giovedì 7 gennaio 2016

Il post - it di Rubrus - surfing writers


Leggendo - le vacanze servono anche a questo - "Il cartello" di Don Winslow (che, confesso, non ho ancora finito, mentre le vacanze sì... ma dopotutto si tratta di quasi 900 pagine!), mi capita, come spesso accade, di voler sapere qualcosa di più sull'autore e trovare (da un'intervista su "sugar pulp") affermazioni come questa: "Penso che sia la storia a dover determinare lo stile... C’è un detto del surf: a volte cavalchi l’onda, a volte l’onda cavalca te. E io spesso penso: a volte racconti delle storie, a volte è la storia a raccontare te. Ed è quello che succede quando i personaggi o la storia iniziano a fare cose che non avevi programmato e capisci che stai facendo un viaggio da solo...La crime fiction poi è molto simile ad un’onda, vedi certe cose sulla superficie ma c’è sempre qualcosa sotto che sta causando quello che vedi. Sia il surf che la scrittura richiedono resistenza fisica e mentale, entrambi richiedono un po’ di coraggio, entrambi richiedono curiosità per quello che viene dopo". Insomma, come altre volte, mi accorgo che un autore che mi piace la pensa, su certe cose, come la penso io - e questo dopo che ha cominciato a piacermi. Ok, ciò non mi rende certo simile a lui, ci mancherebbe altro, però... diciamo che almeno non ho la sensazione di essere l'unico ad avere certe opinioni. E, con l'occasione, buon anno.

2 commenti:

  1. È un concetto condivisibile, ma fino a un certo punto. Vale anche il contrario. Nel senso che secondo me è altrettanto valida l’equazione per cui molti stili - nessun stile. Dipende tutto dagli obbiettivi che si prefigge l’autore.
    Io lo so come la pensi. “Lo stile è un mezzo di trasporto che prendo e lascio quando voglio” E per uno che scrive racconti di diverso genere, credo che questa versatilità sia davvero tanta manna. Poi sappiamo che gran parte del successo di uno scrittore consiste proprio nella riconoscibilità della sua scrittura. È un po’ come per un cantante, se va bene per tutti i generi di musica, al massimo può fare il piano bar, ma difficilmente farà carriera.
    Qui mi viene in mente anche l’annosa questione che scaturì quando Moravia pubblicò Gli Indifferenti e che non si è mai esaurita. La battaglia era tra contenutisti e formalisti. Un buon libro è costituito solo da fatti, dicevano gli uni. Un buon libro consiste solo nella raggiunta armonia della forma, ribattevano gli altri. Io mi fermo qui, non ho una opinione ben precisa. Non so, la questione per me non è cavalcare l'onda oppure esserne travolti, ma raggiungere il mare già sarebbe un bel traguardo. In ogni caso è un buon argomento di discussione. Buon anno anche a te.

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  2. In realtà mi interessa un aspetto più circoscritto. Ho sempre detestato i libri a tesi, quelli dove l'autore usa la storia per dimostrare qualcosa, che sia una teoria linguistica, una tesi politica, sociologica ecc. Prendiamo la questione dei personaggi. Sono, evidentemente, frutto dell'intelletto dell'autore, ma, nel corso della narrazione, finiscono per avere caratteri propri, in parte presi dalla realtà, in parte costruiti a tavolino, in parte proiezioni, nel bene e nel male, dell'autore stesso. Poniamo che, a un certo punto, messi in una certa situazione, quei personaggi, per essere credibili (il realismo non c'entra: non esiste neanche, secondo me) debbano agire in un certo modo e poniamo che quel modo non sia quello che l'autore pensava quando iniziò a scrivere; ipotizziamo pure che quel modo vada addirittura contro la tesi dell'autore. Ebbene, secondo me (sto facendo l'esempio dei personaggi perchè è più semplice, ma credo proprio che il metodo e il principio valgano per tutti gli elementi della narrazione) un cattivo autore mette i personaggi alla catena e li fa agire o subire come vuole lui, in base alle sue idee preconcette, un buon autore li fa agire o subire come la storia e la loro natura richiedono. Credo che Winslolw intenda questo, quando parla del "surfare".

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