martedì 20 gennaio 2015

Poesie sulla poesia - Raccolta di poesie e pensieri sulla metapoesia. (etichetta: angolo della poesia)

Metapoesia o Poesie sulla poesia
C’è una cartella sul mio desktop dal titolo: “Poesie sulla poesia”. Le raccolgo da tempo come le conchiglie, senza affannarmi nella ricerca, prendo solo quelle che mi capitano sotto gli occhi sulle rive del web. Poi le conservo e talvolta le rileggo. Non nutro la speranza segreta di scoprire la pietra filosofale, anzi, forse mi consola di più constatare che, nonostante tanto affanno, ancora nessuno sia riuscito a svelare il segreto della poesia. Però sono in molti a cimentarsi in quella che viene definita metapoesia.

Chiamatela pure come volete: poesia nella e sulla poesia, poesia che parla di se stessa, poesia doppia, poesia allo specchio, poesia referente, poesia autoreferente, poesia che unisce la poesia come contenuto alla forma. Personalmente l’etichetta non mi assilla, ma vediamo di assemblare insieme questo post e di raccogliere, anche col vostro aiuto, le definizioni più significative sulla poesia. Goethe, tanto per citare un grande sosteneva, certamente per celia: "Quando non si ha nulla da dire, si scrivono poesie". Leopardi invece scriveva che: “… in rigor di termini, poeti non erano se non gli antichi, e non sono ora se non i fanciulli, o giovinetti, e i moderni che hanno questo nome, non sono altro che filosofi. Ma voglio incominciare questa carrellata con uno dei miei poeti preferiti, Franco Loi, che esprime molto bene anche il mio parere in proposito.


Franco Loi
Parlare di poesia è come parlare d’amore o dell’aria che respiriamo. Si confonde spesso la poesia con l’ingegno che produce cultura – è una, nemmeno troppo vecchia, malattia del neoclassicismo. In pratica si tratta di due vie e due culture: quella creativa e quella erudita o intellettuale. La creatività è in atto nell’uomo: non s’impara né si trasmette; la conoscenza è materia invece di studio e d’insegnamento. Non che una escluda l’altra ma, più semplicemente, una non garantisce l’altra.



Ad alcuni piace la poesia


Ad alcuni -
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace -
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia -
ma cosa è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

Wisława Szymborska
(da “Fine e inizio”, del 1993)


20 commenti:

  1. I pareri, e le opinioni, più o meno colte, attendibili e poco credibili, fantasiose, di pancia e d'intelletto, spontanee o meno che siano, non saranno mai definitive e mai abbastanza. C'è chi sostiene, e forse non a torto, che non ci sia vera poesia dietro questo genere di composizioni. Ma come si dicevo appunto nel post, chi pensa di sapere cosa sia veramente la poesia, scagli la prima pietra. Ma basta molto meno, anche un commento non guasta.

    Grazie

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  2. Sorpresa. Al liceo scrissi non una poesia (t'immagini?) ma una metapoesia.
    Siccome con gli scritti si fa come col maiale, non si butta via niente, ce l'ho ancora.

    Elegy from nowhere

    Sweet was listening to the singer
    It was late, the date was a finger

    But we hard the high screaming bird
    On the crests of the waves roving ad turning

    So we knew you were dead

    We recalled the mornings we saw
    Talking together. But you know…

    Like a wind that falls at eve
    Like the leaves that fall from the tree

    Like the early – down – cut - bloom
    So are the children our mothers can breed.

    So dance, maid, so play, lad
    Don’t be sad, don’t cry, don’t weep

    Soon, oh, so soon
    We’ll have a long, long night, to sleep


    Trad.

    Elegia da nessun dove.

    Dolce era ascoltare il cantore.
    Era tardi, non restava che un dito di giorno.

    Ma udimmo l’uccello che stridulo grida.
    Vagando ramingo sulla cresta dell’onda.

    Così abbiam saputo che sei morto.

    Ricordammo le albe che vedemmo
    Insieme parlando. Ma si sa

    Come un vento che cade a sera
    Come le foglie cadute dall’albero

    Come il fiore presto tagliato.
    Sono i figli che le nostre madri han nutrito.

    Allora danza, fanciulla, suona, ragazzo.
    Presto, oh così presto
    Dovremo dormire una lunghissima notte.

    L'unico verso "originale" è il quinto.

    Comunque tranquillo, mi è passata in fretta, la vis poetica..

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  3. Questa l'hai pensata in inglese, e i primi due versi e le rime nel testo lo testimoniano.

    Di sicuro è un componimento in versi, forse senza pretese da parte tua, ma questo basta a definirla metapoesia.
    Boh...non sarà mancanza di autostima? Eccesso di modestia, o che altro?.
    Quando penso alla poesia non penso soltanto a cose eccelse, sublimi, altrimenti giù la penna e tutti a casa:-) Non ti pare?

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  4. Potrei anche definirla "scopiazzatura" ma essendo spudorata nessuno potrà dire che è un plagio.

    In realtà a me piace vederla come un collage.

    Non è questione di modestia, vera o falsa, ma non penso che mettere insieme un po' di citazioni faccia letteratura.

    Senza stare a mettere troppi paletti, con Eco penso che ci siano due tipi di "profondità". Una fatta da una elaborazione propria ed autonoma dell'autore, l'altra che è data dalla semplice sovrapposizione di idee altrui.

    Ecco, io credo che giustapporre versi altrui sia o possa essere un divertente, brillante, intelligente "gioco", ma non sia, in sè "poetico" se questi versi non sono strumentali ad una espressione poetica dell'autore che prescinde dai versi stessi, benchè li presupponga.

    PS: sì, l'ho pensata in inglese.

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  5. Ho conosciuto una vecchietta di campagna, una dolce vecchietta, che scriveva delle belle poesie sulla natura di una freschezza tale da sbalordire (e teniamo conto che aveva fatto solo la seconda elementare).
    Spero che i familiari le abbiano conservate. Voglio provare a rintracciale.
    Ecco, penso a queste poesie come vera espressione poetica.

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  6. Perché il mio verso così poco aspira
    A varietà di forme e a cambiamenti? Perché col tempo non tengo di mira
    Sistemi nuovi e inediti ingredienti?
    Perché sempre lo stesso e sempre uguale
    Scrivo inventando quel ch’è già invecchiato,
    Così che ogni parola la mia firma
    Quasi porti con sé marchio d’origine?
    Oh tu lo sai, scrivo sempre di te.
    Dolcezza mia, solo di te e d’amore,
    Di nuova veste le antiche parole
    Vesto spendendo ciò che fu già speso:
    E come il sole è sempre nuovo e vecchio
    Così il mio amore dice quel che è detto.

    William Shakespeare

    Questa poesia mi pare in tema anche per il pensiero di Sid.

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  7. Mi piace molto al definizione di Loi... E poi "concettualizzare" qualcosa che rifugge ogni argomentazione razionale, come la poesia, è qualcosa che appare sbagliato. Paradossalmente, è quasi più facile scrivere poesie che parlarne. Intendo scrivere "poesie" in genere, non buone poesie...

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  8. Quando sento recitare una poesia da una persona, la giudico col metro dell'amicizia e della simpatia;nonché nel modo in cui la recita. Se la persona che recita mi è antipatica, la sua poesia lo sarà altrettanto; se invece è simpatica, la sua poesia sarà altrettanto simpatica. Voi mi direte: che non è questo il modo di valutare una lirica, ebbene, questo lo lascio fare a chi è in grado disinteressatamente di farlo. Sbaglio, lo so...ma non ci posso fare niente! EPITTETO!!! Tu che sei uno strizzacervelli, sono da internare???

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  9. Don Pietro carissimo, se per questo il primo da internare sarei io...
    Certo la simpatia e l'antipatia ci giocano molto.
    Ma con l'età perdono d'importanza.
    Perchè scompaiono le persone e restano i versi.
    Naturalmente questo vale se non ci si vede e ci si legge soltanto.
    Sentir recitare una poesia dalla viva vode dell'Autore: ci giocano molti fattori, l'impostazione, la gigioneria, ecc.
    Comunque se è una bella donna, anche se antipatica, me la scoperei...
    Siddharta

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  10. Ecco, caro Sid...proprio questo è il punto! Se una persona ti va a genio fino al punto che tu dici "apertamente", piacerà anche la sua poesia, poiché chi l'ascolta ne è succube.

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  11. Mah, si fa della metapoesia forse quando non si ha più niente da dire e si raschia il fondo della botte saccheggiata...
    A questo punto direi che sarebbe meglio zittire.
    Come è capitato a me, dopo migliaia di componimenti in cui m'è parso di aver detto tutto il dicibile.
    Siddharta

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  12. Caro Epi...ti devo contraddire.....tu invero, poeticamente avresti tanto ancora da dire. Non dimenticare che si scrivono anche liriche su cose e fatti che succedono attualmente da tramandare ai posteri. E poi, c'è la satira politica, il sarcasmo, i personaggi e tutto il modernismo. Perciò, non è il caso di posare la penna...che dev'essere sempre a portata di mano, per qualche frase, qualche spunto ed ogni evenienza...ciao - Pietro

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  13. Caro Pietro
    Io del parere delle persone colte e degli intellettuali in genere non mi fido, anzi, me ne frego.
    Se vuoi sapere qualcosa sui tuoi versi non domandare mai il parere ai poeti e agli intellettuali in genere. Del loro giudizio non ti fidare, perché la tua poesia sarà sempre troppo vecchia, oppure troppo nuova e quasi sempre troppo uguale. Non è che siano matti o in malafede, semplicemente sono convinti che il meglio sia già stato scritto e il tuo gran da fare, uno sforzo inutile. Se poi sono magnanimi e ti dicono bravo, rassegnati e solo una pacca sulla spalla.
    Se vuoi un parere sincero lo devi ricercare altrove e fuori dalla cerchia delle amicizie e dalle frequentazioni letterarie. Fai leggere la tua poesia al barbiere, oppure all’omino dell’acqua minerale, poi guardali attentamente negli occhi e capirai molte più cose senza tante parole.

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  14. << Fai leggere la tua poesia al barbiere, oppure all’omino dell’acqua minerale, poi guardali attentamente negli occhi e capirai molte più cose senza tante parole >>,dice Franco.
    Semplicemente che ti prenderebbero per matto non avendo tempo da perdere, loro...
    Dico io.
    La provocazione di Franco poggia sull'egoico abnorme dei Poeti e letterati in genere.
    Tutti convinti ad ogni < schittatina > di aver scritto l'opera del secolo, per cui se non applauditi ad ogni ora del giorno entrano in grave crisi d'astinenza!
    Siddharta

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  15. Se proprio vuoi un parere!
    Avrei dovuto aggiungere alla frase, altrimenti puoi farne benissimo a meno.

    Tu ti riferisci a coloro che hanno le credenziali per essere considerati poeti, oppure se le attribuiscono di propria sponte, in altre parole se la credono.
    I frequentatori occasionali come me, invece, non hanno di queste pulsioni e non si prendono troppo sul serio. Pertanto non entrano in crisi per così poco. Noi ignoranti lo sappiamo che quello sul web è tutto un gioco.
    Sono altri che ci stanno a fare una malattia. Per conto mio, non partorisco che un paio di metapoesie all'anno, e lo faccio giusto per spirito di partecipazione. Perchè non mi sembra bello commentare, criticare, e pontificare senza mettersi in gioco. Con la scusa di non aver niente da dimostrare. Ha ragione Pietro, devi avere il coraggio di pubblicare le tue poesie. Vuoi vedere che sei tu il primo a non sopportare le critiche? Ma non mi dire. Sai, io ho molta stima di te, ma alla fine il dubbio viene.

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  16. Caro Franco, io so per certo che SID oppure EPI o dir si voglia ne ha da vendere...Tutte le volte che l'ho provocato abbiamo fatto dei duetti spontanei da incorniciare, non pensati, ma scritti di getto, ed io penso che se uno NON ha la stoffa del poeta questo non lo si può fare.

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  17. Postare poesie non è un obbligo.
    Per quanto mi riguarda, non lo faccio più perchè tanto è tempo perso.
    I miei versi sono irrimediabilmente ottocenteschi e questo non è più di moda.
    E poi scatenerei una canèa di insulti a vendetta del mio libero pensiero. E questa soddisfazione non voglio darla.
    E non ho nemmeno bisogno di conferme su quanto valgo o meno.
    Alla mia età non ne ho più bisogno.
    Vero è che esprimersi liberamente o suscita consensi o contestazioni o equivoci di lettura.
    E francamente ne ho piene le tasche a dovermi giustificare ogni volta.
    Vengo dall'aver filosoficamente ammaestrato una giovanissima rampolla: mi si è rivoltata contro tutta la famiglia e buona parte del codazzo di loro amici.
    Sulla soddisfazione a scrivere: nemmeno un poco, solo trasmissione di pensiero per chi ha voglia di leggere, altrimenti ciccia.
    SIDDHARTA

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  18. Caro Sid,
    Beh sì, effettivamente, c’è qualcuno in giro che non vede l’ora di fartela pagare. L’elenco delle persone che su queste pagine ha protestato per i tuoi modi troppo schietti, in questi due o tre anni di collaborazione, è abbastanza lungo. Per la verità sono in molti che ti stimano, forse molti di più di quanto tu possa immaginare. E poi hai ragione, pubblicare non è indispensabile per partecipare, anzi, alla fine la cosa è talmente rara che diventa un valore aggiunto. Quando parlavo di pubblicare però non mi riferivo al blog, bensì pensavo al CdP. Se volevo un mammalucco al mio fianco che dicesse sempre di sì e seminasse commenti positivi come margherite, non avevo che l’imbarazzo della scelta. Non ti pare?
    E adesso tirem innanz, come sempre:-)

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  19. Io potrei pubblicare dei versi di Epitteto inediti...scritti da due, tre e quattro elementi pensanti...ma sono "giochi messi in rima"...nient'altro!

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  20. Beh, sì pensavo anch'io al Cub dei Poeti.
    Ove comunque vi sono alcuni veramente bravi, anche se lontani dal mio intendere la poesia.
    Comunque io non ho mai dileggiato le persone, ma criticato solo i testi, ai sensi di regolamento.

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