mercoledì 23 settembre 2015

IL VIAGGIO - Serenella Tozzi

Come una poesia smuove
sensazioni contrastanti
così queste visioni
memorie d'archeologie
di schiavitù e prepotenze
fustigano lo sguardo
oggi.

Mostrano l’inutilità e l’arroganza
di chi riteneva superate differenze
per l'accresciuta storia
di sofferenza umana.

Il viaggio nel calvario continua
e lo sguardo si rivolge intorno
alla ricerca di un appiglio,
ma urta contro un muro.


13 commenti:

  1. L’argomento è di tale attualità e gravità che impone una riflessione silenziosa. Poi, io sono uno zuccone e ho impiegato un po’ di tempo a cogliere tutte le sfumature ma, alla fine, più la leggo e più mi piace. Mi pare di non averteli fatti i complimenti, questi almeno te li faccio ad alta voce.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Franco per il tuo riconoscimento alla poesia; penso anch'io che di fronte a questi avvenimenti non si possa che rimanere attoniti a chiedersi come sia possibile che dopo secoli di storia ancora non si sia superato di un acca la capacità di soluzione civile di questi problemi (senz'altro prevedibili per gli osservatori).

      Elimina
  2. L'evento epocale è stato talmente sovra esposto che quasi alla fine non suscita emozioni.
    Tanto più se non veniamo chiamati a risponderne personalmente in via solidale.
    Queste masse in cammino sono solo le avanguardie.
    La società dovrà col tempo fare i conti con milioni di diseredati: si realizzerà allora il meticciato razziale e culturale.
    La poesia punta sullo sdegno morale e intellettuale.
    Ma le prove che ci aspettano saranno di ben altra portata.
    SIDDHARTA

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo sia la fotografia a suscitare un senso di disagio intellettuale e sdegno morale: non sono in grado di portare parole di approfondimento sul problema; infatti l'inizio della poesia parte proprio da questo.
      Ognuno di noi può percepire in un modo o nell'altro questi avvenimenti, ma restano a testimonianza che molto cammino c'è ancora da fare da parte dell'umanità... e mentre la tecnologia avanza l'uomo ancora arranca su terreni impervi.

      Anch'io, Sid, osservo questi eventi con apprensione per i cambiamenti, che inevitabilmente porteranno, chiedendomi perché si sia giunti a tanto.
      Le guerre più o meno sante combattute in questi ultimi anni hanno fatto degenerare le situazioni locali e l'ONU (l'Organismo internazionale istituito per salvaguardare la pace, la sicurezza mondiale e la cooperazione economica, sociale e culturale) che ha fatto e che sta facendo per contrastare ciò?

      Elimina
    2. Sono in completa sintonia di pensiero con Sid. "Nessuno è profeta in patria" , recita un antico (biblico) adagio, ma stiamo assistendo ad incontrastabili esodi biblici dei quali, alcuno, conosce l'esito e la portata finale.

      Elimina
  3. Non ho parole.
    Sei riuscita a dare a questo evento epocale di straordinaria crudezza la giusta misura da meritarti un plauso...purtroppo per tutti noi, intendo l'umanità, non finisce qui.
    Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per il tuo plauso, Elisa, te ne sono grata e lo accetto con grande piacere.

      Elimina
  4. Ebbene sì, c’è una certa diffidenza ad accettare poesie che trattano temi di attualità, soprattutto se drammatici e che coinvolgono l’intera opinione pubblica. Si sa, c’è sempre qualcuno che approfitta delle disgrazie altrui per attirare su di sé facili consensi, ma di questo passo la domanda sorge spontanea:
    “Quanto tempo deve passare perché se ne possa parlare liberamente? Qualche secolo? Oppure nel prossimo millennio?
    Dopo tutto Manzoni scrisse il 5 maggio soltanto pochi giorni dopo la morte di Napoleone, quando la notizia era ancora fresca, anzi, dell’ultima ora per quei tempi. Nessuno si sogna di mettere in dubbio le sue buone intenzioni, eppure sono sicuro che anche allora ci sarà stato qualcuno che leggendola si sarà lamentato con il più classico dei lamenti : ”Ossignùr… che balle, ancora Napoleone!“

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non mi piacciono i piagnistei e chi specula sulle disgrazie altrui, però parlare delle cose che ci coinvolgono nel quotidiano mi pare utile, anzi lo considero un doveroso confronto di idee.

      Elimina
  5. Pietro Zurlo:
    La colpa o il merito (dipende dai punti di vista) è dell'emancipazione, adesso i telefonini e specialmente gli ultimi modelli che sono dei computer, ha portato la civiltà ovunque, hanno fatto conoscere dove si vive e dove si muore, dove c'è l'acqua e dove non c'è, dove il cibi lo si butta e dove si muore di fame...devo continuare????
    Chiunque, si metterebbe in viaggio per non morire e scappare dalla fame, dalla guerra, dai soprusi dei ras locali ecc. ecc.
    E come dice Epitteto, questa non è che l'avanguardia!!!
    Ciao Franco, le dico qui due parole...in Casa Frame non ci riesco!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questa è casaframe.
      Vedi che ci sei riuscito a commentare?

      Elimina
  6. eugenio gambardella28 ottobre 2015 10:36

    Certo, una poesia che affronta una realtà che è sotto gli occhi di ognuno di noi. Queste masse che si muovono alla ricerca di una vita nuova. E noi che osserviamo da spettatori quasi timorosi di farsene carico. Ma per quanto tempo ancora saremo in grado di osservare solamente? Non so la nostra generazione, ma prima o poi si dovrà fare i conti con un mondo che sta cambiando. Brava naturalmente Serenella che è riuscita a fotografare nei suoi versi questo disagio dei nostri tempi.

    RispondiElimina
  7. Grazie Eugenio per la tua condivisione. Un ringraziamento doveroso, in quanto a volte non sono arrivata a farlo per il susseguirsi dei vari argomenti trattati.

    RispondiElimina