venerdì 13 novembre 2015

Pensieri cinici quotidiani - (50) Siddharta


A – I due.
Bruno Amore, interlocutore di Facebook, a proposito di Dio, fede e condizione umana mi ha scritto:
< E per fortuna che siamo figli di questo qua e non di quell’altro… >.
Mai concetto lapidario più appropriato!


B – Faceto, ma non troppo.
L’ho già scritto altrove, neuroni e sinapsi della corteccia frontale mediale posteriore sono la sede della nostra coscienza ( o anima o spirto ) e responsabili di malattie cerebrali galoppanti, come l’Alzheimer, il Parkinson, disturbi ossessivi compulsivi, epilessia, ecc.
Ma la terapia tecnologica è ormai alle porte.
Con opportuni impulsi elettrici la cosa è risolvibile o quantomeno riducibile.
La stimolazione magnetica transcranica ( Tms ) sarebbe in grado di modificare anche le credenze religiose, le ideologie, ecc. individuali e per translato sociali.
La neurostimolazione cerebrale potrebb’essere un toccasana anche per poeti e scrittori.
Appoggiando semplicemente il neurotrasmettitore ( simile ad uno smartphone ) sul collo e per il tempo necessario a seconda della gravità del male, l’intellettuale ossessivo per sovra produzione letteraria ridurrebbe drasticamente le sue cazzate narrative, a sollievo proprio e dei lettori.
Risparmiando tempo per andare a zappare nei campi e guadagnarci in salute…

C – Sempre Dante.
< Amor, ch’a nullo amato amar perdona > ( Inferno, V°, 103 ).
Questo verso ancor oggi mi perseguita, al pari di schiere di studenti, pel significato oscuro o ambiguo, affatto convinto dell’interpretazione dei soliti soloni.
Ora Francesco Fioretti ( insegnante e scrittore ) ha riscritto l’Inferno in prosa.
Un racconto quindi, benvenuto nella sterminata produzione letteraria dantesca, che annovera gli endecasillabi dei 34 canti della prima cantica tradotti persino in inglese…

SIDDHARTA

12.11.2015

12 commenti:

  1. Caro Sid, quello di Bruno Amore, più che un concetto mi pare una facezia, e a proposito di facezie al punto B, ti rammento che la tua produzione letteraria in questo sito è la seguente:
    anno2013: 40.404 parole (pensieri cinici)
    anno2014: 42.604 “ “ “
    anno2015: 13.582 “ “ “
    alle quali si devono aggiungere le 8.268 della Storiella autobiografica.
    (Poesie e commenti esclusi) per un TOTOLE di 104.858 parole scritte e pubblicate.

    Cioè la bellezza di quasi cinquanta racconti lunghi come il mio ultimo giallino, tanto per fare un esempio. Dovrei controllare ma a occhio e croce credo che soltanto Rubrus in questo sito abbia scritto e pubblicato più di te. Questo soltanto per dire che di parole se fanno anche senza scrivere di narrativa. Lo so che il criterio da usare non è il numero ma la qualità delle parole scritte, ma è proprio sulla qualità e l’utilità dei testi che si potrebbe discutere all’infinito senza arrivare a metterci d’accordo. Tuttavia l’invito a tacere lo estenderei a molte categorie di scribacchini e non soltanto a coloro che fanno narrativa.
    Ps: Ho voluto spezzare una lancia a favore della narrativa, e soprattutto quella di genere, sempre bistrattata poverina, ma senza voler far polemica naturalmente. Per quanto mi riguarda puoi scrivere anche il doppio, su queste pagine web che mi competono, per te c’è sempre spazio.

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  2. Eh, sì.
    Sono un logorroico della penna.
    La mia è una specie di missione, o meglio di crociata per invitare a pensare di più e a scrivere di meno.
    Mi rivolgo cioè a coloro che pur non avendo niente da dire puntano su un presenzialismo sfrenato.
    Poi ci sono siti, blog, pagine varie di elevata cultura, a cui fare tanto di cappello.
    Narrativa ( long/short story, ecc. ) e poesia compresa.
    Sai, nonostante l'età è la sete di apprendere che mi spinge sovente a censurare: una sorta di messaggio in bottiglia per chi non vuol intendere ragioni.
    I pensieri cinici, sempre di carattere generalizzato, li riverso poi in twitter, Fb e altrove nella speranza che i moniti giungano a destinazione o facciano riflettere i pigri di mente.
    In verità, come già detto sovente altrove, tali elucubrazioni sono per lo più appoggiate alla genialità speculativa dei tanti intelligenti che vanno per la maggiore per meriti distinti.
    Certo che se un Odifreddi lo buttiamo nella spazzatura, a maggior ragione vi si dovrebbero collocare i poco-nulla dotati.
    Un blog letterario come questo, che si distingue per eccellenza, non ha certo bisogno di temere.
    In verità conosco anche tanti altri siti di vaglia: un monitore non è fatto per loro.
    Infine c'è la questione delle opinioni che non vanno picchiate.
    Proprio ieri ho incassato da una furente corrispondente un imbecille a tutto tondo.
    Per un commento lapidario.
    Ma così vanno le cose del mondo.
    Concludo sul contatore delle mie presenze in < A casa di frame >.
    Accipicchia, confido proprio di non aver esagerato con le cazzate...
    Fraternamente, Siddharta.

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  3. Dai Sid, ormai noi ci capiamo al volo, tu continua pure la tua campagna contro gli eccessi in scrittura, predica pure l’inutilità di certa poesia e combatti questa pseudo letteratura, come vedi ti diamo ascolto e non per nulla sei l’artefice di questa fortunata rubrica, e noi scribacchini continueremo a riempire fogli di carta virtuale, a inventare gloria da questo sottoscala, pur sapendo che pochi saranno quelli che coglieranno il bacio della vittoria. Però per i vari Claudia, Rubrus, Uriah, Matteo e altri giovani ancora, mi auguro vivamente che non seguano il tuo invito, ma che vadano avanti con caparbietà su questa strada, perché hanno tutti i mezzi per arrivare e già ora meriterebbero maggior fortuna. Grazie per la collaborazione.

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  4. Toh. Coincidenze.
    Altrove si parlava dell'inutilità della poesia. A mio parere l'assioma secondo il quale tutta la poesia (o tutta l'arte) è inutile e radicalmente sbagliato. L'arte è soprattutto gioco, e la poesia pure. Il gioco è proprio quello che rende l'umano quel che è e, aggiungo, intelligente. L'uomo è la specie con l'infanzia più lunga e l'infanzia è l'età in cui si gioca. Tutta la storia dell'età umana è caratterizzata da una crescente "neotenia" cioè un mantenimento dei caratteri infantili nell'individuo adulto. Quindi probabilmente c'è una spinta biologica insopprimibile, alla base.
    Lo sviluppo tecnico, liberando tempo e aumentando le capacità di comunicazione - l'arte è linguaggio tanto quanto gioco - ha dato a tutti la possibilità di giocare di più. Una volta per fare un libro occorrevano cento pecore. Oggi tutti possiamo comunicare con estrema facilità. Tutto sommato, meglio così.


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  5. B) ma la tms, Sid, é quella roba che continui a consigliarmi? Se lo dici tu :-)
    Che poi, almeno per le malattie degenerative (ma chi lo sa magari, in parte, anche per la salute psichica) basterebbe, per lo più, migliorare regime alimentare e stile di vita in generale che, alla fine, si sa! La colpa è sempre dei soliti stramaledetti radicali liberi...
    I miei saluti a Bruno Amore.

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  6. Scusate...l'intromissione: Ma uno che scrive per passare il tempo, uno come me, che si sfoga scrivendo brevi pensieri, sogni, fatti accaduti, in prosa o in poesia, prendendosela con chicchessia e maggiormente con chi approfitta del suo potere per rubare al prossimo, perché lo vogliamo crocifiggere chiamandolo "poeta"? Io non ci tengo ad esserlo, ne' vado pregando editori vari affinché mi pubblichino quanto scrivo. Facebook ci ha dato la possibilità di esternare tutto ciò...devo rinunciare a servirmene??? Sono il primo a riconoscere che si scrivono le solite cavolate...ma questo è il progresso, prima c'era il gioco delle carte nei circoletti con gli amici, adesso c'è il Computer e con gli amici abbiamo un altro svago.
    Facciamo così: non ci chiamate POETI O SCRITTORI, inventate qualsiasi altro epiteto e lasciamo stare in pace i VERI poeti...non ci confondete con loro!!!
    Comunque, caro EPITTETO, nel mio caso, la colpa è tua per avermi dato modo di pensare, e riflettere sui casi della vita...che ora, estendo ad altri!
    DEVOTAMENTE Pietro.

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  7. Caro Pietro sono d'accordo con te. Non essendo particolarmente interessato a frequentare il mondo di FB volevo inizialmente creare una pagina e non un profilo (forse non ce l'avrei fatta, ma ci avrei provato). Solo che una pagina che indicava come "scrittore" era eccessiva e quello come "pirla" non era disponibile, così ho ripiegato su un profilo "Rubrus".
    L'errore che si fa è credere alle volte che è quello che sul web debba essere sempre degno di nota. Non lo è. Non più di quanto si dice al bar o sul tram o in ascensore. Vuole esserlo, soprattutto vuole essere notato, - ma quanto all'esserlo sul serio...

    PS per questo, secondo me, anche se lo capisco, il tentativo di Sid di dare "pregnanza" agli scritti webbici, è pressoché inutile.
    E' come andare al supermercato e mettersi a parlare di Platone davanti alla cassetta dei ravanelli. Qualcuno che ti ascolta lo trovi, è lecito, è lodevole, e non fai male nessuno, magari in alcuni casi è persino utile... ma non è esattamente il posto adatto per ottenere attenzione...

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  8. Carissimo RUBRUS...ma io EPITTETO lo conosco molto bene...LUI non fa altro che predicare e riempire teste vuote, affinché facciano del suo meglio, estrapolargli il massimo dei LORO pensieri. Tant'è che gli danno fastidio quelli che si servono di frasi fatte dagli altri, che li condividono e se li portano nelle loro bacheche. Non c'è nulla di loro facendo questo. Ma un pensiero partorito dalle loro menti, bello o brutto che sia, lo apprezza.

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  9. Amici carissimi, eppure penso che a furia di narrare Platone ai ravanelli qualcosa alfine dovrebbe restar loro in zucca.
    Parlare ad un pubblico inclito non è così meritorio come intrattenere chi non sa, magari per pigrizia o senza colpa per i destini della vita.
    Potrebbe sempre aversi un risveglio d'interesse: un pò come la caccia alle 99 pecorelle smarrite e la centesima diligente nell'ovile...
    L'amico Pietro è commovente: ci siamo subito intesi, unitamente a qualche altro della parrocchia Fb, segno che anche sui social è possibile colloquiare utilmente.
    Dirò di più: specie sulla poesia ( in quella vernacolare è imbattibile! ) don Pietro si esprime in modo trascinante, coinvolgente, originale, tanto da esser riconosciuto coram populo come guida indiscussa di circoli letterari ad ampio respiro.
    Io ci ho un gruppo ristrettissimo di amici internet non perchè non ci sia in giro messe di interlocutori capaci, ma solo per l'impossibilità materiale a seguirli tutti personalmente.
    Caro Franco, la battuta di Bruno Amore sul soprannaturale non è una facezia,
    ma una dolorosa constatazione sulla deplorevole condizione umana.
    A proposito, circola una certa Lisa Manelli che potresti contattare per il blog: potrebbe essere importante per definire psicologicamente e psichiatricamente i profili dei vari personaggi letterari.
    Sull'erotismo narrativo: sono il meno indicato, ma conosco un'internettiana che mi ha mandato un promo, al cui confronto l'Emmanuelle dell'Arsan impallidisce...
    Sid

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  10. Sid,, quanto alla metafora dei ravanelli, dipende.
    Per quanto mi riguarda ogni tipo di indottrinamento produce una reazione uguale e contraria, come il principio di Archimede. Come dissi ad un amico "io il libro di Guccini e L. Machiavelli lo leggerei anche, ma poi mi vien voglia di votare Salvini".
    Se mi suonano alla porta i TdG il mio tasso di scetticismo aumenta in modo esponenziale.
    Io credo nel "vivi e lascia vivere". Insomma, io non vado in giro a convincere gli altri della bontà delle mie opinioni, perchè gli altri, non richiesti, devono convincermi della bontà delle loro? Se voglio sapere qualcosa decido io dove andare a chiedere e a chi. E' qualcosa di più di una semplice "bastiacontrarite" individuale.
    C'è uno studio in proposito del CICAP - un ente che sicuramente conosci - che dimostra come, per esempio, sia impossibile smentire le frottole che circolano in rete. Complottisti e scettici continuano imperterriti a sostenere le loro tesi, ciascuno cercando vanamente di indottrinare l'altro.



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  11. Le tue argomentazioni, Rubrus, non fanno una grinza.
    Però poi ci sono io che mi sento investito di una missione più che religiosa, quella di convincere il prossimo della precarietà umana, di vivere come non fossero mai vissuti, di preferire il silenzio al sabba del casino generalizzato.
    Salvando solo quel poco funzionale alla sopravvivenza.
    Già lo facevano i nostri e gli altrui antichi, mietendo gloria imperitura.
    Chissà che i miei rapanelli, nel senso di teste di rapa ( absit iniura verbis... ) , anche se non richiesto a forza di dai e ridai non abbiano col tempo a condizionarsi.
    Adesso predico in web, ma le stesse cose le dico a viva voce appena taluno mi giunge a tiro.
    Ecco perchè vivo del tutto isolato nel mio eremo: epperò v'è chi rimane impressionato pur fuggendo.
    E per me è già un gran trionfo.
    Amichevolmente, Sid.

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  12. Ciao a tutti,
    io scrivo per esigenza, perchè mi arriva e purtroppo lo faccio poco in base alle ispirazioni che ho, soprattutto di notte, perchè ahimè, lavoro ancora a tempo pieno e questo mi limita, sia nella scrittura che nella lettura.
    Scusate se vi commento poco, ma ci sono anch'io
    Rita

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