lunedì 23 marzo 2015

OCCHI DI LUNA PIENA

Era buio e così notò solo le gambe bellissime e ambrate della ragazza, la quale si avvicinava alla sua auto con aria insicura ed esitante.
Vieni? Allora muoviti, dai… sali in macchina, ma di corsa però…

- No! Rispose lei con voce infantile, puntandogli addosso uno sguardo spaventato, circospetto, due occhi lunari, accesi come fari, frontiera di un intimo in tumulto.
- Quanto dai tu a me?
- E salta in auto!, non preoccuparti, ti darò quello che mi chiederai.

La risposta di lui non la rassicurò, ma non aveva scelta, aveva gli ultimi venti Euro nella borsa, e nessuna prospettiva. Da quasi un anno era arrivata in Italia.
Attraversarono con calma la città, e Paolo quasi si pentì d’essersi fermato, la persona che sedeva in auto a fianco a lui aveva l’aria di un cinghiale aggressivo e spaventato, molto strano.
Quella giovane donna in apparenza impulsiva, ma forse insicura, aveva un volto senza bandiera, e modi espressivi che sembravano i detriti di una grande solitudine.
Comunque quella sera aveva stravolto il suo ‘clima’ e fatto fibrillare il dubbio…
- Come ti chiami?
- Non frega a te il mio nome.
- Brasiliana? Almeno questo puoi dirmelo, accidenti… parli come una medusa, con un tono a dir poco urticante!
- Cosa?
- Lascia perdere, ma ricordati che io non posso andare a letto con una sfinge Egiziana, stasera. Magari sei davvero Cleopatra in persona, dato che hai l’aria così insolente.
- Io mi chiama Doris, questa basta a te.
- Basta, basta… E chi ha mai parlato con gli istrici… volevo giusto toglierti qualche aculeo, ma forse mi farai sanguinare le mani prima di arrivare nei tuoi dintorni.
Lei non rispose.
Ma proprio a me doveva capitare una simile put…
La ragazza sobbalzò, e lo prevenne.
- Ahh io puttana, stoppa la macchina, io scende.
Cos’hai detto? Secondo te io ora ti lascerei andare, dopo tutta la fatica che ho fatto per trovarne una… Mi sembra che ti girano le lancette al contrario.
Se vuoi un parere tu non sei del mestiere, vai da qualche psicologo a farti togliere le ossa che hai nel cervello, poi magari torna sulla strada, non te l’ho mica detto io di vendere quello che hai di meglio.
- Allora tu zitto, se non io scende.
- E chi fiata.
Intanto erano arrivanti nell’appartamento di Paolo, la ragazza lo aveva seguito con mirate ostili, aveva bevuto una bibita alcolica ed era un po’ stordita.
Siediti! – le disse indicandole il divano.
- Qui?
- No, ma siediti un po’, fammi riprendere fiato, m’hai scioccato!
Sto già rimpiangendo una persona… che pure non era una santa.
- E’ la mia prima esperienza con una… non continuò perché lei lo fulminò col suo sguardo durissimo, pungente. Era molto bella, il volto ambrato non era però affatto disteso... Cosa ci faceva sulla strada… possibile?
- Vuoi qualcosa da bere?
- No!
- Allora andiamo in camera – ordinò lui alzandosi dalla poltrona.

In pochi secondi lei si spogliò e si sdraiò sul letto. Aveva il rifiuto acceso sul volto e nessuna maschera compiacente da indossare per l’occasione, quella faccia pareva apparecchiata per un funerale.
C’era qualcosa d’infantile che traspariva dai tratti del viso, forse era brasiliana, i caratteri somatici in qualche modo richiamavano alla mente di Paolo quel mondo lontano.
Le labbra carnose celavano denti bianchissimi, e il naso, leggermente schiacciato, era quasi in ombra tra gli zigomi ben pronunciati, sopra i quali, due occhi di un bel colore nocciola illuminavano come dardi infocati l’interlocutore. Forse era anche minorenne.
Il corpo era sodo e perfetto, Paolo si soffermò per qualche istante a osservarla e lei si voltò, assumendo una posizione prona, infine scomparendo sotto le lenzuola.

- Ho capito… è la prima volta, vero?
- Cosa frega a te!
- Mi frega! Rispose lui con un sospiro rassegnato, mentre si sbottonava la camicia. Poi si avvicinò alla sponda del letto e la scoprì. Notò un vago tremore, appena celato sotto la pelle ambrata, di là dalla quale sembravano agitarsi intere legioni d’emozioni violente, o forse era una lotta impari tra necessità e orgoglio.
-Ti ho detto che io non voglio stare con una statua di bronzo, cerchiamo di rilassarci, altrimenti rivestiti e vattene!
- No, vedrai… io brava con te, no ti preoccupa…
- Ehh, come no… sembra che stia per andare al patibolo.. Capisco che lavorare col proprio corpo non sia proprio gratificante, ma tu lo hai scelto, non io.

Improvvisamente qualcosa crollò in lei, e tutte le difese allertate, la diffidenza, cedettero; la paura, un mastino che mordeva le sue riserve, allentò la morsa, e quella rocca intima inespugnabile, aprì qualche fronte.

-   Non so fare – disse - io dicianove anni, venuta in Italia per studiare, ma niente lavoro per me, no voglio tornare in Brasile, non c’è neanche i soldi.
-   Del resto – rispose lui – non occorreva tanta fantasia… ma tu guarda che roba!

Nella mente di lui scorrevano pensieri ovvi…
‘Era logico concludere che quello splendido corpo non lo sapesse vendere, era come un grandioso mercato, ma con un recinto di filo spinato intorno. Avrebbe dovuto offrire qualche sorriso, ed essere accattivante, il volto negava ciò che offriva. E un corpo che non parla, non comunica, è simile a una vasta terra fertile, ricca di umori, ma… non si potranno mai falciare spighe  nell’aridità di un animo così taccagno…’ Questo era più o meno quello che pensava Paolo in quel momento.

Hai un animo troppo taccagno – aggiunse poi ad alta voce.

-   Cos’è taccagno?
Vuol dire che sei avara, che offri ma non concedi, vuol dire che prima devi risolvere le tue controversie intime… Scusa… lascia perdere.
Volevo solo dire che devi imparare a scioglierti, oppure cambiare mestiere, sono stato chiaro?
-   Ma io non voglio fare il mestiere, solo una poco, poi basta.
-   Dicono tutte così…
-   Qui, mia bella carioca, hai già fallito. Tu non sei tagliata per questo, non hai una trama addosso che ti possa portare da queste parti… E non imparerai mai, credimi.
- Alzati e rivestiti, prima che ci ripensi.
- Ma io non può andare via, sarò brava, vedrai…
Parlava Italiano con notevole difficoltà, ed era evidente dal limitato repertorio lessicale dal quale attingeva.
-Ma dove vado? Al polo sud? No, grazie. Forza, alzati...
Egli intanto si rivestiva con calma.
- E non chiudere gli occhi come ti stesse per cadere addosso il soffitto prima di un terremoto.
- Anche per me è la prima esperienza… in questo modo, voglio dire…
E sarà anche l’ultima.
Preferisco l’astinenza. Non credevo che per acquistare qualche brivido dei sensi, fosse necessario avere gli indumenti esatti. Quelli interiori, voglio dire.
E tu non li hai… Il tuo corpo sembra fatto per amare, ma sei una clarissa, chiusa in un’inferriata di paure.
Egli pensava certamente che l’amore acquistato nelle bancarelle fosse più esente, immune da oneri e complicanze affettive ed emotive. E se un prezzo morale c’è è quello che impone l’istinto, un usuraio cinico che ti chiede la rinuncia a qualsiasi veto morale.
- Insomma… il tuo corpo è una miniera, ma non sa sfamare se stesso, non così almeno.
Intanto infilò una banconota da cento Euro nella sua borsetta, lei lo seguì con lo sguardo e sorrise, come se il sole gli fosse entrato in bocca a sua insaputa, dopo un cielo così plumbeo, durato il tempo di un’ora.
Si alzò e si rivestì in fretta, precipitandosi infine verso la porta, quasi avesse paura di essere raggiunta.
- Ma dove vai? Aspetta che ti riaccompagno da dove ti ho presa, almeno… aspetta, cretina!
Ma la ragazza scendeva le scale con tutta la premura possibile, Paolo quando si affacciò notò che aveva già percorso l’ultima rampa.
Non è possibile… non può essere! Un giorno la racconterò questa storia strana, e nessuno mi crederà, eppure è accaduta veramente.


6 commenti:

  1. Ah… be’!
    Su questo argomento si può scrivere di tutto, senza correre mai il pericolo di essere contraddetti pubblicamente. Uomini e donne si dichiareranno totalmente inesperti in materia e assolutamente a digiuno di certe esperienze. Di una cosa però si può stare certi, se a scrivere la storia è una donna, la parte dell’imbecille tocca sempre al maschietto. Lei sembra uscire da un fumetto, pare proprio di vederla questa “poverina”, frastornata, impaurita, povera pecorella smarrita in un paese straniero abitato da lupi affamati, e non dico di che cosa, insomma una povera innocente senza né colpa né peccato… si fa per dire naturalmente… mentre lui, basta sentire come parla, per capire che è proprio un pirla, ma di quelli pirla tre volte. Che tu l’abbia fatto di proposito o inconsciamente non importa, sei stata brava e il cliché è stato rispettato.
    Mi sono divertito a leggerlo, non me lo aspettavo un raccontino di questo genere, così spigliato, ironico e spiritoso, complimenti.
    Una domanda però te la devo fare a tutti i costi: non ho capito bene di colore aveva la pelle la bella brasiliana? ;-)

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  2. Ma perchè "pirla", poveraccio?Ingenuo, magari, magari indeciso su quel che vuole. Lei però ci mette del suo.
    Secondo me, tutto il racconto è più che verosimile.

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  3. Non conosco questo mondo, conoscevo quello di un tempo, quando c'era la fame e le case chiuse.
    Dal modo di parlare pensavo fosse una kossovara o giù di lì, le brasiliane? Altro mondo.
    Simpatico.

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  4. Grazie a tutti.
    .. La pelle della brasiliana era.. ambrata, Franco. Lui però non è un pirla, diciamo che è una persona normale, esige almeno spontaneità, non gli va di stare con una donna che è poco meno di un blocco di marmo. Mi sembra legittimo chiedere un minimo di partecipazione per chi compra al mercato nero questo genere di 'amore', che naturalmente è solo istinto, comunque, l'amore è un'altra storia..

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  5. A Milano si può essere pirla in tanti modi, il personaggio in questione lo è nel senso buono del termine, più che altro mi fa sorride il modo in cui si esprime con una straniera. Effettivamente sembra fuori posto, non a suo agio, poco pratico esattamente come lo volevi fare apparire tu. Insomma non un puttaniere, ma un uomo solo in cerca di una avventura, seppur a pagamento. Be’, se mi beccassero con una di quelle e dovessi giustificarmi, cercherei anch’io di apparire così, uno sprovveduto, piuttosto che un vizioso incallito. E del resto se dovessi mettermi nei panni di una donna da marciapiede, cercherei di passare per una che lo fa per bisogno e non per vizio. In ogni caso lungi da me ogni giudizio morale sulla questione.
    Sono sicuro che anche queste mie considerazioni a posteriori, vadano oltre le tue stesse intenzioni, e anch’io non avevo nessuna intenzione di analizzare la psicologia dei personaggi, figuriamoci, ho letto il racconto con lo spirito leggero, e mi sono divertito. Tutto qui.

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  6. Errata corrige: < ... come se il sole le fosse entrato in bocca... >.
    SIDDHARTA

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