venerdì 22 gennaio 2016

Salotto di casaframe - Gennaio 2016 - Chandler contro Chandler, due incipit a confronto

Troppo tardi edizione 1950

Incipit:
Era una delle smaglianti giornate che spesso ci regala l’inizio della primavera in California. Oltre alle verdi colline di Hollywood apparivano in lontananza le cime delle montagne ancora bianche di neve. A Beverly Hills gli alberi di jaracanda cominciavano a mettere i boccioli. Seguivo da cinque minuti il volo di un moscone in attesa che si posasse. Ma l’insetto non voleva posarsi. Preferiva volare pesantemente intorno alla stanza, col suo noioso ronzio, andando a sbattere di tanto in tanto contro i vetri semiaperti. Poi uscì incontro al sole e all’azzurro e in quel momento il telefono squillò. Staccai pigramente il ricevitore…
(traduzione anonima)


Troppo tardi edizione 1953

Incipit:
Sul vetro smerigliato della porta è scritto Philip Marlowe Investigatore. È una porta passabilmente scalcinata in fondo a un corridoio passabilmente scalcinato, in un edificio che era nuovo pressappoco nell’anno in cui le stanze da bagno a tutte piastrelle son diventate la base della civiltà. La porta è chiusa a chiave, ma vicino ce n’è un’altra che non lo è. Venite pure avanti non disturbate ci siamo solo io e un grosso moscone iridato. Ma non entrate se siete Manhattan, Kansas. Era una di quelle mattine chiare, luminose, quasi estive, che abbiamo qui in California, all’inizio della primavera, prima che comincino i nebbioni. Le piogge sono terminate, le colline sono ancora verdi e dalla vallata che taglia le colline di Hollywood si vede la neve, sulle montagne. Le pelliccerie fanno pubblicità alle liquidazioni annuali. Le case d’appuntamento specializzate in vergini sedicenni fanno affari a rotta di collo. E a Beverly Hills gli alberi di jaracanda cominciano a fiorire. Facevo la posta al moscone iridato da cinque minuti, aspettando che si posasse: Voleva solo far picchiate e cabrate e cantare il prologo dei Pagliacci. Io mi ero preparato con la paletta in posizione a mezz’aria. C’era un macchia viva di sole su un angolo della scrivania, e sapevo che, presto o tardi, sarebbe andato a finire lì. Ma quando ci arrivò, sulle prime non lo vidi nemmeno. Il ronzio cessò, e lui era là. E proprio allora suonò il telefono…
(trad. Ida Omboni)

Commento di Oreste Del Buono
(da Il diabolico Marlowe)
Ammetterete che c’è una bella differenza tra i due inizi. I libridi R.C. cominciavano ormai a uscire dal ghetto della merce cosiddetta di consumo su cui si ritiene di potere intervenire impunemente, tagliando le descrizioni come zeppe, cambiando le battute di dialogo che non si capiscono, alterando gli svolgimenti che si sospettano non concordanti con la pubblica opinione…

(Frame, font varie dal web)

10 commenti:

  1. "È una porta passabilmente scalcinata in fondo a un corridoio passabilmente scalcinato, in un edificio che era nuovo pressappoco nell’anno in cui le stanze da bagno a tutte piastrelle son diventate la base della civiltà"

    Secondo me in una scuola di scrittura creativa, una frase così composta non te la passano, e anche tanti editor avrebbero qualcosa da ridire. Se dovessi esprimere una mia opinione direi che se non ti chiami Chandler certe licenze linguistiche non te le puoi permettere, se invece in qualche modo hai successo, puoi dire e fare quello che vuoi, anche la pipì a letto e diranno che hai sudato troppo.

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  2. Io voto la prima versione (1950), descrittiva di un'atmosfera, accattivante, stringata.

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  3. Credo di avere proprio quella edizione in cui vengono riportati i due paragrafi, con l'introduzione di OdB.
    In realtà i tagli editoriali, all'epoca, erano non di rado richiesti dal costo della carta. Per poter essere venduti a un certo prezzo (basso) i libri non potevano esser lunghi più di tanto.
    Se vi sembra roba d'altri tempi, fate caso alla pubblicità dei "distillati" di "Uomini che odiano le donne" e "Non ti muovere" (anche se qui mi sa che la molla è non il costo della carta, ma la pigrizia del lettore).
    Ciò detto, con qualche esitazione sui "dialoghi che non si capiscono" (lì in effetti qualche piccolo intervento secondo me si deve far, specie se c'è di mezzo lo slang, che spesso è incomprensibile), la vedo come il suddetto OdB.
    Mi domando: ma la versione estesa sarà stata pubblicata perchè Chandler era apprezzato da qualche testa d'uovo oppure le teste d'uovo hanno iniziato ad apprezzarlo perchè hanno letto la versione estesa?.
    E nel dubbio, non sarà meglio mandare a p...asseggio le scuole di scrittura e i paladini del bello stile badando solo a farsi capire e a rispettare analisi grammaticale, logica, e del periodo (che sarebbe già tanto)?


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  4. Ricordo che da giovane rimasi sorpreso che esistessero altre traduzioni dell'Iliade, diverse da quelle del Monti su cui avevo studiato.
    Da tempo ormai non mi fido più dei traduttori dei classici, ognuno attestato sulle proprie convinzioni linguistiche.
    Di qui la mia preferenza a provvedere in proprio, laddove possibile.
    Donde la mia convinzione che qualsiasi trasposizione sia un tradimento dell'originale.
    Sid

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  5. Ciao a tutti
    Non ho mai approfondito sui tagli dei gialli mondadori, so e non ricordo il perché, che la casa editrice aveva dato un taglio alla collana: tutti uguali!!!!
    Bisognerebbe avere la possibilità di leggere i libri nella lingua originale, altrimenti si entra nel ginepraio dei vari traduttori. Ho due libri dal ttitolo uguale, ma edizioni diverse. "i racconti di Hoffmann di E. Hoffmann. Sono al lato pratico due libri diversi. Le storie fantastiche hanno in comune solo la trama.

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  6. Scusate, ma qui la faccenda della traduzione c'entra poco.
    Un traduttore piglia un pezzo di un autore e lo traduce in un'altra lingua.
    Qui abbiamo un'operazione ben diversa che non è farina del sacco del traduttore, bensì dell'editore. Abbiamo cioè dei pezzi tagliati: nessun traduttore lo fa.
    Quello che OdB voleva dire è che all'epoca Chandler (e il giallo in generale) erano considerati roba di valore talmente scarso da poter essere alterata senza pensarci.

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  7. Rubrus, certamente nello specifico hai ragione tu.
    Ma insisto sul fatto che tanti traduttori svolgono il testo originale a senso o pedissequamente tradendo comunque l'intenzione dell'Autore.
    Ho sempre in mente < L'imitazione di Cristo > di un tale che ne ha fatto uno scempio attenendosi sinistramente alla lettera ( e quindi da buttare... ), mentre p. Bianchi di Bose è riuscito a penetrarne il messaggio in modo splendido e coinvolgente.
    Poi ci sono io, che questo testo latino lo leggo alla mia maniera...
    Sid

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  8. La verità è che i traduttori sono sempre stati considerati poco e, in passato, ancor meno.
    Spesso tradurre è un lavoro di ripiego di chi non riesce a sfondare come scrittore - anche se magari lo meriterebbe.
    Oggi il quadro non è roseo, ma un tempo era nerissimo, nel senso che non ci si poneva minimamente il problema. L'esempio forse più evidente è proprio quello del Monti, che non conosceva il greco, e che Foscolo, per motivi non chiari divenutogli nemico, bollò come "Poeta e cavaliero, gran traduttor dei traduttor d'Omero".
    La traduzione migliore di Omero resta secondo me quella di Rosa Calzecchi Onesti (almeno, così sono portato a pensare dopo aver tradotto Omero al ginnasio).
    Però, chissà, una volta i doppiatori erano degli emeriti sconosciuti, mentre oggi ricevono un po' più di considerazione. Magari potrebbe accadere lo stesso anche ai traduttori (a parte quelli che già sono famosi come scrittori, quali Pavese che tradusse il "Moby Dick").

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  9. In questo caso specifico però non credo che si possa parlare di traduzione tradizionalmente intesa. Questo è un vero è proprio lavoro di restyling editoriale. Il testo è stato tradotto prima e poi rivisitato e adattato alla linea editoriale. Su Chandler sono state scritte numerose tesi di laurea, ma sul suo effettivo valore letterario ancora oggi non tutti sono d'accordo. Quando era quasi uno sconosciuto, un qualunque pinco pallino di turno si poteva permettere di mettere mano al testo senza troppi riguardi. Sono cose che avvengono anche oggi, gli editor ci sono anche per questo.
    Con Il Grande Sonno e L'Ultimo Addio, francamente, anch'io avrei usato le forbici in molti punti. Mi piaceva molto il suo stile, ma talvolta diventava prolisso, noioso e pesantuccio da seguire.

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  10. Sicuramente è un restyling dettato per ragioni editoriali.
    In realtà credo che si debba fare un paio di distinguo.
    Nei sono casi in cui l'intervento dell'editor (al netto delle sviste dell'autore) serve a far dire allo scrittore qualcosa meglio di come l'ha detta e in questo caso l'editing va benissimo. Di solito in questi caso l'autore non si lamenta. Ci sono però casi editing in cui l'editor fa dire all'autore le cose che vuol dire lui oppure nel modo in cui vuole lui. Di solito in questi casi l'autore si lamenta... ma di solito in questi casi è meglio che l'editor cambi mestiere e si metta a fare lui direttamente lo scrittore.
    Chandler era uno che scriveva sapendo esattamente quello che scriveva e come lo scriveva. Dopo la sua morte hanno pubblicato diversi racconti polizieschi con protagonisti diversi da Marlowe. Ebbene, in questi racconti capita di trovare interi paragrafi che si ritrovano, quasi identici, nelle opere maggiori dell'autore americano - Chandler non avrebbe voluto che venissero pubblicati, infatti.
    Insomma, quando era prolisso o pesante, lo era consapevolmente.
    Il fatto è che un editor non è un critico letterario. Secondo me non ha titolo per intervenire a piè pari sul modo di scrivere dell'autore, quando questo modo è cosciente e volontario.
    Poi se l'autore è involuto o oscuro o, o... non lo si pubblica. MA questa è ancora una volta scelta (commerciale, stavolta) che compete alla casa editrice. non all'editor.

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