martedì 10 novembre 2015

Pensieri cinici quotidiani (49) - Siddharta

A – Divieti.
Oltre ai dieci comandamenti, si sono inventati anche una miriade di divieti e limitazioni che restringono libertà e comportamenti di singoli e collettività.
Perché tutto questo?
Perché così riducendo l’area di condotta, è più facile dominare coscienze ed individui.
Ad opera di un manipolo di pericolosi esaltati a proprio uso e consumo. 


B – Mura antiche.
< Non torno volentieri nella casa ove son vissuto.
Le stanze odorano di prigione e fra i muri è rimasto intrappolato il tempo dei ricordi.
Che spinge, spinge, urta contro le pareti e forza le finestre per fuggirne fuori >.
Non ricordo chi l’ha scritto, ma c’ è del vero.
Per altri invece ( parlo per me… ) la casa avita è uno scrigno pieno di emozioni, un imprinting insopprimibile.
Ove par di percepirvi una sorta di offesa contenuta per il lungo abbandono.

C – Chi dei due.
Il filosofo è colui che continua a porsi domande sulla vita, ben sapendo che non troverà mai una risposta definitiva.
Il Poeta invece, senza indagare minimamente ma solo sulla spinta di una folle ispirazione, si dà continue certezze sull’esistenza, financo sul dopo morte, sul bene e sul male.
Ditemi voi chi dei due è più savio, cioè limpido di mente…

SIDDHARTA
9.11.2015




6 commenti:

  1. Il poeta, fa solo delle allusioni facendo lavorare la fantasia...hai visto mai che dalle tante dette, qualcuna ce l'azzecca???

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  2. C) Eeeeh? Sid, io non mi intendo molto di poesie, ma è un bel po' che questa forma d'arte non proclama più certezze. Pensa a Ossi di Seppia del 1925 (e quindi non venirmi a dire che è poesia nuova: è vecchia più o meno quanto te) - ma volendo andare a ritroso mi sa che troviamo espresso il nucleo di questo pensiero addirittura in Leopardi: "codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo". Se l'espressione di certezze è segno di squilibrio mentale, mi sa che dobbiamo chiedere proprio ai matematici. Negli stessi anni David Hilbert disse - e arrivò a farselo scrivere sulla tomba, "Wir müssen wissen, wir werden wissen - Dobbiamo sapere, sapremo". Giustamente gli fu obbiettato che era teologia, non matematica. Per ironia della sorte, il giorno prima che Hilbert pronunciasse questa frase, Kurt Gödel aveva presentato la sua tesi, contenente il suo famoso teorema di incompletezza: ossia ci sono cose che potrebbero essere vere, ma che non possiamo dimostrare. Oddifreddi dovrebbe saperlo e te lo direbbe sicuramente (a meno che non sia squilibrato pure lui...)

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  3. Ps ovviamente "codesto solo possiamo dirti ecc" è di Montale, non di Leopardi.

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  4. A) Purtroppo l'Uomo lasciato in balia di se stesso, ha dimostrato e, continuamente dimostra, di non sapere rispettare la natura, il prossimo, le altrui proprietà ed affetti. Piuttosto è congruo formulare la reiterata domanda: "Chi controllerà i controllori"?
    B)Dipende dal vissuto passato di ognuno.
    C)E' insita nell'umanità porsi domande e cercare risposte, per arrivare alla scoperta della Verità, ovvero il senso della ns esistenza.

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  5. Sulla A) si potrebbe scrivere un trattato e, comunque, sostanzialmente la penso esattamente come Teresa
    Sulla B) mi sento molto vicina all'immagine così meravigliosamente poetica che fornisci della casa avita o anche solo della casa natale, che ne esce quasi come fosse un luogo vivo
    Sulla C) non mi intendo molto di niente ma la poesia filosofica allora? (o filosofia poetica? Boh...) Del resto che i campi del sapere abbiano spesso trovato ampia correlazione nella storia é un dato di fatto, tipo la matematica con la filosofia, la filosofia con la poesia (appunto) e così via, no?

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  6. A - L'esistenza degli antichi era più difficoltosa, ma molto più semplice: bastavano poche discipline; oggi la vita si presenta complicata e con molte più attività che necessitano di maggiori regole per garantire una convivenza civile. Non a caso il diritto è una disciplina che è andata via via affinandosi.

    B - Per la casa avita, penso sia dei più quello di provare affetto ed emozioni nel ritornarvi.

    C - Lo zio di Leopardi, conte Antici, nel 1818 così redarguiva il giovane nipote: "Voi avete fatto un corso di Filosofia, ma se non lo rifate secondo i principi più saldi dei moderni pensatori appruovati, specialmente nella Fisica, Metafisica ed Etica, voi non potete dire di conoscere Filosofia, e senza questa il grande Erudito non può essere mai un vero Letterato. Ma voi dovete conoscere ancora e farvi propri i principali teoremi della Teologia, del Diritto delle Genti, e dell'Economia pubblica, non che delle leggi Civili e Canoniche, giacché un uomo di Lettere privo di questi sussidi potrà essere un erudito, un traduttore, un compilatore e glossatore, ma non diverrà mai quell'uomo, le cui opere meritino di galleggiare sopra le onde del tempo, che continuamente ingoiano tante migliaia di mediocri produzioni...".

    Comunque la risposta la dà Freud quando dice: "Il poeta (nel senso dell'artista in generale) vede là dove gli altri non vedono"; il poeta precorre i tempi grazie alla propria precipua sensibilità.

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