giovedì 22 ottobre 2015

The world in a glass, the corks in the world - NADIA RIZZARDI - (testo di Ignoto due)

The world in a glass

(Big Ben) Westminter 2013 tempera 120x50
Calicina si ritrovò sotto il Big Ben (l'orologio di Londra che se si ferma... si ferma e basta), mentre scandiva le otto con perfetto oxfordiano accento.
Post o ante meridiem? si domandò la principessina, ancora stordita dal brusco cambiamento di fuso orario, visto che la mongolpera aveva girato in tondo per più continenti inesistenti.
Ancora sotto l'effetto del jet lag, Calicina pensò che una buona pinta di birra (568 ml), un’icona del Regno Unito, le avrebbe fatto bene per ripristinare il suo squilibrato cortisolo.
Si diresse così verso il "Cittie of Yorke", ma visto che ci si mangiava male optò per lo splendido pub settecentesco "The George Inn".
Ne uscì barcollante, ma entusiasta ed euforica, per dirigersi verso il "The Dove", uno dei più bei pub di tutta Londra, frequentato da Hugh Grant, prima che diventasse famoso (ma questo lei non lo sapeva). Aspettò e aspettò... invano, finché alle 22.50 sentì una campanella che annunciava la possibilità di ordinare l’ultimo drink; cosa che fece prontamente ordinandone uno doppio.
Alle 23 sentì la seconda campanella che annunciava che non venivano più prese ordinazioni. Aveva una ventina di minuti per finire i suoi drink, prima d'essere accompagnata alla porta.
Fece resistenza, ma a Londra non scherzano, alle 23.20 si chiude, punto. Fu sbattuta fuori.
Così, Calicina, che aveva paura del vino, finì ciucca di birra...
Big Ben ha detto stop.

6 commenti:

  1. Questo dipinto è uno dei miei preferiti. Ha proprio l’atmosfera magica che ispira. Infatti, anche Ignoto due ne dev'essere rimasta coinvolta. Si sente che è cambiata la mano, qui c’è uno spirito diverso, molto più anglosassone, insomma un po’ di humor inglese che non guasta. Qualcosa mi dice che stiamo arrivando al cuore della vicenda. Come si dice in questi casi: speriamo che quagli.

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  2. Qui il racconto perde di tensione ironica.
    Si a che il fumo di Londra...
    Il motivo potrebb'essere Ignoto due, sostitutivo del precedente.
    O del fatto che è difficile tenere viva l'originalità per più pagine.
    O forse il rigido ancoraggio alla fredda toponomastica della City.
    Comunque scommetto ancora su una rapida ripresa narrativa.
    Siddharta

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  3. Io saluto e mi complimento con ignoto due, felice che non si sia persa l'onda alcolica che fino ad ora l'ha fatta un po' da padrona e mi immergo nelle atmosfere e nel rigore di questa bella città che non ho ancora avuto il piacere di visitare; ben venga che la principessa Calicina sia diventata un po' meno schizzinosa ma reggerà fino alla fine della storia senza rischiare il coma etilico?

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  4. Dobbiamo ringraziare Ganimede che con l'esposizione delle sue (apprezzabilissime) opere pittoriche surrealiste, per la ricerca dell'interiorità delle cose, che vedo simboleggiate nel bicchiere (una vita da bere?), ci ha portato ad allargare il nostro sguardo anche alla pittura e alle sue correnti artistiche.

    Pure nella prosa di accompagnamento si potrebbe individuare uno dei temi legati al movimento surrealista: il tema della "liberazione", liberazione dell'individuo dalle convenzioni sociali.

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  5. Condivido Serenella, sono d'accordo.

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  6. E io ringrazio te, carissima Serenella che, con le tue generose considerazioni (una vita da bere é un senso bellissimo, aggiungo che mi piace mettere in relazione la forma del bicchiere alla struttura del contenuto) aggiungi valore al brillante connubio ideato da Franco e supportato dall'ingegno di paladini della letteratura molto, mooolto misteriosi....

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