lunedì 4 gennaio 2016

VIAGGI IN TRENO - Giacomo Colosio - ( da 77 Racconti lampo )



Una telefonata in treno

Tento di risolvere un rebus di Vivanet, uno dei suoi più difficili, pubblicato sulla Settimana Enigmistica. Il treno è l'ideale, per concentrarsi. Quel rumore delle ruote sui giunti dei binari concilia la mente, e funziona bene se vuoi isolarti dal mondo. Ma...


eccolo il ma: una rossocrinita artificiale col chewing gum in bocca sta telefonando all'amica. Rigira la cicca fra lingua e denti e parla; quell'altra non capisce, ovvio. Lei alza la voce, e sputa mezze parole...addio rebus. Mi addormento. Nel sonno ecco il premio: lo risolvo e salto sulla poltrona. Uno mi sbircia storto, poi si guarda in giro. Il treno è così...gente strana, siamo.


Alla stazione di Viareggio

Aspetto la Freccia della Versilia che mi riporti a casa. Sono contento: la gara di nuoto è andata bene, anche se non ho vinto. Due carabinieri attraversano le rotaie fumando, proprio mentre all'altoparlante si sente una voce gracchiare: “ Non oltrepassare la linea continua, è in arrivo il treno Regionale diretto a Pisa Centrale.” Due anziani turisti, tedeschi a quanto sembra dall'abbigliamento, si guardano allibiti. Poi guardano me, ed insieme allarghiamo le braccia guardando in su... è l'Italia.


Il treno dei desideri

Sono su questo treno da una vita e mezza...sì, e mezza, perché questo modo di sognare la dilata, la vita. La prima fermata era quella del diploma, ma l'ho dovuta fare due volte quella sosta. Poi sono sceso a prendere la coincidenza: l'università. Un treno traballante, carrozze sfasciate, odore di tabacco e vino, puzzava di viaggi e rutti acidi. Arriviamo al primo albergo turistico...c'è una donna con me...saliamo sul prossimo treno con due figli...e poi via, mai più una sosta. Speriamo non deragli perché sta aumentando la velocità. Ma che fretta c'è di arrivare a fine corsa?


Quel treno  per Yuma

Aspettavo quel treno delle sette e quaranta e mi sentivo come Dan Evans che deve scortare il fuorilegge Ben Wade fino ad Yuma, sapendo che troverà ad attenderlo tutta la banda. La banda era la commissione d'esame che doveva giudicare la mia professionalità d'insegnante. Non era a Yuma, era a Milano, ed io ero solo, anzi in compagnia della mia paura. Ma dovevo farlo quel viaggio, per me e per Franca, e i miei figli. Dovevo solo distruggere la banda. E la distrussi, senza nemmeno tante difficoltà. Non sparai nemmeno un colpo.


Una vita sul treno

Milorad Vujovic è stato un grande giocatore di scacchi; viaggiava in treno, unico mezzo di locomozione che potesse portarlo in giro per i tornei italiani. Era vecchio, uno zingaro della scacchiera, e morì giocando in un torneo quando aveva settantacinque anni. Partiva dalla Croazia e veniva in Italia per un torneo da vincere, per campare: duecentomila lire, la posta. Mangiava panini, beveva acqua, dormiva sui treni in sosta e non pagava biglietto. Come fai, Milorad, gli chiesi una volta. E lui: controllore qui, io là, controllore là, io qui. Ho i suoi scacchi, come ricordo. La regina bianca l'aveva riparata con la pasta adesiva della dentiera. Ciao Mitchko, ti vedo: stai giocando con gli angeli, li farai indiavolare!


Il treno regionale

Il treno regionale è un treno parallelo ai treni così detti veri e propri. E' un concentrato di mondo, di lingue, di genti diverse che viaggiano per i motivi più vari, scuola o lavoro, ma anche sport. É il mio caso, quando prendo la freccia della Versilia per andare a Viareggio per una gara di nuoto. C'è l'albanese col collo taurino che si addormenta stanco morto per aver lavorato dieci ore con malta e mattoni, la donna di colore che si toglie le scarpe, lo studente svampito, le badanti ciarliere. Due vecchi sposi si appoggiano l'uno sulla spalla dell'altra per un pisolino. Il controllore, ingessato nella sua divisa, sembra un alieno. Ti vien voglia di dirgli: scenda, prego. Non è il suo treno, non sente l'odore di vita?


21 commenti:




  1. Spezzoni di vita fulminei, come il passaggio di un treno veloce, ma con tutto il suo carico di vita Mi sono piaciuti moltissimo così vividi e pregnanti.

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  2. È vero, è vero, sono d'accordo con Serenella direi tranche de vie raccontati con molto realismo e una buona dose di ironia. Si leggono con molto piacere.

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  3. Ecco, le proposte in lettura mi hanno conquistato.
    Anche e soprattutto per la brevità fulminea delle narrazioni.
    Un vero spaccato socio-ambientale.
    E si sa quanto la cosa mi aggrada a partire dalla poesia.
    Multa paucis è il motto del mio pensiero, contro ogni ridondanza di linguaggio stucchevole e noiosa.
    Qui potremmo addirittura parlare di haiku letterari.
    Certo, bisogna avere una sensibilità elevata per cogliervi le sfumture sottese, ma tant'è per apprezzare basta il registro dell'intuito.
    Giacomo poi naturalmente possiede un atout in più: è di terra bresciana, bada al sodo, è di poche parole come si conviene ad un tecnico scientifico aduso all'essenziale per capire e farsi capire.
    Siddharta

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  4. Leggendo i tuoi racconti emerge qualcosa di estremamente interessante:viaggiare in treno aumenta la capacità di osservazione. La ricchezza dei particolari che descrivi ne è una prova lampante.Gran bei racconti, ottimo terreno su cui riflettere.

    Gabriela

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  5. Come in genere sono i tuoi scritti, ricchi di particolari, colori, odori, emozioni, situazioni... anche questi racconti trasmettono la sensazione di essere presenti nei luoghi che sai narrare in maniera scorrevole e coinvolgente.

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  6. Bresciani di poche parole?

    Come Fabio Volo e Aldo Busi? Ah... be', allora siamo a posto :-)

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  7. Caro Franco,come diceva Togliatti, in ogni folta criniera s'annida qualche pidocchio: ma basta scuoterla per liberarsene...
    Sid

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  8. Colosio Giacomo6 gennaio 2016 17:28

    ahahahahahaha...commenti fantastici, vi voglio bene. Non fosse per voi mi sarei già cancellato da faccia-libro. Aldo Busi lo conosco personalmente, è un uomo pazzesco...mi sta un po' sulle ciliegine, ma l'ultima volta abbiamo fatto una specie di piece teatrale da Corsini, uno di calcinato che vende fiori e sementi, piantine e altro, yna scena da non credere. Eravamo lì per la festa dei morti....ahahahah...cosa abbiamo combinato. Devo postare il racconto , in effetti anch'io come lui sono un logorroico.... eravamo in due contro una decina di donne del posto che lo conoscevano, amiche d'infanzia o conoscenti di famiglia. Rosabianca pare mi conosca...ma chi sei, bella tea?...ciaociao a tutti...un abbraccio.

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  9. Noto la corrispondenza tra lo "spazio" del brano e lo "spazio" degli incontri. Fugaci i primi, brevi necessariamente i secondi, messi in fila e connessi / disconnessi come i vagoni. A proposito dell'aumento della capacità di osservare. Non è che in treno aumenti. E' che lo spazio è più contenuto - e lo era anche di più quando i vagoni avevano gli scomparti, quasi piccole cellule pseudo / famigliari e viaggianti - e quindi c'erano meno distrazioni. O almeno così era prima che la tecnologia, con cellulari, tablet ecc. invadesse anche questi spazi.

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  10. Colosio Giacomo8 gennaio 2016 08:38

    @ Rubrus: Sì, la corrispondenza c'è, eccome...ma non è voluta, è stata casuale. Infatti i racconti in cinque righe sono nati su richiesta esplicita di un amico poeta che conosce bene quanto io ia logorroico e prolisso... dovresti ricordare che per questo motivo fui bannato da Neteditor... bene, accettai, e cominciai a cimentarmi. provare per credere. giocoforza scartai subito i temi che mi portavano per la tangente e scelsi, inconsciamente. treni, barboni, invenzioni pazze, vita di cani, bellezza, e altri temi di non grande complessità. ecco che quindi il tuo commento è condivisibile e preciso...anche il fatto dei vagoni sconnessi....eheheheh...riguardo alla tecnologia che ha permesso un isolamento personale anche in spazi ristretti ove l'osservazione dei contorni dovrebbero essere massima, concordo; infatti questi racconti sono un po' d'altri tempi. grazie... e ciaociao.

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  11. Ehmmm.... lo confesso, non ricordo quale fosse il tuo nick su net.
    Detto questo, premesso che non sono affatto convinto che la prosa debba "impoetarsi" - non più di quanto la poesia debba "improsarsi" - perchè ogni forma espressiva ha le sue caratteristiche e se non sono individuabili si finisce nella notte in cui tutte le vacche sono nere, anche io ho scritto dei brevissimi, contro i quali non ho nulla e dei quali alcuni mi piacciono altri meno: è giusto provare e, proprio per questo, non è giusto darsi martellate sui c...alli e non scrivere qualche cosa perchè "viene lungo".
    Ma perchè? ci pagano? abbiamo un editore che ci impone delle direttive?
    Quindi per quanto mi riguarda io piglio tutte le tangenti (vabbè ci siamo capiti...) che mi va.

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  12. Lo spazio-tempo interpretato da Rubrus.
    Tanto di cappello.
    Puntualizzazione che mi riconcilia con l'intelligenza umana troppo spesso volta in cammini mentali deviati.
    Sid

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  13. Colosio Giacomo8 gennaio 2016 14:22

    No no Rubrus, non mi sono spiegato; l'amico poeta scrive solo poesie, e comunque lui non c'entra niente, mi dava solo un consiglio per trovare una strada nuova per la prosa, per niente una strada poetica, anzi. Pensa che quale esempio mi segnalò lo scrittore giornalista Félix Fénéon, nato intorno agli anni 1860. Costui è passato alla storia per aver scritto un libro: Romanzi in tre righe. Io l'ho letto, e te ne riporto qui uno scelto a caso: L’orologiaio Jallat, di Saint-Etienne, ha ucciso la sua bambina, che riteneva di costumi troppo poco morigerati. Va tuttavia considerato che gli rimangono altri undici figli.
    Capisci che di poetico non c'è nulla. Il oonsiglio di questo amico si riferiva al fatto che i miei racconti potevano interessare gli autori appassionati di prosa ( il sito era Poesieracconti e a quei tempi c'era pure Full, Monidol, credo anche Adele Costanzo ed Elisa sala )ma erano snobbati dai poeti, se così vogliamo chiamarli. Questo fatto di snobbare i racconti un po' lunghi, ma anche i fulminei, fu uno dei motivi per i quali Fulvio Musso e molti altri ci lasciarono.
    Ecco allora l'esigenza dei "veci" del sito:restare a combattere per la diffusione della prosa.... Che la poesia si mescoli alla prosa o viceversa, è altra questione che tra l'altro è di grande importanza; vedi la regina della poesia prosastica e colloquiale, Wislawa Szymborska, che è stata insignita nel 1996 del Nobel per la poesia.
    La mia questione su Net riguardava proprio quel discorso. Entrai, invitato da Fulvio, ed alla prima poesia che pubblicai ci fu il finimondo. Alcuni autori con il biberon in bocca cominciarono ad offendere un vecchio appassionato come me definendo addirittura "Non poesia" quello che io avevo trascinato dentro di me ed elaborato in 53 anni( ho fatto il conto ieri... in breve, a 12 anni avevo vinto un concorso interno alle media G.Pascoli di Brescia con un tema su un motto latino: faber est suae quisque fortunae. Da ragazzo esaltai quella specie di aforisma, che però con la maturità si andava sgretolando sempre più fino a convincermi del contrario, riassunto in una poesia colloquiale. Io mi chiedo: ma che difficoltà c'è a dire che una poesia è brutta, non ci piace, ha un pessimo contenuto, oppure una forma che non gradiamo? Io stesso amo l'endecasillabo in rima, alternata o baciata, il mio primo amore giovanile mai dimenticato. Tuttavia quello chiedevo, su Net, a tutti quelli che mi avevano assalito, di non dire che quella NON ERA POESIA... ma la storia è vecchia, forse a te era pure sfuggita stranamente, visto il gran marasma che combinò con bannamento mio e di un notabile del sito, oppure non eri ancora iscritto... se vuoi ricostruire la vicenda, per me dolorosa, clicca su Jack La Motta e sulla poesia Faber est suae quisque fortunae. Hola.

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  14. Feneon secondo me sta lì a dimostrare che il "taglio web" non è poi così nuovo come potrebbe sembrare (anche se tutto sommato potremmo citare anche Marziale). Però un maestro dei racconti brevi - ti dirò la verità, fatico a considerare "racconti" quelli di Feneon, ce ne sono troppi che mi sembrano freddure alla "Risate a denti stretti" come "Uomo si getta dalla finestra. Lascia la moglie, due figli e la finestra aperta" - secondo me è Fredric Brown. A titolo esemplificativo ti lascio qui il link a un suo racconto (http://www.acasadiframe.net/2014/04/il-post-it-di-rubrus_23.html)
    Cosa sia la poesia non sono in grado di dirlo; non per "mettere le mani avanti", ma perchè in parte non lo so, in parte non ho gli strumenti, in parte, devo dire, mi interessa anche poco.
    Poi, vabbè su quanto dici in relazione a "poesieeracconti" - e ai gusti letterari in generale, credo che ogni autore A aspira a che l'universo dei lettori U coincida con l'universo U1 dei suoi lettori. Avevo anche formulato un teorema col calcolo delle proposizioni che sta qui da qualche parte, ma il succo è che U e U1 non coincidono mai perchè gli insiemi dei lettori (U e U1) sono definiti dal fatto che gli elementi dell'insieme sono accomunati dal medesimo gusto G ma non solo esistono gusti G1, G2 ecc., ma addirittura gusti G incompatibili, sicchè se un elemento u1 di un insieme U1 è connotato dal gusto Gx allora non può avere il gusto Gy, e quindi, pur appartenendo ad U, non appartiene nè può appartenere ad U1.
    PS.... non farci caso, ogni tanto mi diverto con 'ste cose...
    PS2.... in effetti il nick non mi dice molto, probabilmente non ero iscritto o lo ero da poco.

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  15. Colosio giacomo8 gennaio 2016 17:44

    Beh Rubrus, non sei tu che devi capirne di poesia, o io, per assegnare un Nobel...i premi Nobel non vengono scelti all'osteria, o nei siti, o tra gli insegnati...inoltre i racconti di Felix più che freddure sono di tipo giornalistico, per niente interessanti...nessuno pensava di imitarlo, ovviamente. L'esigenza era di catturare un insieme di lettori che avessero non gusti G1 o G2 o Gn...ma un grado di sopportazione della lettura limitata ma pur sempre accettabile, per numero di pagine e non di gusti specifci. L'esmepio degli insiemi non calza, fidati...forse la insegni anche tu ma quella è la mia materia, ed ho un po' di anni... un insieme denso sarà denso in sé stesso ma a noi poco cale dei punti di accumulazione. L'esempio terra terra sarebbe quello del ristorante ( io amo fare il cuoco)...se mi dicono che i miei clienti mangiano pochissimo e bevono pochissimo, ma sono onnivori, userò la nouvelle cousine, non cucinerò alla bresciana con polenta e oseì o trippa e formaggio, o il polpo alla greca ch viene appeso al sole e puzza di acido fenico... servirò un assaggio di filetto di spigola in salsa di cedro, due gamberetti due con foglia di prezzemolo e uno schizzo di salsa rosa, un contorno di carote lesse a rondelle guarnite di petali di rosa...un bicchiere di chiaretto di 10 gradi e tutti a nanna.... ahahahah...mi sarò spiegato?
    ma dire a jack La Motta che siccome i tuoi gusti non sono quelli allora la sua non è poesia, è quello l'errore dell'ignorante...se di poesia non ne sai niente stai zitto, hai solo il diritto di dire: Non mi piace, a grandi lettere. Ma uno come fausto who che scrive poesie che...lasciamo perdere... e gli altri che si erano accodati, non potevano dire che la trippa non era buona, anzi non era un cibo, solo perché loro vogliono la nouvelle cousine. ma scherziamo?...una persona che si interessa di letteratura, prosa o poesia che sia, non può mai essere uno dai gusti g1, o g2 o g3...minimo minimo gn, con n che tende all'infinito... io che non leggo i gialli ho apprezzato tantissimo il racconto di Claudia Lamma, per dire, quello che c'è qui nella sua stanza...se invece tagliassi dicendo: ho gusto g7 e basta, quindi quello Non è un racconto, allora sono scemo. ciaociao.

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  16. Ahe', finita l'aritmetica letteraria, si comincia con quella algebrica.
    Chissà, forse anche la teoria degli insiemi c'è la vedrei volentieri...
    Un confronto tra titani!
    Sid

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  17. Colosio Giacomo9 gennaio 2016 17:25

    ahahahaahah...Sid, allora ti racconto questa cosa, troppo bella, stringerò mati prometto un racconto. A dimostrazione dell'assurdità di certi modi di affrontare alcuni argomenti matematici, Jung, noto bevitore che non capiva niente di niente....ahahahahah...ebbe a dire, nel suo libro Sogni, ricordi e riflessioni: al liceo emergevo in tutte le discipline ma fu l'insegnante di matematica che mi convinse ad iscrivermi più tardi a facoltà come la psicologia, o la pichiatria. infatti si affannava a voler dimostrare, con grande fatica, usando espressioni tipo "per assurdo", che esiste la proprietà transitiva, ovvero che se A è uguale a B e B è uguale a C, allora A è uguale anche a C. Jung capì subito che persone di tal fatta avrebbero avuto bisogno di lui, quando avesse iniziato ad esrcitare la professione di psioterapeuta. Infatti si chiedeva: come può essere possibile che A sia uguale a B? Impossibile, anche soltanto da un punto di vista grafico, geroglifico, estetico. Idem B con C, ovviamente. Infatti per dire che il teorema funziona bisogna parlare di numeri, pur che li si intenda come entità matematica fine a se stessa, insomma non raprresentino quantità di nessun gnere...con 5 uova già non funziona più... Ecco allora il teorema come andrebbe enunciato: Se 5 è uguale a 5 e 5 è uguale a 5 allora 5 è uguale a 5. Rispondetevi a queste due domande, ora:
    1- vi pare logico che ci si affanni a dimostrare questo teorema?
    2- persone come quel professore che perdeva ore per la dimostrazione, sono personalità da seguire o da evitare?
    Ecco perché gli esempi matematici in certi casi è meglio lasciarli fuori. Tutto qui.
    sono quasi sempre dubbi, quantomeno. Poi il resto delle considerazioni di Rubrus le posso condividere certamente. ciaociao.... viva la polenta con i osei e la galina lesa col l'impiòm....ahahahah

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  18. Le discussioni servono ad allargare gli orizzonti, anche se poi ognuno rimane (apparentemente secondo me, perché la mente continua a lavorarci su) della propria opinione.

    "Il sapere rende liberi, è l'ignoranza che rende prigionieri." Lo diceva Socrate.
    Ecco un bellissimo dialogo socratico, ripreso dal Gorgia di Platone.

    "A che genere di uomini appartengo? A quello di chi prova piacere nell'essere confutato, se dice cosa non vera, e nel confutare, se qualcuno non dice il vero, e che, senza dubbio, accetta d'esser confutato con un piacere non minore di quello che prova confutando. Infatti, io ritengo che l'esser confutati sia un bene maggiore, nel senso che è meglio essere liberati dal male più grande piuttosto che liberarne altri. Niente, difatti, è per l'uomo un male tanto grande quanto una falsa opinione sulle questioni di cui ora stiamo discutendo. Se dunque anche tu sostieni di essere un uomo di questo genere, discutiamo pure; altrimenti, se credi sia meglio smettere, lasciamo perdere e chiudiamo il discorso."

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  19. Prima che mi si scambi per un matematico, facendo fare brutta figura alla categoria: mi sono ri-accostato, ma mantenendo sempre una certa distanza, alla materia, all'università. In realtà più che di matematica si trattava di logica elementare e mi piace cogliere l'occasione per ricordare il professore di allora. Probabilmente, lui avrebbe risposto al giovane Jung che A, B e C rappresentano delle quantità e che si deve distinguere tra logica major e logica minor. La logica minor è quella che si occupa delle tecniche per ben ragionare basandosi sulla relazione tra le proposizioni senza occuparsi della verità o falsità del contenuto. Insomma, è quella disciplina che parte sostanzialmente da Aristotele - con l'enunciazione dei sillogismi - e prosegue col calcolo delle proposizioni e così via. Essa quindi stabilisce la verità o falsità di una proposizione partendo dalla falsità o falsità di altre, ma non si occupa della verità o falsità delle proposizioni di partenza. L'esempio terra terra è il famoso sillogismo secondo il quale se tutti gli uomini sono mortali e se Socrate è uomo allora Socrate è mortale. Certo che sembra una fatica inutile, perchè che Socrate fosse mortale già lo si sapeva, ma se non si padroneggiano queste tecniche di ragionamento, tanto elementari da essere intuitive, non si può arrivare a catene di ragionamenti assai più complessi (fermo restando che della veridicità intrinseca delle proposizioni si occuperanno le corrispondenti discipline). A me, il calcolo delle proposizioni, nel suo nitore, ha sempre affascinato - recuperando un rapporto con la logica, l'insiemistica e la matematica che il liceo avevano gravemente compromesso - e questo anche se non ho gli strumenti (e anche il talento) per andare oltre un certo livello.
    PS: spero che 'sta pappardella si legga, dopo che ho cambiato il PC.

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  20. Colosio Giacomo9 gennaio 2016 20:31

    Hai ragione Serenella...infatti ho letto attentamente la posizione di Rubrus, il punto di vista del matematico-filosofo, cioè il più alto e nobile punto di vista dell'intera questione, e sono d'accordo con lui. Un saluto a tutti...ciaociao.

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  21. Letteratura, matematica, filosofia, ecc: un approccio sinergico alle varie questioni proposte in lettura.
    Una conferma che il sapere non può più essere inteso in modo unidirezionale.
    Sid

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