mercoledì 17 febbraio 2016

il Salotto di casaframe 2016 - ITALIANO & INFORMATICA

Le lingue possiedono caratteristiche diverse, secondo l’epoca, il contesto, la situazione, le variazioni regionali. Una ricca tavolozza di colori, sfumature, registri. Ma i nuovi modi di scrivere rischiano di annullare queste specificità socio-comunicative.
 […] Se si guarda al mezzo di comunicazione, si distingue tra lingua parlata, scritta, trasmessa; quando ci si riferisce al parametro del tempo, si oppone per esempio la lingua d’oggi a quella di inizio Novecento, o del Trecento; se si considera lo spazio, si definisce un repertorio di lingue regionali, che dall’italiano del Ticino giungono fino a quello della Sicilia, per il quale opta ad esempio Andrea Camilleri;...

... il fattore sociale contrappone la scrittura delle persone colte a quella di scriventi meno istruiti, o ancora il linguaggio femminile a quello maschile, la lingua dei giovani a quella dei vecchi; sul fattore della situazione si basa, da ultimo, la distinzione tra lingua parlata in casa con la famiglia e al lavoro con il proprio capo, tra la lingua ordinaria e quella medica, tra lo scritto destinato agli specialisti e quello divulgativo.
Chi sa comunicare sa che non può esprimersi nello stesso modo in tutte le situazioni. Il giovane comunicativamente competente sa molto bene che non può parlare con l’insegnante come parla con il suo compagno di banco durante l’intervallo; che non si scrive come si parla, e viceversa. Il professionista sa che, oltre alla pratica del suo lavoro, deve dominarne anche la grammatica, in particolare la terminologia specifica al suo lavoro. Con le variazioni linguistiche di tipo situazionale e mediale si può giocare per ottenere determinati effetti interpretativi. Il discorso politico, per esempio, sempre più mescola tecnicismi legislativi, economici, istituzionali con espressioni informali, accogliendo a volte anche la volgarità: in modo che il parlare sembri autorevole e nel contempo genuino, dunque affidabile. È un miscuglio di varietà anche la scrittura dei giornali italiani odierni, che accostano i modi tradizionali dello stile elevato, colto e letterario ai linguaggi specialistici della scienza e della tecnologia, e alle modalità tipiche del parlato più colloquiale; obiettivo: risultare più vivaci e brillanti. […]
Se è vero che la frequentazione della rete telematica rafforza l’abitudine alla comunicazione costante, e segna un ritorno insperato alla scrittura (con l’avvento del telefono si pensava che nessuno avrebbe più comunicato giornalmente scrivendo), è altrettanto vero che questi nuovi modi di scrivere rischiano di annullare la coscienza, e la conoscenza, della grande ricchezza delle varietà linguistiche italiane e delle loro specificità socio-comunicative, con un effetto di omogeneizzazione e spostamento verso il basso.

Font:

Riflessioni linguistiche Omologazione verso il basso per la scrittura nella rete
Dilemmi per chi scrive in rete.
di ANGELA FERRARI

2 commenti:

  1. Una lunga digressione analitica dell'evolversi del linguaggio parlato, scritto, etnico-socio-economico, ecc.
    Una presa d'atto, senza suggerimenti e rimedi, in sotteso sconforto.
    Con una sola conclusione: < omogeneizzazione e spostamento verso il basso > della comunicazione ai vari livelli d'interazione.
    Il tutto parrebbe una forzata omologazione.
    In verità questa resa senza combattere non la condivido.
    Finchè avrò voce nella strozza, non mi stancherò di difendere la dignità di un parlato e scritto secondo i canoni accreditati in secoli di assestamenti socio-territoriali.
    Una bellezza letteraria finalmente assestatasi in cui riconoscersi, pur accedendo alla logica di una lenta evoluzione semantica nel tempo.
    Senza cedere subito alle spinte disgregatrici di un disordine linguistico da più parti troppo presto conclamato.
    Siddharta

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  2. In questa particolareggiata dissertazione sulla nostra ineguagliabile lingua, ho notato una vistosa lacuna, secondo me l'unica vera colpevole del declino della stessa: l'introduzione, nei vari settori, degli idiomi anglosassoni. Come ammazzare la lingua per antonomasia, senza tanti perché.


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