domenica 18 gennaio 2015

CARLO V - Appunti di storia - Serenella Tozzi


Parliamo di Carlo V, l'imperatore che in pieno Rinascimento poteva affermare che sul suo regno non tramontava mai il sole.
Carlo era nato nel 1500 a Gand, nelle Fiandre, da Filippo il Bello, arciduca d'Austria, e da Giovanna la Pazza, regina di Castiglia (pare sia impazzita alla morte del marito, avvenuta nel 1506, di cui si dice fosse molto innamorata).




Giovanna era figlia dei cattolicissimi sovrani di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. Fu Isabella che, dopo aver consultato una commissione di dotti, decise di finanziare la spedizione dell'esploratore genovese Cristoforo Colombo; la quale, come sappiamo, portò alla scoperta dell'America (nel 1518 fu Carlo V a sostenere la spedizione di Magellano).

Il 1492, l'anno di partenza delle tre caravelle, è anche l'anno dell'emanazione del decreto di espulsione dalla Spagna dei numerosi sudditi di religione ebraica: come detto, la regina era fortemente religiosa e pretendeva di costringere tutte le minoranze etniche ad una conversione forzata alla religione cattolica. Gli ebrei che non accettarono si dispersero per altri paesi europei e del Mediterraneo (un numero cospicuo si rifugiò nell'allora tollerante Impero Ottomano, dove furono accolti a braccia aperte per le loro capacità e cultura).
Fuggirono con in mano la sola chiave di casa, vanamente convinti di potervi un giorno fare ritorno (negli ebrei sefarditi sussiste ancora la tradizione di consegnare la chiave - simbolo della nostalgia - ai figli).

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha recentemente approvato un progetto di legge che dovrebbe entrare in vigore proprio agli inizi di questo 2015 per permetterne il rientro.

Carlo nel 1516, alla morte del nonno materno Ferdinando d'Aragona, ereditava (per breve tempo in reggenza con la madre malata) i regni di Castiglia, d'Aragona, di Napoli e di Sicilia, nonché le immense colonie spagnole d'America.
Nel 1519, a soli diciannove anni, con la morte del nonno paterno Massimiliano I, allargò i suoi domini con i territori austriaci degli Asburgo.
Accadde così che la casa d'Austria degli Asburgo dominasse un vasto impero che comprendeva tutta la Germania, l'Austria, la Spagna, Napoli, la Sicilia e i Paesi Bassi, nonché gran parte del Nuovo Mondo.

Nel 1519, infine, dopo aver combattuto, in particolare contro il re di Francia Francesco I, a suon di offerte di denaro ai principali grandi elettori, fu nominato Imperatore del Sacro Romano Impero.
Fu aiutato in ciò dai Fugger, facoltosi banchieri di Augusta, che gli prestarono ben cinquecentomila fiorini sugli ottocentocinquantaduemila spesi. E' da notare che il re di Francia, con l'irruenza dei Valois, aveva giurato che se fosse stato necessario sarebbe stato disposto a spendere fino a 3 milioni in oro; ma tra i grandi elettori tedeschi prevalse il sentimento antifrancese ed essi si espressero a favore di Carlo.
L'investitura ad imperatore avvenne nel 1520 ad Aquisgrana e dieci anni dopo, a Bologna, papa Clemente VII (della famiglia de' Medici e nipote di Leone X) lo incoronò anche re d'Italia con la corona ferrea.
Francesco I, ferito nella sua vanità e furibondo per aver profuso invano molto denaro, nonostante fosse stato sostenuto in segreto dal precedente papa Leone X, non tardò a trovare un pretesto per muovere guerra al fortunato rivale.


Circa l'assetto dell'Europa all'epoca, si può sottolineare come la Germania fosse composta da numerosi feudi autonomi (principati, ducati) e città pressoché indipendenti. La ricchezza era mal distribuita, con feudatari ricchi e prepotenti, continuamente in guerra fra loro, mentre i contadini erano poveri ed angariati.

I ricchi Paesi Bassi avevano città confortevoli e prosperose, soprattutto per l'intenso trasporto commerciale marittimo sviluppatosi con la scoperta dell'America.

La Francia, in confronto alla Germania, presentava a sua volta un aspetto florido. L'esuberante vitalità dei nobili trovava sfogo nelle campagne d'Italia, in particolare per la conquista del Ducato di Milano, ricco e importante punto strategico.

Nonostante che Ferdinando d'Aragona ed Isabella di Castiglia, col loro matrimonio, avessero formato un potente e prosperoso stato unitario, anche in Spagna, come in Germania, si manifestarono proteste interne: infatti, prima ancora che Carlo lasciasse le natìe Fiandre per trasferirsi permanentemente in Spagna, scoppiò il malcontento in alcune "Cortes" in cui questa era suddivisa.
Carlo, che si esprimeva in francese, dovette imparare la lingua spagnola, che ignorava completamente.

L'Italia era un mosaico di piccoli stati e di repubbliche indipendenti:
- la grande ed aristocratica Serenissima di Venezia (abbastanza forte per allearsi con quella potenza che più le convenisse, generalmente la Francia);
- il Ducato di Milano sempre conteso fra Spagna e Francia;
- lo Stato della Chiesa nella parte centrale della Penisola, spesso agitato all'interno da fazioni turbolente come quella della famiglia Colonna;
- Napoli, la Sicilia e la Sardegna appartenenti alla corona spagnola e, quindi, all'impero;
- la Repubblica di Firenze, sotto la signoria dei Medici;
- Mantova, governata dai Gonzaga e Ferrara dagli Estensi.

In Inghilterra regnava dispoticamente Enrico VIII, della dinastia Tudor, che poteva fare da arbitro tra l'imperatore Carlo V e il re di Francia.

La Svizzera era una confederazione indipendente di cantoni, da poco staccatisi dall'impero, divenuta una sorta di serbatoio militare che forniva alle altre potenze le sue disciplinate milizie.

In questo contesto si generarono quegli scismi religiosi che cambiarono notevolmente la natura e i rapporti degli stati d'Europa: il protestantesimo di Martin Lutero in Germania, e l'anglicanesimo di Enrico VIII in Inghilterra.

Il primo conflitto, dei quattro che sorsero fra l'imperatore Carlo V e i re di Francia (a Francesco I, morto nel 1547, succedette il figlio Enrico II), fu iniziato dai francesi per conquistare Milano e si concluse nel 1525 a Pavia, con la sconfitta di Francesco I, che fu fatto prigioniero e trascorse più d'un anno di comoda prigionia a Madrid (poteva andare liberamente a caccia e godere d'ogni conforto nella lussuosa dimora madrilena dell'Alcazar). Dopo aver pagato un riscatto e ceduto a Carlo la Borgogna, nonché sottoscritto di rinunciare a qualsiasi suo diritto sull'Italia, Francesco I fu rilasciato in libertà.

Papa Clemente VII poco tempo dopo temendo l'eccessiva espansione dell'Imperatore sul territorio italiano, che metteva a rischio lo stesso Stato Pontificio, si rese promotore di una Lega antimperiale composta, oltre che dal Papa, dal re di Francia (che veniva meno all'impegno preso), dal Ducato di Milano, dalle Repubbliche di Venezia e di Genova, nonché dai Medici di Firenze.
Carlo V non partecipò di persona  alla guerra contro la Lega, ma ne affidò il comando al generale tirolese Georg von Frundsberg, che a sua volta si contornò di esperti comandanti di Lanzichenecchi (soldataglie mercenarie germaniche, di trista fama).

Fu per fermare la marcia verso Roma dei Lanzichenecchi che, nella battaglia di Governolo, nei pressi del fiume Mincio, il condottiero Giovanni de' Medici ("dalle Bande Nere") fu ferito mortalmente.

Quel che accadde con il "Sacco di Roma" nel maggio 1527 fu di inaudita ferocia e violenza, tanto da scuotere le coscienze cattoliche d'Europa; Enrico VIII che si era astenuto da ogni posizione, propose alla Francia di intervenire contro l'Imperatore Carlo V (probabilmente anche per ingraziarsi il favore del Papa in considerazione del suo desiderio di poter sposare Anna Bolena).

Insomma, su Carlo V, che si proponeva come difensore della cristianità contro gli eretici e gli infedeli, resta l'onta del "Sacco di Roma", con la profanazione delle chiese, le ruberie perpetrate in esse e nei palazzi patrizi, le uccisioni e le terribili brutalità commesse dalla sua soldataglia. Viene da domandarsi che cosa ne avrebbero pensato i religiosissimi nonni Ferdinando e Isabella.

L'intervento per vendicare tale comportamento però non avvenne, perché nel 1529 Papa Clemente decise di riconciliarsi con l'Imperatore, salvo poi riprendere le ostilità, in un'alternanza di accordi e guerre.

Carlo era di natura riservata e impassibile, campione di taciturna serietà fiamminga, dai propositi ben determinati e di acuta intelligenza. In età giovanile soffrì di epilessia (dalla quale guarì dopo aver sposato la bella cugina Isabella del Portogallo, che gli diede 6 figli, e che lui adorò finché visse - morì di parto a 36 anni -); contrasse la gotta già a 30 anni, malattia che lo perseguitò per tutta la vita. Ebbe anche 7 figli naturali da donne diverse rimaste per lo più sconosciute. La sua magnanimità, sebbene la politica del Rinascimento si svolgesse in un labirinto di menzogne e di maneggi, lo induceva a fidarsi degli uomini e più di una volta si lasciò impigliare in una rete di intrighi favorendo il gioco degli avversari.

Era altresì un soldato eccellente e passò parte della sua vita a cavallo essendo costretto a lunghi periodi di assenza dalla Spagna per provvedere al governo dei suoi vasti possedimenti, o per contrastare le battaglie di guerra e di religione che mano in mano si manifestavano, soprattutto nelle aree tedesche.

Dovette combattere, senza giungere ad una vittoria definitiva, contro la Francia e contro l'Impero Ottomano di Solimano il Magnifico che, con le sue mire espansionistiche verso l'Europa centrale, costituì sempre una spina nel fianco dell'Impero. Solimano aveva nominato ammiraglio della sua flotta il terribile e capace pirata detto "il Barbarossa" (per il colore della barba), terrore, per le sue razzie, delle coste del bacino Mediterraneo.
Numerose sono le testimonianze giunte sino a noi delle sue feroci gesta: le galere, i mercati di schiavi e gli harem dell'Africa e della Turchia traboccavano delle sue vittime.

Per poter avere una visione del periodo rinascimentale bisogna pensare all'ubriacatura improvvisa del mondo occidentale con l'apparire delle dorate visioni delle Indie e delle Americhe; i nuovi viaggi; l'affacciarsi di nuove religioni; il diffondersi della stampa; il rimbombo delle guerre e delle conquiste; l'imperversare delle flotte turche: l'Europa in quest'epoca è un vortice di aspettative, di passioni, di entusiasmi, di splendori, di santità, di feroci crudeltà.

Carlo V, in questo contesto, appare come l'uomo forte per opporsi all'ascendente disgregatore di Lutero, alle continue rivalità fra le potenze in Europa e ai violenti attacchi dei turchi.
Tiziano Vecellio, suo ritrattista ufficiale, lo immortalò in diversi quadri e nelle sue famose opere ne esaltò i molteplici aspetti come uomo di guerra, ritraendolo nella gloria di imperatore trionfante, e come austero uomo fiammingo in semplice veste familiare (splendido è anche il ritratto fatto dal pittore alla sua bellissima moglie Isabella).

Tiziano incontrò molte difficoltà per essere pagato: spesso dovette andare di persona a sollecitare i pagamenti (esistono le lettere da lui stesso scritte ai vari committenti, e in particolare alla corte spagnola). Chissà quanti altri capolavori avrebbe potuto eseguire senza quei ritardi!

In effetti, Carlo V fu sempre oppresso dalla scarsità di denaro: le immense ricchezze provenienti dalle Americhe depredate dai "conquistadores" Hernan Cortés e Francisco Pizarro, quasi non si riversavano sulla Spagna e, perlomeno, non bastavano a coprire le enormi spese. Fra l'altro pare che i ritardi nella paga ai Lanzichenecchi per l'intervento su Roma acuirono le loro la brame di rifarsi sulle ricchezze della città durante il "Sacco". Fu solo a partire dal 1545, grazie all'istituzione del "quinto", che Carlo V poté trarre dalle Americhe grandi quantità di oro e soprattutto d'argento che gli permisero di finanziare la sua politica europea. 

L'Imperatore, dopo essersi gradualmente dimesso da tutte le cariche ricoperte in favore del fratello e del figlio Filippo II, si ritirò in una semplice casa a Yuste, in Estremadura, dove morì piamente assistito dai religiosi dell'adiacente convento il 21 settembre 1558.
I grandi protagonisti che assieme a lui avevano calcato la scena europea nella prima metà del XVI secolo erano già tutti scomparsi: Enrico VIII d'Inghilterra e Francesco I di Francia morirono entrambi nel 1547; Martin Lutero nel 1546; Erasmo da Rotterdam (che ne era stato consigliere) nel 1536.

Carlo V era però morto senza riuscire a risolvere nessuno dei principali problemi che aveva incontrato nella sua esistenza: né ad estirpare l'eresia dalla Germania, né ad ottenere l'unità dell'Impero al fine di rendere la corona imperiale ereditaria di diritto per la propria famiglia, né a sconfiggere la Francia e la flotta mussulmana di Solimano.

Le forze turche furono in seguito vinte nello storico scontro navale avvenuto a Lepanto il 7 ottobre 1571 dal  figlio naturale di Carlo V e Barbara Blömberg di Ratisbona, Don Giovanni d'Austria, comandante in capo della Lega cristiana.



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17 commenti:

  1. Che dire...alla faccia degli appunti di storia, si dovrà cambiare l'etichetta ai post e trovare un titolo più consono al lavoro svolto. Che ne dici?
    Intanto complimenti per la ricerca, poi taglia, cuci e assembla, sembra facile ma non lo è affatto. Un lavorone davvero. Grazie a nome di tutti.

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  2. Il personaggio è tale da far tremare i polsi al solo avvicinarlo.
    Anche il lettore prova un senso di sgomento e di impotenza ad appropriarsi appieno di questa storia, che spazia in un mondo pullulante di comprimari ed eventi grandiosi.
    Naturalmente la sintesi fattaci da Serenella soddisfa una panoramica a ripasso di un'epoca.
    Ma io vorrei suggerire alla valorosa Amica di provare a cimentarsi anche su soggetti e circostanze minori, poco conosciuti ed indagati.
    Ma che ci proiettano all'interno di un vissuto di tutti i giorni, facendoci comprendere come si svolgeva in concreto la quotidianità , dicendoci dell'individuo, della famiglia, della società.
    La grande storia copre ampi spazi temporali, ma si nutre anche delle piccole cose le quali sovente ci dicono molto di più dei grandi eventi.
    Certo, la ricerca è più difficile e lenta, stante la penuria delle fonti, ma quanto più stimolante riflettendo i perchè della vita di un essere qualunque, quale in fondo siamo tutti noi.
    A me per esempio molto interesserebbe sapere meglio del Giuseppe di tutti i giorni più che del Gesù portentoso del quale francamente non se ne può più.
    Siddharta

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  3. Caro Sid, è presto detto:
    Una descrizione dell'ambasciatore di Venezia presso Carlo V nel 1550 ci fornisce questi dettagli.
    Aveva occhi azzurri, capelli castani striati d'argento e il naso sottile alquanto storto. Di statura media, il suo abituale contegno era austero ed energico, sebbene sapesse anche ridere. La sporgenza della mandibola impediva che i denti piccoli e in cattivo stato combacciassero.
    Questo grande uomo non era esente da difetti: il carattere energico si tramutava talvolta in una ostinazione irremovibile; le sofferenze della gotta lo prostravano rendendolo spesso negli ultimi anni irresoluto ed irritabile.

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  4. Carlo V e Francesco I si sfidarono per due volte a duello: la prima volta lo sfidante fu Francesco quando, dopo aver violato il giuramento di non pretendere più territori in Italia, era stato chiamato dall'imperatore "méchant et lâche", cattivo e vile.
    La seconda volta fu Carlo a sfidare Francesco, quando nel 1536 questi occupò Torino con le sue truppe benché vi fosse una proposta di Carlo di far convolare a nozze i loro figli.
    Tutte e due le volte lo scontro non avvenne.

    "Sua maestà faccia molta attenzione al monacello che si chiama Lutero" scriveva a Carlo V don Juan Manuel, suo ambasciatore a Roma nel 1520, alla vigilia della dieta di Worms. Ma in Sassonia l'influenza di Lutero era già forte.
    Una caratteristica di Lutero che sembra abbia impressionato anche i suoi contemporanei, era la sua forte tendenza alla menzogna. "Egli è - dice il leale e da tutti ammirato duca di Sassonia - il più sfrontato mentitore che io abbia conosciuto".
    Ma questo potrebbe essere anche un complimento visto che il Rinascimento è forse l'epoca che più ricorre alla bugia nei rapporti politici e sociali. Tradimenti conditi di adulazioni, bassezze ammannite con sorrisi cortesi, giuramenti e promesse violati cinicamente con un complimento o un colpo di pugnale.

    Non è esatto, però, che sussista scarsa documentazione dell'epoca, anzi. Tutte le corti mandavano propri ambasciatori che si premuravano di inviare dispacci quasi quotidiani ai propri signori e, poi, anche lettere private di ogni genere. Sono rintracciabili presso gli archivi delle varie casate.

    Tanti aneddoti si potrebbero raccontare, vuol dire che man mano ne scriverò qualcuno fra i più interessanti.

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  5. Ok.Serenella, hai centrato il punto.
    La storia a latere dei grandi personaggi ce li fa comprendere di più, se non amare.
    Perchè ce li riporta a misura d'uomo, come in fondo siamo tutti noi.
    Ad esempio il barbiere-cerusico dei tempi deve aver accelerato di brutto certe dipartite...
    E poi spiare dal buco della serratura è un vecchio vizio italico!
    Sid

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  6. Ecco per Sid una curiosità di contorno, che ci offre un'immagine casalinga di però importanti avvenimenti.
    Carlo V aveva intessuto una fitta corrispondenza con Maria I Tudor, regina d'Inghilterra, per convincerla ad accettare il matrimonio col proprio figlio Filippo. Promise di cedere in perpetuo all'Inghilterra (e quindi a Maria e Filippo ed ai loro discendenti) i ricchi Paesi Bassi. Li difendeva così per sempre dalla cupidigia francese.
    Ebbene, ecco cosa riferì all'imperatore il vescovo Renard, incaricato delle trattative:
    "Ella rispose che le condizioni di Sua Altezza (Filippo) le erano ignote e che aveva sentito da diverse parti che Sua Altezza non era giudizioso come Vostra Maestà; che se cercava il piacere non è ciò ch'ella desidera, all'età che è nota a Vostra Maestà (Maria aveva 37 anni, 9 più di Filippo) e non essendo mai stata innamorata né avuto pensieri amorosi".
    Renard scrive anche un giorno a Carlo V che la regina gli ha detto di aver passato due ore in lacrime e preghiere invocando l'aiuto di Dio.
    Maria, però, che non aveva mai amato nessun uomo s'innamorò del marito, l' "hidalgo" Filippo, che rigido, riservato, freddamente indifferente, si era sacrificato ad un matrimonio politico.

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  7. Per compiacere il marito Maria contribuì poi a precipitare nello scisma l'Inghilterra, nonostante che Carlo V le scrivesse prodigandole i suoi consigli: le ripete di mostrarsi buona inglese; di non dare ai nemici della sua fede e del marito (erano cattolici) pretesti per attaccare il suo patriottismo; agisca con prudenza contro i ricchi e gli altri membri del potente gruppo anticattolico (temevano di dover restituire alla Chiesa di Roma i beni confiscati dopo lo scisma fatto da suo padre Enrico VIII); tratti i ribelli e gli eretici con moderazione; si appelli sempre al popolo (che l'aveva sostenuta) e mantenga un Parlamento libero che rappresenti tutti i ceti.
    Ma Maria, subito dopo il matrimonio chiese al Parlamento di modificare la legge di successione a favore del marito Filippo, e ne ottenne un rifiuto. Successivamente trascinò l'Inghilterra nella lotta contro la Francia sostenendo la Spagna.
    Il Regno di Maria finì così tristemente fra le agitazioni che furono represse col sangue e Maria, che esagerò con le persecuzioni, fu soprannominata "la sanguinaria".

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  8. A proposito di aneddoti
    Il celebre cocktail Bloody Mary, a base di Vodka e succo di pomodoro, deve il nome, oltre che al colore sanguigno, proprio al personaggio di Maria la sanguinaria. Ah, ah, ah,ah…

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  9. Sarà che mi sono formato a spaziare dall'etimologia delle parole per risalire al generale, ma a me queste particolarità aiutano a memorizzare i personaggi nello spazio e nel tempo.
    Così bevendo un drink cogli amici colgo l'occasione per ricordar loro che... ecc. ecc.
    Siddharta

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  10. Qualche notizia su Lutero.

    Martin Lutero è stato innegabilmente un uomo di forte personalità, capace di trascinare con la sua parola grandi folle, eppure quando alle 4 del pomeriggio del 17 aprile 1521 si presentò nel grande salone al primo piano del palazzo arcivescovile di Worms, dove la Dieta (composta da una brillante assemblea di prìncipi e di prelati) è presieduta dall'imperatore assiso sul trono in abito spagnolo di velluto nero e oro, con grande delusione dei suoi seguaci i suoi nervi cedettero: confuso balbetta, esita, borbotta fino a che, alla sua richiesta di rinvio per prepararsi meglio, la seduta venne rimandata al giorno dopo.
    Il giorno successivo mostrò, però, tutta la sua audacia: non balbetta più, è sciolto energico, inflessibile.

    Martin Lutero era stato battuto a sangue dall'infanzia alla giovinezza dal padre e dalla madre, una virago, e dirà, quando era già in età molto avanzata: " I miei genitori erano soliti portare dalla foresta i bastoni adatti per farmi danzare".
    Nella sua vita mostrò presto tutti i sintomi del nevropatico con i suoi violenti appetiti, con la necessità di indulgere nel mangiare, nel bere e nei piaceri sessuali, il tutto soffuso da una spiritualità fanatica ed arrogante, ma con una profonda sincerità del suo sentimento religioso.

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  11. I rimorsi gli facevano apparire il diavolo sotto forma di enorme cane nero, ma più probabilmente erano le privazioni a cui si sottometteva la vera causa; dirà lui stesso: "Divenuto l'orribile persecutore e il tormentatore di me stesso digiunai e mi consumai in preghiere come se volessi uccidermi".
    Aveva anche una certa sensibilità che lo fece piangere su una violetta morta nella neve (e questo tre secoli prima del Werther). :-)

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  12. Queste notiziole di contorno, cara Serenella, servono a rendere più a portata di mano i grandi personaggi della storia.
    Facendoceli comprendere meglio, giustificare e forse amare.
    Brava,continua così.
    Sid

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  13. davvero un lavorone, una tranche di storia non limitata alla sola figura di Carlo V, ma molto più ampia, a largo respiro.
    Molto ma molto interessante e ottimamente "narrata".
    I miei complimenti Serenella.

    Franco Pale

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  14. Grazie Pale, sono lieta del tuo interesse.

    Ho approfondito il periodo di prigionia di Francesco I ed ho trovato fonti discordanti: comunque sia la prigione è durata un anno e mezzo, e solo l'ultimo anno potrebbe essere stato pesante per il re di Francia rinchiuso all'Alcazar, una fortezza mussulmana lussuosamente restaurata una decina di anni dopo. Gli altri sei mesi iniziali Francesco li passò ospitato liberamente e sontuosamente dai nobili lungo il tragitto che lo portò da Pavia a Madrid. All'Alcazar addirittura si ammalò, tanto che corse ad assisterlo la sorella Margherita.
    Studiarono anche un piano di fuga che fallì, e Margherita venne rimandata in Francia.

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  15. Ti ho scoperta solo ora. Potevi dirmelo, lo sai che mi piace la storia.
    Ora Non posso, ma arrivoooooo.
    Ciao

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  16. eugenio gambardella6 febbraio 2015 15:07

    Anche questo tuo contributo su Carlo V è davvero interessante. Non vorrei sbagliarmi, ma Carlo doveva essere anche fratello di Caterina d'Aragona, moglie di Enrico VIII e da questi ripudiata per poter sposare Anna Bolena di cui si era innammorato. Chissa' quale posizione assunse nel merito il fratello Carlo...Ad ogni modo la storia mi è molto piaciuta e come al solito ti faccio i miei complimenti. Ciao.

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  17. Scusami Eugenio, vedo in ritardo il tuo commento, che mi era sfuggito e del quale ti ringrazio.
    In merito all'atteggiamento di Carlo V nei confronti del divorzio fra Enrico VIII e Caterina d'Aragona, dal suo comportamento si può meglio comprendere il carattere dell'uomo, che si lasciava guidare da un senso di quasi assoluta responsabilità.
    Compativa sua zia Caterina, era partigiano della principessa Maria (la figlia di Enrico VIII e Caterina, che, in età da marito, era trascurata dal padre circa una sua sistemazione matrimoniale), ma per motivi politici non poteva tentare un'azione contro l'Inghilterra. Scrisse così in una lettera al suo ambasciatore a Londra che lo sollecitava con ardore a prendere una decisione contro il re inglese: "Aspettate e vedremo".
    Il suo senso delle proporzioni non si lasciava offuscare da appelli puramente sentimentali. Era sovraccarico di problemi per il pericolo francese; per il luteranesimo che si andava affermando in Germania e nelle Fiandre (non poteva tentare un'azione contro l'Inghilterra senza correre il pericolo di una guerra che avrebbe dato le Fiandre agli anabattisti); doveva respingere le invasioni turche in Ungheria e fronteggiarle nel Mediterraneo.
    L'assumere una nuova responsabilità avrebbe potuto fargli perdere il predominio su tutto il resto.

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