venerdì 12 dicembre 2014

UNO SGUARDO DALLA COLLINA - frame - racconto

Quella mattina la montagna aveva tutta l’aria di volersi scrollare di dosso le case aggrappate alle sue pendici. Imponente e nitida nell’aria tersa del mattino, era una costante minaccia per Giovanni che abitava in cima alla collina e alle spalle aveva solo il mare.
Con l’animo inquieto e un brivido nella schiena, anche per l’aria fredda che scendeva a valle e sollevava la pula dai campi d'orzo, si diresse verso il portico.
La stalla dei conigli era avvolta nella penombra del primo mattino, ma Giovanni non tardò ad accorgersi che una femmina gravida, una di quelle che a giorni avrebbe dovuto partorire, era scomparsa dalla gabbia! Si guardò intorno sconsolato, poi infilò la mano dentro il nido per sincerarsi che fosse vuoto.

“Questa bestia è sempre stata una sciagura!” si disse, ringraziando a modo suo le anime del purgatorio, “Si sarà agitata prima del parto e lo sportello sbilenco ha ceduto.”
Doveva essere andata proprio così e adesso non aveva molte speranze di ritrovarla. A quell’ora l’animale poteva essere ovunque: sotto l’uliveto, in mezzo alla vigna e perfino nel sottobosco di fondovalle.
Uscì sbattendo l’uscio e imprecando, tuttavia, dopo pochi passi, le maledizioni gli si strozzarono in gola: la coniglia se ne stava tranquilla a pochi metri dal portico. Sotto un pesco spoglio e nel folto dell'erba bagnata di rugiada, mangiava cardi selvatici.
“Bastarda!” sibilò con l’ultima scheggia di rabbia in corpo e un sospiro liberatorio. Rincorrerla nel prato e sotto gli ulivi sarebbe stato uno sforzo inutile e con poche probabilità di successo, eppure doveva decidersi, non poteva permettersi di restare tutta la mattina impalato a guardare la coniglia che, incurante della sua presenza, si riempiva di erba fradicia.
“Gli verrà il mal di pancia se continua a ingoiare quella roba!”. Ancora indeciso sul da farsi si ritrovò in quel preciso istante a desiderare fortemente una sigaretta. Più che la mente, pareva fossero le mani a soffrire della privazione. L'assenza del gesto abituale gli provocò un disagio momentaneo, sufficiente a fargli capire che non era ancora arrivato il momento di abbassare la guardia e che il “maledetto vizio” ancora non si dava per vinto.
La coniglia intanto non si muoveva dal suo posto e nemmeno il gallo, che nel pollaio strillava sino allo strozzo, sembrava convincerla a fuggire verso la libertà. Mangiare a crepapelle l’erba fresca e saporita, era quanto di meglio potesse desiderare in quel momento e del domani e di altro ancora, pareva infischiarsene altamente.
“Ecco, questa sì che è la vera libertà.” Era consapevole di trovarsi nel bel mezzo di uno dei soliti ragionamenti strampalati, ma nonostante ciò, provava invidia per quella bestia, soprattutto adesso che non poteva più assaporare l’aroma della sigaretta dopo il caffè della mattina.

“Mezzo bicchiere di vino rosso al pasto… non di più!” aveva aggiunto il dottore che, della grappetta per sciacquarsi la bocca a fine pasto, non aveva voluto nemmeno sentir parlare.
Quei pensieri e chissà che altro gli fecero venire alla mente una cartolina arrivata la settimana prima e che teneva ancora nella tasca interna della giacca.
“Proprio una bella spiaggia.” pensò rigirandola tra le mani “Una di quelle con la sabbia bianca, finissima… con le palme e l’acqua cristallina… un’isola sperduta nel mare azzurro dei Caraibi.”
Sul retro c’erano i saluti di quella bestia del suo amico Filippo, e quel “stammi bene”, molto più eloquente di tante parole. Forse diceva così soltanto per sfotterlo. Giovanni non era molto convinto che l’amico se la passasse così bene come voleva far credere. Anche lui, l’amico del cuore, il compagno dell’infanzia, prima che la crisi lo prosciugasse definitivamente, si era ritirato dagli affari e con il gruzzolo in saccoccia aveva salutato tutti, moglie, figli e compagnia bella. Santo Domingo era stata la meta, dove l'aspettava una giovane creola ben disposta ad aiutarlo a spendere tutti i suoi soldi.
Si guardò intorno contento di essere solo in quel momento. La situazione infatti era alquanto stravagante: un omone grande e grosso seduto su un secchio di latta capovolto, a guardia di un coniglio che brucava in mezzo all’erba, dopotutto, era una cosa inconsueta anche da quelle parti e in aperta campagna.
Raccolse un sasso e lo lanciò senza violenza ad un palmo dalla coniglia; l'orecchio cadente ebbe un leggero sussulto, ma niente di più. Provò altre volte e sempre con più energia, ma senza ottenere il risultato sperato, la coniglia infatti non mostrava nessuna intenzione di fuggire.
Nel frattempo il gatto di casa, uno scansafatiche bianco e nero che non prendeva topi per principio, gli si avvicinò strusciando il testone sui pantaloni e non tardò ad accorgersi della presenza insolita del coniglio. Lo fissò alcuni istanti agitando nervosamente la coda, poi si accomodò alla meglio tra le caviglie del padrone.
La presenza del felino infine convinse il coniglio a muoversi, il quale a piccoli saltelli, senza fretta, si diresse verso il portico seguendo un percorso insolitamente lineare per le abitudini di quella razza. A Giovanni non parve vero di vederla infilarsi proprio nella stalla. Incredulo e meravigliato si avvicinò con molta cautela per non spaventare l’animale che alla fine si lasciò catturare docilmente.
“Stupida!” le sussurrò Giovanni con un filo di voce, mentre le accarezzava il ventre gonfio e umido di rugiada, “Ti sei fatta fregare anche tu, ecco perché sei tornata”.

Poi sistemò alla meglio lo sportello della gabbia aiutandosi con del filo di ferro arrugginito, pose della paglia fresca nel nido e scrollando il capo uscì dalla stalla che il sole era già alto. Una nuvola bianca, enorme, aveva nascosto la montagna e tutto intorno era di nuovo tranquillo, anche la terra sotto i piedi sembrava più piatta e più sicura. Le drupe ancora acerbe sugli ulivi ciondolavano rassegnate e anche il gallo, quando lo vide arrivare, saltò giù dal trespolo più alto e, finalmente, smise di strillare.

(frame-  2014)

21 commenti:

  1. Che frescura! Ho rabbrividito un po' nell'aria fresca del mattino mentre assistevo alla scena.
    Fantastico, caro Franco, come hai saputo descrivere una scena di per sé così minimalista. Hai reso viva un'immagine quasi immobile, con la presenza dei soli animali e delle tue riflessioni sulla libertà. Tutto con piccoli accenni che aprono però ad orizzonti più vasti, che sanno ben ripercuotersi su risvolti filosofici.

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  2. Effettivamente...

    I protagonisti sono un coniglio, un gallo, un gatto e... un bestione :-)
    Stai a vedere che ho scritto una favola.

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  3. una favola, gia'!
    A me piace un sacco il pezzo del gatto che non prende topi per principio. La descrizione di come reagisce alla presenza del coniglio e viceversa e' molto riuscita e fortemente visiva. Quelli che come me hanno avuto il piacere di assistere al comportamento di un coniglio dal vivo sanno di cosa parlo. :)

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    1. Ma come no! c' è persino un tentativo di morale, abbastanza puerile per la verità, che dovrebbe distinguerlo perlomeno dalla fiaba.
      Grazie per il passaggio.

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  4. Una pagina < campagnola > che sarà particolarmente gradita ai lettori foranei.
    Sì, perché nei piccoli centri abitati la coltivazione di modesti appezzamenti ( l’orto è indispensabile ) e l’allevamento di animali da cortile sono d’obbligo.
    Un contatto con la natura terapeutico prima che economico, perché distende i nervi, ci dà la misura delle cose, ci avvicina ai tempi lenti della terra.
    E poi quella che potremmo definire la stalla o fienile, con gli attrezzi, le stie, i mazzi di cipolle ad asciugare, la legnaia, ecc.
    Un piccolo mondo a portata di mano, con i profumi della terra e gli afrori della corte.
    Regno incontrastato di cani e gatti in movimento.
    I racconti come questo in lettura hanno il merito non solo narrativo ma soprattutto di risvegliare i ricordi dell’età più bella, quando anche noi s’era parte del paesaggio rurale, liberi di scorrazzare nelle infinite corse pe’ campi.
    Un bagno di fresca autenticità, di cui ogni tanto sentiamo il richiamo nostalgico.
    Siddharta

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    1. Non capisco perché mai i cittadini non dovrebbero apprezzare una storiella bucolica, semmai è il contrario, che quelli di paese ne hanno fin sopra i capelli dell'orto, degli animali e della puzza di stalla intorno. Comunque, grazie per la lettura e per il commento, so quanto ti costi dover leggere 'ste quattro bagatelle in prosa, ma ti assicuro che sto cercando di perdere il vizio e conto a breve di esserne fuori definitivamente da questa insana malattia di scrivere racconti.

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    2. Ma insomma, Franco, quando leggo un testo mi concentro sulle sensazioni di contenuto che trasmette.
      E il tuo racconto mi ha fatto riandare ai ricordi d’infanzia, il che è tutto dire.
      Ed ora alla tua osservazione.
      Son vissuto decenni in grandi città e i giovani di colà ( per restare solo a loro ) non avevano mai visto e forse mai vedranno una gallina fare l’uovo: come potrebbero mai coinvolgersi su fatti e immagini di un mondo altro da sé?
      Ora vivo in un paese lillipuziano e mi sono nuovamente immerso nella realtà della natura, come ai tempi d’infanzia.
      Amarcord solo miei tra i sorrisetti di compatimento di mio figlio tutto pc, tablet e smartphone, incapace di impugnare un rastrello…
      Siddharta

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    3. Ma io non dicevo con malizia, ho capito perfettamente cosa intendevi dire.
      Il fatto è che sto riflettendo davvero sull'opportunità di continuare ascrivere o meno racconti di questo genere, dicevo senza ironia. E' da un po' che ci penso. Paturnie, mancanza di entusiasmo forse, non so in effetti trovo più soddisfazione a scrivere di altro sul blog. Probabilmente e così :)

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  5. Bravo Franco...uno scorcio di sana vita campagnola di una volta che ti da il tempo di contemplare seduto su un secchio, aspettando che tutto ritorni al suo posto...e quel gallo che allora si è acquietato quando tutto si è calmato.

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    1. No, non è di una volta, io vivo attualmente in questa realtà contadina. Questo mondo per fortuna ancora non è completamente sparito, anche se negli ultimi dieci anni ho assistito a una trasformazione, ad un cambiamento che è nell'ordine delle cose, ma non immaginavo così repentino. Le tue parole mi confortano e non sai quanto bene mi hanno fatto. Hai centrato il problema e meglio di così non ti potevi esprimere. Grazie per la lettura.

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  6. E adesso consentitemi un po’ di sana autocritica.
    Questo racconto, diciamolo pure, non è un gran che, me ne rendo conto da solo, e anche se scritto in terza persona, forse ha un sapore autobiografico troppo forte, dice troppo, non nasconde, non usa come dovrebbe sottili metafore, rischia di apparire troppo esplicito e ingenuo per i tempi che corrono e per i canoni della moderna narrativa. Insomma, qui il famoso correlativo oggettivo è finito alle ortiche!!!
    La conferma ai miei sospetti arriva proprio dalla reticenza a parlare del vero tema della storia, da parte di coloro che mi hanno commentato fino a questo momento. I silenzi poi sono più istruttivi di certe critiche spietate e la mia lunga frequenza nel web mi ha insegnato a valutarne il peso e l’importanza.
    La colpa è mia e me ne scuso, la vostra delicatezza oltre che commovente è stata quanto mai utile, la prossima volta, semmai dovessi ricadere in tentazione, vi parlerò soltanto della semina dei piselli, della potatura degli ulivi, di come si tosa una pecora senza schiuma da barba, senza l’inutile contorno di paturnie e mugugni vari. Grazie 

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  7. Bene...molto bene, sapere che ancora esistono certi luoghi mi fanno stare tranquillo, poiché ho la speranza e la certezza che ancora il buon modo di vivere non è del tutto perduto; anche perché noto con immenso piacere che i giovani stanno riprendendo la vita ed il modo di vivere moderno nei campi dei loro padri.

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  8. Appunto. Questo racconto nasce da una cosa reale e quindi, riesce a entrare in chi ti legge. Non mollare!

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  9. Bah. Secondo me se non ci sono metafore è meglio. Se non nasconde è meglio. A mio parere è trasparente. Il protagonista vede la coniglia che sembra essere scappata, ma non lo è, e pensa al suo amico che invece è scappato mentre lui, il protagonista, è rimasto. Dopodichè riacciuffa la coniglia che ha compiuto una finta fuga per sfuggire ad un pericolo illusorio.
    Che poi il protagonista possa pensare se stesso come a un coniglio che si è fatto spaventare da un pericolo illusorio e si sia fatto quindi fregare, ma che, tutto sommato, non è poi così scontento di come è andata a finire è una deduzione lecita, ma, dato che non ci sono elementi testuali che dimostrino che questa è l'interpretazione corretta o addirittura la sola interpretazione corretta è superfluo spingersi oltre. Ma il punto è "in che misura lo spingersi oltre e costruire diverse interpretazione rende il racconto migliore?". In fondo anche Leopardi quando volle dire "quanto somiglia al tuo costume il mio" lo disse. E ancora: che rilevanza ha che il racconto sia o no (auto)biografico?
    Tra le mille interpretazioni possibili di un testo, io tendo sempre a preferire quella letterale, se sensata.
    Insomma, il racconto va bene così com'è, secondo me.

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  10. Trovo che il tema scelto un po' come scusa per parlare, tra le altre cose, soprattutto di libertà, sia delizioso - uno spaccato di vita di campagna in cui Giovanni condensa certe sue frustrazioni (i divieti di fumo e di alcol).Quando il protagonista, in fondo, tira le sue somme, si sente un po' meno solo pensando a Filippo, alla sua fuga verso un destino di libertà forzata, e guardando la coniglia che preferisce il rifugio nella stalla alla fuga in direzione del mondo. Delicato e bello l'epilogo, che sa d'amaro e di sollievo, insieme: "“Stupida!...... Ti sei fatta fregare anche tu, ecco perché sei tornata”
    Tutti e tre fregati, quindi. Per tre versi diversi.
    A me è piaciuto Franco. Immagino, anzi credo, che saresti in grado di renderlo ancora migliore, ancora più incisivo, dopo averlo lasciato decantare un po', ma già così per me funziona più che bene.
    Ti segnalo, per essere pignolo, un periodo che non torna perfettamente:
    " La presenza del felino infine convinse il coniglio a muoversi, il quale a piccoli saltelli, senza fretta, si diresse verso il portico..."

    Auguri.

    Franco "Pale"

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  11. Caro Pale,
    più o meno è quello che volevo dire. Fra qualche mese ci rimetterò le mani, di solito mi capita di peggiorare le cose, ma grazie lo stesso per i suggerimenti, e con l’occasione ti auguro uno splendido 2015.

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  12. Non cambiarlo, la sua freschezza la puoi rovinare. C'è chi scrive e riscrive migliorandosi, ma non sempre si riesce a mantenere la spontaneità, si rischia il logorroico...
    Piuttosto scrivine un altro.

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  13. Sono d'accordo con Elisa; io lo trovo di una freschezza incredibile, e completo e profondo così com'è, arioso attraverso gli accenni filosofici sui percorsi di vita che lasciano spazio alle riflessioni, di indirizzo diverso, di ognuno.

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  14. Be', vi ringrazio tanto carissime, ma ha ragione Pale, quella frase, perlomeno, andrà migliorata. :-)
    Per il resto sono d'accordo con voi, non vale la pena di perderci la testa.

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  15. Proverò ad aggiungere 2 parole di più per cercare di farmi capire meglio: mi ripeto, è un racconto bello, pulito, originale se non nel tema di fondo, nel modo in cui a tale tema si arriva. L'ho MOLTO apprezzato e, lasciando da parte quel periodo che torna male, ho avuto come una vaga impressione, più che altro giocata sulla mia non estesissima esperienza di prosa, che in questo testo l'appetito possa venire mangiando: ossia non saprei indicarti né come né dove tu potresti ancora migliorare il testo ma ho come la sensazione che abbia margini per un ulteriore arricchimento, per acuire tutte le belle sensazioni, il pathos che già possiede. Te lo dico, Franco, perché mi sembra che, dai tuoi "controcommenti", tu tenda a sminuirlo o comunque a ritenerlo un fatto già esaurito. Questo può senz'altro essere, non ne sono io l'autore, ma il senso del mio commento era un po' quello che ho provato a descrivere sopra. Insomma, secondo me, forse puoi divertirtici ancora, ecco questo volevo dire.
    Ciao.

    Franco Pale

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  16. Avevo capito perfettamente il senso del tuo commento :-). Nema problema! Ciao

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