giovedì 3 dicembre 2015

Antirubrica onnivora - BUTTIAMOCI GIU' - n°05

#Buttiamoci giù
5
Il Paese Verde


C’è un piccolo negozio di sartoria nella strada dove abito. Un buco di quaranta metri con casa annessa. L’esercizio è stato acquistato circa cinque anni fa da una famiglia cinese originaria di Shangai: padre, madre e due bambini in età scolare.
Se lo interpelli, il più piccolo dei figli dice di chiamarsi Alessandro e ti saluta ripetutamente compiendo il gesto meccanico dei Maneki-Neko, quei gatti porta fortuna che popolano, con le loro svariate forme e dimensioni, i banconi e gli angoli più reconditi di ogni esercizio di estrazione orientale.


Quando gli chiedi il suo vero nome, Alessandro scuote la testa e dice: è Alessandro. È la traduzione.
Che sia la traduzione non ci crede nessuno, qua nella via, ma tutti ci hanno fatto l’abitudine, come trovano confortante e paraculo il ciao ciao rimasticato del bambino, accompagnato dal levarsi e abbassarsi del suo minuscolo braccio e pronunciato con identica inflessione per tutti, amici e non.
Ci sono parti dell’emisfero dove l’ipocrisia è un fatto culturale più che assodato.
All’ultimo pranzo organizzato dai cittadini della strada, Alessandro ha impiegato più di un’ora a terminare il proprio piatto di spaghetti al tonno. Qualcuno, con voce chioccia, gli ha suggerito: ‹‹Se non ti piacciono lasciali lì››.
‹‹No no, sono davvero buonissimi›› ha risposto lui, mentendo in modo spudorato.
Il rovescio della medaglia di un garbo così atavico sta nel non esser stato preso sul serio quando, ai racconti noti che riguardano i fantasmi di questa strada e di questa città, Alessandro ha contribuito con una storia che girava dalle sue parti, La Storia del Paese Verde.
‹‹Io non l’ho mai visto›› ci ha detto scrollando le spalle, ‹‹ero troppo piccolo quando siamo venuti qua. Ma si chiamava Houtou Wan ed era un villaggio di pescatori. Poi i pescatori l’hanno abbandonato e i Grandi Alberi se lo sono mangiato. Ecco perché si chiama il Paese Verde, perché gli Spiriti lo hanno ripreso e ora le case sono tutte verdi e anche le strade e nessun uomo deve andarci dopo il tramonto, o il giorno dopo quello stesso uomo, buono o cattivo che sia, diventa fatto di rami, di foglie e  e non potrà andarsene mai più››.
Al termine di quel racconto, un coro di sguardi benevoli (compreso il mio) è piovuto sul capo di Alessandro, che si ostinava a sforchettare gli spaghetti ormai criogenati.
Era il discorso più lungo che avesse mai fatto, dopotutto, e nessuno se lo sarebbe mai aspettato dal ragazzino dei ciao ciao.
‹‹Guardate che non è una favola›› ci ha liquidato scrollandosi tutti quegli occhi di dosso, ‹‹è tutto vero››.
Noi credevamo che non lo fosse.
E invece.


(N.d.r. -Houtou Wan è un piccolo villaggio situato sull'isola di Gouqi, una delle Shengsi Islands sulla baia di Hangzhou, lungo la costa orientale della Cina. Un tempo centro abitato dai pescatori, il centro alla foce del fiume Yangtze è stato gradualmente abbandonato negli ultimi 50 anni, in seguito a urbanizzazione, insufficienza delle risorse e cambiamento dei processi produttivi. La natura si è ripresa i suoi spazi e l'edera ha ricoperto gran parte delle case, trasformando il villaggio nel "Paese verde", un soprannome che pare azzeccato. Oggi tra queste mura viventi passeggiano soltanto i turisti e qualche nostalgico).


Cop21- 
di MasterChef
Pargi ha dato il via alle danze dell’ultima Conferenza mondiale sul clima.
Il summit si inserisce nell'ambito della Convenzione quadro dell'Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc), il trattato ambientale internazionale prodotto dal Summit sulla Terra di Rio de Janeiro nel 1992, in vigore dal 1994, e ratificato da 195 Paesi più l'Unione europea.
L'Unfccc prevede che ogni anno i Paesi membri debbano riunirsi in una Conferenza delle parti, detta 'Cop'. Quella in corso in Francia è la 21esima.
Obiettivo dei grandi potenti della Terra (Barack Obama e Xi Jinping in cima alla lista): ridurre il riscaldamento globale a 2 gradi rispetto ai livelli dell'era pre-industriale. Siccità, carestie, inondazioni, che potrebbero provocare migrazioni, sono alcuni dei rischi se non si interviene. Non è un caso che il bombardamento mediatico sia ficcante e formalmente aforistico quanto le dichiarazioni rilasciate dai due leader. L’effetto ottenuto è un’immediata e corale sensibilizzazione che, ai soliti noti attivisti, accorpa il cittadino comune, l’altrimenti noto consumatore basic dell’era 2.0.
Se, come spesso ripete un caro amico che pascola le praterie del blog di Frame, si tiene conto che adesso anche i Cinesi corrono nella lussureggiante giostra del neocapitalismo occidentale, e calcolato che essi sono alquanto numerosi, sarà lampante quanto il problema dell’inquinamento derivato dall’industrializzazione si faccia stringente in senso matematico.

Il paradosso dei paradossi è nell’equazione numerica e sociale, insomma, perché il rapporto tra consumi, risorse e numero di consumatori si sta invertendo : se fino a tre decenni fa si poteva parlare di un terzo contro due terzi (e i paesi sottosviluppati, oltre a non inquinare come quelli sviluppati, fungevano anche da camera iperbarica e di risanamento), ora, col Global Village, la proporzione marcia verso il suo contrario.
Ecco perché, già nel 2010 a Cancun, la Cop16 ha istituito il Fondo verde per il clima con l'obiettivo di trasferire finanziamenti e tecnologie dai Paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo per mettere in atto misure di adattamento e mitigazione.
Il fondo gioca un ruolo importante nel raggiungere l'obiettivo dei 100 miliardi di dollari all'anno di finanziamenti in favore dei Paesi poveri, perché, appunto, uno degli argomenti sul tavolo della Cop21 e motivo di scontro a livello globale è il tema delle responsabilità dei Paesi sviluppati dei cambiamenti climatici e il diritto allo sviluppo di quelli con un'economia più arretrata.
Se cercassimo la provocazione diremmo che ambientalismo, democrazia e globalizzazione in linea di massima non vanno affatto d’accordo: se si vuole salvare il pianeta è dunque necessario evitare che tutto il genere umano raggiunga lo stesso grado di benessere, oppure saremo in così tanti ad inquinare da finire morti e sepolti (e con noi il pianeta) nel giro di un decennio.
Oppure, l’Oligarchia economica che ha prosperato all’ombra delle Rivoluzioni Industriali dovrebbe mettere da parte i propri interessi  e immettere anticipatamente sul mercato quanto già in suo possesso in termini di prodotti ecosostenibili perché capaci di sfruttare forme di energia non inquinanti e a basso consumo. E dovrebbe farlo applicando ai prodotti un costo democratico (cioè capace di rispondere a tutte le fasce di reddito che compongono la domanda), rimettendoci tranquillamente un mucchio di soldi. E rimettendocene altri in termini di effetti collaterali nei rapporti di equilibrio tra detentori di risorse e sfruttamento delle stesse.
Siccome questo numero di #Buttiamocigiu non ha intenzione di occuparsi di fantascienza, la smettiamo con i paragrafi paradossali e procediamo oltre, aspettando che finiscano le risorse di petrolio e carbone.
O che il consumatore basic 2.0, anziché indignarsi a sciame sul web, galvanizzato dal pompaggio informatico dei Media in occasione dell’evento, rifletta e agisca come singolo individuo provvisto di coscienza, prima di tutto.
Ma proprio qui sta il punto: chi siamo diventati? In che direzione ci stiamo muovendo? A cosa siamo disposti a rinunciare? Quanto è reale la pubblica indignazione per questo o quell’accadimento se essa poi, all’affievolirsi dell’evento che l’ha generata, non produce sostanziali cambiamenti nella vita di ciascuno?
O, per contro, riusciamo a renderci davvero conto di un problema solo quando ci tocca direttamente?
Per quanto riguarda l’ambiente, in attesa che il summit tiri le conclusioni sul programma d’azione, guardiamo in casa nostra: L'Italia è il Paese dell'Unione europea che segna il record del numero di morti prematuri rispetto alla normale aspettativa di vita per l'inquinamento dell'aria. La stima arriva dal rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (Aea): il Belpease nel 2012 ha registrato 84.400 decessi di questo tipo, su un totale di 491mila a livello Ue.
Tre i 'killer' sotto accusa per questo triste primato. Le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l'ozono, quello nei bassi strati dell'atmosfera (O3), a cui lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia. Il bilancio più grave se lo aggiudicano le micropolveri sottili, che provocano 403mila vittime nell'Ue a 28 e 432mila nel complesso dei 40 Paesi europei considerati dallo studio.
Per chi fosse interessato ad approfondire una delle tante e gravissime questioni italiane, suggerisco di leggere qui. E qui.



Il Lungomuro
Di
Serenella Tozzi

Buttiamolo giù: mi pare un argomento ben adatto a questa rubrica "Buttiamoci giù".
Mi riferisco al "Lungomuro", termine ormai comunemente adottato per definire il Lungomare di Ostia... il mare di Roma.
Su quello che dovrebbe essere il Lungomare, oggi si ergono cancellate, muri e ostruzioni varie ad impedire la visione del litorale... Magari fosse solo la visione ad essere preclusa, in realtà viene impedito anche l'accesso, perché, come si sa, gli stabilimenti d' inverno non sono frequentati dai clienti paganti e, quindi, rimangono chiusi e ben serrati con robusti catenacci.
Che deve fare allora un tapino con la voglia di mare? Con la semplice voglia di raccogliere conchiglie, passeggiare o sognare davanti alla distesa d'acqua?
Rivolgersi alle autorità competenti, direte voi. Sì, bravi, provateci.
Il gruppo radicale di Ostia si è riunito nell'Associazione Mare Libero del Litorale Romano per combattere contro questi abusi palesi, rivolgendosi anche alle istituzioni europee con precise istanze legali.
Sono anni che le proteste vanno avanti con denunce alle varie sedi competenti; esiste altresì un'inchiesta fatta dalla famosa rubrica televisiva REPORT, della brava Milena Gabanelli, che risale all'anno del signore 2010: molto dettagliata, con nomi, cognomi, abusi perpetrati ecc.; una denuncia esauriente e documentata, una denuncia pubblica: credete che abbia sortito effetti? ILLUSI, nulla si è mosso.
Di seguito, per darvi un'idea delle reazioni che si incontrano quando si voglia andare al mare, si riporta una delle puntate, molto indicativa: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d7bb666-e0be-41b6-9d0d-47cb5cc6c225.html

Solo recentemente, dopo le accuse del Magistrato Alfonso Sabella, ex assessore alla Legalità di Roma, di irregolarità, violazioni palesi, criticità sulle concessioni balneari, riportate davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, sono stati avviati controlli e sequestri per abusi edilizi su taluni stabilimenti.

La Commissione Antimafia sarà in missione proprio ad Ostia giovedì 3 dicembre 2015. Ad annunciarlo la presidente della Commissione, Rosy Bindi, a conclusione dell'audizione dell'ex assessore alla Legalità del Comune di Roma, Alfonso Sabella.

Che dire? Staremo a vedere.
Ricordo molto bene ciò che mi fu risposto all'assessorato del comune di Roma una quindicina di anni fa: "D'altra parte i balneari offrono dei servizi ai cittadini..." e non fecero nulla.
Erin Brockovich - Forte come la verità.
Il famoso film del 2000 riportante un fatto realmente accaduto, IN AMERICA (con interprete Julia Roberts), da noi è solo un sogno; lei, con la sua combattività, è riuscita a vincere la sua battaglia contro un'importante e spregiudicata compagnia.


Approfondimenti
Qualche giorno fa Rubrus ha pubblicato un post-it intitolato “La Sindrome del trenino nuovo”, dove si parla di smartphone, mercato( cito: “La prima è che si tratta di un modo per indurre, più o meno apertamente, a considerare lo smartphone un oggetto per bambini, non senza dimenticare che i bambini sono molto attenti alla pubblicità. Insomma, piccoli consumatori crescono”), e comportamenti sociali (l’uomo moderno compra in modo compulsivo oggetti che non servono a niente, o le cui funzioni molteplici e tecnologicamente avanzate, non vengono effettivamente utilizzate dal consumatore stesso).
Siddharta invece, nei suoi pensieri cinici quotidiani (nro 55), alla lettera C, dal titolo “L’avanguardia maledetta” cita, < Il presente è rumore: milioni, miliardi di voci che gridano tutte insieme, in tutte le lingue, cercando di sopraffarsi  l’una  con l’altra con la parola io,io,io…> ( Sebastiano Vassalli – scrittore – 1941/2015 ) e scrive: “Dei 21 milioni di italiani internettiani collegati al giorno, la stragrande maggioranza ricerca un presenzialismo dall’ego smisurato e detestabile.”
Michele Serra nel suo “Ognuno potrebbe”, racconta di Ciccio, trentaseienne precario incaricato dall’alma mater di condurre uno studio sui secondi di esultanza dei calciatori dopo i goal segnati, e della sua difficoltà di stare al mondo e nel mondo che, per quanto lo riguarda, si riduce a Capannonia, un non luogo dove le strade e le case si assomigliano tutte e le persone, così come in buona parte del resto del mondo, cominciano ad essere affette dalla Sindrome dello Sguardo Basso, patologia sociale che provoca scontri fra esseri umani che, anziché deambulare guardando dove mettono i piedi, lo fanno fissando la tastiera del proprio cellulare. Anche Ciccio ne possiede uno, e lo chiama egòfono, traduzione letterale di I-Phone, secondo lui. E ad un certo punto dice:
“Se ho una sindrome, è una sindrome composita.Multipla. Oltre a darmi decisamente su i nervi i selfie, l’esibizionismo individuale e di gruppo, l’abuso dell’egòfono (per non dire dell’esultanza dei calciatori che in un certo senso riassume tutte le precedenti degenerazioni in brevi sequenze, a loro modo magistrali), comincio a nutrire un’inedita diffidenza fisica per gli esseri umani. Non che li trovi brutti. Li trovo ingombranti”.
Poi prosegue:
“Non c’è dubbio che la dilagante sindrome dello Sguardo Basso contribuisca non poco a questo mio stato d’ansia. Se la persona che ti viene incontro sullo stesso marciapiede incrocia il tuo sguardo, hai la certezza che ti abbia visto. Non dico guardato, non pretendo tanto. Dico visto: percepito come sagoma fisica. Se invece sta fissando il suo egòfono e cammina come sospesa sul misterioso sentiero che la conduce altrove; oppure discute, a voce altissima, con un remoto interlocutore al quale cuffia e microfono danno la precedenza su tutto ciò che è fisicamente circostante, penso che questa persona abbia possibilità molto ridotte di mettere a fuoco il luogo dove sta tracciando la propria rotta, e chi altri lo stia percorrendo, e gli eventuali ostacoli organici e inorganici dei quali è disseminato il paesaggio. (….) I luoghi affollati mi paiono, tutti, formicai scoperchiati, dove s’intrecciano e s’ammucchiano i passi scomposti di individui che hanno perduto la bussola”.
E conclude:
“Siamo veramente sicuri che non esista una corrispondenza tra ingombro psichico e ingombro fisico di una persona? Una o uno che riproduce la propria immagine dieci o venti volte al giorno, da quando si lava i denti a quando mangia la pizza con suo cugino, e di ciascuna di queste dieci o venti immagini fa pubblicazione così da essere, ogni giorno, diecimila o ventimila volte percepito e magari altrettante volte ritrasmesso; una o uno che dice e scrive io a raffica, dappertutto, sempre, praticamente usando gli io come i punti del punto croce che crivellano pian piano la tela; le due ragazze che nel forno crematorio di Auscwitz-le ho viste con i miei occhi- si fanno un selfie; il mio coetaneo che l’altro giorno, sul treno, litigando con l’avvocato della sua ex moglie vociava nell’egòfono le condizioni del suo divorzio di fronte a cinquanta persone che fingevano indifferenza per coprire l’imbarazzo; be’, non sarebbe verosimile, scusate, che tutte queste persone, giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro, occupassero uno spazio fisico maggiore?
Sono pazzo?”

Naturalmente Serra spazia ancora, ma leggete, se volete seguire tutto il discorso.
E se il discorso oltremodo v’interessa, leggete anche il pezzo di Elena Janeczek, Lo Sciame Digitale, i Big Data e la Psicopolitica, pubblicato su Nazione Indiana, qui.
È la cultura attuale e si muove verso direzioni in parte visibili.


***


La verità è la cosa che più si contraddice
di
Serenella Tozzi

Guercino - San Gerolamo traduttore della Bibbia
-- Lawrence Durrell
Non solo la verità è relativa, ma la stessa personalità umana è inafferrabile ed esiste solo in funzione dell'osservatore.

Ci si chiede sulla povertà d'offerta letteraria al giorno d'oggi e si trovano mille sfaccettature nelle giustificazioni, in verità la narrativa è corrotta dal mercato, dal miraggio del best-seller, dagli editori, dai premi e dalla povertà culturale degli autori; inoltre chiediamoci anche quali sono gli occhi dell'osservatore ricevente, quale la sua preparazione culturale, quale il suo livello.
In parole brevi: quale è la richiesta di massa?
Si parla così di crisi della letteratura, della cultura in generale, forse perché la scrittura non ha più una posizione dominante: deve confrontarsi con mezzi più moderni ed immediati, tipo cinema e fotografia, o altri media; essi sono precisi e ci offrono un'immagine reale da valutare da noi stessi, senza intermediari.
Pensate alle tante opere d'arte letterarie tradotte da altre lingue: sono passate attraverso un'interpretazione estranea che potrebbe aver alterato la bellezza dello scritto originale, se non l'autenticità di pensiero dell'autore... e, poi, quale metodo usare nel tradurre?

Essì, è arduo inoltrarsi sulla filosofia del metodo di traduzione da adottare: vediamo San Girolamo traduttore della Bibbia.
Girolamo utilizzò un concetto moderno di traduzione che attirò le accuse da parte dei suoi contemporanei; in una lettera indirizzata a Pammachio, genero della nobildonna romana Paola, scrisse:
« Io, infatti, non solo ammetto, ma proclamo liberamente che nel tradurre i testi greci, a parte le Sacre Scritture, dove anche l'ordine delle parole è un mistero, non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso. Ho come maestro di questo procedimento Cicerone, che tradusse il Protagora di Platone, l'Economico di Senofonte e le due bellissime orazioni che Eschine e Demostene scrissero l'uno contro l'altro [...]. Anche Orazio poi, uomo acuto e dotto, nell'Ars poetica dà questi stessi precetti al traduttore colto: "Non ti curerai di rendere parola per parola, come un traduttore fedele" »
(Epistulae 57, 5, trad. R. Palla)




Il 5 si chiude qua.
Alla Prochaine

#Buttiamocigiu








7 commenti:

  1. Deliziosa la storia delle case verdi. Di una delicatezza straordinaria. Eh lo so che i complimenti sperticati non s'usano più, ma come si dice in questi casi: quando ce vo' ce vo' :-)
    Per il momento sono arrivato sino a qui, ma il numero sin dai titoli e dalle firme si preannuncia moooooolto interessante.
    Grazie e complimenti alla redazione.

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  2. #collettivoButtiamocigiu4 dicembre 2015 11:41

    Un ringraziamento particolare a Serenella, che a 'sto giro ci ha dato il suo contributo :)

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  3. Bravi ragazzi, meritate.

    Tanti e tutti interessanti gli argomenti:
    la questione della difesa della natura, poi, mi pare dominante, visto anche la coincidenza con la ventunesima Conferenza di Parigi sul clima.
    Una bella favola questa del "paese verde"... , ma non mi consola il fatto che ormai si debba pensare alla natura in maniera favolistica.

    La questione del "lungomuro" (un termine fra l'altro coniato da me) credo dia una visione netta e precisa del malgoverno nostrano; malgoverno che possiamo individuare in molti, troppi, comportamenti nell'amministrazione dei beni pubblici.
    Quello che osserviamo potrebbe accadere se le nostre Istituzioni pubbliche facessero il loro dovere? Vale a dire, se facessero rispettare le leggi con un continuo ed attento controllo?:.. oggi sono in vena di pormi delle stupide domande.

    Lo sapete che per aggirare l'ostacolo delle nostre leggi (attualmente in vigore) e dei vincoli europei (direttiva Bolkestein del 2006) in Parlamento stanno varando una legge per sdemanializzare le spiagge? cioè per vendere le spiagge ai privati?

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  4. Hai voglia,
    di vendere pezzi del demanio se ne parla da molto tempo. In linea di principio non sono d'accordo, ma in certi casi, là dove lo stato non può arrivare, un affidamento a tempo determinato, è una cosa da prendere in considerazione.
    Il caso di Ostia non è l'unico in Italia, ma è l'atteggiamento dei gestori degli stabilimenti balneari del luogo che non capisco. Ho avuto anch'io una concessione demaniale per tanti anni. Un tratto di spiaggia che non superava i trenta metri fronte mare, era riservata ai clienti dell'albergo, ma a nessuno dalle mie parti è mai venuto in mente di sbarrare l'accesso a chiunque fosse di passaggio.
    Ma siamo impazziti, è una cosa illecita. Insomma la situazione di Ostia sinceramente non la capisco. Ma quando i concessionari hanno costruito questi muri, la polizia locale cosa faceva? La capitaneria di porto dove stava? I politici e gli amministratori da che parte guardavano?
    Sicuramente sono girate mazzette e c'è stata corruzione a tutti i livelli, non ci sono altre spiegazioni.
    Pensa che da noi, sull'altro versante proibivano persino di mettere le fioriere mobili. Per piantumare una siepe ci volevano i permessi di tutti gli enti preposti e poi a settembre la dovevi comunque rimuovere. Non ci dovevano essere barriere stabili o reti di recinzione di qualunque genere che impedissero l’accesso dei bagnanti al mare. Tra gli ombrelloni di una concessione con un’altra ci doveva essere uno spazio sufficiente per spingere una barca a mare. Insomma i controlli erano frequenti e avevi sempre la capitaneria di porto dietro il sedere che ti misurava anche i centimetri di spiaggia che occupavi. Boh… quello di Ostia è proprio un caso limite.

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  5. La polizia locale cosa faceva?
    Te lo dico subito: io stessa ho denunciato un abuso alla Procura della Repubblica attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno (così non avrebbero potuto dire che non l'avessero ricevuta). L'abuso era visibile dalla strada.
    Ebbene, sono venuti a casa due vigili a dirmi che tutto era in regola: si trattava, secondo loro, di normale ristrutturazione... e su una spiaggia vuota, dove esisteva solo un largo ombrellone dove appoggiavano i lettini ripiegati, è sorto un ampio ristorante a due piani.
    Anni dopo uno dei vigili che avevo rincontrato mi chiese scusa per il comportamento al quale era stato indotto.

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  6. -Sul paese verde.
    Vi sono regioni della terra ove le foreste hanno ingoiato per intero le mura di antiche civiltà.
    Non meraviglia quindi il Paese verde.
    Io stesso devo difendere anno per anno la mia campagna dall'invasione vegetativa lussureggiante.
    Con gran dispendio di tempo, energie e danaro.

    - Su < La verità > di Serenella Tozzi.
    In effetti anche tutti noi nel riportare notizie del passato e del presente per lo più evitiamo di citare le fonti autentiche, riassumendone e rielaborandone il pensiero.
    Per comodità, perchè impossibilitati a risalire agli autori, perchè non ne ricordiamo nome ed opere, ecc.
    Col risultato di esprimere i nostri giudizi e non quelli autentici.
    Internet stesso è una trappola riportando spesso informazioni errate, per sentito dire, contradditorie.
    Molti modi di dire o fatti attribuiti a certuni risalgono invece a predecessori di cui s'è persa la memoria.
    Nella letteratura, specie poetica, la traduzione è sempre un tradimento.
    Per l'impossibilità a rendere in altra lingua le effettive significanze dell'originale.
    Cosicchè spesso passa per autentico il pensiero del traduttore ( v. la Bibbia, la cui parola è stata stravolta innumerevoli volte nei millenni a seconda della sensibilità interpretativa di ciascuno).
    In conclusione, molto di quanto sappiamo non è veramente autentico, escluse certe scoperte scientifiche.
    Comprese le nostre idee, alterate da un fottìo di variabili e condizionamenti metabolizzati nel tempo.
    Siddharta

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  7. Sul "Paese verde". Siamo abituati a pensare che la civiltà che ci circonda abbia prodotto opere destinate a durare, forse quasi eterne. Non è per niente così. Ci sono stati degli studi e delle speculazioni (e c'è anche un documentario,eccone una parte https://www.youtube.com/watch?v=e34oyNnW2HY&list=PL7980BD0FB3F2CEF8) su "che cosa accadrebbe se l'uomo scomparisse di colpo dalla faccia della terra". Ebbene: a cento anni dalla sparizione non rimarrebbe quasi nulla, specie delle realizzazioni più recenti. E sarebbe un processo assai rapido. Per esempio, le centrali nucleari, senza energia elettrica che fa funzionare i meccanismi di raffreddamento, esploderebbero, con conseguenze che è facile immaginare. Le opere edili, senza manutenzione, crollerebbero in poche decenni. Le razze addomesticate, inadatte alla vita selvatica, si estinguerebbero in pochissimo tempo. Le testimonianze scritte affidate a supporti tecnologici svanirebbero, poi toccherebbe a quelle su carta. Le testimonianze più durature, paradossalmente, sarebbero spesso le più antiche, come i monumenti in pietra. Le piramidi, tra i primi monumenti costruiti, durerebbero insomma ancora a lungo prima di essere del tutto indistinguibili, per un ipotetico visitatore alieno, dall'ambiente naturale.

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