lunedì 16 marzo 2015

Il mondo migliore - Rubrus - racconto


«Vorrebbe vivere in un mondo migliore?».
Nonostante i tepori primaverili, l’uomo sulla panchina indossava un vestito scuro con tanto di gilet. Portava anche un cappello e, quando alzò lo sguardo verso il ragazzo, l’ombra della tesa gli nascose gli occhi così che, per un attimo, sembrò che il volto ne fosse privo. Ma fu un secondo. Un lieve, quasi impercettibile movimento del capo ed eccoli ammiccare nella luce chiara e un po’ verdastra del giardino, simili a cocci di vetro scuro.
«Assolutamente no, ragazzo, ma le pare il caso?».
 L’altro aprì la bocca, ma non disse niente.
«Giovanotto» L’uomo indicò il panorama con un ampio gesto della mano sinistra. Il ragazzo notò che era infilata in guanto nero, mentre la destra rimaneva adagiata su un bastone dall’impugnatura d’argento «Si guardi intorno e mi dica che cosa vede».
«Beh…» disse il ragazzo balbettando un poco «Il giardino, il tribunale…».
«Quasi» lo corresse l’uomo «È l’Ufficio del Giudice di Pace. Il Palazzo di Giustizia è alle nostre spalle e da qui non si vede. Vada avanti».
«Il parcheggio, l’università…» proseguì il ragazzo. Senza che se ne accorgesse, le sue mani avevano preso a tormentare l’opuscolo che teneva in mano.
«Giusto» lo interruppe l’uomo «E, sempre dietro di noi, girando appena la testa, una sinagoga, una chiesa, un ospedale. Se riesce ad allungare la testa riesce anche ad indovinare la guglia del Duomo. Ora mi dica…» l’uomo si girò verso il ragazzo «Mi dica: che fine farebbe, tutto questo, in un mondo migliore?».
«Beh…» belò ancora l’altro «Dottor…» il “dottor” sembrò uscirgli d’istinto, da chissà quale angolo della mente.
«Balefar andrà benissimo. Risponda alla domanda».
«Io… non so…».
«Non ci ha mai pensato, vero? Sicuro che non ci ha mai riflettuto, altrimenti non mi avrebbe mai rivolto una domanda così sciocca».
«Effettivamente non l’ho mai fatto».
«Ma certo!» l’uomo allargò le braccia a sottolineare l’ovvietà della cosa «Si è chiesto che fine farebbero, per esempio, tutti quelli che lavorano nel palazzo che ha indicato per primo, quello del Giudice di Pace? Niente multe da pagare, niente cause coi vicini, niente incidenti d’auto… decine, centinaia di persone senza un lavoro. E non parlo solo degli avvocati. Giudici, cancellieri, commessi, medici, consulenti, periti di ogni ordine e grado, impiegati del ministero, poliziotti, carabinieri. E in tribunale sarebbe anche peggio. Migliaia di disoccupati per le strade. Sarebbe una catastrofe…».
«Magari non sarebbe così grave».
Balefar gettò un poco indietro la testa, quasi avesse voluto mettersi a ridere e fosse riuscito a trattenersi solo all’ultimo momento.
«Lei dice? Bene, passiamo ad altro. Lasciamo perdere la giustizia e passiamo alla religione. Che bisogno avrebbero della religione degli uomini migliori? Una parte molto importante del nostro ordine sociale crollerebbe. Una parte della nostra storia, della nostra arte, della nostra cultura… che senso avrebbe costruire templi per qualcosa di cui non c’è bisogno?».
«Però forse…».
«Va bene, facciamo a meno della religione con annessi e connessi, ma che mi dice della medicina? C’è un ospedale dietro di noi, no? In un mondo migliore la gente non si ammalerebbe, non soffrirebbe… diamine magari non morirebbe neanche. Milioni, miliardi di individui senza una seria preoccupazione in testa e la prospettiva dell’eternità davanti. In pochi anni riempiremmo l’universo. E poi? E per farne cosa? Dia retta a Balefar, vecchio mio…».
L’uomo si alzò, appoggiandosi al bastone e il ragazzo si accorse che era molto più alto di quanto non sembrasse da seduto.
«Il suo mondo migliore è un incubo, mi creda».
«Però…» il ragazzo sembrò dire qualcosa, poi ammutolì. Balefar attese, paziente, quindi gli rivolse un sorriso cortese.
«Ma sì» concluse «Lasciamo perdere i massimi sistemi». Si avvicinò al ragazzo con un passo aggraziato, da ballerino «Che cosa mi dice di lei, eh? Che fine farebbe, lei, in un mondo migliore? Che senso avrebbe la sua vita senza nessuno cui illustrare i suoi opuscoli e proporre le sue verità? Quale scopo? Ha mai considerato il senso metaforico dell’espressione “andare in un mondo migliore?”».
L’uomo iniziò a voltarsi e si toccò la tesa del cappello, per salutare. Nuovamente, i suoi occhi parvero scomparire nell’ombra.
«Mi dia retta, amico. Non lo vuole, lei, un mondo migliore. Non più di quanto lo voglia io».

E si allontanò per il giardino, roteando giulivo il bastone nell’aria tiepida di primavera.        

11 commenti:

  1. Bella domanda, chi lo vuole un mondo migliore?
    In un modo migliore però ci sarebbero i presupposti per nuovi posti di lavoro. Se le guardie carcerarie venissero trasformate in tante badanti, per esempio, sarebbe meglio per tutti. Degli avvocati non mi preoccuperei, troverebbero clienti anche in paradiso; famose sono dispute tra gli Angeli e non ti credere che i Santi la pensassero tutti allo stesso modo. Piuttosto che gli facciamo fare a tutti i satanelli dell’inferno? Questo sì che è un problema.

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  2. Naaa... come spiego nel racconto, non ci sarebbero nè vecchiaia nè morte e quindi non ci sarebbe bisogno di badanti.
    La gente non litigherebbe e quindi non ci sarebbe bisogno di avvocati, nè di leggi.
    I diavoletti potrebbero dare il loro contributo per peggiorarlo, piuttosto...

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  3. Io vedo un mondo migliore là dove gli uomini potessero volare, oppure passare attraverso il tempo.

    Comunque un mondo migliore non potrebbe degradare col progredire del numero dei suoi abitanti, altrimenti il suo essere migliore verrebbe meno, ti pare?

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  4. uuuuh, i paradossi dei viaggi nel tempo lasciamoli stare che sono un ginepraio!
    Volare? voliamo!

    Da un punto di vista logico, una volta raggiunta la perfezione, il mondo dovrebbe essere immutabile perchè non sono possibili più stadi e più forme di perfezione.
    Difatti, per quel che ci è dato sapere, l'unica realtà perfetta è la morte, che dà tutti la stessa cosa.

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  5. E' vero Rubrus, è l'unica cosa giusta di questa vita, finora almeno.

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  6. E' da tempo ormai che mi accontento di quanto passa il convento, cioè di questo mondo che vivo coi denti e le unghie.
    Le utopie filosofiche hanno fatto il loro tempo.
    Qui, all'anziano col pomello d'argento ridurrei i benefici economici, così per vedere se con la pancia vuota gli riesca ancora di filosofeggiare.
    Al giovincello metterei in mano una bella vanga, spedendolo a dissodare terreno incolto.
    Un pò drastico, lo so.
    Ma quando ce vò ce vò...
    Siddharta

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  7. Caro Sid, tu sei un saggio e sulle utopie la penso come.
    Il vecchietto, in realtà, ha voluto divertirsi un po', tutto qui.
    Io sono stato, in frangenti analoghi, più fortunato. Mi capitò una tizia dello Utah con cui intavolai un'interessante conversazione (sorprendendola un po' senza falsa modestia) - era il tipo della rossa, un po' slavata, ma non malaccio.

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  8. Caro SID-EPI...trovami un alloggio, vendo tutto e vengo a stare con te, nel tuo vicinato e godermi la vecchiaia stano al contatto con la natura, rispettarla, con una capretta e due galline!!!!

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  9. All'inizio della Creazione, il primario progetto era proprio questo: contemplare la bellezza della natura circostante e provare ad essere, semplicemente, felici. Tutte le altre attività lavorative sarebbero state un dettaglio inutile e trascurabile, sconosciuto. Il problema è che siamo così immersi nella sofferenza ed insofferenza che la felicità, questa sconosciuta, non la prendiamo in considerazione, nemmeno ipoteticamente.

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  10. All'inizio della Creazione, il primario progetto era proprio questo: contemplare la bellezza della natura circostante e provare ad essere, semplicemente, felici. Tutte le altre attività lavorative sarebbero state un dettaglio inutile e trascurabile, sconosciuto. Il problema è che siamo così immersi nella sofferenza ed insofferenza che la felicità, questa sconosciuta, non la prendiamo in considerazione, nemmeno ipoteticamente.

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