giovedì 4 dicembre 2014

Rapino Remo - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta


Remo Rapino è nato a Casalanguida il 22 agosto 1951 è residente a lanciano e docente di filosofia e storia al liceo classico. Ha pubblicato:"Dissintonie", poesie, L'autore libri, Firenze, 1993; "Carlo Michelstaedter":l'asintoto il peso e l'assoluto impossibile, E. Troilo Ed., Bompa(CH), 1995;"La cerchia antica":sei poeti e una città, antologia, E. Troilo Ed., Bompa(CH), 1995;"La vita buona", poesie, antologia Premio Letterario Polis Poiesis già Citta' di Ceprano, 1996;"Anxanavis", all'antico mercato saraceno, treviso, 1998;"Caffetteria", Mobydik, Faenza, 1998;"Terre rosse Terre nere", Noubus Ed., Chieti, 1999;Altri scritti su riviste e antologie.



*
Non conto ormai gli anni
che scorrono in un calendario
con tutti i nomi dei santi:
mastico appena a morsi lenti
le giornate da un mare di basalto
senza aspettare navi nuove
né altre tangibili concretezze.
Misuro a volte il mio tempo
a stagioni: quelle del sole
e quelle delle tristi piogge,
per le notti sempre m'affido
alla fedeltà delle querce
e alle metafore della luna.
Della vita faccio un rosario
d'istanti, fiati che sgranano
piano e ad ogni grano una voce
che dice tra poco saremo felici.
Di questa mia conquista finale
ne faresti motivo d'orgoglio
e sarebbe già una buona cosa
nel deserto dei ragionamenti.


Remo Rapino
Cominciamo dai salici
PREMIO BETOCCHI 2002

Crocetti Editore 2002

**
I piedi scalzi sfiorano nuvole e viole
lievemente, danze sulla scena del cielo,
in un azzurro largo volano bianchi uccelli
senza l’ordine di prestabilite geometrie
come pesci che saltano dal piano grande
del mare. E nessuna pietosa preghiera
ma solo canzoni e giochi di ragazzetti
che corrono felici tra mucchi di fieno:
la musica venga lieve sulle fragili ali
degli uomini, prima farfalle poi angeli,
e nessun rimpianto, solo ricordi dorati.
Le stagioni hanno un che di superfluo
se narrano di eterne primavere, d’inverni,
ah, gli inverni in quei dirupi aggrovigliati
dove, dicono, qualche volta nevica in cima:
meglio lasciarle ai giorni di chi rimane
le morte stagioni, e la presente e viva.
Se un dio avesse pensato a portare su
una contea di ginepri, un ciuffo di margherite,
uno stagno con le rane, arance e ragazze,
foglie d’ortiche, un nibbio e del muschio,
l’amaro dei pini, la furbizia della volpe,
due tre noccioli di pesca, il biancospino,
qualche pezzo di luna calante e un corvo:
ecco se se un dio avesse fatto questa fatica
avremmo anche in quell’invisibile paese
preziosi frantumi di una reggia azzurra.



dalla raccolta “Terre rosse terre nere” del 1999,Edizioni Noubs (Chieti)

6 commenti:

  1. Su Rapino Remo ( lirica senza titolo ):

    E’ nota la tecnica di appoggiarsi a qualche parola desueta o inventata o accostata fantasiosamente per rendere misterioso o oscuro il presunto testo poetico.
    Per cui chi ci capisce fa la ruota del pavone e chi meno capisce più applaude ammirato per non far la figura del pirla…
    Siddharta

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    Risposte
    1. Ancora una volta la colpa è mia. La seconda composizione non è una poesia ma un brano che ho tratto da un poema molto più lungo... troppo lungo da postare sul web. Letto così, in effetti, non ha molto senso, e me ne scuso con il lettore e principalmente con l'autore. Era mia intenzione fare questa precisazione, ma non ne ho avuto il tempo. Del resto non avevo trovato altro materiale sul web, ma questa non è una scusa valida.
      In ogni caso e per quel poco che possa contare il mio parere, trovo la prima poesia splendida, inoltre non credo che questo autore abbia bisogno di meschini mezzucci per carpire il consenso del lettore. Tuttavia è meglio precisare ancora una volta che io pubblico ciò che trovo sul web e non necessariamente ciò che piace a me, pertanto la mia non vuole essere una difesa d’ufficio, ma solo una precisazione dovuta.:-)

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    2. Però… se mi posso permettere di cambiare discorso e per vivacizzare l’ambiente troppo distratto dalle luminarie di Natale e dai fattacci di Roma, lasciatemi dire una cosa. Quindi non mi rivolgo solo a te caro Sid, ma anche a me stesso.
      Ho il sospetto, dicevo, che il curriculum scintillante di taluni autori influisca negativamente sul giudizio del lettore, che chissà perché si irrigidisce e diventa improvvisamente troppo esigente davanti a un letterato di professione. Al contrario ci si scioglie in svenevolezze di fronte a certi pensierini garbati messi in colonna, soprattutto quando l’autore è un amico di penna, di blog di fb o di sito, che a sua volta ha facoltà di trasformarsi in giudice nei nostri confronti. E mi domando se non sia la paura di ritorsioni a ispirare la nostra cautela. Talvolta invece la rivalità accesa sortisce l’effetto contrario e si esagera nelle critiche.
      Inoltre penso che a frequentare troppo assiduamente i siti letterari si prendono brutti vizi. Si diventa lapidari e frettolosi nei giudizi, e invece di discuterne si traggono conclusioni che sanno di sentenza definitiva. E’ un difetto che riscontro anche in me e in generale in tutti noi che frequentiamo i siti di letteratura. La prima persona a farmelo notare è stata qualcuno fuori dal nostro giro. A leggere i vostri commenti, mi disse, c’è da restare stupiti: mai un dubbio, mai una incertezza, sempre giudizi perentori che non ammettono repliche. Sembrate tutti dei grandi esperti, dei critici di professione. Usate fare complimenti esagerati, spargete lodi degne di un premio Nobel, oppure rovesciate critiche spietate e spesso ingiustificate al primo povero malcapitato. Ogni tanto ci ripenso e mi dico che c’è del vero in ciò che diceva Carla.

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    3. Caro Franco, quando si chiede un commento in web non credo che ci si debba aspettare sempre il giudizio di un espertone.
      Per quanto mi riguarda, leggo il testo postato anche più volte, chiudo gli occhi, penso e scrivo quanto spontaneamente mi giunge alla mente.
      Ovviamente si tratta di elaborazione personale in forza di quanto so, dell’esperienza, di quanto ho capito e il testo lascia capire, dell’intuizione e di quant’altro soccorre.
      Non ho timore a dire la mia, magari sbagliando, perché è quello che sollecita l’Autore proponendosi.
      Alla mia età non vedo chi mai possa mettermi la mordacchia: se non piace quanto sottoscrivo, ci vuol poco a girare i tacchi…
      In conclusione, le mie opinioni sono nette e chiare, non influenzate da circostanze individuali o collettive.
      Una dote, questa, quante ce ne vorrebbero al tempo d’oggi, tempi che purtroppo viaggiano sull’opportunismo, la viltà, il servilismo, il condizionamento dei mostri sacri: di questi ultimi non me ne frega proprio niente, fossero anche degli dei scesi in terra.
      Di conseguenza ammiro sempre coloro che esprimono le opinioni con coraggio, non anche dettate da livore, invidia, rivalità, ritorsione, saccenza, ecc.
      Ma di tutto questo ebbi già a dire in precedenza in altra replica.
      Fraternamente, Siddharta.

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  2. A me piacciono, sia la prima che la seconda.
    Nella prima posso rispecchiarmici benissimo, così come, penso, molti di noi: insomma chi ha superato i secondi anta.
    Le seconda mi fa pensare ad un sogno di giovinezza, un ritornare ai tempi entusiasti della vita infantile e dei pochi anni a seguire dell'adolescenza, quando tutto appare fresco e autentico; insomma, un dire molto poetico sull'infanzia dorata.

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