mercoledì 27 gennaio 2016

Salotto di casaframe 2016 - Fabio-Volo- ecco perché i suoi libri sono un successo


Questo sì che è amore

Che freddo. Sono raffreddato. Del resto lo sapevo.
Si è fermata da me per la notte, e ho voluto dormire nudo, perché mettere la maglietta mi sembrava poco macho. Pensare che lo so che se non mi metto la magliettina poi prendo freddo. Ma a volte mi piace fare il figo, mi piace fingere di essere quello che non sono. Faccio il duro a torso nudo e la mattina mi dico: «Babba bia che freddo». Ma mi sa che questa è stata l'ultima volta.
Qualcosa è cambiato.
Mi sa che l'amo. Mi sa che per la prima volta sono innamorato. Intendo dire innamorato veramente.
L’ho pensato perché ieri sera dopo aver fatto l’amore ho dormito dalla parte umida, dove lo avevamo fatto. Secondo me se dopo averla amata le ho lasciato la parte asciutta, be’… questo è amore.
(Intro di E’ una vita che ti aspetto Fabio Volo)

Parlando esclusivamente del lato letterario, un elemento però è certo: per riuscire a colpire nel segno, è necessario avere qualcosa da dire. E con buona pace dei suoi detrattori, Volo qualcosa da dire ce l’ha. Lontano dai giovanilismi un po’ stereotipati alla Moccia, i romanzi fin qui pubblicati parlano di questioni comuni, magari non particolarmente originali, ma che danno la sensazione di vita vissuta… Il fatto che lui stesso, in passato, si sia definito un “non scrittore”, indubbiamente conta poco. Non tutti quelli che scrivono devono essere obbligatoriamente Cormac McCarthy: un buon libro può essere anche un contenitore leggero, che fila via senza eccessivo impegno. Se poi al suo interno si raccontano vicende in cui è anche facile immedesimarsi, oplà, il piatto (e il trionfo d’incassi) è servito.

6 commenti:

  1. Un buon libro può essere anche un contenitore leggero, che fila via senza eccessivo impegno?

    Be', se questi libri sono campioni d'incasso pare proprio di sì. L'importante è aver qualcosa da dire oppure è più importante chiamarsi Fabio Volo? Boh... non lo so, forse tutte e due le cose, ma come quasi sempre del resto.

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  2. Mah! Non l'ho mai letto... però, per i campioni d'incasso raggiunti, forse dovrei. In fondo potrebbe essere un modo per capire meglio dove sta andando questa società.
    Senz'altro penso incida il senso di immedesimazione... una scrittura leggera, direi elementare, e anche l'argomento iniziale: Amore è, e l'amore è la molla della vita in tutti noi.

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  3. Se è per questo, anch'io non ho mai letto un libro intero di F.V.
    Non faccio lo schizzinoso e non mi scandalizzo affatto, anzi mi è pure molto simpatico, a me più che altro interessa il motivo del suo grande successo e mi meraviglio che ancora qualcuno non l'abbia inserito tra i più grandi scrittori di narrativa italiana degli ultimi anni. Tempo al tempo e succederà anche questo ah...ah...ah...

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  4. Vengo or ora da una libreria. Be', la cosa divertente è che ho visto una nuova edizione del "Macbeth" così' presentata "da questo libro il film-evento....".
    Non per fare lo snob, ma penso che Shakespeare possa essere noto anche per qualcos'altro.
    Ciò detto, sono d'accordo col padrone di casa. Neanche io ho mai letto un libro di FV - al quale, come ad altri bestselleristi era riservato uno scaffale - ma sono convinto che se uno si fa leggere da tante persone i meriti ce li ha, con buona pace dei letterati.
    Una considerazione sulla scelta dei temi trattati. Ci sono temi molto vasti su cui è facile dire delle banalità (il che per inciso comporta che non è poi così facile scrivere di questi argomenti) e temi estremamente specifici che, passata la moda o la ragione specifica di interesse, letterariamente ammutoliscono. Se scrivo di amore e di morte (sono persuaso che tutta la narrativa, in un modo o nell'altro, ruoti attorno, in qualche modo, a uno di questi argomenti) tratto di un tema che credo riguarderà tutti e per sempre. Se mi metto a scrivere di tassa sul macinato il valore letterario sarà dato da quanto avrò scritto non circa la tassa sul macinato (che avrà tutt'al più un valore storico - documentario), ma circa, appunto, i grandi temi. Il problema è che se parli di questi grandi temi rischi di essere scontato (no, non sto parlando del prezzo alla cassa).
    Comunque, per la cronaca, ho preso un romanzo di Elmore Leonard.

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  5. Scusa la curiosità, quale hai scelto di EL? L'ultimo Einaudi?
    E quale mi consigli di leggere per primo?

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  6. A me è piaciuto "lo sconosciuto n°89". Però (a parte il fatto che ha scritto moltissimo) non saprei dirti da dove cominciare, forse da "Get shorty" ("La scorciatoia" in italiano, se non sbaglio). Ho preso un Einaudi, non se sia l'ultimo. il titolo è "Le storie di Carl Webster".

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