martedì 22 dicembre 2015

Una specie di magia - racconto (Rubrus)

«Tu ci credi?»
Alessio attese prima di rispondere. L’abitudine di parlare poco, e mai d’impulso, lo faceva sembrare più vecchio dei suoi sei anni. Luca e Antonio lo guardavano come fosse un qualche stregone saggio.   
«No» disse infine.
«Te l’avevo detto» esclamò Luca. «Non può visitare tutti i bambini del mondo in una sola notte: non ha abbastanza tempo».
Alessio scosse la testa «Non è per quello» precisò.
Luca assunse un’espressione contrariata, ma, prima che potesse rispondere, Alessio proseguì.
«Insomma, se ha dei superpoteri, ce la può fare. Magari curva lo spazio, o ferma il tempo, o è più veloce della luce» .
La faccia di Luca si rabbuiò ancor di più, mentre quella di Antonio si rischiarò un poco.
«E allora?»  insistette Luca.
«Be', ma li avete visti i negozi. Sono pieni di roba, no? Insomma, perché comprare e vendere giocattoli se c’è un tizio che li regala?» .
Antonio alzò lo sguardo verso il cielo e lo riabbassò come se, di colpo, fosse diventato troppo buio e troppo grande.  Non c’era neppure una nuvola, in tutto quel nero, e non sarebbe caduta la...

Pensieri cinici quotidiani (60) - Siddharta

Teresa of Avila
A - Vecchiaia.
A volte osservo che taluno lettore coraggioso mi definisce < il saggio Epitteto>.
Purtroppo esser saggi da vecchi non è gran merito, tale sarebbe invece da giovani.
Ma ai tempi non ebbi mai simile virtù, anzi percorsi tutta l’altalena del bene e del male.
Con Teresa d’Avila < molti mi aiutarono a cadere, nessuno a rialzarmi >.
E tale penso sia la condizione di molti.
Per questo conto sull’indulgenza del prossimo.

lunedì 21 dicembre 2015

Aveva un neo all'angolo della bocca - di Giacomo Colosio - racconto


Marta aveva quasi diciott’anni, quel giorno che la conobbi. Io ero più piccolo di lei; un paio d’anni e molta esperienza in meno, specialmente in materia di sesso.
Mi avvicinai titubante. Mi avevano detto tutti, anche Bruno del quale mi fidavo ciecamente, che lei era brava a baciare e non negava a nessuno un bella limonata alla francese, completa, con le lingue in bocca come fanno le tortore. Non dovevi far niente: solo chiedere e farti baciare. Le mani dovevano star ferme.

venerdì 18 dicembre 2015

Pensieri cinici quotidiani (59) - Siddharta


A – Le piattaforme.
Secondo me i veri nemici del libro ( digitale o cartaceo ) sono i social Twitter, Facebook et similia.
Le cui pulsioni e velocità partecipative sottraggono tempo alla lettura seria e proficua.
Quindi autori, editori e piattaforme di intermediazione tutti uniti in una guerra di sopravvivenza ancorchè digitale.

giovedì 17 dicembre 2015

Salotto di casaframe - Dicembre 2015

    
TURBAMENTI
 -di Epitteto Eubulide-

Apparsa quando tutto il Sé idealizza,
acceso fui di subito tormento:
e giorno e notte tal sembianza attizza
il foco ardente che nel cor mi sento.

Ma io pur veggio il guardo distaccato
col quale sfiori queste mosse incerte
e tal freddezza mi fa corto il fiato,
doloran aspre le ferite aperte.

Lungi presto sarai, e col mio canto
del dolce sogno inseguirò l'ebrezza,
ed offrirò all'amore questo pianto
disciolto nel fiorir di giovinezza.


font: facebook
reblog del 16.12.2011

mercoledì 16 dicembre 2015

Salotto di casaframe - dicembre 2015

ARIA DI MONTAGNA – Incipit
Racconto di Marco Malvaldi

Non appena la mano di Massimo si era mossa, la ragazza aveva chiuso gli occhi.
E Massimo si chiese se per caso non avesse avuto troppa fretta.

Era da tempo, da parecchio tempo, che Massimo non si ritrovava in una situazione del genere con una donna; ed era invece da poco tempo, in fondo, che per Massimo la commissaria era diventata semplicemente Alice.
Adesso era da un tempo molto breve, forse qualche secondo, ma che a entrambi sembrava lunghissimo, che Massimo e la commissaria, l’uno di fronte all’altra, avevano smesso di parlare, senza per questo ignorarsi.
Anzi.
La mano di Massimo si posò sul fianco della donna, con una morbidezza non priva d’esitazione.
Ma ormai tornare indietro non si poteva.
Lo sapevano tutti e due, come lo sanno tutti: sono queste, da millenni, le regole del gioco.
Alice socchiuse gli occhi, e sporse il viso verso Massimo. Impercettibilmente. Ma Inequivocabilmente.
Fallo, diceva la ragazza. Fallo, e basta.
La mano di Massimo si fece più decisa. Con un gesto più naturale di quanto si aspettasse, prese la donna e la tirò a sé, portandosela più vicino.
E a quel punto successe.
Non appena la mano si fermò, la destra di Alice scattò come un fulmine, con uno schiocco. Secco, deciso, inaspettato.
Massimo restò immobile. Immobile, e improvvisamente consapevole di aver fatto la cazzata.
Dopo un attimo alzò lo sguardo, incrociando gli occhi di Alice.
Che sorridendo confermò:
«Eh sì, hai fatto la cazzata. È matto in tre mosse, caro»
                                    

(font: Vacanze in Giallo - Sellerio)

martedì 15 dicembre 2015

Il post.it di Rubrus: Tetratricotecnotomia


Dicembre, tempo di libri che, se non letti , vengono venduti e comprati in maggiore quantità.
Quindi, è anche più facile imbattersi – a volte in modo del tutto casuale, come mi è pure capitato – in presentazioni.
Qualche sera fa, però, mi è accaduto di presenziare ad un incontro di una rivista antologica di fantascienza.

lunedì 14 dicembre 2015

Salotto di casaframe - dicembre 2015

A cosa stai pensando?

Questa la riconoscete? È la domanda che Facebook pone costantemente a chiunque si colleghi sulle sue pagine. Un tormentone indiscreto al quale tento di sottrarmi, pur sapendo che in quella piccola e breve domanda è racchiusa tutta la strategia e lo spirito del social più famoso al mondo. Be’, io non lo dico quasi mai esplicitamente ciò che penso, per un sacco di motivi e anche per celia. In ogni caso meglio così, perché sono un mentitore seriale convinto, la verità vera non la confido nemmeno a me stesso, né mi passa per la capa di spiattellarla di fronte a un centinaio di persone, le quali nel novantanove virgola novantanove per cento dei casi, se ne frega altamente di ciò che penso io. Epperò, bene o male, in un modo o nell’altro, noi comunichiamo, e lasciamo le tracce del nostro “essere” nel web.  Un click qua, una zoomata o un passaggio là, un mi piace a destra e tanti auguri a manca, e così involontariamente tradiamo i nostri pensieri, denunciamo le nostre tendenze. Poi è inutile nascondersi a noi piace scrivere. Sì, siamo grafomani, ci piace pigiare sui tasti e inventare storie. Scriviamo di tutto, dalle ricette alle poesie per non parlare dei commenti, che per molta gente rappresentano l’unica occasione per cimentarsi in questa azione. Una volta domandai a una signora, che oggi ama definirsi “scrittrice”, cosa mai scrivesse di tanto bello. Mi rispose che era un periodo di riflessione, ma che si esercitava scrivendo commenti in giro per i siti letterari. E certo, se uno li prende sul serio e non si limita al solito mi piace e non mi piace, è sicuramente un buon esercizio impegnativo anche per la mente. Qui per la verità sembrano quasi scomparsi, sarà per il clima natalizio,sarà che al nord c'è la nebbia, forse sono tutti impegnati a fare il presepe e l'albero di Natale, oppure a fare compere per i regali. Comunque, se siete troppo impegnati e distratti da altre cose ben più importanti vi capisco, però  fatemelo sapere, così vado in vacanza anch'io e ci rivediamo dopo le feste. Vi lascio con questo pensiero che stamattina ho scovato per caso sul web. E’ carino, vero?

Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. E la nostra piccola vita è circondata dal sonno. E la scrittura non è altro che il nostro cuscino. (font, varie da web)

LA DIVERSITA’ - di Gabriella De Gennaro - racconto


                                                                          
Lucilla nacque in un giorno di primavera inoltrata in una casa piccola che affacciava su una piccola strada. Erano le tre di un sabato mattina.
Venne al mondo con gli occhi aperti e grande fu lo spavento della vecchia ostetrica che, tagliato il cordone, avvolse la neonata in una copertina e frettolosamente la posò tra le braccia della nonna che aveva assistito al parto. Visitò la puerpera, si lavò le mani e scappò via senza neanche chiedere l’onorario. 

domenica 13 dicembre 2015

Pensieri cinici quotidiani (58) - Siddharta

Jack Goody 1919 -2015
A – Ricchezze.
Ammassare ricchezze, un vizio capitale della Chiesa cattolica.
Sanzionato da Papa Francesco, volto ad una Chiesa povera per i poveri.
Già nel 1983 Jack Goody ( 1919- 2015 ), umanista, storico, antropologo inglese, ebbe a denunciare il ruolo cruciale della Chiesa nell’eliminazione di pratiche familiari come l’adozione o il matrimonio tra parenti.
Allo scopo di massimizzare le donazioni patrimoniali a suo favore ( in < La famiglia nella storia europea > ).
Ai miei tempi i preti tampinavano i morenti a che donassero a Cristo i propri beni per farsi aprire agevolmente le porte del Paradiso.
Approfittando del loro terrore per l’Aldilà in quei momenti drammatici.
E credo che da allora non molto sia cambiato…

giovedì 10 dicembre 2015

Un “Manhattan” di periferia - frame - racconto


Sono le prime note di No ordinary love, con la voce calda e sensuale di Sade a colmare il silenzio avvilente di questo Cocktail Bar di periferia. Apro i battenti quando fuori è già buio, aspetto i clienti della notte e solo alle prime luci dell’alba uscirò da questa tana per respirare di nuovo una boccata di aria fresca.

Pensieri cinici quotidiani (57) - Siddharta


A – L’episcopato.
Sotto l’episcopato del Cardinale Borromeo, quello dei Promessi Sposi, tra il 1595 e il 1631 furono bruciate nove streghe.
Povere disgraziate in mano all’Inquisizione.
In fatto di inciviltà non siamo secondi a nessuno…

mercoledì 9 dicembre 2015

BELLEZZA e SOFFERENZA - ... da 77 racconti lampo di Giacomo Colosio


Departure
 Siamo entrati nel cimitero di Montichiari per assistere alla tumulazione di Santina, conosciuta anni fa in casa di amici. È morta a Milano, dove abitava, ma è qui che è nata. Mentre il prete officiante dice le ultime parole di commiato e la bara sta per entrare nel loculo, sento una musica che commuove. Un violoncellista assai bravo, d'origine polacca, sta suonando Departure, dal film omonimo. Emozionante, diverso, bel modo di dire addio. La bellezza della musica nella tragedia della morte.

Bellezza e sofferenza
 Il gigantesco ippocastano era caduto e giaceva con il tronco appoggiato all'aiuola di rose. Le grosse radici avevano sollevato l'asfalto, ed il vento aveva avuto buon gioco investendo quella grande fronda. Ora il possente albero era lì, maestoso, quasi regale.  Avvertii un legame fra quelle radici che avevano vissuto per cento anni e più sotto terra, lottando per trovare uno spazio, soffrendo, e la bellezza dell'ippocastano. Bellezza e sofferenza, l'una generata dall'altra; quello avvertivo.

Bellezza e saggezza
 Un vecchio saggio gli aveva confidato una sua massima, in punto di morte, ed ora spettava a lui verificarla. A grandi linee la massima recitava: “ Le cose dell'universo, dalle più semplici a quelle più complesse, contengono la bellezza dell'aggregazione. Un atomo che non si associa non è niente, in sé. Nella bellezza c'è la gioia, e la gioia è l'ambasciatrice della felicità”.  Il giorno che vide una viola del pensiero sbocciare tra le crepe di un muro, capì.


domenica 6 dicembre 2015

Pensieri cinici quotidiani (56) - Siddharta


A – La regola del tre.
Sherry Turkle ( 1948 ), docente universitaria di Studi sociali della scienza e tecnologia, in un suo saggio sulle nostre aspettative sempre più alte verso le nuove tecnologie a discapito delle persone in carne e ossa, ha raccontato sul New York Times quali sono gli accorgimenti adottati dai più giovani per non sembrare troppo maleducati.
Uno, su tutti: la regola del tre.
Se a una tavolata di sei-sette amici almeno tre sono attenti alla conversazione, allora ci si può prendere la libertà (a turno) di sbirciare sul cellulare (operazione nella quale gli universitari sarebbero
abilissimi: hanno imparato già alle medie a scrivere messaggi sotto il banco guardando contemporaneamente l’insegnante) .
( font: internet )

giovedì 3 dicembre 2015

Antirubrica onnivora - BUTTIAMOCI GIU' - n°05

#Buttiamoci giù
5
Il Paese Verde


C’è un piccolo negozio di sartoria nella strada dove abito. Un buco di quaranta metri con casa annessa. L’esercizio è stato acquistato circa cinque anni fa da una famiglia cinese originaria di Shangai: padre, madre e due bambini in età scolare.
Se lo interpelli, il più piccolo dei figli dice di chiamarsi Alessandro e ti saluta ripetutamente compiendo il gesto meccanico dei Maneki-Neko, quei gatti porta fortuna che popolano, con le loro svariate forme e dimensioni, i banconi e gli angoli più reconditi di ogni esercizio di estrazione orientale.

mercoledì 2 dicembre 2015

Pensieri cinici quotidiani (55) - Siddharta

A – Le fetecchie.
La predisposizione alla matematica e più in generale all’area scientifica affiora nell’età puberale.
Se non coltivata a quel tempo, in genere si perde per sempre.
Questo sostengono i cultori della materia, a meno che non si tratti della solita bufala metropolitana.
Ammesso che sia vero, potrebb’essere che la stessa irrecuperabilità capiti per la poesia, a giudicare dalle fetecchie moderniste e dall’insistenza a pubblicarle…

Il post - it di Rubrus: la sindrome del trenino nuovo.


Mi è capitato di vedere lo spot di una nota compagnia telefonica che inizia mostrando dei bambini che giocano con degli smartphone ultimo modello. A fine spot si scopre che si tratta di adulti "rimbabiniti" (neologismo che uso al posto del meno gentile "rimbambiti").
A mio parere, da questa reclame, possono trarsi due considerazioni.
La prima è che si tratta di un modo per indurre, più o meno apertamente, a considerare lo smartphone un oggetto per bambini, non senza dimenticare che i bambini sono molto attenti alla pubblicità. Insomma, piccoli consumatori crescono.
La seconda (non so quanto voluta) è che essenzialmente lo smartphone non serve a un tubo (e, in effetti, se si pensa a quante funzioni inutilizzate ci sono e a quanto poco si utilizzino quelle che, tuttavia, si usano...). Serve soprattutto per giocarci. (e lo sappiamo che fine fanno i giocattoli dopo pochi mesi dall’acquisto: io la chiamo la sindrome del trenino nuovo...). Però vale un sacco – sia l’oggetto sia tutte le funzioni e applicazioni. Insomma, ci dicono "adesso compra una roba che non userai se non in minima parte, che costa un botto di soldi e che prenderai giusto per capriccio, salvo scordartela (di fatto) poco dopo".  E noi la compriamo.  Io ci trovo qualcosa di assurdamente, tragicamente sublime.    

DICEMBRE VICCHIARIELLO ***di Pietro ZURLO***




Dicembre, ’o vicchiariello c’’o bastone,
cammina chiano…nun ce vere bbuono;
’o sole è nu miraculo si ’o vvede…
’o maletiempo p’isso è ’o tirapiede.
Jennaro, ’o piccerillo ’o sta aspettanno,*
tene n’appuntamento e ’un ppo mmancà;
va justo justo pe’ lla fin’e ll’anno,
pecché tutt’e ccunzegne l’hadda rà.
Sultanto tanno po’ gghì a rripusà…
e truvarrà chi è mmuorto primma d’isso;
Nuvembre, Ottobbre e ll’ati a gghì a scalà,
ca ’ncopp’o calennario erano misso.
Giesù Bammino l’hadda vattià…*
c’’o friddo e ’o ggelo, e nun è nuvità;
’ntramente affonna e arranca a ccammenà,*
cu’ ’a neve ca ’e ddenocchie arriva ggià!*


Jennaro=Gennaio,
L’hadda vattià=Lo deve battezzare,
’Ntramente affonna e arranca=Intando affonda,

Denocchie= Ginocchi.

martedì 1 dicembre 2015

Gli occhiali - racconto di Rubrus

Dopo le ferie di Natale, Patrizio aveva dato di matto.
Era venuto in ufficio urlando che era un regalo del cavolo, che l’anonimo donante era un vigliacco e che la faccenda non sarebbe finita lì.
Sulla vigliaccheria dell’ignoto benefattore potevamo anche essere d’accordo, ma la reazione di Patrizio era eccessiva e quindi che andasse al diavolo, lui e la sua briciola di ragione.
E poi, anche se non era il massimo della finezza, il regalo non rappresentava un insulto così pesante. Non era mica un proiettile, come quello che molti di noi, segretamente, gli avrebbero recapitato.
Era solo un paio d’occhiali. Di quelli a raggi X, sapete… sì, ecco… quelli che si suppone consentano di guardare attraverso i vestiti.