martedì 2 dicembre 2014

La resurrezione della carne - da Sostiene Pereira - Antonio Tabucchi - Narrativa

Il Pontefice insiste sulla verità fattuale della resurrezione della carne, negata da certi teologi. «I nostri corpi saranno trasfigurati in corpi gloriosi.

Esattamente un anno fa, durante l'udienza generale Papa Francesco affermava quanto segue:
 «Credo la risurrezione della carne». Si tratta di una verità non semplice e tutt’altro che ovvia, perché, vivendo immersi in questo mondo, non è facile comprendere le realtà future. Ma il Vangelo ci illumina: la nostra risurrezione è strettamente legata alla risurrezione di Gesù; il fatto che Egli è risorto è la prova che esiste la risurrezione dei morti. Vorrei allora presentare alcuni aspetti che riguardano il rapporto tra la risurrezione di Cristo e la nostra risurrezione.
Nonostante ciò quello della resurrezione della carne resta un problema per molti credenti, anche Pereira, che si riteneva un buon cattolico, a riguardo era molto scettico, inoltre aveva un problema in più da risolvere: quello della ciccia. 
Nell'anima sì, certo perché era sicuro di avere un'anima; ma tutta la sua carne, quella ciccia che circondava la sua anima, ebbene, quella no, quella non sarebbe tornata a risorgere, e poi perché?, si chiedeva Pereira. Tutto quel lardo che lo accompagnava quotidianamente, il sudore, l'affanno a salire le scale, perché dovevano risorgere?


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Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bei giorno d'estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo. Sarà perché suo padre, quando lui era piccolo, aveva un'agenzia di pompe funebri che si chiamava Pereira La Dolorosa, sarà perché sua moglie era morta di tisi qualche anno prima, sarà perché lui era grasso, soffriva di cuore e aveva la pressione alta e il medico gli aveva detto che se andava avanti così non gli restava più tanto tempo, ma il fatto è che Pereira si mise a pensare alla morte, sostiene. E per caso, per puro caso, si mise a sfogliare una rivista. Era una rivista letteraria, che però aveva anche una sezione di filosofia. Una rivista d'avanguardia, forse, di questo Pereira non è sicuro, ma che aveva molti collaboratori cattolici. E Pereira era cattolico, o almeno in quel momento si sentiva cattolico, un buon cattolico, ma in una cosa non riusciva a credere, nella resurrezione della carne. Nell'anima sì, certo perché era sicuro di avere un'anima; ma tutta la sua carne, quella ciccia che circondava la sua anima, ebbene, quella no, quella non sarebbe tornata a risorgere, e poi perché?, si chiedeva Pereira. Tutto quel lardo che lo accompagnava quotidianamente, il sudore, l'affanno a salire le scale, perché dovevano risorgere? No, non voleva più tutto questo, in un'altra vita, per l'eternità, Pereira, e non voleva credere nella resurrezione della carne. Così si mise a sfogliare quella rivista, con noncuranza, perché provava noia, sostiene, e trovò un articolo che diceva: «Da una tesi discussa il mese scorso all'Università di Lisbona pubblichiamo una riflessione sulla morte. L'autore è Francesco Monteiro Rossi, che si è laureato in Filosofia a pieni voti, e questo è solo un brano del suo saggio, perché forse in futuro egli collaborerà nuovamente con noi».


Sostiene Pereira che da principio si mise a leggere distrattamente l'articolo, che non aveva titolo, poi macchinalmente tornò indietro e ne ricopiò un pezzo. Perché lo fece? Questo Pereira non 'è in grado di dirlo. Forse perché quella rivista d'avanguardia cattolica gli dava fastidio, forse perché quel giorno era stufo d'avanguardie e di cattolicismi, anche se lui era profondamente cattolico, o forse perché in quel momento, in quell'estate sfavillante su Lisbona, con tutta quella mole che gli pesava addosso detestava l'idea della resurrezione della carne, ma il fatto è che si mise a ricopiare l'articolo, forse per poter buttare la rivista nel cestino.

Antonio TABUCCHI
Sostiene Pereira
Feltrinelli, Milano, 1994.
pp. 7-10

6 commenti:

  1. Bello! E, sì, da leggere, e va bene anche per l'oggi.

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    1. Se non hai ancora letto il romanzo intero, te lo consiglio vivamente. Per me un piccolo capolavoro. :-)

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  2. “ Sostiene Pereira “ è uno dei pochi romanzi rimastimi nel cuore.
    Film compreso, che ne ricrea ottimamente l’atmosfera.
    Una fede assoluta non può dirsi tale se non si appoggia a credo < incredibili>, proprio perché come tali indimostrabili e insconfessabili.
    La resurrezione di Gesù: se veritiera, sarebbe ricomparso sulla terra, come continuavano a credere i cristiani dei primi due secoli dalla morte e che di
    conseguenza l’attendevano con convinzione.
    Due millenni ancora e nessuno s’è fatto vivo…
    D’altra parte son convinto che Gesù, se avesse solo subodorato le efferatezze che poi sarebbero state commesse in suo nome, avrebbe di certo pregato
    Dio di non farlo nascere.
    La cremazione, sì la cremazione in massa la vera soluzione a tante fandonie, a beneficio del qua e dell’Aldilà.
    Mettendo forse in pace gli animi dei viventi…
    Siddharta

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  3. La diffidenza del clero verso la cremazione non l'ho mai capita - nel senso che se si suppone che Dio possa far risorgere dai morti gente defunta da secoli, o millenni, e quindi polvere da un bel pezzo (appunto: "polvere sei e polvere ritornerai"), lo stesso Dio non dovrebbe avere problemi a far risorgere gente che è diventata cenere subito dopo morta.
    E' anche vero che questa diffidenza è stata superata e, negli ultimi decenni, la Chiesa è stata sempre più tollerante verso la cremazione, ormai ammessa.
    La resurrezione della carne ha però un altro e più profondo singificato (fermo restando che non la si può intendere come "carne" nel senso comune perchè si suppone che il corpo risorto sia immortale, mentre il corpo umano, come lo conosciamo, è mortale).
    E', credo, una peculiarità della religione cristiana perchè altre religioni prevedono la immortaltà dell'anima, ma non del corpo, o addirittura la distruzione dell'individuo, anima e corpo in funzione della perdita e annientamento della individualità o dell'identità nel tutto (una prospettiva che a me ha sempre fatto un po' senso).
    Il senso della resurrezione della carne (o, per meglio dire, un portato di questo dogma) è anche quello di attribuire sacralità non solo allo spirito, ma anche al corpo, anch'esso chiamato a partecipare della Vita Eterna.
    Si noti che nella storia del cristianesimo questo aspetto è spesso stato messo in secondo piano privilegiando gli aspetti penitenziali e di mortificazione.
    Questa svalutazione del corpo (che nell'ebraismo non era così presente come nel cristianesimo) inizia già con Paolo di Tarso che del rifiuto della carne e del corpo (e, in generale, del "mondo") fece uno dei tratti qualificanti la sua predicazione (come anche l'imminenza della Seconda Venuta, della parusia).
    Probabilmente è assai pesante l'influsso di quella grande parte del pensiero greco (Paolo trascorse molto tempo in Grecia) che del disprezzo di tutto ciò che è materiale faceva il proprio tratto distintivo e che in Platone e Plotino ha i suoi più autorevoli esponenti (per Platone si pensi al mito della biga e dei due cavalli).
    In ogni caso presso molti popoli antichi e moderni la pratica funebre più diffusa è la cremazione, presso altri la sepoltura (o addirittura l'esposizione agli agenti atmosferici, come presso alcuni popoli amerindi e credo presso i Parsi in India) e presso altri ancora addirittura il cannibalismo (mi riferisco a certi popoli amazzonici e dell'Asia e dell'Africa selvaggia).
    Mi risulta che tutti, indistintamente si siano sempre fatti la guerra l'un l'altro e tra di loro senza troppi problemi.
    Che i riti funebri influiscano sulla bellicosità dei popoli mi pare così privo di riscontri scientifici che rasenta la fandonia :-)

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    1. Accurata, caro Rubrus, la tua ricostruzione storica-antropologica-filosofica-teologica.
      Ma il nocciolo della questione è la fandonia della resurrezione di Gesù e dell’umanità tutta.
      Su cui poggia il cristianesimo, a pena del crollo del castello intero…
      Siddharta

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  4. Oh beh ma S.Paolo sarebbe d'accordo con te, nel senso che è proprio la resurrezione il pilastro della religione cristiana.
    Per il resto è solo questione epistemologica. "Crederò all'esistenza dell'atomo quando me ne avranno dato una dimostrazione teologica" disse un giorno un sacerdote in vena di paradossi "io, un atomo, non l'ho mai visto".
    Se decido quindi di credere alla scienza, ci credo, diversamente, è una fandonia.
    Il fatto è che noi non sappiamo, bensì decidiamo di sapere per convinzione e convenzione - con buona pace delle nostre certezze.
    Siccome mi piacciono gli esempi paradossali (come credo che piacciano anche a te, perchè stimolano l'intelligenza) ne faccio uno appositamente assurdo.
    Io non credo nell'esistenza dell'atomo.
    Ma sta scritto sui libri.
    E chi ha scritto i libri?
    Gli scienziati che fanno gli esperimenti.
    Ma io non ho mai visto un esperimento.
    E la bomba atomica?
    Mai stato ad Hiroshima. Dentro la bomba ci potevano essere atomi o una congerie di diavoli evocati dall'inferno.

    Ovviamente sono paradossi, ma mi servono per dire che in fondo noi non sappiamo mai. Decidiamo di sapere ciò che, per varie ragioni, consideriamo degno di fede.

    Es. n°2 Io nella reincarnazione mica ci credo. Secondo me un giorno o l'altro scopriranno che i cd. ricordi di vite passate sono memoria genetica. Ma scelgo di non crederci.

    Insomma, tutte le fedi anche quelle non religiose (il che non impedisce alla "non religione" buddista di prendersi l'otto per mille quindi sarebbe meglio dire non teiste) si basano su una forma di "gratia" (uso apposta la parola cristiana perchè mi pare che, che si condivida o no la fede cristiana, esprima bene il concetto) che si possiede perchè e percome non sia e che si basa proprio sulla fede nell'altrimenti non credibile.


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