giovedì 29 gennaio 2015

PCQ *** Penìa - Crescita - Il filosofo della dotta ignoranza

A) – Penìa.
La pittura classica ci ha spesso tramandato scene di banchetti sontuosi, con ai piedi dei ricchi commensali cani, servi e poveracci affamati a cibarsi degli avanzi.
Nel Simposio di Platone, Poros, figlio di Metide, è la personificazione dell'ingegno, dell'espediente.
Secondo il mito, il giorno in cui nacque Afrodite gli dei diedero una festa in suo onore.
Poros bevve molto nettare e completamente ebbro andò a stendersi nel giardino di Zeus.
Dopo il banchetto, Penìa (la povertà) venne a mendicare alla festa e vedendo Poros, di cui s’era innamorata, ebbro e addormentato, ne approfittò per giacere con lui restando incinta.
Da questa unione nacque Eros.
Il piccolo Cupido, che si diverte a trafiggere i cuori infranti, non poteva che restare nudo e indifeso anche se dispettoso, generato com’era dalla miseria…


B) – Crescita.
La crescita del PIL è il fantasma che ci insegue, tormenta e spaventa da tempo.
Se diminuisce ci sentiamo disperati e sconfitti.
Sì, perché un miliardo di occidentali ( Europa e America del nord ) vanta un elevato tenore di vita.
Da soli consumiano l’80% delle risorse del pianeta.
Per paradosso, se i cinesi e gli indiani dovessero mangiare anche una sola ciotola di riso in più, il nostro livello di vita calerebbe inesorabilmente, tra lo sconforto dei tanti.
Non solo, se tutti gli umani spuntassero lo standard di benessere degli occidentali, il pianeta imploderebbe!
Restando comunque a noi, siamo vittime di un circolo economico vizioso e perverso: dobbiamo sempre più consumare per far tirare la produzione, a pena di disoccupazione e povertà.
E la produzione così sempre più a crescere, creando una montagna di bisogni inutili attraverso la pubblicità, la moda e i media.
Con un mondo di rifiuti in continuo aumento, perché ogni bene prodotto contiene in sé il principio di autodistruzione al fine di doversi sostituire.
Inoltre, questo perfido sistema crea individui sempre più insoddisfatti dalla corsa ai continui nuovi bisogni: perché se l’uomo fosse felice non consumerebbe più…
Infine, il dio denaro è oggi l’unico metro di valutazione dei valori dell’individuo,  per cui < homo sine pecunia, imago mortis >, con la massa dei poveri solo polvere della storia.
Così ha detto il filosofo Umberto Galimberti su You Tube, letto per voi.
Ditemi almeno grazie…

C) – Il filosofo della dotta ignoranza.
Socrate era affetto da atopìa ( = senza luogo ), cioè di tanto in tanto si bloccava d’improvviso, immobile, isolandosi da tutto e da tutti, immerso nei suoi pensieri, in una sorta di stupore senile.
Da non confondersi con l’epilessia o altre affezioni.
Ce ne parla Platone all’avvio del Simposio, forse il libro più importante dell’antichità.
In quei momenti un dio abitava in lui, una specie di misticismo stoico…
A settant’anni generò il terzo figlio da Santippe.
Tra la moglie bisbetica, i figli fuori di ciccotto e i concittadini che volevano perderlo, se la spassava alquanto male…

SIDDHARTA

28.1.2015

7 commenti:

  1. B) senza essere un filosofo la penso come Galimberti; credo che il nostro sistema economico - produttivo cambierà con le buone o con le cattive a meno che non alti fuori una qualche fonte di energia illimitata gratuita e rinnovabile. Dobbiamo consumare meno e in modo diverso. Grazie per avermi fatto sentire un po' filosofo ;-) (oddio, che poi basta un po' di buon senso)

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  2. Ricordo che da giovane rimasi intrigato dalla filosofia ( ancor oggi ne sono ammaliato ), tanto che chiesi al docente universitario monitore cosa ne pensasse.
    Si viveva allora in pieno umanesimo scolastico.
    Mi sconsigliò vivamente ( il futuro è della tecnica, mi disse ) e scelsi altra strada.
    Allora la filosofia era eminentemente speculativa, astratta, retorica, sofistica.
    Oggi se si esclude la minoranza alla Cacciari dall'eloquio involuto e oscuro, i cultori della materia sono per lo più agganciati al reale, ricercando risposte concrete da analisi politico-socio-economiche presenti e passate.
    Una filosofia del reale, come quella del nostro Galimberti, fruibile da tutti e come dice il nostro Rubrus forse anche scontata solo che si ragioni saviamente.
    Siddharta

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  3. Un piccolo ricordo sull'umanesimo storico-scolastico dei miei tempi.
    Quando all'epoca andai a Salerno, luogo del ceppo paterno, amici e compagni si meravigliarono del fatto che frequentassi il liceo scientifico.
    Com'è possibile dicevano, guardandomi come un marziano...
    Laggiù, dove il liceo classico era di rigore per la borghesia.
    Sid

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  4. A- Penìa
    La miseria ha certamente bisogno dell'ingegno per sopravvivere.
    In quanto al piccolo eros, impertinente com'è, va ad odore. :-)

    B- Da ogni parte si parla di incentivare l'industria, ma se la domanda langue a che serve aumentare la produzione? Credo ci vogliano indirizzi diversi per aiutare la crescita economica. Salvare il salvabile prima che sia troppo tardi (penso alla protezione ecologica, agli indirizzi sociali ed umanistici, per esempio).

    C- Socrate aveva la capacità di estraniarsi e tutto dedito alle sue riflessioni riusciva a proiettarsi fuori da ogni contesto, prova ne sia l'episodio del Simposio, quando rimasto fuori della porta a riflettere entrò a metà della cena.
    Per me, al di là della filosofia, già questo lo rende un personaggio straordinario!
    Non credo che se la spassasse male, caso mai ha contribuito a rendere più scorbutica Santippe. :-)

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  5. L’economia occidentale è un aeroplano che deve viaggiare al di sopra della velocità di stallo, se rallenta crolla al suolo. La decrescita felice pertanto è una utopia. Ci penseranno i paesi che hanno fame a sistemare le cose, è solo questione di tempo. Be’… cavolata più cavolata meno, anch’io ho detto la mia.

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  6. Beh...un grazie caro SID lo meriti senz'altro per leggere per noi rendendoci edotti. Ma è il caso di dire:::povera Santippe!!!!!!

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