giovedì 14 gennaio 2016

Il post it di Rubrus - fantascienza e science fiction.


Qualche tempo fa, un amico mi faceva notare che in inglese la fantascienza è detta Science Fiction e questo è indice di una lieve sfumatura di senso rispetto alla parola italiana. In italiano è la scienza ad essere fantastica o fantasiosa, mentre in inglese si parla di fiction - che tutti sappiamo cosa sia visto che per esempio in TV non si trasmettono più sceneggiati, ma fiction - che ruota intorno a un argomento scientifico...

Io credo che la SF, da noi, soffra di un doppio handicap.
Il primo è un pregiudizio verso ciò che è fantastico - pregiudizio comune sia a molta estetica cattolica, sia crociana, sia marxiana.  E' un pregiudizio che spesso implica che la letteratura non possa essere divertente - come ambisce soprattutto ad essere quella di evasione. Da ciò, secondo me, consegue che, visto c'è quasi una mezza idea che leggere non debba essere divertente, o non possa, o che se qualcosa diverte sia di scarso valore, molta gente risolve il problema semplicemente non leggendo né letteratura d'evasione né impegnata. Non sarà l'unico fattore a causare la scarsa dimestichezza degli italiani con la lettura, ma a mio parere c'è. Temo sia un divario che non recupereremo mai. 
Il secondo è la scarsa dimestichezza, per non dire addirittura, a volte, il sospetto - e comunque la scarsa conoscenza - che in Italia si ha verso la scienza in generale.

9 commenti:

  1. Andrò giù piatta: guardando la direzione che, il mondo ha intrapreso nell'ultima decina d'anni (voglio essere buona), secondo me non esiste proprio nè pregiudizio, nè scarsa dimestichezza e nè scarsa conoscenza con la Scienza in generale ed in particolare, ma soprattutto e sostanzialmente un'ignoranza totale, pervasiva e contagiosa sia nella cultura laica che religiosa, sia nel comportamento civico che nell'educazione di base. Siamo talmente impelagati nel fango della realtà, che il sogno, la fantasia, la creatività positiva sono tutte facoltà tacciate ormai dalla stragrande maggioranza della gente, come reperti archeologici d'altri tempi, a favore di un materialismo pressante ed opprimente. Quante volte abbiamo assistito a fiction, che di finzione avevano assai poco, perchè tratte da manifesti fatti di cronaca, nelle quali è bastato cambiare i nomi ai protagonisti e porre la ben nota frase rituale in legalese "Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti, è puramente casuale". Oggigiorno, purtroppo, possiamo ben constatare che la più spiacevole realtà che ci avvolge, supera di gran lunga la più fervida immaginazione e che trasmissioni trash come il "Grande fratello" ottengono un'audience media di numero di spettatori stratosferica, in barba ad altri programmi più o meno culturali. Golfisticamente parlando, credo che, in questo ambito, gli "handicap" vadano aumentati.

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  2. Ma siamo così sicuri che questo sia un problema prettamente nostrano? Ormai leggiamo gli stessi libri (forse gli italiani un po' di meno) e guardiamo gli stessi film e i format televisivi ormai sono uguali in tutto il mondo. In ogni caso tra Checco Azzalone e Guerre stellari che differenza passa? Sono entrambi film d'evasione, ma un approccio alla fantascienza richiede sempre un maggior impegno mentale rispetto alla commedia.
    Gli italiani hanno poco fieling con la scienza e la considerano barbosa, e poco divertente?
    Boh... non lo so. Che si legga poco ormai è assodato e che la lettura d'evasione sia considerata un sottoprodotto dalla critica credo che sia un retaggio della nostra cultura. Se non sbaglio il tema del Nome della Rosa era proprio il riso. Vabbè... hai toccato un tema complicatissimo, per niente facile da trattare così su due piedi.

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  3. Sarò anche io terra terra. In Italia soprattutto c'è un sacco di gente così ignorante in materia di scienza che non sa neppure di essere ignorante (lo stesso per l'economia. Quanti sanno esattamente quale sia la differenza tra un'azione e un'obbligazione e cosa sia esattamente un titolo di stato? Risultato, le fregature sono più facili).
    Veniamo fregati perchè non abbiamo una adeguata conoscenza del mondo in cui viviamo. Ecco perchè, per esempio, diamo credito a un sacco di frottole che girano in rete. Perchè "l'ha detto internet" (una volta si diceva "l'ha detto la tv"). E quindi crediamo che i vaccini causino l'autismo, che in cielo ci siano scie chimiche che influiscono sul clima ecc ecc (si potrebbe andare avanti per ore).
    Sottostiamo ai principi di autorità del primo che usa il mezzo giusto nel modo giusto - aiutati in questo anche dalla nostra storia, che per lungo tempo ci ha visti sottomessi a potenze straniere e/o al clero.
    Sapere è potere ed ecco perchè abbiamo bisogno di più intelligenza, di più scienza e di più conoscenza (e non di sessanta milioni di baionette o di canzonette). E chi mira a farci comportare come vuole lui fa leva proprio su un approccio "magico". Vota me e le tasse scenderanno. Compra questo e la tua vita (avete notato in quante pubblicità compaia la parola "vita?) cambierà. In un'epoca tecnologica trattiamo le app dei cellulari come se fossero bacchette magiche o sfere di cristallo, lasciando che chi le controlla vellichi la nostra fantasia e il nostro sentimento.

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  4. Sì Franco, non è un tema prettamente nostrano, ma è un fenomeno che da noi è più spiccato che altrove. La letteratura d'evasione è considerata un sottoprodotto e questo è un retaggio della nostra cultura e la diffidenza verso il comico... pure (salvo rivalutare i comici dopo morti). Per questo, anche se il film non l'ho visto, non partecipo allo "spariamo su Checco Zalone", come se saper far ridere sia una colpa. Il fatto è che con gli anni, come diceva mi pare Flaiano, il tragico diventa comico e, il comico, tragico.

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  5. Scientifica o meno la narrativa, penso che la scarsa attenzione alla lettura sia anche per mancanza di tempo.
    Otto ore di lavoro+straordinario, andata e ritorno, intasamento del traffico, famiglia, tv, ecc.
    Si va a letto stanchi morti, e poi nuovo ciclo rutinario.
    Senza tener conto dei contatti informatici, telefonici, amicali, sportivi ed altro.
    Weekend poi già prenotati da tempo.
    Un ciclo infernale che toglie il respiro.
    Oggi inoltre tutti scrivono a raffica, e non si sa più chi leggere per primo in scala d'importanza.
    Ai miei tempi ( primo dopoguerra ) le giornate scandivano ore lente e tediose, da riempirsi con circoli letterari et similia e tanta tanta lettura.
    Siddharta

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  6. Vero. Verissimo. Il che mi porta a pensare che le macchine hanno aggiunto (per fortuna) tempo libero da una parte, ma in parte l'hanno tolto dall'altra. Confesso che a volte vorrei salire sulla macchina del tempo per vedere dal vivo come si svolgevano le giornate nei tempi passati.

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  8. Caro Rubrus, lente e sonnacchiose le giornate.
    Eccetto pochissimi, nessuno aveva l'automobile, si andava in biroccio, chi ce l'aveva ( pochi ).
    Le strade provinciali e comunali per lo più erano sterrate e percorse da carretti in gran polverone e fracasso.
    Nelle rogge un gran svolazzare di farfalle variopinte, gracidare di rane, sulle piante cicale e insetti ormai scomparsi.
    Il cinema solo il sabato sera e la domenica per chi se lo poteva permettere.
    Le osterie piene di ubriachi fino a notte inoltrata.
    La bicicletta e la radio per i più fortunati, la morte a sessant'anni.
    E così via.
    I pomeriggi erano lunghi, uggiosi, sonnacchiosi.
    La lettura per gli alfabetizzati ( il 4% nel dopoguerra ).
    Il tenore di vita miserando fuori dei centri urbani, prole fino a dieci unità e oltre.
    A Napoli coi miei occhi ho visto bande di scugnizzi circolare nel centro storico senza scarpe e mutandine.
    Ecco, tutto questo senza bisogno di macchine del tempo.
    Sid

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  9. Be' sid., ma non tutti li hanno vissuti, quegli anni - e non tutti credo che vivremo fino ai cento (nella mia famiglia le signore hanno quasi tutte vissuto sino a tarda età, ma i maschietti, uhmmm). Comunque, anche se è di moda parlare male del progresso, penso che complessivamente e sottolineo complessivamente, oggi si stia meglio.

    Elisa. Io mi sono avvicinato a certi concetti scientifici e alle volte li ho compresi grazie ai libri di fantascienza, specie della vecchia scuola. Asimov e Clarck erano scienziati, prima che scrittori.

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