martedì 27 ottobre 2015

Angolo della poesia - Descrizione della mia morte (di Giovanni Giudici)


Poiché era ormai una questione di ore
Ed era nuova legge che la morte non desse ingombro,
Era arrivato l’avviso di presentarmi
Al luogo direttamente dove mi avrebbero interrato.
L’avvenimento era importante ma non grave.
Così che fu mia moglie a dirmi lei stessa: prepàrati.


Ero il bambino che si accompagna dal dentista
E che si esorta: sii uomo, non è niente.
Perciò conforme al modello mi apparecchiai virilmente,
Con un vestito decente, lo sguardo atteggiato a sereno,
Appena un po’ deglutendo nel domandare: c’è altro?
Ero io come sono ma un po’ più grigio un po’ più alto.

Andammo a piedi sul posto che non era
Quello che normalmente penso che dovrà essere,
Ma nel paese vicino al mio paese
Su due terrazze di costa guardanti a ponente.
C’era un bel sole non caldo, poca gente,
L’ufficio di una signora che sembrava già aspettarmi.

Ci fece accomodare, sorrise un po’ burocratica,
Disse: prego di là – dove la cassa era pronta,
Deposta a terra su un fianco, di sontuosissimo legno,
E nel suo vano in penombra io misurai la mia altezza.
Pensai per un legno così chi mai l’avrebbe pagato,
Forse in segno di stima la mia Città o lo Stato.

Di quel legno rossiccio era anche l’apparecchio
Da incorporarsi alla cassa che avrebbe dovuto finirmi.
Sarà meno d’un attimo – mi assicurò la signora.
Mia moglie stava attenta come chi fa un acquisto.
Era una specie di garrota o altro patibolo.
Mi avrebbe rotto il collo sul crac della chiusura.

Sapevo che ero obbligato a non avere paura.
E allora dopo il prezzo trovai la scusa dei capelli
Domandando se mi avrebbero rasato
Come uno che vidi operato inutilmente.
La donna scosse la testa: non sarà niente,
Non è un problema, non faccia il bambino.

Forse perché piangevo. Ma a quel punto dissi: basta,
Paghi chi deve, io chiedo scusa del disturbo.
Uscii dal luogo e ridiscesi nella strada,
Che importa anche se era questione solo di ore.
C’era un bel sole, volevo vivere la mia morte.

Morire la mia vita non era naturale.

(di Giovanni Giudici)

12 commenti:

  1. Come la fa lunga...
    Lunga come i versi che si diffondono ben sapendo che tanto l'ora non è vicina.
    Al momento giusto si ha ben altro da pensare.
    Non so nemmeno se definirla poesia o semplice tiritera di chi non ha altro di meglio da fare.
    Siddharta

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  2. eugenio gambardella28 ottobre 2015 10:13

    Sarà stato un sogno, ma l'argomento è di quelli meno adatti per iniziare una giornata. Va riconosciuta però una certa originalità e anche un tantino di....coraggio.

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  3. Concordo su quanto hai detto, caro Eugenio, ho anch'io avuto lo stesso pensiero di giudizio. Una certa originalità e anche positività, in fondo l'attaccamento alla vita è senz'altro cosa positiva.

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  4. Mi dimenticavo di aggiungere che è poeticamente ben impostata e, rileggendola, l'ho trovata divertente.

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  5. A me Giudici piace molto. Trovo che la sua sia una lingua efficace anche per una profana della poesia come la sottoscritta. Una volta sono arrivata in finale ad un concorso letterario che si chiamava "Fabio Scovenna", in onore di un ragazzino che scriveva poesie e che è morto prematuramente. Fra i componenti della giuria c'erano lui e Giorgio Caproni. Durante la serata di premiazione, al Teatro Regio di Parma, avrebbero annunciato la classifica dei primi tre.
    Io sono arrivata seconda e quando sono stata chiamata sul palco non ci volevo andare, perché ero molto timida, indossavo un paio di jeans e una camicia da frichettona con i campanellini incorporati che tintinnavano ad ogni passo ed ero terrorizzata dall'idea che mi facessero un qualsiasi tipo di domanda.
    Poi però mio padre disse: "Vuoi essere una codarda tutta la vita?". Avevo quattordici anni e se c'era una cosa che di me proprio non si poteva dire, era che fossi una codarda. Così ho preso, mi sono alzata, e tintinnando come una deficiente ho raggiunto il palco, dove i 2 poeti e il resto della giuria mi aspettavano insieme alla terza classificata che, a differenza di me, era avvolta in un maglioncino di mohair, gonnellino plissettato, ballerine lucide e nastro di raso in testa.
    Io pensavo: che figura di merda che figura di merda che figura di merda. e non so neanche scrivere le poesie, se mi chiedono qualcosa m'impicco.
    Poi hanno fatto il nome del primo classificato, un ragazzo biondiccio infilato a forza in uno smoking e nascosto dietro uno sgargiante paio di occhiali d'osso.
    Quel ragazzo si meritava di vincere, la sua poesia emozionava e al tempo stesso tradiva una padronanza del genere che a suo tempo avrebbe dato i suoi frutti. Giudici glielo disse, al momento di premiarlo.
    Quanto a me non mi chiesero nulla e gliene fui immensamente grata. Al momento della consegna del premio, ciascun membro della giuria mi strinse la mano. Giudici mi consegnò la targa, il premio in denaro, una copia dell'antologia e mi sorrise appena.
    Pensai che fosse un uomo schietto, come le sue parole.
    Fu solo in macchina, sulla via del ritorno, che mi accorsi che aveva scritto qualcosa nella quarta di copertina.
    Aveva scritto: "Forse non dimenticheremo i tuoi versi".
    E per quel "forse" ha avuto tutta la mia stima.

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  6. Ti appartengono un bel ricordo e una bella soddisfazione, Claudia. :-)

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  7. Eh... ma che bella storia. Una bella esperienza, indimenticabile.
    Molti bambini attraversano questa fase poetica che quasi sempre ahimè, si esaurisce in breve tempo.

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  8. Che bella storia, e comunque le soddisfazioni più importanti e più significative, sono le più durature Claudia.
    Come dice Franco, molti bambini attraversano una fase poetica che, ahimè, si esaurisce in breve tempo.
    Considerazione valida anche per il sottoscritto - tranne che, ovviamente, per lo "ahimè".

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  9. muahahahahahahah
    Rub, miseria ladraccia, amo il sarcasmo. L'ironia e la commedia.
    Lo amo di brutto.
    Per questo ho amato Giudici, con quel "forse".
    E mi terrorizza il Venerabile del nome della Rosa, quando tira la sparata finale. Avete presente quale

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  10. I ricordi di gioventù hanno sempre il potere magico di ingigantire il passato.
    A me i fumetti dell'Uomo Mascherato sono rimasti ancora nel cuore...
    Sid

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