lunedì 23 novembre 2015

Le prime... Poesie di Serenella Tozzi (raccolta)




Rimani

Rimani, rimani, rimani
andremo insieme sulla scia della luna
verso cammini lontani
e insieme conteremo le stelle
per vedere quante ne sono
... per scoprirne altre man mano.

Andremo insieme a veleggiare
sui mari lontani
affrontando le sconosciute tempeste
e ne copriremo i fragori
raccontandoci storie.

Andremo insieme a ritroso
sulla scia delle onde
a ricordare noi stessi
a trarre dai ricordi infantili
il bandolo della matassa.

... e sulle testimonianze delle percorse vie
blandamente colorate 
o squarciate da luce violenta
(per cui l'iride cupa abbassa lo sguardo)
fra i sussurri del cuore

sapremo tenderci la mano.


TU, COME TE LI IMMAGINI GLI ANGELI ?

Piccoli e cicciotti,
allegri
come tanti passerotti
o alti e solenni
con le ali spiegate
come i monumenti?
E ti guardano
seri e attenti
curandosi delle tue dimenticanze
o
trascurati e fanciulli
si perdono nei trastulli
creandoti guai?

Sicuramente girano per il mondo
e puoi trovarli
in ogni cosa bella:

così, in ogni fatto che ti accade
pensali vicino
come quando eri bambino.


Il Melo

Che ricami in questi rami
che si stagliano nel vuoto.

Li guardo dal di sotto
che si elevano nell'etere

vari
come i ricordi che mi smuovono.

Eravamo piccoli
quando mio padre ti piantò

e ora
grande melo

come ti stagli
alto verso il cielo

come sei bello e colorato:

fra il verde brillante delle foglie
spiccano rossi i grappoli dei pomi





Malumore


Non suonano campane
mani vuote non abbracciano fiori
e piove.
Lo sguardo bagnato non contempla soli
e la solitudine più nera non fa compagnia.
Uffa! Dove sei allegria?
Dimèntica faccia
ridevi... ma di che?

6 commenti:

  1. Si sente che sono fresche, prive di quella malizia e del mestiere che hai accumulato in tanti anni di CdP. Potevo intitolare questo post prima della cura… e aspetterò domani, quando pubblicheremo le tue ultime poesie, per completare il quadro. Intanto godiamoci queste che ho personalmente scelto, senza la pretesa di aver messo le migliori, ma tra le più significative del tuo primo periodo certamente.
    Che dire, tutte e quattro si inseriscono benissimo nel filone delle “poesie ingenue” o spontanee, sì forse meglio chiamarle così. Ecco, con queste premesse, direi che si possono gustare ancora, sanno di buono e di sincero.

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  2. "Il melo" e "malumore" sono senz'altro le due che mi piacciono di più (ma anche la poesia sugli angeli è molto fantasiosa.... certo che se ne sono sprecate di rappresentazioni sulle presunte sembianze degli angeli nella storia dell'arte eh?)
    "Il melo": penso che chiunque, o quasi, abbia trascorso l'infanzia in un contesto agreste, potrà facilmente ricordare quell'albero in particolare cresciuto assieme a lui. Io, ad esempio, ho recentemente ritrovato in montagna l'albero a "collo di giraffa" che "cavalcavo" (poarét) da piccola, una trentina d'anni fa; ora é diventato alto e robusto, nonostante tutto :-)
    "Malumore" è la mia preferita: é senz'altro la più disincantata e anzi, con quel finale misto tra il cinico e il realista "ridevi.... ma di che?" È spassosissima... e mi fa ridere (così la poesia se me infastidirà ancora di più ah ah!)
    Ciao Serenella, brava e simpatica!

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  3. Seguendo il mio sentire poetico ancorato al concreto senza fronzoli più che alla metasemia linguistica oggi imperante, mi appunto < Il Melo > a critica valutativa.
    Invero opterei senza la seconda maiuscola non trattandosi di nome proprio.
    Comunque dalle mie parti un tempo alla nascita di una femminuccia, i contadini usavano piantare uno o più ciliegi.
    Da tagliare al momento del di lei matrimonio quale dote per farne mobili di casa ( arte povera ).
    Dico questo a che le giovini generazioni non abbiano a dimenticare.
    Forse anche molti di noi di rustica nascita amano ricordare alberi rigogliosi piantumati dagli avi.
    Ed ora rispettati con cura religiosa.
    Perchè testimoni di piacevoli ricordi d'infanzia mai sopiti.
    Ecco allora questo esempio di poesia ( oggi rara avis ) di ottimo lirismo senza che abbisogni di inutili voli retorici ed aggetti letterari.
    Io comunque alla fine del testo un punto fermo ce l'avrei messo...
    Siddharta

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  4. Ah, Sid, Nulla ti sfugge!
    Grazie a tutti e tre per i vostri commenti.
    Eh, sì, l'ingenuità imperava, ma devo dire che a suo tempo queste erano le poesie che giravano per la maggiore sul C.d.P., poi, piano piano ci siamo tutti, chi più e chi meno, un po' evoluti. Certo il clima era diverso, non direi improntato al buonismo, no, ma all'accettazione del sentire altrui, si, certamente. Vi era un maggiore rispetto e i commenti si riconducevano all'opera presentata, raramente sconfinavano nel personale.
    Sarebbe interessante conoscere le opere prime anche di altri autori, mi sembra potrebbe essere un simpatico gioco. Chi si fa avanti? :-)

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  5. eugenio gambardella25 novembre 2015 12:22

    Saranno anche fresche e prive di malizia, ma esprimono comunque dei valori profondi come la prima, Rimani, in cui si invita l'interlocutore a ritornare bambini per cercare di capire, partendo da quella condizione, la verità della vita, il "bandolo della matassa" come lo chiami tu. Anche la seconda, quella sugli Angeli, è molto bella ed anche qui l'invito sembra lo stesso: pensare agli Angeli con la mente dei bambini. Mi è piaciuta molto anche Melo con i suoi colori e la sua freschezza. Infine ci hai messi di....malumore con una poesia un po' grigia ma che sicuramente rispecchia lo stato d'animo di quando l'hai scritta. Ma ci sta anche un po' di malinconia, di tanto in tanto.

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  6. Ringrazio anche te, Eugenio, sempre gentile e attento all'interpretazione da dare agli scritti.
    Per "Malumore", forse hai ragione nel definirla un po' grigia, però a rileggerla oggi mi pare che il finale, che risulta abbastanza irriverente, come dice bene Ganimede, che ringrazio per il simpatica, riscatti l'impressione di malumore.

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