venerdì 18 dicembre 2015

Pensieri cinici quotidiani (59) - Siddharta


A – Le piattaforme.
Secondo me i veri nemici del libro ( digitale o cartaceo ) sono i social Twitter, Facebook et similia.
Le cui pulsioni e velocità partecipative sottraggono tempo alla lettura seria e proficua.
Quindi autori, editori e piattaforme di intermediazione tutti uniti in una guerra di sopravvivenza ancorchè digitale.


B – Privacy.
In materia di privacy e sicurezza mediatica oggi si percepisce un notevole divario valutativo.
Al contrario delle vecchie generazioni, ancora alquanto gelose della loro riservatezza, ai giovani la privacy non importa granchè.
Basta leggere le loro diuturne esternazioni sui social network di ogni momento della loro vita.

C – Malessere.
L’inquietudine interiore è una costante della natura umana.
Oltre al dolore della nascita, le traversie della vita, la disperazione della morte, quell’Uno dei credenti ci ha anche appioppato a sovrammercato una perenne irrequietezza interiore.
Risolventesi in una ricerca spasmodica del soprannaturale.
A insoddisfazione del passato e presente, a incertezza del futuro.
E non c’è molto da sperare che sia finita qui…

SIDDHARTA
17.12.2015




6 commenti:

  1. Condivido in pieno le tue riflessioni, frutto di una attenta analisi del contesto in cui viviamo. Quando il tempo fugge più veloce del "nostro tempo" e la superficialità diventa la regola,noi uomini perdiamo quanto più c'è di indispensabile e importante nella vita :comunicare.

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  2. A e B - Su questi due primi argomenti enunciati, i fatti sono talmente ovvi ed evidenti, così sotto gli occhi di tutti, che a buon ragione potremmo richiamare in servizio il vecchio maresciallo Jacques de La Palice...Il secondo pensiero "cinico" è il diretto figlio naturale dell'espressione pubblicata per prima. Sovente, mi capita di vedere, durante i quiz pre-serali, giovincelli che sfoggiano lauree in ingegneria (la più gettonata), economia e commercio etc., ma poi sprofondano letteralmente sulle domande di cultura elementare. Certo, si dice che la scuola non è più quella di una volta, ma probabilmente anche gli scolari...Sono prontissimi, invece, nel rispondere per quanto concerne il gossip.
    Per quanto concerne la privacy, per noi meno giovani, esiste ed è legittima, però poi nei vari uffici, bisogna firmare liberatorie con le quali permetti agli operatori d'accedere ai
    tuoi dati personali...una presa in giro.
    C-Riguardo di quest'ultimo argomento, mi sono già espressa su questo blog, ampiamente in precedenza senza doverlo reiterare ulteriormente. Non vorrei arrecare un sovraccarico di "perenne irrequietezza interiore"...

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  3. Faccio mio il commento di Gabriela, molto bello, ed aggiungo: sul punto A ho le prove numeriche, dopo 10 anni che frequentavo un sito di scrittura ora che sono da tre mesi su FB ho capito perché sta morendo quel sito....sulla privacy penso sia così, anche se conosco poco il punto di vista dei giovani. Bello il punto C, trattato con estrema chiarezza...non cambierei una virgola, io la penso nello stesso identico modo. Hola...

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  4. Colosio Giacomo18 dicembre 2015 15:06

    Anonimo sono io Colosio Giacomo...ho sbagliato a spuntare...pardon.

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  5. A/B) Ossignur. Internet è anche un'immensa portineria. Ma insomma, era un cascame del fideismo tecnoscientista credere che il web ci avrebbe fatto più informati e più liberi senza renderci anche più pettegoli e più creduloni. I meccanismi comportamentali e sociali di fondo non cambiano. E, ma se ne parla ancora poco, il cosiddetto "deep web" - https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8#q=deep%20web - pare rappresenti, insieme al dark web, la stragrande maggioranza del WWW. E dove c'è qualcosa di nascosto spesso qualcosa di poco pulito.
    Meditate, gente, meditate.

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  6. A/B) Sono d'accordo con Rub. Credo poi che il problema fondamentale sia all'interno della natura umana e non all'esterno. Siamo animali sociali, ha detto quel filosofo là.
    Io credo che il problema derivi dal fatto che siamo animali sociali individualisti e tendenzialmente egomaniaci.
    O per dirla con Vonnegut, credo che il nostro più grosso problema sia il nostro grosso cervello.
    E quindi la responsabilità non è mai del prodotto, bensì del produttore.

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