venerdì 20 febbraio 2015

PCQ*** Il dolore - L'abbraccio - Tradimento

A) - Il dolore.
L’uomo è tutto teso a rapportarsi col mondo quando è in buona salute.
Solo quando s’ammala s’accorge di avere questo o quell’organo dolente.
La malattia seria pone l’uomo di fronte al proprio corpo e di colpo per lui il mondo esterno scompare e lo sente estraneo...

Diventano insopportabili persino le parole di conforto di chi lo assiste, sentite come false e lontane.
Tanto non sono gli altri a morire, ma solo lui…
Una delle astuzie giudaico-cristiane è stata allora la sublimazione del dolore.
Ovunque l’iconografia religiosa si diffonde sulla sofferenza dei corpi straziati quale passaporto-premio per l’Aldilà.
Promettendo e mai confermando in concreto la bontà del dolore.
Abituamoci quindi al concetto di morte come fatto puramente naturale, non altrimenti esorcizzabile.
Un tributo di serietà alla ragione.

B)- L’abbraccio.
Apparentemente la religione combatte la scienza come nemica giurata.
In realtà ci va a braccetto in duetto amoroso.
Ad ogni scoperta scientifica gli sciamani dello spirito si adeguano alla chetichella, se ne appropriano, spostano più in là l’asticella del soprannaturale.
Gridando al miracolo della potenza divina…

C) – Tradimento.
Le parole della nostra lingua in realtà sono povere di significato proprio.
Per potenziarle abbisognano di aggettivazioni e locuzioni avverbiali che ne specifichino ed allarghino il contenuto.
Quando traduciamo un testo straniero in realtà non facciamo altro che tradirlo.
Perché la valenza delle singole parole varia da cultura a cultura.
Ad esempio il lemma < natura > nella civiltà greca arcaica aveva una valenza invero diversa da quella successiva giudaico-cristiana affermatasi in Occidente.
Nell’una sempre esistente in cui uomini e dei si muovevano e morivano, nell’altra creazione divina rimessa al saccheggio e sfruttamento dell’uomo.
Quindi la trasposizione linguistica di un testo costituisce sempre la contraffazione dell’originale significato.

SIDDHARTA
19.2.2015

5 commenti:

  1. Tradimento

    Quello che dici è sacrosanto, ma
    detto questo cosa si dovrebbe fare?
    A me piacciono le poesie di Hikmet che dici, mi metto a studiare il turco per non farmi gabbare dalle traduzioni?

    A me questo dubbio non mi assilla, quando leggo uno straniero lo do per scontato che c'è stata una mediazione tra l'originale e il testo tradotto.

    Piuttosto...
    Si dovrebbe scrivere tutti le poesie in una sola lingua, l'esperanto per esempio, questa sì che sarebbe una idea.

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  2. Veramente neanche io riesco a capire la sublimazione del dolore. Più facile è, invece, interpretare come il cambiamento che a volte avviene nelle persone che, dopo aver magari vissuto piuttosto superficialmente, a contatto con la sofferenza mutano in maniera seria la loro scala dei valori.
    Che poi la malattia porti generalmente ad un isolamento dal mondo esterno è indubbio e naturale: tutto il nostro vivere viene stravolto, anche se poi le reazioni personali possono essere le più diverse: c'è chi cade in depressione e chi affronta con coraggio e combattitività.

    La religione è sempre in ritardo rispetto alla scienza; mi viene da pensarla come lo zoppo che insegue il sano di gambe.

    Sarebbe un'ottima idea una lingua universale per esprimersi in poesia, ma non conoscendo l'esperanto non so quanto sarebbe indicata. :-)Bisognerebbe sentire i Radicali che si erano battuti per farla adottare almeno a livello istituzionale. Sai che bel risparmio sugli interpreti e sulle traduzioni nelle varie lingue, senza considerare che non ci sarebbero più errori di interpretazione.

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  3. Interpretazione leggasi "traduzione".

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  4. A parer mio, la chiesa ha scritto in passato la sua verità e, fino a quando esisteva l'ignoranza ha sempre dominato anche con la forza dopodiché è stata alla finestra a guardare. E quando gli scienziati hanno fatto delle scoperte non conformi al loro credo, hanno fatto, colme si dice...spallucce, gridando al miracolo divino e adeguandosi. Non per niente, in verità, si è perduta buona parte della fede.

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  5. Dello sport: lo sport aiuta a conoscere il proprio fisico. Dopo aver fatto sport ti fanno male un sacco di parti del corpo che, prima, neppure sapevi di avere (cit).

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