lunedì 26 ottobre 2015

il Salotto 2015 - Scacchisti e scrittori

Quando si diventa scrittori?

La stampa elettronica e il self publishing hanno reso tutto molto più semplice, infatti stampare un libro e metterlo sul mercato è diventata una cosa alla portata di tutti. Scrittori professionisti, besteselleristi ed emeriti sconosciuti, se la giocano tutti insieme appassionatamente sulla stessa bancarella virtuale. Ma non c’è da meravigliarsi troppo, anche nella pittura le cose non vanno molto diversamente. Sul catalogo Bolaffi, il più prestigioso del settore, basta pagare un tot, e una pagina accanto ai vari Guttuso e Picasso non la si nega a nessun imbrattatele. Negli scacchi invece la musica è diversa. Chi è in cima alle classifiche è il più bravo e basta. Non ci sono preferenze, distinzioni di razza, età, stato sociale, titoli onorifici, editori compiacenti, poteri occulti che tengano. Le classifiche sono costantemente aggiornate da un unico ente e non ci sono contestazioni di sorta. I più bravi sono quelli in cima alla classifica, un po' come avviene nel tennis: se non giochi sei fuori, se perdi vai sotto, e se vuoi restare a galla devi fare una cosa soltanto: vincere.


Come si diventa negli scacchi: “Maestro”?
Che centrano gli scacchi in tutto questo discorso, direte voi? Quasi nulla, ma lasciatemelo dire, si fa molta più fatica ad ottenere il titolo di “maestro” negli scacchi, che non quello di “scrittore” in letteratura. Si comincia dal fondo e per passare di categoria, sei non sei un genio naturale, devi impegnarti moltissimo, e studiare sui libri, molto ma molto più di quanto un comune mortale possa immaginare. Li ho conosciuti da vicino questi scacchisti e vi posso assicurare che, a certi livelli, non pensano ad altro. Giocano e studiano dalla mattina alla sera e nella testa non c’è posto a null’altro che agli schemi e alle strategie di gioco. Insomma, diventare un campioncino è una faticaccia immane, senza contare che le partite sono snervanti e faticose, perchè durano ore e ore. 
Per i profani della scacchiera, “maestro” è un titolo che mette soggezione, incute rispetto e si ha la sensazione di essere di fronte a una persona dotata di una intelligenza particolare, un vero genio. In realtà il maestro di scacchi, usando un parallelismo facile da comprendere, equivale ad un insegnante delle scuole elementari. Insomma, non proprio un luminare, roba che fino a poco tempo fa bastava il diploma magistrale per essere annoverati di diritto in tale categoria.
Ci sono molte analogie tra i due settori, infatti esiste persino l’equivalente del ruolo di supplente, che negli scacchi prende il nome di “Candidato Maestro”. Scendendo nella scala dei valori ci sono la Prima, la Seconda, e la Terza categoria. In quest’ultima già troviamo fior di giocatori, non pensate di poterli battere facilmente sulla scacchiera, infatti, per arrivare in quella posizione hanno dovuto fare una dura gavetta e incominciare dal gradino più basso. La trafila completa per arrivare a maestro è la seguente:
Non Classificato (NC),
Terza Sociale (3S),
Seconda Sociale (2S),
Prima Sociale (1S),
Terza Nazionale (3N),
Seconda Nazionale (2N),
Prima Nazionale (1N),
Candidato Maestro (CM),
Maestro (M),

Subito dopo, ma molto più su per prestigio e bravura ci sono i Maestri FIDE (MF), che per importanza corrispondono grossomodo ai nostri professori delle scuole superiori, ma intendiamoci, non tutte, solo quelle di un certo livello.
Il Maestro Internazionale (MI) invece lo possiamo paragonare a un docente titolare di cattedra dell’università, mentre i Grandi Maestri (GM), pochissimi in Italia, soltanto sette in tutta la storia moderna degli scacchi, sono da considerare come i rettori delle Università più prestigiose al mondo. E per finire, al culmine della fantasia, direi che il Campione del mondo di scacchi in carica, è l’equivalente per prestigio e per fama al premio Nobel per la letteratura.

Non classificati (NC)
D’accordo, gli scacchi sono uno sport olimpico, una disciplina sportiva che prevede agonismo e lotta tra i contendenti, niente a che vedere con la letteratura, il confronto è improponibile, eppure, continuando il gioco delle analogie, riflettevo sul significato e il valore della prima categoria: la più bassa, la più onesta e popolare, quella dei non classificati, gli NC senza patria, quelli che giocano tanto per il gusto di giocare. Anche per gli scrittori esordienti non mancano le scacchiere, i campetti su cui fare la partitella tra amici: sono i siti letterari del web. Stesso accanimento, uguale voglia di imporsi, di mettersi in evidenza, stesse delusioni e identiche esaltazioni per un successo. Frequentatissimi qualche annetto fa, anche i più forti danno segni di stanchezza e la moria dei più piccoli non si arresta. Forse è solo un periodo di assestamento, ma perché non muoiano del tutto, forse si dovranno cambiare le regole. Una scelta alla fonte e la suddivisione dei poeti e degli scrittori in categorie di merito, potrebbe essere una soluzione. Perché no?, in alcuni siti la trasformazione è già in atto, forse questo è il futuro. Chi lo sa, staremo a vedere.


2 commenti:

  1. Oh... io vado giù piuttosto piatto: guardo la dichiarazione dei redditi. Se uno campa di quel scrive è uno scrittore, altrimenti no.
    Quanto sia bravo è altro paio di maniche e comunque giudizio che non sarei in grado di fare e, per fortuna, non mi compete.

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  2. Il gioco degli scacchi ha ormai perso quell'alone di genialità che un tempo faceva schierare anche i blocchi politici della guerra fredda.
    Ero anch'io un fanatico della combriccola, poi ho perso ogni entusiasmo con l'avvento del computer ove i livelli di capacità sono imbattibili.
    Oggi la macchina la vince sempre e non ha più senso la sfida.
    Sid

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