mercoledì 25 febbraio 2015

Magrelli Valerio - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta

Valerio Magrelli
E' nato a Roma, 1957, si è laureato in Filosofia all’università di Roma dove vive con la moglie e due figli. Ha insegnato Lingua e Letteratura Francese alle Università di Pisa e poi a Cassino. Ha pubblicato Ora serrata retinae (Feltrinelli 1980, premio Mondello opera prima), Nature e venature (Mondadori 1987, premio Viareggio), Esercizi di tiptologia (Mondadori 1992, premio Montale), raccolte poi in Poesie e altre poesie (Einaudi 1996, premio Salisburgo). Seguono Didascalie per la lettura di un giornale (Einaudi, 1999), Nel condominio di carne (Einaudi  Premio Letterario Orient-Express). E ancora Disturbi del sistema binario (Einaudi, 2006) e La vicevita.
Treni e viaggi in treno (Laterza 2009).
Attualmente collabora con Repubblica e MicroMega.

(font: varie dal web)




Sto rifacendo la punta al pensiero

Sto rifacendo la punta al pensiero,
come se il filo fosse logoro
e il segno divenuto opaco.
Gli occhi si consumano come matite
e la sera disegnano sul cervello
figure appena sgrossate e confuse.
Le immagini oscillano e il tratto si fa incerto,
gli oggetti si nascondono:
è come se parlassero per enigmi continui
ed ogni sguardo obbligasse
la mente a tradurre.
La miopia si fa quindi poesia,
dovendosi avvicinare al mondo
per separarlo dalla luce.
Anche il tempo subisce questo rallentamento:
i gesti si perdono, i saluti non vengono colti.
L’unica cosa che si profila nitida
è la prodigiosa difficoltà della visione.

Ora serrata retinae, Feltrinelli, 1980¹; Einaudi, 1996.



Qual è la sinistra della parola,
come si muove nello spazio,
dove proietta la sua ombra
(ma può una parola fare ombra?),
come osservarne il retro
o poggiarla di scorcio?
Mi piacerebbe rendere in poesia
l’equivalente della prospettiva pittorica.
Dare ad un verso la profondità del coniglio
che scappa tra i campi e renderlo distante
mentre già si allontana da chi osserva
dirigendosi verso la cornice
sempre più piccolo
ma fermo tuttavia.
La campagna lo osserva,
e si dispone intorno all’animale,
al punto che la fugge.

da Nature e venature (Mondadori, 1987)


L’imballatore chino
che mi svuota la stanza
fa il mio stesso lavoro.
Anch’io faccio cambiare casa
alle parole, alle parole
che non sono mie,
e metto mano a ciò
che non conosco senza capire
cosa sto spostando.
Sto spostando me stesso
traducendo il passato in un presente
che viaggia sigillato
racchiuso dentro pagine
o dentro casse con la scritta
“Fragile” di cui ignoro l’interno.
È questo il futuro, la spola, il traslato,
il tempo manovale e citeriore,
trasferimento e tropo,
la ditta di trasloco.

da “Ora serrata retinae”



Domani mattina mi farò una doccia
nient'altro è certo che questo.
Un futuro d'acqua e di talco
in cui non succederà nulla e nessuno
busserà a questa porta. Il fiume
obliquo correrà tra i vapori ed io
come un eremita siederò
sotto la pioggia tiepida,
ma nè miraggi nè tentazioni
traverseranno lo specchio opaco.
Immobile e silenzioso, percorso
da infiniti ruscelli,
starò nella corrente
come un tronco o un cavallo morto,
e finirò incagliato nei pensieri
lungo il delta solitario dello spirito
intricato come il sesso di una donna.



Giungla d’asfalto

Vagano nella notte
vasti gli autobus,
anime in pena,
scrigni di luce pallida,
tremanti, vuoti, utili
soltanto a chi è lontano,
avanti e indietro
sempre legati a una linea
di dolore
e lasciano salire ad ogni sosta
un sospiro
che sembra una preghiera.

da Nature e venature (Mondadori, 1987)



4 commenti:

  1. Tot capita tot iudicia.
    Tra i quali anche i miei.
    Pare ovvio che l'assaggio poetico proposto sia poca cosa dinnanzi alla sterminata produzione dell'Autore.
    Ciononostante, si dice che il buon giorno si vede dal mattino.
    Che può dire un classicista come me di fronte ad un modernismo sfrenato?
    O si spara o resiste stoicamente.
    Ed io sono abituato a combattere senza tema: no, questo versificare prosaico velato in verticale non mi prende.
    Per nulla.
    Le solite cose denunciate: il dire e non dire, l'arrampicata di un linguaggio improbabile, il significato perennemente sospeso, la ricerca ostinata dell'originalità, ecc.
    Si dirà: ma dici sempre le stesse cose!
    Certo, e continuerò finchè leggerò di cotali Poeti....
    Siddharta

    RispondiElimina
  2. Sì va bene, nemmeno io faccio salti di gioia, ma pensa che direbbero questi autori se potessero leggere le tue poesie. :-)

    RispondiElimina
  3. Certamente, ma io non le pubblico e non do loro occasione di criticarmi...
    Sid

    RispondiElimina
  4. Trovo una certa attrattiva nelle sue poesie prosastiche, in particolare mi sono fatta trasportare nel sogno della visione del coniglio che scappa in "da Nature e venature".

    RispondiElimina