lunedì 2 novembre 2015

Pensieri cinici quotidiani (46) - Siddharta

A – Psicologia letteraria.
Secondo la moderna < cattiva > psichiatria, la gloria di successo inseguita con convinzione da certi letterati, partecipando ad una miriade di gare concorsuali, pubblicando a proprie spese presunti best-seller, ecc. non sarebbe altro che il frutto di un disturbo bipolare ( psicosi maniaco- depressiva ) con alternanza di momenti di sconforto ad altri di fuoco sacro.
Quindi i poeti?
Tutti irrimediabilmente depressi…


B - Pantheon.
Il mondo greco-romano antico non ha mai scatenato guerre di religione.
Anzi, appena si sospettava la potenza di un dio straniero, subito l’accoglievano nel loro Pantheon.
Mettendosi al riparo da eventuali minacce o ritorsioni celesti.
Vigeva cioè ( a Roma ) il principio giuridico-religioso della < pax deorum > ( la pace degli dei/con gli dei ).
Tant’è che quando ci si accingeva a conquistare una città nemica, con < l’evocatio > si invitava il dio straniero ad uscire dalle mura per essere accolto nel nuovo Olimpo.    
Cioè molto da imparare per i monoteismi tradizionali, in guerra perenne con i culti vari degli altri popoli.

C – La capra.
Anch’io ai miei tempi fui mandata a balia, in provincia.
Allora non esistevano gli omogeneizzati e le altre diavolerie dell’oggi.
Devo quindi la vita ad una donna dimenticata, dopo che un’altra ebbe a dimenticarsi di me.
Il mestiere della balia da latte rappresentava all’epoca una risorsa per le famiglie povere.
Si parlava in quel passato del latte di capra come il più assimilabile a quello materno: ma in città non c’erano capre…

SIDDHARTA
31.10.2015



5 commenti:

  1. a) Una cosa che mi ha sempre un po' infastidito (esulando un attimo dallo stretto argomento del post) è il voler psicanalizzare l'autore attraverso quello che scrive - un'analisi che secondo me è attendibile più o meno quanto la lettura dei tarocchi o dei fondi di caffè. Per esempio, affermazioni come "scrivi racconti dell'orrore quindi devi aver avuto un'infanzia infelice". Io ho avuto un'infanzia normalissima. Impalavo gli orsetti di peluche sulle sbarre delle cancellate, innaffiavo i fiori con la candeggina, mettevo topi morti nelle caselle della posta dei vicini, le solite cose insomma...

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  2. Meno male che io non mi ritengo un poeta, essendo quello che scrivo un normale passatempo di un pensionato normale...poiché prima, non ho mai avuto quel "Disturbo Bipolare" (Psicosi Maniaco-Bipolare) - Semmai, sono gli altri che sono malati di mente, dandomi l'appellativo di poeta. Cosa però, che vedo in tanti altri che sciupano le migliori risorse finanziarie per la stampa di molti libri, presentandoli in sale piene di amici e parenti invitando e disturbando decine di autorità civili, militari ed ecclesiastiche...che poi, puntualmente, diserteranno lo stesso grazioso invito.
    Ciao Siddharta...mi trattava meglio il caro Fratello Fra Salimbene e l'amico CCinico CRATETE.
    Devotamente Pietro.

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  3. E se invece qualcuno lo fa per la grande passione delle parole?
    Intendo quelle che accarezzano, leniscono e aiutano a "sopravvivere"
    Rita

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  4. Per l'appunto Rita.
    La sovraesposizione letteraria è la ricerca di una compensazione al proprio io depresso.
    L'esasperazione del proprio mondo verbale è un grido di ribellione al nostro destino cinico e baro che ci vuole confusi con la massa, seppellendo l'individualità che invece ci vorrebbe unici, irripetibili, eterni.
    L'esibizionismo sfrenato , tipico del nostro mancato Cavaliere nazionale, è un tipico esempio di paranoia incurabile.
    Che fa il paio con la fuga monastica di certi intellettuali in guerra col mondo ( Sebastiano Vassalli, scrittore, morto il 26.7.2015 a 73 anni nel ritiro di una canonica isolata del novarese ).
    La < parola > può anche esser fatale: Dino Campana finì i suoi giorni in un manicomio.
    Sid

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  5. B)- Peccato che nel 64 d.C. Nerone abbia cancellato de facto questa encomiabile usanza...

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