martedì 20 ottobre 2015

Post it di Rubrus - Quando c'è in ballo il passato, diventiamo tutti romanzieri . (S.King - Joyland)

Penso che sia vero e ne ho tratto alcune conseguenze che, per me, valgono. Chissà per gli altri.
La principale è che fare del memorialismo è estremamente facile e che il nostro passato, a noi, sembra sempre avvincente - ma non è detto che gli altri la pensino così.
La seconda è che, quando si parla del passato, specie del proprio, il trucco per scrivere della passabile narrativa potrebbe consistere proprio nell'essere il meno autobiografici possibile. Dato che comunque molto di "noi" filtrerà, e spesso senza che nemmeno ce ne accorgiamo, se ne può dedurre che tutto quello che sopravvive a drastici (stavo per scrivere "sanguinosi" e alla fine ho deciso di scriverlo lo stesso) tagli è, probabilmente, quello che val la pena di raccontare. Dal particolare (o particulare) all'universale e, di nuovo, al particolare, sì che si possa dire al lettore, come si diceva sin dai tempi di Esopo e Fedro "de te fabula narratur".

10 commenti:

  1. Essì, bisognerebbe resistere alla tentazione di scrivere in prima persona e di raccontare i propri fatterelli, ma arriva sempre il momento fatale in cui uno scrittore si convince che il proprio passato valga la pena di essere inciso su pergamena e tramandato ai posteri. Che poi tutto dipende dalla qualità dei ricordi. Della nonna della signora Mariuccia e dei primi anni di Gigi Buffon ce ne può fregare di meno, ma con questo criterio non avremmo avuto il Milione di Marco Polo e Le mie prigioni del Silvio Pellico. Insomma, dipende!

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  2. ... che però non sono romanzi.

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  3. Parlare di se stessi ( in forma mimetizzata o meno ) o parlare di altri, il risultato non cambia.
    In realtà parliamo sempre delle stesse cose, anche se in forma diversa, perchè nella natura dell'uomo nulla è innovato.
    La vera novità è costituita dalla scienza, che è ancora agli albori della conoscenza.
    Sid

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  4. credo che il segreto, nel caso si utilizzi materiale autobiografico, stia appunto nel taglio e nella struttura narrativa. Faccio un esempio: in Richler, e sto pensando alla versione di Barney, tutti i dettagli autobiografici diventano dettagli dell'io narrante, che non è un alter ego di Richler, e in più hanno con la struttura narrativa un rapporto ambivalente, essendone al contempo funzione strumentale e parte costitutiva.
    Quindi si potrebbe quasi dire che il valore del dettaglio autobiografico non è intrinseco. Cioè non c'è una cosa interessante o non interessante a priori, ma solo in relazione alla costruzione narrativa che si è scelto. Nell'ottica di questa "relazione fondamentale", ecco allora che il dettaglio assume un valore intrinseco a prescindere dall'entità del fatto narrato.

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  5. Potrei dire, per quanto mi riguarda: "Come Claudia", ma non vorrei sembrare irriverente ;-)
    quindi, aggiungo che, secondo me, il tutto va visto in funzione del lettore finale. Gli spunti dati sono un'interpretazione della realtà, o filosofici? ecc.

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  6. Serenella:
    Ecco, il lettore finale.
    Lo scrittore, specie quello non professionista (perchè quello ha l'editore che lo bacchetta se deraglia nel rivolgersi a un pubblico abbastanza numeroso da consentirgli di rientrare almeno dalle spese) pensa a un lettore finale che somiglia moltissimo all'autore stesso - è fatale che accada se si parte da una prospettiva personalistica. Solo che gli altri non ci somigliano mica quanto noi vorremmo che si assomigliassero.

    Claudia: dipende tutto dalla domanda iniziale: stai narrando una storia (cioè stai facendo narrativa che può anche prescindere da te) oppure stai narrando la tua storia (cioè la tua storia ha senso solo se pensata in rapporto a te, e quindi stai facendo diaristica o memorialistica).

    Sid. La scienza è prodotto dell'intelletto umano. Dire "nella natura umana nulla è nuovo" vuol dire che neanche la scienza è nuova - meglio stare attenti alle proposizioni universali, affermative o negative che siano. Alcune cose sono originali altre no - ma dubito che Ariosto avrebbe potuto parlare di astronavi, pur parlando di viaggi sulla luna. E comunque. E comunque: perchè mai dovrebbe essere originale, uno scritto? Chi l'ha ordinato?


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  7. Esiste comunque il genere del romanzo autobiografico. Eccome. Di storie personali romanzate, se mi concedete il termine, è pieno il mondo e se ne scrivono da sempre. Comunque, concordo sul fatto che dovrebbero essere un'eccezione e non la regola.

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  8. Ah guarda, Franco, è talmente vero che è un business. Esistono scuole di scrittura che tengono corsi per romanzare la propria autobiografia.
    Poi, vabbè, sarò manicheo, ma - e premesso che non ho nulla contro le storie inventate (vorrei ben dire!)
    - o scrivi il vero di te stesso - e allora c'è solo da intervenire sulla forma
    - oppure non scrivi il vero e intervieni sul contenuto; infioretti, inventi, mescoli, alteri... tutte parole gentili per dire che racconti frottole - e naturalmente di frottole è piena la storia della letteratura, ma questo non le rende vere


    Personaggi famosi, che hanno avuto vite interessanti (e spesso se le fanno scrivere) possono scrivere libri interessanti, ma se io ho fatto l'impiegato postale tutta la vita non è che non posso scrivere cose interessanti. Sono le famose "storie dell'anima". Se però racconto di quando ho battuto Agassi a tennis mento sapendo di mentire. E inficio tutto il resto, anche il vero.

    Non ho niente contro le storie inventate, ripeto e ribadisco, anzi. Non penso affatto che una storia sia più bella se è vera. Solo che non mi piace quando mi viene incartata come "vera" una storia inventata (insomma, per esempio l'espediente del manoscritto ritrovato, da cui viene la storia, mi pare stucchevole, a meno che il modo stesso in cui l'espediente è raccontato ne palesi la falsità).
    Hai inventato una storia? bene, fregatene e raccontala per quello che è senza curarti del realismo.
    Vuoi raccontare la tua vita? fregatene e raccontala per quello che è senza curarti di gonfiarla con gli estrogeni della fantasia.

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  9. L'innamorato infatuato non vuol sentir ragioni.
    Così lo scrittore/poeta difende a spada tratta le sue creature contro ogni ragionamento logico.
    Io sarei tentato di replicare ma, d'accordo con Epitteto il Grande, sarebbe tempo perso.
    Sid

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  10. Sid, ma sull'originalità converrai che è proprio a quella cui puntano gli "infuturati", come li chiami tu.
    A mio parere le manifestazioni dell'emozione umana, proprio perché il nostro cervello è lo stesso di quando andavamo a caccia nella savana, non possono essere molto diverse da allora. Cercare di spingersi troppo oltre, su questo piano, genera astruserie. Nè è lecito pretendere dal lto irrazionale della nostra personalità prestazioni che essa non può dare. E' come chiedere a un'auto di andare sott'acqua o a un sottomarino di andare in'autostrada. Solo un beota (come è quando parla di letteratura, non quando parla di matematica) come Oddifreddi potrebbe pensare una roba del genere.

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