domenica 29 marzo 2015

Il post - it di Rubrus - sensi, emozioni e narrazione.

La narrativa opera tramite i sensi, e uno dei motivi per cui, secondo me, scrivere racconti risulta così arduo è che si tende a dimenticare quanto tempo e pazienza ci vogliano per convincere tramite i sensi. [omissis] La caratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quella di affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, sentire, odorare, gustare e toccare. [omissis] 


Lo scrittore di narrativa deve rendersi conto che non è possibile suscitare la compassione con la compassione, l’emozione con l’emozione, o i pensieri con i pensieri. Ho notato che i racconti dei principianti sono solitamente infarciti di emozioni [omissis]  il pensiero fuoriesce incontenibile da ogni angolo del racconto. Ciò avviene perché il principiante è tutto preso dai suoi pensieri e dalle sue emozioni, anziché dall’azione drammatica, ed è troppo pigro o ampolloso per calarsi nel concreto, dove opera la narrativa. È convinto che il giudizio stia da una parte e le impressioni dei sensi dall’altra. Per lo scrittore di narrativa, invece, il giudizio comincia proprio dai particolari che vede e da come li vede.

Flannery  O' Connor  



Mi sono chiesto perché, malgrado le apparenze, possa essere così difficile vedere (o odorare, sentire, ecc) prima di narrare. La risposta che mi sono dato è la seguente: perché più o meno tutti e più o meno in modo diverso siamo più interessati a contemplare e proporre la nostra versione dei fatti, più che i fatti stessi (senza dimenticare, peraltro, che la percezione dei fatti attraverso i sensi è sempre e comunque, in una certa misura, fallace).

4 commenti:

  1. Credo che la vexata questione abbia parecchio a che vedere con il concetto di espressione, all'etimo del termine. Ci hanno ragionato in parecchi. Solo per citarne due "fuori campo", nel senso che non nascono come letterati, ma hanno saputo aggiungere qualcosa alla riflessione sull'espressione (anche letteraria), mi riferisco a Barba e Artaud.

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  2. Non mi sono mai pensato scrittore e quindi certe problematiche non mi hanno mai sfiorato.
    Invece penso di essere un buon lettore, nel senso che dopo aver letto ho sempre una montagna di cose da dire al riguardo.
    Però ritengo che giustamente il critico di professione debba essere preparato letterariamente.
    Ma che l'eccessiva competenza specialistica nuoccia alla spontaneità intellettuale del semplice lettore.
    Impedendogli di percepire coi sensi prima che col raziocinio.
    SIDDHARTA

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  3. Lezioni di tecnica. Ci vogliono per carità, ma volendo fare un paragone sacrilego, nella narrativa è un po’ come nel calcio, per fare i gol ci vogliono i fuoriclasse, che per loro natura sono quasi sempre tatticamente indisciplinati. Queste teorie, figlie o cugine di primo grado di un minimalismo letterario d’oltreoceano, confortano quelli come me che non hanno estro, ci permettono di illuderci che con molta applicazione e un po’ di sano culo, si riesca a combinare qualcosa di buono, anche scrivendo.

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  4. mah. Io al "genio e sregolatezza" non ci ho mai creduto. Il genio è per il 20% ispirazione, il resto riflessione. Il talento, quello è un'altra cosa e non si insegna. Però alla frase "i racconti dei principianti sono solitamente infarciti di emozioni [omissis] il pensiero fuoriesce incontenibile da ogni angolo del racconto. Ciò avviene perché il principiante è tutto preso dai suoi pensieri e dalle sue emozioni, anziché dall’azione drammatica, ed è troppo pigro o ampolloso " è esattamente quello che penso io. Tra minimalismo e sbrodolate da emotivi incontinenti c'è un abisso dove un sacco di noi casca. Ma questo eccesso, quello di soggettivismo/ verbosità / solipsismo penso derivi anche, benché un po' alla lontana, da una certa estetica (per certi versi e sotto certi aspetti, anche crociana)che preferisce il barocco al lineare, il contenuto alla forma, l'espressione alla comunicazione, il sentimento e l'emozione alla costruzione ed al ragionamento.
    Poi, volli, sempre volli e fortissimamente voli (nonchè un po' di sano fondoschiena) consentono di raggiungere risultati dignitosi. C'è un sacco di gente che campa scrivendo senza entrare nella storia della letteratura. Viaggiando terra terra, pensa a chi scrive romanzi seriali tipo Harmony o gialli Mondadori Certo, ultimamente i poeti dilettanti li stanno sorpassando di numero ;-)
    Il paragone non è per nulla sacrilego. Certo se uno pensa a se stesso come un fuoriclasse non ha diritto a lamentarsi se poi rimane deluso. I fuoriclasse si definiscono in virtù della eseguità del loro numero.

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