mercoledì 8 aprile 2015

Magia di Roma - Serenella Tozzi - racconto


Finalmente era arrivata!
Claudia, lasciate le valigie in albergo, indossò un paio di scarpe comode e si mise a girare per Roma.
Era una bella giornata di sole e i monumenti risaltavano contro lo splendido cielo azzurro.
Era ancora presto e la città cominciava a risvegliarsi.

"Non è vero che Roma sia pigra - pensò - sono appena le sette e tutto è già in movimento, altre città anche al Nord, sono meno mattiniere".
L'aria era piacevolmente fresca e i bar già aperti invitavano ad una bella e ricca colazione con un buon cappuccino e i cornetti ancora caldi; ce ne erano per tutti i gusti: alla crema, al cioccolato, integrali col miele...
Claudia si sentiva a suo agio.
Nella mattina riuscì a visitare il Palatino con tutta tranquillità: c'erano poche persone in quei giardini profumati e l'odore dell'erba tagliata di fresco le rivangava lontani ricordi...lontani ricordi....
"Che strana sensazione  - pensò Claudia- sento un'emozione intensa, particolare..."
Il Foro sotto di lei appariva quasi irreale. Lo rivide per un attimo brulicante di gente, come doveva essere nell'antichità, con tutti i monumenti intatti e dorati...con i portici, i colonnati, i templi, la Curia dove si riuniva il Senato. Si immaginò le vestali ai bordi della grande fontana (quasi una piscina) che ancora oggi ha le ninfee: "Come allora pensò...allora...2000 anni fa, ai tempi di Cesare.
Le piaceva immaginarsi nella Roma antica, lei, vestita con una bianca tunica e i capelli inghirlandati di fiori. E quei ruderi, come le apparivano familiari!
Quanta storia...quanto fascino emanavano! Sembrava veramente di essere ritornati indietro nel tempo, così fuori dal traffico e dal movimento, su quella verde e vasta collina del Palatino.
Cercò di immaginare le strette strade delimitate da muri bordati di verzura e le case patrizie dietro i muri con i loro giardini; cercò di immaginare le processioni durante le feste, i suoni dei pifferi o dei flauti durante i baccanali...
Il Colosseo si stagliava di fronte a lei; ormai pullulava di turisti, ma come ridestava l'immagine del tempo, come era grandioso.
"Certo dovevano essere veramente bravi i marinai di Miseno che (solo loro erano in grado di farlo) riuscivano a coprire l'intero anfiteatro con teli per riparare gli spettatori dal sole", si disse.
Continuò il suo giro fra i ruderi: le impronte dei quattro pali che dovevano sostenere la capanna detta di Romolo e Remo; la casa di Livia, moglie di Augusto.
Si sentì felice, ci sarebbe stato tanto da vedere nei prossimi giorni... Roma imperiale, Roma medievale, Roma barocca e, perché no, la Roma moderna dell'Eur.
Certo non doveva pensare ai Musei Capitolini, ai Musei Vaticani, alla Galleria Borghese e così via, ci sarebbero voluti dei mesi per vedere per bene tutte le opere d'arte esposte.
Quando uscì dal Palatino si avviò verso il Campidoglio passando per la via Sacra e si ricordò di Orazio inseguito dal loquace importuno che voleva accompagnarlo... Che spontaneità nella narrazione di Orazio, come sapeva essere immediato e coinvolgente...si sarebbe aspettata quasi di incontrarlo.
Passò, poi, davanti ai ruderi della Mater Matuta, là dove una volta si presume fosse il porto e dove hanno ritrovato numerose incisioni votive dei marinai scampati a naufragi o a tempeste di mare.
Attraversò il Tevere per visitare l'Isola Tiberina, l'isoletta formata dai depositi alluvionali del fiume e che ha assunto la caratteristica forma di nave. Qui nell'antichità fu eretto il tempio di Esculapio, il dio della medicina.
Ritornò sui suoi passi e passò sotto la Sinagoga inoltrandosi per il Portico di Ottavia, nel quartiere israelita: il Ghetto, ricco di ogni genere di merci con tutte le sue botteghe.
Si ritrovò, camminando camminando, alla fontana delle tartarughe. Che gioiello rinascimentale!
Dopo poco, stanca si sedette sotto le bellissime colonne che si stagliano davanti al Teatro di Marcello.
"Ciao, sei stanca?"
Il ragazzo che le stava davanti aveva un bel viso aperto e simpatico.
"Si, ho camminato molto" rispose.
"Mi chiamo Marcello -riprese il ragazzo- e questo è il mio mausoleo, me lo fece erigere mio zio Cesare", celiò.
Claudia lo guardò meglio, era proprio un bel ragazzo: moro, occhi ridenti, denti bianchi e sorriso fresco e sincero.
Continuò lo scherzo: "Io mi chiamo Claudia e sono ritornata a Roma dopo tanto tempo... c'ero stata 2000 anni fa, vivevo qui..."
"Mi ricordo di te -fece lui- eravamo fidanzati..."

La ragazza sorrise: "Sì, è vero..."

Serenella Tozzi
9 settembre 2010 ·
font: face book

8 commenti:

  1. Un racconto che ho trovato nella tua pagina di fb. Una vera chicca che stava ad ammuffire nel fondo del cassetto. Un vero peccato! :-)))))))

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  2. Gli antichi romani erano bassi di statura, scuri di pelle e coi denti cariati.
    Poi puzzavano di aglio...
    Siamo sicuri che la Claudia non si stesse sbagliando col bel Marcello?
    Siddharta

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  3. Ti rispondo per punti, Sid:

    1. di statura più bassa dell'attuale era tutta l'umanità, pure gli etruschi che abitavano nella Val Padana;

    2. le statue e le pitture ci hanno tramandato belle figure di romani dal volto fiero e dal corpo ben fatto;

    3. esistono lettere sugli usi romani in cui veniva riportata la regola igienica di sciacquarsi la bocca la mattina appena alzati;

    4. l'aglio era "l'antibiotico" usato dagli antichi popoli, non solo dai romani;

    5. "romani" non erano solo gli abitanti di Roma, ma tutti i cittadini (cives) dell'impero;

    6. la pelle scura non mi risulta da nessuna parte che io abbia letto e, siccome la specie non si è estinta, come mai ora non lo sono più?

    7. la caduta dell'Impero romano ha frantumato l'Italia, che si è riunificata soltanto un secolo e mezzo fa, ma tuttora non si è ricostituito uno spirito nazionale: dopo secoli di staterelli condotti da un municipio, ancora si stenta a riconoscersi figli della città da cui è derivata la civiltà occidentale. Se i "romani" non avessero battuto Cartagine, il Mediterraneo sarebbe stato fenice, cioè siriano, e noi anziché la civiltà occidentale oggi ne avremmo una ben diversa;

    8. l'antagonismo che si avverte verso la capitale, penso sia dovuto ai 13 secoli durante i quali la capitale era quella del proprio municipio: doversi riferire a Roma dopo tanto tempo sembra ancora difficile per molti, specialmente nel settentrione.
    Si noti in proposito quanto frequentemente si adoperi il termine "capitale" per qualsiasi evento fieristico: a Lucca c'è la mostra annuale del fumetto? "Lucca capitale del fumetto"; festival di Sanremo? "Sanremo capitale della canzone"; a Monteciocco c'è la sagra delle castagne? "Monteciocco capitale delle castagne".

    Per concludere, mio marito è di Roma... ed era proprio un bel ragazzo.


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  4. Acc. Mi dimentico sempre la conclusione col sorriso :-)
    :-))

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  5. Suvvia, Serenella, era solo uno spunto ironico.
    Legato al volo storico sul finale del tuo racconto.
    Cioè le nostre pulzelle, tanto schifiltose in fatto di cernita maschile, forse non s'adatterebbero a quel che passava il convemto 2.000 anni fa...
    Sid

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  6. Forse il convento non passava neanche "pulzelle" degne di nota... :-).

    Comunque, durante la sua lunga storia, la composizione delle etnie romane ha subito - inevitabilmente - non poche modifiche a seconda delle popolazioni che, via via, entravano a far parte della Repubblica e poi dell'Impero. (ne parla in maniera molto chiara Angela jr. in uno dei suoi due libri sulla roma antica).
    Ad ogni buon conto, ai Romani era sconosciuto il concetto di "razza" (che è invenzione moderna). Erano classisti, ma è cosa diversa.

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  7. Bè, francamente dai dipinti e dalle statue giunti fino a noi non mi pare che sia i giovanotti che le pulzelle fossero malaccio.
    Si scherza, Sid, anche se "ridendo dicere verum".
    Lo diceva anche Freud.

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  8. eugenio gambardella1 ottobre 2015 18:39

    Una vera magia questo tuo racconto Serenella, ci hai portato a spasso per i luoghi più importanti e caratteristici della antica Roma. A proposito, ma come facevano i marinai del Miseno a coprire con teli l'intero Colosseo? Mi sembra una impresa non da poco. Tutto molto bello, dall'odore dei cornetti all'inizio, al finale a sorpresa a sfondo romantico.

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