mercoledì 10 febbraio 2016

Libri sul comodino - TRE SCONSIGLI

CON LA MORTE NEL CUORE
Di Gianni Biondillo
GUANDA

Di questo autore, ahimè, avevo già parlato bene a proposito di “Per cosa si uccide”, pertanto mi aspettavo di leggere un altro noir interessante, ma le mie attese sono state tradite sin dalle prime pagine. La trama principale non trova sfogo, non parte, ingolfata e intrappolata com’è in altre storie secondarie, messe lì al solo scopo di riempire pagine su pagine.
Il linguaggio caricaturale è da Bar dello Sport di periferia, di una volgarità inaccettabile, privo di quella ironia e di quella verve comica genuina che mi avevano conquistato nel primo romanzo.
Dopo ore di lettura ancora non era arrivato al 50% e l’ho abbandonato con leggerezza e senza rimpianti, altro che con la morte nel cuore. In ultima analisi: tempo sprecato e soldi buttati dalla finestra. 



9 GIORNI
Di Gilly Macmillan
NEWTON COMPTON

Il romanzo, opera prima di questa giovane e sconosciuta scrittrice, ci racconta cosa accadde e come cambiò la vita di Rachel, la mamma di Ben Finch, nel periodo di tempo, di 9 giorni appunto, trascorsi dalla improvvisa scomparsa del bambino. Questo pippone inglese, spacciato su KOBO della Mondadori come caso letterario dell’anno, con milioni di copie vendute in tutto il mondo, ha il merito di essere scritto molto bene, e di essere in offerta a soli 0,99€. Per la verità lo stile è così perfettino e pulito da risultare anche troppo asettico, ma tutto sommato l’inizio era molto promettente e mi sono bevuto i primi capitoli convinto di aver fatto un affare. Ben presto però mi sono dovuto ricredere, tanto che dopo il terzo giorno, sotto i colpi di analisi psicologiche e comportamentali dei vari “mentalist” impegnati a risolvere il caso, non riuscivo più ad andare avanti. La faccenda era diventata pesante, l’atmosfera tediosa, non si muoveva foglia, le indagini non facevano nessun progresso e al quinto giorno ero talmente annoiato che non me ne fregava più niente delle sorti di quel povero bambino che era scomparso nel parco proprio sotto gli occhi della madre. Leggendo le recensioni a posteriori mi sono fatto un’idea di come andava a finire e ciò mi è bastato. Forse lo leggerò con più attenzione in un altro momento adesso non è aria.



IL CASO KAKOIANNIS SFORZA
di Francesco Recami
SELLERIO

Questo me lo sono comprato a Natale per tre motivi: il primo perché avevo sentito parlare bene di questo scrittore, il secondo perché la storia è ambientata a Milano e terzo perché il protagonista, cioè l’azzeccagarbugli della situazione, non è il solito commissario di polizia, ma un personaggio stravagante e di una certa età come il sottoscritto.
Il primo errore è stato quello di non aver ponderato bene il numero delle pagine e la sorpresa è stata tanta quando ho scoperto che erano ben quasi quattrocento. Il secondo è stato quello di essermi fidato delle recensioni troppo lusinghiere sul suo conto. Per la verità Recami ha una prosa spumeggiante, briosa, sa essere colto ed elegante senza diventare stucchevole, è ironico al punto giusto e mai volgare, ma ragazzi… è di una verbosità inaudita. Si perde in mille particolari e non trascura niente. Ogni personaggio viene passato al setaccio ed esaminato sotto la lente d’ingrandimento. Ha un buon ritmo, ma praticamente è come a militare quando per fare movimento ti facevano marciare sul posto, senza procedere di un solo metro. Insomma leggere questo romanzo è come assistere ad una commedia con troppi personaggi, che entrano ed escono dalla scena creando un bordello incredibile. In altri termini c’è talmente tanto fumo intorno che si perde di vista anche l’arrosto. Le situazioni sono dilatate all’estremo e il tutto viene descritto con troppa pignoleria. Insomma per leggere questo romanzo ci vuole troppa pazienza. Non fa per me! Ho deciso di non finirlo. Leggetelo voi e poi fatemi un riassuntino e il nome dell’assassino, mi raccomando, ditemelo in un orecchio.

8 commenti:

  1. Una giornata no, eh?
    Vedrai domani andrà meglio, troverai un libro stupendamente interessante, di 860 pagine, da leggere in un attimo. ;-))
    Si scherza, ma grazie Franco di queste dritte.

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  2. 1) "Per cosa si uccide" a me è piaciuto molto. Nè l'ho trovato volgare.
    2) Non l'ho letto.
    3) Concordo. A volte l'ironia con cui si vuole colorare il personaggio diventa "spirito di patata". Un romanzo né carne né pesce, che pretende di essere un giallo senza delitti come se togliere le ammazzatine conferisca ipso facto qualità. Leggibile, ma innocuo.

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  3. Gli ultimi due mesi sono stati veramente sfortunati per la lettura. Avrei potuto citare un altro paio almeno di mezze ciofeche che mi hanno deluso, però mi sono limitato per decenza. Non è facile trovare un bel libro, perchè tra quelli considerati buoni, molto spesso sono noiosi. Pensa che sto leggendo Candido di Voltaire e ho scoperto che è un "fantasy" pieno di riferimenti storici. A te dovrebbe piacere, però è del genere avventuroso, pieno zeppo di ammazzamenti e tragedie umane di ogni tipo, ma senza essere macabro. Anzi, per certi versi è una lettura divertente. Una sorpresa per me che tenevo il libro in casa da almeno quarant'anni e non lo avevo mai aperto. Sarà per il nome dell'autore che mette soggezione... quando si dice l'ignoranza.
    Comunque, nell'ultimo libro che ho letto in ordine di tempo (L'ombra del vento di Zafon) c'era un personaggio che leggeva almeno due volte all'anno il Candido di Voltaire perchè lo trovava divertente. Ecco come sono arrivato a Voltaire, per caso, per curiosità e non per snobbismo, sia chiaro.

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  4. Per Rubrus
    Sono d'accordo: "Per cosa si uccide" era piaciuto molto anche a me. Questo invece è una ciofeca. Per la serie non tutte le ciambelle escono col buco.

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  5. Il Candido è un romanzo divertente e pure breve - tra l'altro se non ricordo male è centrale in esso, direttamente o indirettamente (lo lessi anni fa) il terremoto di Lisbona.

    Di Zafon ne ho letti un paio. "L'ombra del vento" (che è quello che mi è piaciuto di più) e "Il gioco dell'angelo". L'aspetto misterioso è gestito bene, ma li trovo troppo sentimentali (a volte penso che siano scritti pensando, con una buona dose di sessimo, a quello che si presume essere il gusto femminili, io risolvo il problema saltando i pezzi noiosi o leggendo una riga sì e una no). Comunque promossi.

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  6. Sì, il terremoto di Lisbona sta all'inizio, se è fondamentale te lo saprò dire. Per me non sono mai corti abbastanza, o per meglio dire sono sempre troppo lunghi. Non a caso preferisco leggere racconti.

    L'ombra del vento?
    Qualche sdolcinatura l'ho trovata anch'io, forse per compensare tutta la violenza che fa da sfondo alla storia. L'ho trovato molto casto, e il qualche frangente anche puerile. Questo autore tratta il sesso, per fortuna, con molta molta cautela. Invece lungaggini e ripetizioni non mancano. In fondo è un romanzo d'appendice, dove i buoni sono buoni e i cattivi sono veramente cattivi, e come il solito con cento pagine in meno sarebbe stato perfetto nel suo genere. Ci sono invenzioni davvero originali, come la biblioteca dei libri dimenticati, una trovata geniale.

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  7. L'ho letto"Il Candido", Franco, e mi ero divertita molto nel leggere come si viva nel migliore dei mondi possibili; mi ha richiamato alla mente la nostra costituzione, a detta di molti la migliore possibile.

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  8. Le recensioni di Franco mi confortano.
    Ormai leggo solo i classici, per non perdere tempo, del quale me ne rimane poco.
    Sid

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