martedì 6 gennaio 2015

Walter Cremonte - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta



WALTER  CREMONTE
È nato a Novi Ligure nel 1947; vive a Perugia, dove è stato insegnante e dove, tra il 1979 e il 1993, ha pubblicato alcune raccolte poetiche, i cui testi sono poi in buona parte confluiti nel libro Contro la dispersione, a cura di Luigi M. Reale, Guerra Edizioni, Perugia 1999. Ha poi fatto stampare Cosa resta (2001) e Autori (2003): due piccole raccolte a circolazione puramente amicale. Ha pubblicato presso Crace, Perugia 2005, A margine, che contiene riflessioni sulla poesia e sui poeti apparse in precedenza su Micropolis, supplemento umbro del quotidiano Il Manifesto. Infine ha pubblicato un ultimo libretto di poesie, Perché ti sei voltato, Edizioni Era Nuova, Perugia 2007.


La scrittura poetica di Walter si caratterizza per la semplicità del lessico, per la pacatezza dei toni, anche quando il dolore sale a chiudere la gola o l’indignazione per l’ingiustizia si fa manifesta. Le liriche si chiudono a volte in un borbottio, quasi per interrogarsi sul senso profondo di un’ingiustizia o per confermare un pensiero accennato, un’idea.
Ombretta Ciurnelli
font: Lieto Colle



LE PAROLE CHE VOI BUTTATE

Le parole che voi buttate
vuoto a perdere ai bordi delle strade
le parole come poveri stracci
consumate rotte calpestate
le parole che avete consumato
e poi buttato

le parole che a voi non servono, grazie,
io voglio raccoglierle
e pronunciarle,
le parole come caldo e come freddo
e come tu e come io
e come tutto il mio
malinteso amore

le parole che a me servono, grazie,
e ancora
a pronunciarle mi salvano.

(Da Vedi che, 1982)


CONTRO LA DISPERSIONE

Intensità va con semplicità
il troppo stroppia e ci s’imbroda

tu ci sei, così bella, e Nicolino
i miei di casa
l’amico che mi attende nella quiete

se secco è il pruno
inutile addobbarlo
va bene così

(Da Me ne andavo guardando come tutto è bello, 1986)


IN GABBIA

Loro diciamo non lo sanno
non si rendono conto poverini
che in fondo poi ci sono nati
ci sono abituati
e se no non starebbero a cantare
tutto il tempo a cinguettare
e noi sorrisini dalla parte di fuori
parolette graziose e pio-pio

Non lo sanno non si rendono
conto se no
non starebbero a farsi carezze bacetti
fanno figli ogni tanto e noi ammiriamo
dalla parte di fuori
che la natura segue il corso
ci fa piangere quasi questa cosa
diciamo che è un mistero diciamo ci vorrebbe
una gabbia più grande.

(Da Me ne andavo guardando come tutto è bello, 1986)


NON VUOL DIRE

Ospedale detto degli
Incurabili – però mi dice in fretta
non vuol dire
mentre mi avvio

è solo il vecchio nome, per il resto
è tutta un’altra cosa
(allora va bene gli singhiozzo
nella strozza)

(Da Me ne andavo guardando come tutto è bello, 1986)


*
Piccione attento, che se il gatto
- sei distratto - ti prende
allora niente più filosofia
né teologia
niente domande e niente risposte
un gatto sazio e più niente di niente.

(Da Uscir di pena, 1993)


NEL DOLORE

Non t’aspettare
medaglie al valore
sei solo e sei brutto
e questo è tutto.

(Da Uscir di pena, 1993)


(ARS POETICA)

Cerchi la rima?
Conti le sillabe?
Pensi che il bicchiere del vino t’aiuti?
Le sigarette?

(Eppure hanno nomi
le barche alla deriva
hanno nomi
quelle donne, quegli uomini
nomi e cognomi)

(Da Perché ti sei voltato, 2007)


COSA

Ma secco è il pruno
secco davvero
e il treno è fermo su un binario morto
morto davvero
e noi cosa facciamo
fuori dalle parole
fuori da questa bella
poesia?

(Inedita)





6 commenti:

  1. La botte dà il vino che ha, non si può pretendere...
    Siddharta

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  2. Ho sentito parlare molto bene di questo poeta, non molto conosciuto al di fuori di una ristretta cerchia di esperti in poesia contemporanea. Personalmente non saprei che dire. Qualcosa mi piace.

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  3. Esperti in poesia, dice Franco.
    Ecco sarei curioso, in questo da sempre, di conoscere le coordinate che fanno del lettore un esperto di poesia contemporanea.
    Personalmente al riguardio mi sovvengo di tre categorie di critici: i mestieranti che prezzolati o per sentirsi à la page esprimomno pareri entusiastici appoggiandosi pure a richiami spesso a casaccio, quelli che dicono < ni > per non compromettersi e la minoranza che non avendo compreso una mazza del mal testo protesta il suo disappunto.
    In tutti i casi ci vuol del coraggio ad esporsi...
    Siddharta

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  4. Quando la maggior parte coltiva il proprio orticello, non ammetterà mai che nell'orto del vicino nascono cavolate migliori delle sue!

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  5. Secondo me le categorie di “espertoni” sono molte di più.
    Ma lasciamo perdere, non posso mettermi a discutere delle stesse cose ogni volta che pubblico una poesia di questo genere sul blog. Dico soltanto che a differenza tua, caro Sid, per mia fortuna non ho tutte le certezze che tu palesi in questa materia. Vengo dalle scuole serali io, non ho studiato latino e se parlo di questi argomenti, lo faccio soltanto grazie a voi che mi supportate, e non ultimo alla mia ben nota faccia tosta.
    Pertanto mi tengo cari i miei dubbi e, a garanzia e rispetto per il lavoro del prossimo, coltivo con umiltà le mie incertezze. Leggo le poesie e tutto il resto con rispetto e interesse, ma non sempre sono in grado di esprimere un giudizio. Tuttavia non vorrei essere relegato nel vestibolo dell’inferno, insieme a tutti quelli che in tempi di crisi morale non si sono schierati per pura vigliaccheria, e condannati a soffrire atroci pene per l’eternità.
    Concedimi un minimo di neutralità sul blog, dopotutto è la mia prudenza, se la parola obiettività ti sembra troppo grossa, a permettere te e tutti gli altri di esprimere giudizi così taglienti, così netti e spregiudicati, su tutto o quasi tutto. Io ti vedo in solluchero soltanto sulla tua pagina facebook, non vorrei tu facessi parte di quella categoria di commentatori che dice bene soltanto degli amici, e disprezza tutto il resto.
    Ma no dai… dimmi che non è vero, e ti crederò sulla parola 

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  6. Ho sempre invidiato le < idee chiare e distinte > di Cartesio.
    Mutuando dal suo < Discorso sul metodo > ( ognuno ha un suo metodo nella ricerca della verità ), e come già detto altrove, io leggo e rileggo un testo, poi chiudo gli occhi e lascio scorrere pensieri, idee, immagini, ricordi sui fatti in esame.
    Poi scrivo di getto quanto emerso nella mia mente.
    Pare ovvio che il risultato non possa che essere un giudizio chiaro e netto ( tagliente, dice Frame ).
    Sugli Amici.
    Certo che sì, per loro ho un occhio di riguardo, anzi meglio di rispetto.
    Trovandoci tutti sulla stessa lunghezza d'onda di empatia e di interessi letterari, culturali, morali.
    Ciononostante, in privato con chat e messaggistica spesso ci scambiamo opinioni e delucidazioni sul pubblicabile, ritirando, modificando, integrando se necessario.
    Col che quel che commento è solo frutto di obiettività e riconoscimento del valore degli Amici in questione.
    Siddharta

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