giovedì 19 novembre 2015

Blogroll di casaframe - La vetrina del Club dei Poeti




Inverno camuno      
di: Paolo C.
 Wednesday, 18 November 2015

Ora che cade l'inverno
Ed il ghiaccio ne rinnova
Il senso materno,
Ora che cade sui campi
E sulle verze
Che gonfiano le narici nelle case
Dove la miseria
È fuoco di passione;

Ora che accade
Tutto intorno,
Nell'intimo rifrangersi della memoria,
Questo cullare remoto
Del suono del vento
Come cigolare
Di dondolo in legno

M'appare. 


11 commenti:

  1. Per chi ancora non lo sapesse, l'incisione rupestre < Rosa camuna > è stata adottata come simbolo ufficiale della Regione Lombardia.
    Tra l'altro pare agli ufologi che tra i geroglifici vi sia anche la raffigurazione di un alieno...
    Alieno comunque è il nostro vate Paolo C con questa impagabile lirica.
    In un mondo letterario post-modernista indecifrabile che nulla riconosce del linguaggio e tutto distrugge.
    Solo chi è stato o vive in una delle valli bresciane, come la Val Camonica, sa cogliere tutto il profumo di questa terra aspra e generosa.
    La proposta in lettura non ha bisogno di glosse: esprime con vivida chiarezza la semplicità rigida della natura e la rude compostezza dei suoi abitanti.
    Bravissimo, Epitteto.

    RispondiElimina
  2. Quello sopra è opera di Epitteto, cioè il nostro Siddharta, ed è così centrato e completo che mi sembrava superfluo aggiungere altro. Però voglio dire soltanto una cosa: in questo periodo, poesie dello stesso genere, sui social se ne trovano a profusione. Sono scritte anche bene, ma a far la differenza secondo me son questi versi.

    Dove la miseria
    È fuoco di passione;

    e anche:

    Questo cullare remoto
    Del suono del vento
    Come cigolare
    Di dondolo in legno

    Ciascuno li interpreti come crede, ma sono queste intuizioni che fanno la differenza tra una vera poesia e il testo di una cartolina. Bellissima poesia.

    RispondiElimina
  3. Una poetica poesia direi :-)
    Hai ragione Franco, sono immagini intrise di poesia, ma hai dimenticato le verze:
    ...
    e sulle verze
    che gonfiano le narici nelle case
    dove la miseria
    è fuoco di passione;
    ...

    Ecco come questo riferimento rimanda all'immagine della cucina dove aleggia fra i fumi l'odore invadente dell'umile verza cotta. Un'immagine resa in maniera velata, ma che si impone con la sua concretezza, e pur sapendo rendere poetico il ricordo ti fa essere presente e partecipe nella sua oggettività.

    In questa poesia traspare tutto l'amore per la terra, culla dell'essere e legata ai ricordi affettivi e belli dell'infanzia.

    RispondiElimina
  4. Serenella ha centrato il punto.
    Da noi d'inverno le verze sono un piatto forte, con l'intenso odore che spargono nel cuocere.
    Alimento povero per famiglie povere: che denunciano all'intorno indizi di un'economia modesta.
    Anch'io le coltivo, ma poi regolarmente il bruco verde ne mangia le foglie mitragliandole di buchi!
    Perchè sono restio all'uso degli antiparassitari chimici.
    Ringrazio Franco per aver individuato questa piccola perla poetica.
    Sid

    RispondiElimina
  5. Ah... be', caro Sid.
    ci hai fatto prendere uno spavento.
    Ma che si va via così senza dire niente a nessuno?
    La prossima volta lascia un biglietto sulla porta, TORNO PRESTO, basta e avanza.


    RispondiElimina
  6. Questa lirica non la conoscevo...dev'essere nuova...inoltre, quel Paolo C. mi attizza!!!
    Conosco i tanti nomi usati da Epitteto...ma non Paolo C.!!!!!!

    RispondiElimina
  7. Non è una poesia di EPITTETO

    Lui l'ha solo commentata sul Club dei Poeti e anche qua.

    RispondiElimina
  8. Come ho già detto in separata sede, ho apprezzato questa poesia per il connubio tra l'intensità del contenuto e la semplicità delle immagini, risultato non facile da ottenere a meno di possedere una certa maestria e i primi due versi dei quattro riportati da serenella sono, senza ombra di dubbio, i miei preferiti (anzi: senza i quali forse la poesia non mi sarebbe balzata all'occhio in maniera così vivida).
    Ma in realtà sono passata più che altro per salutare sid ed assicurarmi che stia bene, ragione per la quale tenevo d'occhio (spiavo) le finestre di casa (di frame, non la tua, Sid) :-)

    RispondiElimina
  9. Cari Amici, tanta attenzione per me è immeritata.
    Don Pietro dice che ho sette vite come i gatti.
    Una volta su Fb defunsi letterariamente, per risorgere poi dalle ceneri col nick di fra Salimbene e tanti altri.
    Allora mi piansero come passato a miglior vita, ma io lo feci per vedere < l'effetto che fa >.
    Grazie a tutti anche se sono ancora sotto osservazione clinica.
    Tempo addietro intendevo operarmi per un lipoma grassottello.
    Il chirurgo si disse tutto contento, poi mi chiese l'età.
    Gli dissi < 91 anni >, al che lui fece cadere la biro di mano e replicò: << Sa cosa le dico? Se lo tenga, se lo tenga! >>.
    Sid

    RispondiElimina
  10. ... ah perchè ti voleva operare con la biro? Gli tremava la mano?
    Ahhh... ho capito, aveva finito l'inchiostro?!, sei un furbacchione tu, ma i giallisti ne sanno una più del diavolo...

    RispondiElimina
  11. Si, in effetti l'amico EPITTETO defunse letteralmente...volle mettere alla prova quei pochi amici che aveva, se gli erano fedeli. Superata la prova, da allora, siamo restati sempre con lui, mentre abbiamo visto passare dalle sue amicizie e scomparire parecchie comete discioltosi al suo contatto, stando nelle sue vicinanze.

    RispondiElimina