martedì 29 settembre 2015

Il tatuaggio di Stana - Giallo a rate - 5° Cap.

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— Avete interrogato il marito, e gli altri componenti della famiglia? — domandò il dottor Spadari, accartocciando l’involucro di una caramella Mou.
— Il marito ha confermato la stessa versione dei fatti. Ha usato le stesse parole della moglie. Come se ripetesse una lezioncina imparata a memoria. La nuova badante invece non sa niente, è appena arrivata e mi sembra un po’ frastornata. Questa volta l’hanno presa chiatta e un po’ tonta, forse perché non capisce ancora bene la nostra lingua. Ci resta soltanto il figlio da sentire, ma sta a Francoforte per motivi di studio.
— Ah… — fece il PM stancamente. E come mai proprio in Germania?



— Ho sentito la madre parlare di Programma Erasmus, in realtà questo giovanotto studia architettura a Firenze. Ma se vuole mi informo meglio.
— Scusate… — si intromise Schininà, che ancora non aveva aperto bocca. — Roberto Porchera è partito giovedì 15 alle 9,50 da Pescara, con un volo della Ryanair diretto a Francoforte. Quindi soltanto due giorni prima della scomparsa di Stana.
— Minchia! — Esclamò Spadari, tra il serio e la solita faccia da schiaffi. — Complimenti per la precisione, ma vada avanti, che stava dicendo?
— Niente, niente dottore… Non ci faccia caso. Ogni tanto mi vengono in testa idee strane.
Spadari guardò il brigadiere di traverso e sospirò:
— Quindi, l’unica cosa certa, è che la ragazza non si è mai allontanata da Santemidio. Per il resto siamo in alto mare.
Stiracchiò le lunghe leve sotto la scrivania, guardò preoccupato l’orologio, poi si riaccomodò sulla poltroncina che il maresciallo, a malincuore, gli aveva gentilmente concesso.
— Abbiamo il numero di cellulare di questa ragazza? — domandò, spegnendo nel portacenere l’ennesima Camel blu. — potremmo ricostruire i suoi spostamenti.
— Sì, lo abbiamo. È spento naturalmente, ma nel frattempo che controllano i tabulati che si fa?
— Finora ve la siete cavata bene senza l’aiuto di nessuno, e domani vi prometto che la foto di Stana, questa che la ritrae bella come il sole e non quella schifezza di prima, sarà su tutti i giornali, e qualcosa salterà fuori. Diversamente, sarà la solita merda. Dovremo mettere sotto controllo il telefono di tutta la famiglia Porchera, interrogare i vicini di casa. In pratica ricominciare da capo con le indagini e… insomma, non vorrei essere costretto a mobilitare qualche elemento della squadra mobile. Su, su, su, un po’ di coraggio, che sono queste facce da funerale?

— Sai che ti dico? — disse Maniero spalancando la finestra.
— Che il dottore fuma come un turco?
— Anche, Schininà, anche…
— Che c’è? — Ho detto qualcosa che non dovevo dire?
— No, no… stavo pensando alle tue strane idee. Si può sapere che ti passa per la testa?
— Ah be’… Non ho voluto parlare davanti al dottore, però… quei due su in collina non mi convincono per niente. Hanno fatto presto a rimpiazzare la badante. E non mi vengano a dire che Stana per loro era come una figlia. Ma non diciamo sciocchezze; non si lascia andare via una ragazza così su due piedi, senza sapere dove va, con chi va e perché!
— Eh... sono cose che si dicono, dopotutto era soltanto una dipendente. Forse non ci teneva a far sapere dove andava. Che ne sai?
— D’accordo, ma vogliamo parlare della sorella? Che fine ha fatto? La stanno cercando, forse si nasconde sotto falso nome. Sa che le dico, secondo me se la sono inventata. Non c’è nessuna sorella, ne qui e nemmeno a Roma! Mi gioco i gradi che è così!
— Accetto la scommessa! Schininà, poi non ti lamentare ne’…


2 commenti:

  1. Dai, ancora un piccolo sforzo e il giallino è finito. la prossima puntata: ultimo capitolo e epilogo. Insomma, domani lo chiudiamo.

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