domenica 21 dicembre 2014

Poesie di Natale - la stanza di Pietro Zurlo


SANTO NATALE 2014 
***di Gaetano RANERI***


TU scinni da li stiddi pi cchi fari ?
Non vidi commu semu cumminati
Rubamu a mani chini per scruccari
Lu sangu e lu suduri di Jurnati.-
Senti me figghiu duci lassa stari
Resta dda supra ‘nta ddi beddi santi
E non mi veni cca a cunsulari
‘Stu puzzuneru ranni ‘i lestufanti.-
Lassini stari TU non dispirari
Non semu cosa mi ti pigghi pena
Semu chiddi chi ficiru passari
Li peni a Cristu dopu ‘a quarantena
Statti ‘nto celu non c’è chi circari
‘Nta pagghia di la stadda friddulusa
Semu li greggi senza picurari
E non c’è comu nesciri ‘a cimusa
Ma si vulissi veniri a nascìri
Di novu ‘nta sta genti di lu munnu
Allura non c’è nenti ‘i cumpatiri
Ma mi ni canci ‘u cori fin’in funnu.-*

*Ma a me mi piange il cuore fino in fondo.
Nota bene: Penso che tutto il resto si possa capire
ma qualunque parola non capita basta chiedere ed avrà la risposta.

14 commenti:

  1. Siamo sempre il popolo che ti ha messo sulla croce... Non ce lo dimentichiamo, sembra questo l'ammonimento dell'autore.

    Lo sconforto nasce e fa riferimento forse ai recenti fatti di Roma, ma per restare in casa nostra credo che possa adattarsi bene ad ogni epoca.
    La poesia mi è piaciuta, molto attuale e ha il pregio di chiudere con un filo di speranza. Perchè il Natale non sia soltanto panettone, presepe e alberello sono necessarie anche queste riflessione.
    Complimenti all'autore e grazie a Pietro per la segnalazione.

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  2. Il siciliano come linguaggio m'è sempre rimasto indigesto.
    Al contrario di don Pietro, non lo capisco proprio.
    Leggo e rileggo e non ne vengo mai a capo, perdendo il filo, significato, musicalità, ecc.
    Altro non so dire.
    Siddharta

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  3. L'autore mi perdonerà se mi permetto di tentare una traduzione, che non sarà fedelissima ma che non mi sembra molto lontana dal senso originale.

    Che scendi a fare dalle stelle? /Non vedi come siamo combinati /Rubiamo a piene mani per succhiare/ Il sangue e il sudore di…Jurnati? /Senti figlio mio dolce lascia stare /Resta sopra con i tuoi bei santi /E non venire qua a consolare questi lestofanti /
    Lascia stare non disperare / non prenderti pena per noi / Siamo quelli che fecero passare / le pene a Cristo dopo la quarantena. Stattene in cielo che non c’è bisogno di cercare/ la paglia della fredda stalla/.
    Siamo il gregge senza pastore / e non c’è come nascere… (‘a cimusa).
    Ma se tu volessi ritornare/ di nuovo tra la gente di questo mondo/ allora non c’è niente… ???
    Ma a me mi piange il cuore fino in fondo

    Francamente non ho capito il significato di “Jurnati” "cimusa" e perchè “cumpatiri” e in altri casi sono andato per intuito. Speriamo bene.

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  4. La lirica "Santo Natale" del siciliano Gaetano RANERI, è risultata vincitrice di 2° Premio nel Concorso ON LINE indetto dall'Associazione Bellizzi Arte & Sociale nella persona del Presidente Anfonso Mariano e di Pietro Zurlo. Il Raneri, è un giovane poeta di 75 anni circa che scrive da poco...ma è già all'avanguardia per la sua verve poetica che all'improvviso è venuta fuori da quando gli è morta la moglie.

    Caro Franco, l'hai tradotta bene ed in parte ti posso aiutare:Jurnati= Giornate; cumpatiri=Compatire. Per quanto riguarda la cimosa non saprei.

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  5. Avevo già scritto un post e mi è sparito, boh.
    Provo a ricordarmelo.
    Dicevo, non è facile scrivere poesie sul Natale: c'è un alto rischio di retorica e banalità. Ciò nonostante tutti noi, o quasi, che scriviamo poesie, ne abbiamo scritta almeno una per quest'occasione.
    Penso che la scelta di pubblicare poesie sul Natale in questo periodo sia in ogni caso un'ottima idea e quindi viva le poesie di Natale!
    Quanto al testo in questione, lo trovo sinceramente bello, accorato, partecipato, oltre che ottimamente scritto. Sa tenere a distanza tentazioni di retorica e ovvietà (e mi par di aver letto sotto che l'autore non sarebbe esattamente un ragazzino, quindi ancora di più, complimenti, anche perché c'è una speranza in più che andando in là con gli anni si riesca ancora dire la propria).
    Caldo, appassionato il dialetto siciliano che in questo periodo sto apprezzando particolarmente anche per via di una bella canzone, un'invocazione a Sant'agata - "Aituzza" nella canzone - santa patrona di Catania (questo il link, anche per gli amici isolani: https://www.youtube.com/watch?v=ksHOs7Zdznc, da qualche parte ho anche la traduzione di un amico volendo).

    Franco "Pale"

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  6. Mi sia consentito svolgere alcune considerazioni da uomo della strada, senza per questo essere preso a pesci in faccia.
    Ma la giuria campana era costituita tutta da siciliani veraci?
    Altrimenti come ha potuto premiare un testo in vernacolo così complesso linguisticamente da poter essere apprezzato appieno solo in originale?
    La traduzione, si dirà: ma allora è stata valutata questa e non la composizione autentica.
    Un pò come se si premiasse in Italia una poesia tradotta di Neruda...
    A mio parere è impossibile apprezzare dai non nativi le sfumature linguistiche di un testo scritto in dialetto locale.
    Per non parlare del ritmo, musicalità, impatto emotivo del verso in parlata.
    Si provi a recitare un esametro di Esiodo con la dovuta accentazione e andamento musicale senza conosacerne le regole metriche.
    E qui mi taccio, penso per sempre sull'argomento per non soccombere malamente alle proteste dei benpensanti...
    Siddharta

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  7. Cari SID...nel meridione d'Italia parliamo la lingua del Regno delle due Sicilie e seppure cambia il linguaggio da un paese all'altro, il senso non ci sfugge. Io, per esempio, essendo un pugliese-napoletanizzato con servizio effettuato anche in sicilia ed essendo vissuto a fianco di colleghi siciliani, me la cavo benissimo. Ma non sono io che giudico le poesie, il mio presidente Alfonso Mariano è a capo di una valida giuria, ed è in grado di giudicare se una lirica è valida oppure no. Certamente, io, non capirei il "Lumbard!!!!! Baciamo le mani ah!!!

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  8. Sarà che basti che mi sposti di qualche decina di chilometri e già il dialetto delle mie parti suole cambiare radicalmente ( suoni gutturale e aspirate à gogo... ).
    Con notevoli difficoltà di apprezzamento...
    Siddharta

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  9. Il sig, Gaetano RANERI, mi prega di farvi pervenire questo suo ascritto, vista l'impossibilità di farlo di persona:

    """""Intanto,grazie per aver speso parte del vostro tempo per commentare una poesia scritta da me.E’ una cosa che non mi era mai capitata e che conferma la magia del momento,unico nella mia vita ,che sto attraversando.-Neanch’io riesco a capire tutti i dialetti,ma se ci tengo a leggere qualcosa,mi metto con pazienza e ne vengo ,quasi sempre,a capo del suo significato. Certo,non mi va di valutare un dialetto che non mi garba,specie se siciliano,essendo che, per un solo pelo, oggi, non è la lingua ufficiale italiana.-Il tema potrebbe apparire scontato,ma non lo è se si considera che ci era stato proposto dall’Associazione per cui era gioco forza adattarsi,pena l’esclusione dall’agone poetico.-Scrivo queste cose da febbraio di quest’anno con una buona produzione che,secondo me,strada facendo,sto migliorando. Uso la metrica,rispetto gli accenti primari e secondarti,sto attento al ritmo e uso una rima semplicemente perfetta…senza assonanze di comodo.-Non ho velleità artistiche,non mi definisco un poeta e non devo pubblicare libri.-Sono e resto un semplice dilettante…Ritengo che il valore di una poesia sia nell’idea da sviluppare e che il resto faccia parte di un bagaglio solamente tecnico.-E,per finire ,nel ringraziarvi per avermi dedicato una parte della vostra vita….,voglio dirvi che già due commenti avevo scritto per voi ,ma che non mi è stato possibile inviare…non sapendo come fare.-Ora,ci penserà Pietro.-Un caro saluto a voi e auguri per le prossime festività, estensibili in famiglia.-
    Tano Raneri""""""""

    Pietro Zurlo.

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  10. Vorrei uscire dall'equivoco.
    Mia moglie, mio figlio, mia nuora ed io abbiamo visitato più volte la Sicilia in lungo e in largo ( forse più dei siciliani stessi... ) traendone diletto ed entusiasmo.
    Ogni anno siamo turisti a S. Vito Lo Capo, Trapani, Erice, Selinunte, Segesta,Petrosino, Agrigento, Siracusa, Palermo, ecc. sempre trattati da signori nei luoghi visitati.
    Qui da me ospito da anni un insegnante di Sciacca integerrimo e riservato, educato e simpatico.
    Da lui di tanto in tanto mi faccio tradurre le poesie in vernacolo postate su questo blog, facebook, ecc.: ma non c'è verso, personalmente non riesco a farlo nè tantomeno a capirle al solo leggerle.
    Va da sè che mi perdo il meglio della spontaneità e del valore musicale delle parole, per cui ometto di commentare, a pena di dovermi ridurre alla sola traduzione, il che già sarebbe di per sè un tradimento letterario.
    Me ne dispiaccio con Raneri di questi miei limiti, salvi comunque tutti i suoi meriti poetici.
    Siddharta

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  11. CARO EPITTETO...per farti conoscere meglio l'autore Gaetano RANERI, allego di seguito l'ultimo dei suoi lavori...e per farti capire meglio una mia traduzione in lingua:

    PREGHIERA DI UNA VEDOVA
    ***di Tano RANERI***
    -traduzione di Pietro ZURLO***

    Parlo sempre di te gioiuzza mia,
    da quando te ne andasti su nel cielo;
    nel cuore mio calò un grande gelo
    e in casa tua non c'è più allegria.
    Ora dolcezza mia, fammi sognare
    metti le ali tue sulla tua sposa;
    coprendola coi petali di rosa
    e dei figli tuoi non ti scordare.
    Tienilo accanto a te o mio Signore,
    tu che provasti le pene dell'inferno;
    dacci la grazia, Tu che sei l'Eterno,
    dategli un po di fresco ai suoi dolori.
    E fagli una carezza sopra il viso...
    proteggilo ti prego nel suo volare;
    e donami il conforto di sperare
    che si trovi insieme a te in Paradiso.
    - - - - - - - - - - - - - - - - -
    PREGHIERA DI UNA VEDOVA
    ***di Gaetano RANERI***

    Parlu sempri di te gioiuzza mia
    Da quannu tinni isti ‘nta lu celu
    ‘Nto cori me calò nu ranni gelu
    E ‘nta to casa non c’è cchiù alligria.-

    Ora ducittu me ,fammi sugnari
    Metti li ali to supra ‘a to sposa
    Cummogghiula cû petali di rosa
    E di figghitti to non ti scurdari.--

    Tenulu accantu a te o miu Signuri
    Tu chi pruvasti ‘i peni di l’infernu
    Dacci la razia tu chi si l’Eternu
    D’ aviri lu rifriscu e so duluri.--

    Facci ‘na carizzetta supra o’ visu
    Proteggilu ti pregu ‘nto vulari
    E dunimi ‘u confortu di spirari
    Chi jeni assemi a te ‘nto paradisu.-

    20 dicembre 2014 Tano Raneri
    Gaetano Raneri
    PREGHIERA DI UNA VEDOVA

    Parlu sempri di te gioiuzza mia
    Da quannu tinni isti ‘nta lu celu
    ‘Nto cori me calò nu ranni gelu
    E ‘nta to casa non c’è cchiù alligria.-

    Ora ducittu me ,fammi sugnari
    Metti li ali to supra ‘a to sposa
    Cummogghiula cû petali di rosa
    E di figghitti to non ti scurdari.--

    Tenulu accantu a te o miu Signuri
    Tu chi pruvasti ‘i peni di l’infernu
    Dacci la razia tu chi si l’Eternu
    D’ aviri lu rifriscu e so duluri.--

    Facci ‘na carizzetta supra o’ visu
    Proteggilu ti pregu ‘nto vulari
    E dunimi ‘u confortu di spirari
    Chi jeni assemi a te ‘nto paradisu.-

    20 dicembre 2014 Tano Raneri

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  12. Va bbe...ho abbondato!!!! E' venuta fuori due volte!!!!!
    Sbadatamente....Pietro.

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  13. La cimusa non è altro che una delle parti terminali di un tessuto.In italiano si chiama cimosa,e potete benissimo trovarlo su ogni dizionario.

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  14. Grazie Orazio,

    L'avevo pensato anch'io, ma non riuscivo a capirne il senso , invece se uno ci pensa bene, questa "cimosa", nel senso di "ultima pezza" e di conseguenza "pezzente" è di un poetico straordinario.

    Bellissimo, grazie :-)

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