, anche se mi seccava che tu, ancora una volta, mi avessi battuto sul tempo e avessi lasciato il quartiere prima di me quando eri entrato in seminario.
Me lo ricordo bene quando te ne sei andato perché era proprio come avevo pensato, con te che ti allontanavi lungo Main Street al tramonto, uno di quei tramonti speciali, e alzavi la mano prima di salire sull'autobus e la tua figura era in controluce e tutto era bello proprio come pensavo dovesse essere.
Pensa che quando è toccato a me andarmene per fare il militare, ho aspettato anche io il tramonto, ma non era la stessa cosa perché non era uno di quei tramonti speciali e perché non c'era nessuno che mi guardasse mentre alzavo la mano per salutare e allora non l'ho alzata per niente.  
Sono andato a fare il soldato solo che mica ci sono rimasto. Eh no, se dovevo stare coi cattivi dovevo farlo per bene, così appena è venuto il momento ho mollato l'esercito e mi sono messo a fare il contractor... be' il mercenario, dai, se proprio dobbiamo chiamare le cose col loro nome.
Guadagno bene, sai? Non hai idea di quanto guadagno bene, tanto da riuscire a convincermi che non è mica vero che i cattivi perdono sempre, che, anzi, di solito i cattivi vincono, e alla fine avevo ragione io, e tu torto, ed eri tu che non avevi capito niente e io ti avevo battuto.
Solo che adesso ti ritrovo qui, in questo villaggio e io ti dico che è una coincidenza del cavolo, che insomma, quante possibilità c'erano che tu e io ci ritrovassimo qui, in questo villaggio del cavolo, dopo tutti questi anni del cavolo, in questa giungla del cavolo nel bel mezzo di quest'Africa del cavolo.
Te lo dico e tu mi rispondi che è semplicemente un fatto e che tutto sta in come vediamo le cose e che tutto sommato non importa neanche 'sto granché di come vediamo le cose perché tanto non le vediamo mai come sono veramente. Lo dici come se avessi capito che non c'era Dio dietro quel muro, ma io, e avessi pensato che era la stessa cosa o che era stato Dio a suggerirmi di dirti di farti prete o chissà cos'altro.
Ti sussurro che se spiego ai tizi che sono con me che tu sei mio fratello quelli magari ti lasciano scappare anche se è gente cattiva perché io sto con i cattivi, ma tu rispondi che non hai nessuna intenzione di andartene e io capisco che presto si comincerà a sparare e allora io inizio a sparare perché è così nella vita reale, che i cattivi si riconoscono perché sono quelli che sparano per primi e rimangono in piedi mentre i buoni crepano e non vincono mai.
Succede il solito casino, quello di sempre, quello di quando nel quartiere le gang si scontravano e quello in mezzo al quale ho vissuto tutto questo tempo tranne quando avevo abbastanza soldi da godermi la bella vita.
Sono diventato un bel po' bravo, però, e li accoppo quasi tutti, anche quello che ti ha sparato e ti ha preso all'arteria femorale che ho capito subito che ti aveva spacciato.
Nel gran casino quelli del villaggio se ne scappano nella foresta e mi sa che gli abbiamo salvato la pelle, per quel che vale.
Solo Sonny la scampa, non perché sia il più bravo, ma perché è il più vigliacco e quando ho iniziato a sparare se l'è data a gambe e avrà raggiunto gli altri e adesso se ne sta tornando indietro col resto del gruppo e anche quelli sono cattivi, Billy e non hai idea quanto.
Gli indigeni, comunque, sono in salvo, ed era quello che volevi ed è l'ultima cosa che mi dici prima di iniziare a perdere conoscenza e io so che non ho tutto 'sto tempo perché quelli verranno qui e perché l'udito è l'ultimo senso a spegnersi prima che uno muoia.
E allora devo fare in fretta a raccontarti tutta 'sta storia del muro e di Cindy, ma non ce la faccio perché è come se fossi sempre dietro quel muro e quel muro è diventato così spesso che le parole non arrivano più e allora l'unica cosa che posso fare è correre, correre fin là dove il muro finisce, e magari riusciremo a parlarci e a dirci come stanno le cose e capire come funziona davvero tutta 'sta dannata faccenda.


10 commenti:

  1. Prima di tutto un riconoscimento a chi di dovere.
    L'idea di questo racconto, in origine molto diverso, mi è venuta da un aneddoto - ancora più diverso - riferito da Sid.
    L'idea mi è sembrata stuzzicante e me ne sono impadronito, rimarcando ancor di più, se possibile, la distanza dall'originale con l'adozione di uno stile che (giustamente) farà con ogni probabilità inorridire il suddetto Sid.
    Quel che più mi preme, tuttavia, è sottolineare come non sia affatto mia intenzione appropriarmi dell'idea originale nè inculcarvi a bella posta una morale a me gradita.
    Semplicemente, il fatto in sè mi pareva stuzzicante e, anche se ne ho tratto un racconto mio, è sacrosanto che il medesimo evento sia interpretato e letto in modi diversi (come, dopotutto, filosofeggia la voce narrante). La possibilità di pluralità di sensi, insomma, mi interessa ancor di più che il senso stesso, che può piacere o no.

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  2. È un monologo, praticamente un soliloquio e quindi tutto tra virgolette. Per fare questo hai lavorato sul lessico, lo hai adattato allo slang di periferia; insomma hai fatto buon uso del parlato, dopotutto a parlare non era un letterato, magari un giovane cresciuto nel Bronx. Andava detto, nel caso ci fosse qualcuno che ti legge per la prima volta. Poi l’argomento trattato, proprio se vogliamo generalizzare, è quello eterno del bene e del male. Sottotraccia ci sarebbe anche da parlare della vocazione, intesa come chiamata religiosa e anche come indole personale. Insomma sono due fratelli, nati e cresciuti sotto lo stesso tetto eppure uno diventa uno spietato militare e l’altro un prete missionario; che cos’è questo, il destino? Volere divino?. Imprinting o il caso, il fato? Senza approfondire la questione, un’altra domanda si pone, chi vince alla fine, il bene o il male? Be’ dipende da dove si pone il traguardo. Qui in terra o nell’ aldilà, forse la risposta sta oltre quel muro.
    Guarda Roberto che hai sollevato un vespaio di domande dentro di me, ma di risposte certe nemmeno l’ombra. Però me lo sono letto almeno tre volte per vedere se mi fosse sfuggito qualcosa e questo è già il sintomo che mi ha incuriosito da subito. Sono curioso di sentire che ne pensano anche gli altri, per il momento mi fermo qui.

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  3. A me è sembrato che da sempre il fratello narrante avesse capito la superiorità dell'altro e, di conseguenza, avesse cercato di superarlo in anticipo o, perlomeno, di appropriarsi di un qualcosa di lui.
    Avrebbe potuto essere lui il buono, se non ci fosse stata questa contrapposizione: una sorta di alternabilità.
    Perseguire il bene o il male a volte è dovuto al segno del destino.
    Quello che è certo nel racconto è l'affetto fra i due.

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  4. Tengo a precisare che la superiorità (se c'è) dell'uno sull'altro non sta nella "professione" ma in ciò che fanno.
    La voce narrante sente l'ingiustizia e reagisce in un modo, l'altro in un altro, ma, alla radice, c'è sempre (io credo) una domanda di senso.

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  5. Penso che il fulcro della narrazione non possa comprendersi appieno se non partendo dall'incipit.
    Un sacerdote, ancora vivente, confessa la sua chiamata ancora da adolescente.
    Passando per ben due volte, in momenti diversi, lungo il muro di cinta su una strada del suo paese, sente chiaramente una voce pronunciare < fatti prete, fatti prete >.
    Al che entra in seminario, con quel che ne consegue.
    Su questo fatterello, a prova di confutazione, s'innesta la storia in lettura.
    Ovviamente con altri sviluppi.
    Ammirando la fantasy dell'Autore, più che sul contenuto per certi versi provocatorio, val la pena di soffermarsi sullo stile narrativo di Rubrus.
    Che non riesce a rinunciare al dialogo serrato, seppur indiretto del protagonista.
    Qui non è questione di piacere o non piacere sul modo di scrivere: bisogna solo prendere atto che Rubrus ha un suo particolare modo di porgersi.
    Per la verità non il solo, ma uno dei tanti a cui fa ricorso.
    A testimonianza della completezza della sua personalità narrativa.
    Ottimamente, Siddharta.

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  6. Giusta precisazione. Riportare l'aneddoto da cui è nata tutta la storia era più che doveroso.
    L'idea iniziale del racconto è nata dal fatto che, leggendo, mi sono chiesto chi mai potesse suggerire al passante di farsi prete.
    Ovviamente ho supposto una origine umana e non soprannaturale o naturale, ma psicotica (insomma, ho preferito la soluzione più semplice).
    Dopodichè mi sono detto chi mai avrebbe potuto dare un suggerimento del genere e, dato che non è un suggerimento comune, mi sono detto "qualcuno che conosce il passante" e quindi gli bisbiglia una frase ad hoc.
    Dopodichè mi sono chiesto quale potesse essere il movente del suggeritore.
    Preferendo le spiegazione più semplice ho ipotizzato due possibilità: uno scherzo o la speranza, per il suggeritore, di trarre un qualche vantaggio.
    Logicamente tale vantaggio doveva essere connesso alla condizione clericale.
    La rivalità amorosa è stato quindi il movente che mi è parso più plausibile.
    A questo punto la storia c'era quasi tutta.
    Morale, punti di vista, riflessioni ecc. erano già dentro e non ho fatto altro che tirarli fuori - ma se per questo erano dentro l'aneddoto di partenza.
    Lieto che tu abbia sopportato questa mia "sversione".
    Un caro saluto.

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  7. ALLELUIA

    Sid è riuscito di nuovo a commentare da solo... i miei sforzi sono serviti, speriamo che duri.

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  8. Anch'io sono d'accordo sull'indispensabilità dell'incipit in questa storia. Sono le condizioni iniziali a giustificarne il mordente, a scatenare le riflessioni e a mettere in luce 'metaforicamente' per mezzo del muro non tanto le differenze fra i due, quanto il loro essere conseguenza di scelte - indotte o autonome che siano- che creano una netta separazione (forse un divario insanabile anche se la speranza del narratore sta nel sanarlo)tra due individui che sono anche fratelli.
    La forza visiva di quel muro che non finisce mai- forse finirà dopo la morte- è davvero grande.

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  9. Da Leopardi a Montale, muri, muraglie, siepi e affini hanno sempre costituito una solida base per molte storie, senza star a distinguere tra poesia e prosa.

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  10. Quanto all'ambientazione, preciso di avere scelto a bella posta una ambientazione d'origine non italiana non perchè da noi non ci siano luoghi dove si potrebbe sviluppare una storia simile (quartieri degradati ecc.) ma perchè non volevo che il lettore si concentrasse troppo sulla localizzazione a scapito della vicenda in sè che rimane, per me, centrale.

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