giovedì 12 marzo 2015

NON SARAI FRA GLI ANGELI - Emanuele Tanzilli (Diamond Phoenix) - racconto


 -Io non sono così forte come sembra-, mi disse.Risposi senza pensare, in maniera istintiva, quasi automatica:-Ma infatti non mi sei mai sembrata forte, tu.

Da quel giorno non la rividi. Sgretolammo il passato in un silenzio stentoreo, eppure così naturale, come il fluire dell’acqua da questo rubinetto, gelida e noncurante.Adesso asciugo il viso e sul telo restano tracce di insonnie, canovacci privi di senso, sbornie di déjà-vu che fanno il paio con le mie occhiaie, testimoni delle notti in bianco.E’ tardi, anche se mi alzo ogni mattina cinque minuti prima della precedente è sempre tardi; credo che sarebbe tardi anche se non mi coricassi per nulla, allora piego e stropiccio gli occhi con una smorfia insipida e per fortuna che c’è il caffè, oh sì, certe volte mi pare di sentirmi scorrere la caffeina al posto del plasma, e comincio a credere che sia più lei a tenermi in vita piuttosto che un malconcio istinto che dalle primordialità sembra essersi arrestato sulla soglia di casa mia.Stretto, molto zuccherato, ben caldo ma non ustionante, perché al masochismo ancora non ci sono arrivato. 

A volte vi aggiungo una punta di cannella in polvere. Adoro quell’aroma. Fosse per me, piazzerei una manciata di cannella ovunque. Anche su quei tuoi occhi strafottenti e severi, che incrociai così tanti giorni fa da ricordarne solo il giudizio. Forse ti addolcirebbe. Forse sei già più dolce. Non m’importa, come ho già detto è tardi.Per strada ci sarà traffico. Quindici anni che percorro questo medesimo tratto e sto ancora aspettando la volta buona in cui potrò pensare di aver fatto bene a prendere l’auto piuttosto che essere andato a piedi. Dicono che camminare faccia bene, che aiuti la circolazione. Ma del sangue o delle vetture?Va beh, del resto dicono tante cose. Anche che il governo diminuirà le tasse.Il futuro sarà migliore, peccato che il Signor Futuro indossi una maschera di amianto, parli una lingua sconosciuta, e cammini sempre un passo più avanti di noi.

Così, passo il tempo a riflettere sul Tempo, e il Tempo si riflette sul mio tempo, ché non so quasi più di cosa si tratti, semmai l’abbia davvero saputo. Sto invecchiando, immagino, ma non perché scorga capelli incanutiti o nuove rughe; forse sto semplicemente maturando: pensieri saggi ed assennati, tenuta equilibrata e flemmatica, verbo forbito e colto. Non sono forse segni di una maturità interiore? Oppure i funghi di ieri sera non erano semplici prataioli? …Ad ogni modo, è questo il mio percorso. Sì, questo tratto di strada trafficato (e per fortuna che non ci sono vigili, altrimenti non arriverei mai). Per quanto a lungo si aspetti, si arriva sempre alla fine. Devo andare a lavoro.

Poi, al crepuscolo, mentre il sole sgocciola impercettibilmente sui palazzi, faccio ritorno. Un ritorno che è come trovare una nuova meta ogni volta. La città è mutevole camaleonte, come tutto passa, come tutto cambia, ed attraverso squarci d’asfalto come farebbe una nonnina in procinto di attraversare col rosso. Ora il sole comincia a dar fastidio, reclamo un po’ di luna (e non pensate che sia perché amavo accoccolarmi sul divano, stringendoti più dolcemente forte che potevo, respirando attraverso l’intreccio di lana del colletto del tuo maglione, scrutando dagl’intarsi della finestra quella buffa sfera color miele vagheggiare candidamente sul cobalto come una barchetta alla deriva nel Pacifico… nonostante la tv fosse accesa), ed in questo momento so che è veramente tardi.Tardi per guardarsi le suole e rendersi conto delle orme lasciate alle spalle, come anche per tornare al bar ed ordinare un sorso di Coke bello freddo (non riesco a stare lontano dalla caffeina, mi dispiace, ma penso che sia sempre meglio del fumo), tardi per cercare negli scatoloni in soffitta qualche foglietto stropicciato col tuo numero e vedere se ancora all’altro capo troverei la tua voce.

La cassetta postale è piena, come al solito, sono sulla lista nera di una decina di grosse aziende che continuano a tartassarmi di pubblicità, -ma cosa gli avrò mai fatto-. Quasi quasi afferro tutta questa carta e la getto nel cassonetto del riciclo. Avrò almeno la coscienza, a posto. Ho le dita ferite, tagli striduli e subdoli, micidiali, eppure magari si tratta solo di qualche vecchio intoppo mal rimarginato, comunque vi verserò sopra del perossido, e le incerotterò per bene, sperando di riuscire a maneggiare ugualmente la mia Staedtler nera, o tutt’al più un’Atlantis che è più morbida sotto i polpastrelli.Di cose da scrivere ne ho tante, Natale si avvicina, ma stavolta ho deciso che non riceverai il mio bigliettino batuffoloso e ipocrita. E’ una pretesa testarda ed immatura. Non credo che sapere del mio stupido affetto derelitto possa aiutarti a vivere meglio, soprattutto adesso che non credo di avere più affetto per compilare anche poche righe in calligrafia, lapalissiane più della scatola di cioccolatini che qualche bel moretto ti farà trovare sotto l’abete di poliestere.Comincia a fare freddo, tutto qui, e il mio cuore infreddolito non chiede certo di vecchie chimere da rievocare. Ad ascoltare bene, mi pare che stia soltanto chiedendo un paio di dita di Strega. 

Costruirò il mio pupazzo di neve al chiuso, sulla scrivania, tra i fogli impiastricciati e i quaderni lisi che recano i miei primi scritti.Staccherò il filo del telefono e spegnerò la tele, toglierò la batteria al cellulare e cementificherò il pulsante del campanello. Non mi crederanno morto, ma almeno per una manciata di istanti potrò credere di essere in mezzo agli angeli. E, finalmente, tu non ci sarai.


Diamond Phoenix

13 commenti:

  1. Non sono un tecnico ma questo mi sembra un chiaro esempio di flusso di coscienza, infatti la prima impressione è quella di ascoltare un monologo interiore. Un parlare a ruota libera, dove emergono conflitti interiori, passioni, sentimenti e sensazioni eccetera. Anche una lettera aperta, perché no.
    L’amore scioglie la lingua e pure la penna, eccome… Certe cose come: “Sgretolammo il passato in un silenzio stentoreo, eppure così naturale, come il fluire dell’acqua da questo rubinetto, gelida e noncurante.” Si possono dire soltanto quando l’amorino ha scoccato la freccia.
    Letto in questa chiave e nel suo genere è un brano molto piacevole da leggere.

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  2. Stupendo!
    respirando attraverso l’intreccio di lana del colletto del tuo maglione, scrutando dagl’intarsi della finestra quella buffa sfera color miele vagheggiare candidamente sul cobalto come una barchetta alla deriva nel Pacifico…
    Mi sembra incredibile, ma l'ho letto due volte...

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  3. Una scrittura elegante, poetica e filosofica.
    Quel penetrare la realtà attraverso la riflessione interiore, in una filosofia circolare, attraverso gesti e pensieri: nel tempo attraverso il trascorrere del tempo.
    Dentro e fuori di te (sembra di essere nella tua testa leggendo i tuoi pensieri) e il tutto descritto con sottile ironia.
    Davvero un magnifico e originale esame interiore... e vi ho trovato anche tanta poesia. Elisa ne ha ben rimarcato alcuni fra i tanti punti.

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  4. Bello, originale con forza descrittiva. Mi piace.

    Francesco

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  5. Bello questo racconto statico-dinamico, come la freccia di Parmenide.
    Oltretutto trovo esemplari i riferimenti culinari, come la cannella nel caffè; non ho mai provato. Proverò.
    Una curiosità: ma si è poi squagliato il pupazzo di neve? perché penso che il biglietto alla fine tu lo abbia mandato, e così bello che ne hai ricevuto subito risposta. E si, perché sono così banali i cioccolatini come dono d'amore. Vuoi mettere rispetto ad idee espresse come in un racconto come questo.
    Ciao.

    Paola

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  6. Sull'editing e la tecnica espositiva penso che una scuola di scrittura avrebbe molto da precisare.
    Saltando il contenuto ( le storie sono scelte personali dell'Autore ), due parole sulla forma.
    Tipicamente modernista, immediatamente percepibile dai lettori dell'area, identificabile con la linguistica corrente.
    Quindi inutile lamentarsi di questo modo di porgere: o si vive il presente o si viene irrimediabilmente risospinti ai margini comunicativi e relazionali della collettività letteraraia e civile.
    SIDDHARTA

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  7. Molto sconsolato, senza spiragli.
    Mi piacciono molto le parti dove le frasi sono essenziali e tese(come questa ad es: anche se mi alzo ogni mattina cinque minuti prima della precedente è sempre tardi).
    Perde d'impatto, per me, dove la costruzione linguistica si arricchisce (come qui, ad es: insonnie...canovacci...sbornie)in climax di rafforzo o attraverso una specificazione( malconcio istinto che dalle primordialità sembra essersi arrestato sulla soglia di casa mia) che allontana me lettore dalla sincerità emotiva del pretesto narrativo.
    Cosa che invece ritrovo nell'aroma di cannella, nella continuità del percorso (la tratta di quindici anni).

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  8. Io non ho letto il testo pensando di criticarlo, non lo faccio mai. Lo leggo e se mi piace lo interiorizzo.
    E' scritto con l'anima, indubbiamente nato non per piacere agli altri...
    E' contemporaneo. Certo! Mica possiamo rimanere al mondo del ieri. La lingua si evolve e noi con lei. Faccio un esempio:
    i sudamericani di lingua spagnola quando vengono a studiare in Spagna si trovano disorientati, perché loro sono rimasti alla lingua originaria, mentre lo spagnolo, lingua viva, si è evoluto.
    Mi sono fatta capire?
    E' impossibile fare dei confronti con gli scrittori del passato, almeno a me è capitato (perché sono sempre stata curiosa) e levati i promessi sposi che trovo ancora attuale, leggere una Annie Vivanti al giorno d'oggi mi ha fatto ridere.
    Buon fine settimana

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  9. Secondo me è un paraklausithuron moderno.
    Quando leggo i pezzi di flusso di coscienza - che sarei ipocrita ad indicare come forma espressiva che preferisco, perchè non è così - mi viene in mente una discussione (per modo di dire) che ebbi con un amico e che si protrasse per un po'. Lui sosteneva che non ci volesse la punteggiatura (le virgole in special modo) e, dalla sua, aveva ovviamente Joyce. Tempo dopo, però, mi imbattei in un articolo che illustrava come, stando a recenti scoperte, il pensiero non proceda affatto a "flussi", ma a "salti", cioè con vere e proprie pause (posso chiamarla la punteggiatura della coscienza?). Sembra addirittura che, durante il sonno, la durata delle varie fasi sia simile alla durata delle interruzioni pubblicitarie in TV (!).
    Tornando al testo, il contenuto non è dato dal perchè della separazione, ma dalla separazione in sè. Come dicevo, è un lamento davanti ad una porta chiusa (anche metaforicamente) e, dato che si svolge ai giorni d'oggi, benchè il contenuto sia antico, non può che assumere le forme, e quindi la lingua, dei giorni d'oggi. Quanto poi a certe espressioni quali quella che evidenziava il padrone di casa, e cioè: "Sgretolammo il passato in un silenzio stentoreo, eppure così naturale, come il fluire dell’acqua da questo rubinetto, gelida e noncurante", io, che sono un po' cinico, non riesco a non trovarle ridicolmente barocche, ma è assolutamente vero che tutte le storie d'amore sono ridicole. Se non lo fossero, non sarebbero storie d'amore, quindi va ben così. Dato che è la prima volta che ti leggo, benvenuto.

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  10. L'ho letto con piacere e trovo che sia scritto in maniera corretta, con accostamenti originali ma significativi; barocchi o moderni che siano colpiscono il segno.
    C'è sempre una voce fuori dal coro: in questo caso mi pare stonata.
    Carlo Vanni

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  11. Giovanna des Bande

    Non mi pare nemmeno tratto dalle pergamene trombadoriche questo racconto, ma l'amore rimane inalterato nel tempo e chi lo canta continuerà a cantarlo con accostamenti e termini nuovi, perfettamente percepibili ora come allora.

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  12. Grazie a tutti per l'attenzione verso il mio breve racconto. Lo scrissi un po' di anni fa, probabilmente tra il 2007 e il 2008, in un pieno flusso di coscienza come giustamente fatto notare. Grazie dunque a Serenella per aver pensato di proporvelo e a voi per avermi fornito le vostre interessanti osservazioni al proposito; ho in effetti scoperto vari dettagli che neppure io stesso avrei mai immaginato... e così, a distanza di tanto tempo, è un sapore intenso che la memoria ripesca dalla mente e riporta alla vividezza di allora.

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  13. eugenio gambardella19 marzo 2015 14:38

    D'accordo: belle riflessioni, una accurata introspezione psicologica, un "flusso di coscienza" come lo definisce Franco. Ma chi si aspetta il racconto, la storia, rimane intrappolato in questa riflessione interiore dall'inizio alla fine. Però valeva la pena leggere questo tuo " Non sarai fra gli angeli ", perchè è scritto bene con un linguaggio ed uno stile da vero narratore. Ti rileggerò volentieri.

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