martedì 17 marzo 2015

Post - it di Rubrus



Se fossero solo gli orfani, a raccontare storie di orfani, sarebbe un problema. Significherebbe che non potresti parlare di madri, di padri, di cani o di piloti d'aereo, né della rivoluzione russa, perché non sei né una madre, né un padre, né un cane, nè un pilota d'aereo, e non hai vissuto la rivoluzione russa. [...] E se ogni scrittore dovesse limitarsi a se stesso, la letteratura sarebbe di una tristezza spaventosa e perderebbe il proprio senso.    
J. Dicker - "La verità sul caso Harry Quebert" pag. 509 Ed. Bompiani.
Sì, lo so che la mia opinione non è esattamente imparziale perché la diaristica mi sta pesantemente sul piloro e perché penso che il precetto "scrivi di quel che conosci" sia un'ottima scusa per la pigrizia perché viene travisato in "scrivi di quel che già conosci" ("già" nel senso di "prima di mettersi a scrivere"). So tutto questo ma non posso fare a meno di essere d'accordo. 

1 commento:

  1. Mi viene in mente la battuta del grande filosofo del calcio Arrigo Sacchi.
    A chi gli rimproverava di non essere stato un grande calciatore, rispondeva che non bisogna essere stato un cavallo, per diventare un ottimo fantino.

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