domenica 7 dicembre 2014

Pappagalli e Anaconda Alfa – da La costola di Adamo di Antonio Manzini - Sellerio

Questo noir di Antonio Manzini è uscito l’anno scorso. Non avevo mai letto nulla di suo e soltanto la settimana scorsa mi sono deciso a caricarlo sul Kobo. Ci sono volute soltanto due notti per leggerlo, segno che un po’ mi è piaciuto e che soprattutto non è un romanzo molto lungo. Però tranquilli, recensioni non ne faccio, dico soltanto che gli amanti del genere possono leggerlo senza particolari scompesi, ma non aspettatevi qualcosa di veramente nuovo e originale: è  un romanzo a metà strada tra il giallo e la commedia italiana. Non a caso lo scrittore è anche un bravo attore di tv e cinema.



Insieme a Rocco Schiavone, infatti, il vicequestore romano confinato ad Aosta per punizione, un tipaccio da prendere con le molle e che agisce con metodi molto sbrigativi, troverete il solito agente mezzo cretino da prendere in giro, il medico legale cazzuto che sembra la fotocopia del dottor Pasquato di Montalbano, il giudice istruttore troppo impegnato a far carriera che ormai è un classico, un po’ di bonazze da castigare che non guastano mai e altre cosette già lette in giro.
Comunque, questo giallo "maccheronico" qualche risata in piena notte me l'ha fatta fare, e adesso vi propongo un paio di paginette per prendere contatto con il suo stile fresco e ironico. Sarà che io sono di bocca buona, ma la faccenda dei pappagalli che prolificano nelle città è quanto mai attuale e divertente. Anche dalle mie parti infatti non si vedono più passerotti in giro; si sente soltanto il cra-cra delle gazze e il pru-pru delle tortore, e guarda caso, da qualche giorno nel nostro prato, tra la quercia, il cazzaccio e il fico, staziona un bel esemplare di pappagallo variopinto, richiamato dal frastuono che fanno le mie cocorite nella voliera. Anaconda non se ne vedono in giro, in compenso alle volpi si sono aggiunti gli scoiattoli che prima non c’erano. A proposito di uccelli, di tanto in tanto ho ancora il privilegio di vedere da vicino l’upupa, la qual cosa mi rincuora.


da La costola di Adamo di Antonio Manzini


[…] Rocco alle undici era salito sulla sua macchina, aveva impostato il navigatore con l’indirizzo di Ciriè e aveva preso l’autostrada verso Torino.
Appena entrato in Piemonte il cielo si era aperto mentre un sole tiepido scolorito cercava di riscaldare la campagna. Si perse a guardare i vitigni bassi e neri affastellati ai piedi delle montagne e i fortini sabaudi di pietra scura torvi e minacciosi incastrati fra cocuzzoli di roccia.

Cornacchie magre volavano in circolo sopra sterpaglie in cerca di cibo: qualcuna si avventurava anche al centro della carreggiata deserta se c’era da piluccare la carcassa di qualche animaletto sfortunato appena maciullato da un’auto. Rocco odiava quegli uccelli. Anche a Roma avevano preso il sopravvento sugli altri volatili. Sbranavano le uova dei passeri, pettirossi, cinciallegre ed erano sempre più numerosi. Stavano diventando i padroni dei cieli italiani, a Roma ormai gli unici a tenergli testa erano i gabbiani e i pappagalli verdi che avevano colonizzato i grandi parchi cittadini. Quelli erano rapaci veri, venivano dal Brasile e in quanto a fame non avevano niente da imparare da una cornacchia italiana. Ogni volta che a Villa Borghese o a Villa Ada li vedeva volare in formazione come gli stuka, verdi e rossi coi loro richiami sgraziati, pensava al primo scemo che aveva aperto la gabbia e s’era fatto scappare il Pappagallo Alfa, il pioniere di quella che era una enorme colonia aggressiva e micidiale che stava finendo di massacrare i passeri e gli altri uccellini romani. Comunque, in quanto a bellezza, i pappagalli erano assolutamente superiori a quelle cornacchie spelacchiate e sgraziate. Rocco aspettava trepidante il momento in cui a Roma il cretino di turno si sarebbe lasciato scappare un anaconda. L’Anaconda Alfa. Lì sì che le cose si sarebbero fatte interessanti. Se non altro sarebbe diminuita in maniera esponenziale la popolazione dei ratti romani, ormai grossi come alani e davanti ai quali qualsiasi gatto scappava a gambe levate. Ecco, gli sarebbe piaciuto vederli di fronte ad una anaconda del delta delle Amazzoni, lungo una decina di metri, che ingoia in pochi minuti una bufala campana. Anche questo sarebbe stato un effetto collaterale della globalizzazione, un effetto benefico secondo Rocco Schiavone. Certo poi sarebbe stato un po’ complesso affrontare serpenti abbarbicati sui rami dei platani del lungotevere ma almeno il nemico era visibile, meno subdolo, elegante e bello da guardare. In più non era portatore di malattie infettive come i sorci. Magari avrebbe anche incrementato la produzione di borse e scarpe. Chissà.

7 commenti:

  1. Bene, mi piace questa introduzione. Si avverte il sarcasmo tipicamente romano.

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    1. Sì è vero, Rocco Schiavone è un trasteverino doc.
      Purtroppo un poliziotto corrotto, entrato nella polizia per caso. Non ha senso del dovere, ma segue un codice d'onore tutto personale.

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  2. Un giallo italiano piacevole e tenero, che ti tiene incollato e che vogliamo di più?
    Ho il compagno di mia figlia che mi passa i titoli e Manzini Antonio è stata una scoperta.
    E' vero, ha un qualcosa che richiama Camilleri, in fondo il Manzini è stato un suo allievo.
    Bello anche l'ultimo "la pista nera"

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    1. Pista nera è il primo romanzo.
      C'è del tenero anche in Rocco Schiavone: una ferita nel cuore, la perdita della moglie della quale si era innamorato a prima vista.
      La sera, prima di dormire, le parla ancora come fosse in vita e questi dialoghi effettivamente sono la parte più tenera del testo.

      ps Si sente la mano di Camilleri :-)
      Anche la sua mania per il caffè espresso, l'ho già letta da qualche parte. Forse Carofiglio. Anche l'avvocato Guerrieri, se non ricordo male, è un nevrotico con il pallino del caffè espresso fatto ad arte.

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  3. Dalle mie parti invece il bosco è silenzioso in questa stagione.
    Orde di cacciatori e bracconieri sparano a tutto e non si sente più un cinguettio.
    Per fortuna che c’è Twitter…
    Siddharta

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    1. Caspita, ma dove abiti? Ai confini del Far West?!

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