domenica 15 novembre 2015

Pensieri cinici quotidiani (51) Siddharta

A – Mestizia.

Il sesso è stato sempre la bestia nera del cristianesimo.
Le energie del corpo, anziché disperdersi, dovevano con la rinuncia ed il digiuno indirizzarsi tutte al bene dell’anima.
Gli sposi dovevano  <abbassarsi all’atto sessuale con una certa mestizia >, provando solo un moderato piacere.
Così S. Agostino.
Il bello si è che lui prima della conversione scopava come un mandrillo la sua africana innominata, da cui ebbe il figlio Adeodato, un mostro di intelligenza ( a sentire il padre ).


B – L’aggravio
Facebook e gli altri social a ben vedere moltiplicano le nostre solitudini.
Apparentemente volti a sollecitare la pratica virtuosa del dialogo, ove la parola sia mediatrice di socializzazione, in realtà con l’andar del tempo scopriamo di non poterci appoggiare a nessuno, e viceversa.
Ciascun interlocutore gravato com’è di problemi peggiori dei nostri, scaricati bellamente sulle spalle di lettori altrettanto problematici.
Il risultato?
Da un lato il ruolo di compiacente sostegno/guida spirituale con i < mi piace <, < bravo >, < bene bis >, dall’altro l’aggravio delle nostre tensioni irrisolte da sempre.

C – Invidia.
Invidio gli scrittori di gialli et similia.
Non tanto per l’eventuale successo di pubblico tra l’altro sempre aleatorio, quanto per la loro estrema spensierata libertà di fantasia.

SIDDHARTA
15.11.2015





8 commenti:

  1. A E' così, da qualunque cosa ci si converta, dopo si diventa i più intransigenti ed irreprensibili, un pò come gli ex fumatori, che si trasformano nei più accaniti oppositori del fumo.
    B-Sembra illogico ma nell'era dell'alta tecnologia (compresi i telefonini), dove una notizia qualunque, impiega un nano secondo a fare il giro del mondo, la solitudine è uno status di fatto. Più che moltiplicare contatti, virtuali, perchè alla fin fine s'interagisce con uno schermo luminoso, ci si isola sempre più, dividendoci dal mondo reale. Ora è tutto un mordi e fuggi, finiti i bei tempi di una bella chiacchierata al telefono...
    C-Per quanto riguarda i giallisti, sono combattuta: da una parte vivono nel mondo di fantasia proprio degli scrittori in genere, dall'altra, tra cadaveri, sangue e altri scenari cruenti, sono immersi nella più cruda realtà della cronaca nera.

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  2. Mi son sempre chiesto se i giallisti sarebbero degli ottimi assassini.
    Capaci di fuorviare le indagini con indizi sparsi a piene mani, fuorchè quelli giusti.
    Ed altresì perchè gli inquirenti non se ne avvalgano per risolvere i casi misteriosi anzichè ricorrere a sensitivi cialtroni...
    Sid

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  3. La frequentazione del web, mi ha permesso di conoscere molte persone di un altro ambiente dal mio, di farmi nuovi amici anche, e non ho mai fatto in vita mia tante belle chiacchierate al telefono come adesso. Vedo la gente che ha sempre il telefonino in mano, basta accedere a internet e sei collegato con il mondo intero, e non vedo come si possa dare la colpa alla nuova tecnologia per la nostra solitudine. Se uno si sente solo, non è certo per colpa della nuova tecnologia. Poi dipende da che cosa vai cercando. Io vedo uomini soli e facce stanche anche quando vado al bar, molte donne si sentono sole e abbandonate anche con una famiglia numerosa da accudire. La solitudine è un fatto soggettivo e internet non centra proprio nulla. Adesso vedrai che qualcuno rimpiangerà i tempi in cui la posta viaggiava a dorso di mulo e poi signori qualcuno diceva e non a torto che con un libro in mano non si è mai soli. Datevi da fare.

    Caro Sid , assolutamente no, i giallisti non sarebbero degli ottimi assassini, in quanto sono i primi a sapere che il delitto perfetto non esiste.
    Per rispondere invece a Teresa ci vorrebbe un po' più di tempo, ma lascio a Rubrus il compito di parlarne, lui in queste cose è veramente un esperto.

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  4. A) Come dicevo nell'altro commento, spesso ogni azione causa una reazione uguale e contraria.
    Comunque il Cantico dei Cantici è sostanzialmente un libro, se non erotico, quasi.
    La sessuofobia cristiana è stata molto influenzata, se non determinata, dall'incontro con la cultura greca, specie il platonismo e Plotino.
    In ogni caso mi piacerebbe conoscere il parare di un musulmano sul tema, magari uno di quelli "duri e puri" e la sua reazione qualora scoprisse che le nostre opinioni divergono.
    Mi piace credere che si limiti a un contraddittorio verbale: dà visibilità e mi farebbe passare automaticamente per illuminato, liberale, progressista ecc. .
    Aspetterò comunque che qualcuno vada a punzecchiarli in proposito. La prudenza, si sa, non è mai troppa...

    C) I giallisti, come anche i lettori di gialli, tranne un'esigua minoranza che è la classica eccezione che conferma la regola, si accontentano dei delitti virtuali, che li appagano appieno [vabbè, qui ci starebbe un salace inciso sui fruitori di narrativa erotica].
    Approfitto della forzata immobilità per una puntualizzazione a proposito di giallo e noir e con riferimento al racconto del padrone di casa. Nel giallo è importante soprattutto il “come” avviene il delitto, specie le modalità esecutive. Nel noir è importante soprattutto il contesto in cui esso avviene (ovviamente sono indicazioni di massima, per esempio l'analisi del movente è o può essere presente in entrambe le declinazioni di questo genere di narrativa, magari con sfumature diverse).
    Sempre e comunque, però, autore e personaggi, nella soluzione del caso o, in genere, nello svolgimento della vicenda, hanno a disposizione gli stessi strumenti (il giallo all'inglese classico, poi, è una vera e propria sfida, su questo terreno, tra autore e lettore).
    Un autore che scrivesse un giallo o un noir omettendo elementi che lui solo conosce e che sono importanti per la vicenda sarebbe solo, per chiamarlo col suo nome, un baro.
    Ecco perchè escludo che il nostro padrone di casa abbia usato questo sistema.
    Esulando dal caso concreto, i critici letterari, specie nostrani, sono campioni nel mettere nel testo roba che non c'è ma che loro vorrebbero che ci fosse. A peggiorare la situazione spesso c'è una componente ideologica – irrilevante quale. È un po', e uso apposta un esempio risalente nel tempo, come la leggenda letteraria del “Virgilio autore cristiano”. Superior stabat lupus.
    Mi viene sempre in mente il povero Tolkien che si sgolava a dire che lui, nel suo “Signore degli Anelli” non intendeva fare alcun riferimento a Hitler, alla seconda guerra mondiale ecc: aveva scritto un'opera fantastica, non metaforica, e aveva parlato di mito, non di storia. Insomma... era lui l'autore, sapeva bene quello che aveva scritto, no?
    E quelli imperterriti con la loro critica militante: no, lo hai scritto o, al massimo, lo hai scritto senza accorgertene.
    Credo che li abbia mandati a quel paese. Non necessariamente Mordor, la Terra delle Ombre.

    C)

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  5. E' un piacere leggervi cari amici, dal SID a Teresa Frasca, RUBRUS e l'immancabile Franco MELZI, a cui, lascio un messaggio: Quando vuoi, nella mia bacheca c'è la mia "frivola" poesia, dove ne dico di tutti i colori...basta scegliere!!! VI ABBRACCIO TUTTI!!!!

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  6. Caro Franco, è vero, mai come in questi tempi le persone sono sempre con il telefonino in mano, ma credo che sia più una questione di status, per mostrare di possedere l'ultimo modello, se parlano lo fanno in maniera compulsiva, altrimenti vedo che la maggior parte lo usa per divagarsi con i giochini disponibili...Qualcun altro parla della compagnia di un libro: certamente, come ho già scritto altrove, leggere è senz'altro istruttivo ed edificante (anche se non ci contraddice mai), ma non potrà mai sostituire l'interagire con una persona dalla presenza reale, nonostante possa avere un pensiero diverso dal nostro.

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  7. A) - Ma pare che ai nostri giorni un sacco di delitti restino impuniti, così almeno ci propinano i mass-media.
    Soprattutto se orbitano nell'area del Vaticano ( Orlandi, Calvi, Sindona, il Papa dei 30 gg., la guardia svizzera, ecc. ).

    B) - Di fronte alla competenza sconfinata di Rubrus mi sento piccolino.
    Sarebbe interessante un suo breve prontuario sulla materia per gli sprovveduti come me.
    A che alle prossime letture non ci siano confusioni tra gialli, noir, polizieschi e quant'altro, compendio da collocare nella sua stanza di casa per una rapida consultazione.
    A proposito di Plotino: lo sai che a suo tempo mi son sciroppato tutte e nove le Enneadi e mi ci è rimasto nella capa il solo concetto dell'Uno?
    Infine un consiglio: lascia stare l'Islàm, coi tempi che corrono.
    Intanto che t'è successo?
    Sid

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  8. Caro Sid, il motto di certo clero è: gioca con i santi e lascia stare i soldi.
    Detto questo, devo, se non altro per coerenza, attenermi alla presunzione di non colpevolezza fino a prova contraria. "Presunzione di innocenza" sarebbe troppo.

    Uh... Plotino e Platone mi sono sempre stati antipatici. Mi sono sempre annoverato tra gli aristotelici. Mi vien quindi da dire che quanto rammenti basta ed avanza.

    Guarda, proprio per non fare della nominalistica, penso che si possano distinguere i romanzi gialli in
    gialli propriamente detti (o all'inglese, o ancora detti in altri modi). Prevale l'indagine sul come è stato commesso il delitto
    noir: prevale l'indagine sul contesto nel quale è maturato il delitto
    thriller: prevale l'azione solitamente finalizzata alla ricerca del colpevole.
    Ovviamente sono definizioni di comodo - e tra l'altro usate in modo non univoco dagli addetti ai lavori, editori compresi.
    Inoltre è importante rammentare che si tratta di prevalenza di un elemento sugli altri - che pure sono dunque presenti. NAturalmente il difficile è trovare l'unità di misura con cui appurare la prevalenza. Indicativamente, ci si può basare, in parte, sul numero di pagine o parole destinate ad un elemento (azione, analisi del contesto ecc) piuttosto che un altro.
    Andare a spaccare oltre il capello sarebbe, secondo me, pura teoria vuota di senso.

    Be', diciamo che non sono proprio immobile. Il tragitto camera - gabinetto riesco a farlo. Anche spesso...



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