lunedì 21 settembre 2015

2 POESIE DI UMBERTO BELLINTANI - da Forse un viso tra mille - su Poesia e Scrittura (Giuseppe Barreca)


SONO UN TOPO DI CAMPAGNA

Forse un giorno partirò dai campi miei,
dal gorgheggio delle passere di luce
per la grigia città. Me ne andrò
alle pallide ombre dei vicoli,
nella folla dei monotoni passaggi
delle ore sui viali, alla muraglia
delle case contro il cielo delle lodole.

Non avvenga. Lasciatemi all’aperto
Mattino, al cammino sulle orme del passato,
alla luna ch’è la Luna al mio paese,
alla casa ch’è la Casa.
Sono un topo di campagna, sono il grillo
che nel cuore mi ricanta ogni sera
se l’ascolto dal paterno focolare.



SONO UN TOPO DI CAMPAGNA (da: Forse un viso tra mille)
Questi versi esplicitano il contrasto tra un mondo moderno che attrae e respinge al contempo il poeta e un saldo sentimento di appartenenza a luoghi isolati, lontani, campagnoli (cfr. lett a Parronchi del 24 agosto 1949: “E bisogna essere figli dei campi, sapere l’aria impregnata dell’umido fiato delle mucche nelle stalle d’inverno, sapere del lumino della lucerna, delle ombre”). È in questo mondo, all’apparenza arcano e senza tempo, che Bellintani chiede di essere lasciato vivere, benché egli avverta il richiamo della grande città, il desiderio di vivere nel mondo affollato, unitamente alla speranza che la sua arte poetica faccia breccia. Il mondo del focolare domestico, rassicurante e caldo, è una sorta di grembo materno, che protegge, nutre; eppure il poeta sa che è connaturato alla sua arte un desiderio di infinito al quale quel focolare non può bastare. Si tratta di un tema ricorrente nelle poesie di Bellintani, affine all’altro, a quello che proclama una sorta di “fede” naturalistica, che vede nel mondo dei boschi e del fiume qualcosa di sacro, da proteggere con forza: cfr. questi versi da Nella grande pianura: “Poiché veramente sono fratello/del topo nella bocca della gatta/che svelta se ne corre via/e sopportare non posso il ragazzo/scemo che inchioda al tronco/dell’acero la lucertola…”.



SERA DI GORGO

Ancora opache innanzi a questa
sera ed umane.
Ora sono delle anime viola
le figure d’intorno al carretto
di chi grida il bel rosso d’anguria.
E l’asino è un’ombra che sogna
e mastica biada.

Là in cielo è un verde di giada;
una rondine vi si tuffa,
esce, si perde:
è quasi ora di accendere lucerne.


SERA DI GORGO (da: Forse un viso tra mille)
Un’atmosfera di bucolica pace emana da questi versi. Sembra un attimo di totale idillio, all’ora del crepuscolo. Il poeta qui si fa quasi pittore naturalistico; ma non solo: dimostra anche di essere capace di trasmettere una sensazione senza nominarla, lasciando invece fluire le immagini, i versi. Si tratta certamente di un momento di piena comunione con la natura, con quella campagna in cui egli vive. Le presenze umane sono sfumate (“anime viola”); forse soli protagonisti sono il placido asinello che, indifferente al tempo, mastica biada. E la rondine, che si “tuffa” nel cielo dando involontariamente il segnale che la sera è giunta e che è ora di accendere le luci. Questo momento quasi perfetto, che il poeta fissa in una composizione pulita, elegante, passerà, è ovvio. Probabilmente sarà anche dimenticato, andando a costituire quella memoria oscura, di sfondo, che accompagna e, a volte, nobilita le nostre vite senza che noi lo sappiamo.



9 commenti:

  1. Non ti nascondo che sono rimasto più favorevolmente impressionato dalle tue considerazioni che dalle poesie stesse. Chapeau.

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  2. Qui, invece, posso dire di dissentire in parte da te, Franco: trovano, infatti, il mio favore sia le considerazioni (molto attente e rese con particolare acume), che le poesie. Sento molto mie le percezioni sull'uomo e la natura che Bellintani ha saputo trasmettere con la sua poesia. Un poeta che non conoscevo, quindi grazie a Giuseppe Barreca.

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  3. Abbiate la cortesia di cambiare il testo della prima, grazie

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  4. Bellintani? Uno sconosciuto, ma grata a Barreca di avermelo fatto conoscere.

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  5. Anch'io sono grato a questo spazio per avermi fatto conoscere Bellintani a me sconosciuto.
    Al fine di evitare di leggerlo altrove.
    Siddharta

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    1. Ah... nel senso che una volta basta e avanza??? :-) ah...ah...ah... Sei unico!!!

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  6. "De gustibus non disputandum est", dicevano una volta: infatti i gusti sono qualcosa di così soggettivo e personale che è inutile discutere su cosa piaccia e cosa no.
    "C'est ce qui fait la différence" dicono i francesi :-) e, aggiungo io, è una fortuna che sia così, altrimenti sai che noia se la pensassimo tutti alla stessa maniera.

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