lunedì 29 febbraio 2016

Un libro sul comodino - La Collina degli Ulivi - di Fabio Carapezza


Che il nuovo romanzo di Fabio Carapezza non sarebbe stata una lettura rilassante e amena, bensì qualcosa di più sostanzioso e impegnativo del solito giallino scolorito e smunto, lo si poteva capire sin dal prologo. Infatti, la prima tra le numerose citazioni presenti nel testo, in lingua originale di tale Ermete Trimegisto, a me tristemente noto per essere considerato il padre dell’ermetismo moderno, lo devo ammettere, mi aveva un po’ spaventato. Sarà un giallo colto sul tipo de “Il nome della rosa – mi sono detto, ricordando le competenze filosofiche dell’autore e certamente influenzato dalla recentissima scomparsa di Umberto Eco. E infatti non mi sbagliavo di molto, il romanzo è sì costruito con la tecnica del giallo, ma il testo è arricchito con citazioni e considerazioni di carattere filosofico, religioso, psicologico, così corpose e complesse da oscurare talora la trama principale. Questo perlomeno nella prima metà, poi la storia prende il sopravvento sulle analisi e le introspezioni dei vari personaggi, e il testo acquista ritmo e cadenza. Al netto delle digressioni, sulle quali non mi permetto di disquisire, la trama principale è altrettanto ben congegnata, i personaggi sono ben delineati, scolpiti con molto realismo, vivisezionati dentro e fuori, rivoltati come calzini, tanto da lasciare poco o nulla alla immaginazione del lettore. In ogni caso una menzione particolare mi sento di rivolgerla all’agente di commercio che si aggira tra i personaggi con la borsa di pelle offrendo una merce davvero rara, il proprio destino. Un’altra figura che non dimenticherò facilmente è il frate che scava giornalmente la propria fossa con il calice sacro...

Un po’ di perplessità invece destano le numerose e incredibili coincidenze delle quali il nostro Fantomas ha fatto largo uso. D’accordo che Parma è una piccola città di provincia, dove bene o male la gente si conosce, ma qui lo stratagemma letterario è portato all’eccesso e le concomitanze curiose sono forse troppe.  Per quanto riguarda la trama riporto per comodità quella che si trova sul web. Mi sono anche permesso di riprodurre un paio di paginette come assaggio della scrittura del nostro autore, al quale rivolgo il mio più sincero in bocca al lupo.

(frame 29.02.2016)


Trama:
“Un balcone al quarto piano, di fronte al Luna Park. Giada è un'impiegata di quarant'anni, si affaccia per farla finita quando è distratta dall'incursione di un ladro che vuole derubarla. Daniele è il fratello di Giada, ha dato un valore alla propria spiritualità grazie alla guida di un monaco che da un trentennio si prepara all'incontro con il passato scavando un calice di terriccio ogni giorno. I personaggi agiscono scegliendo fra le proposte estratte da un agente di commercio dalla sua valigetta di pelle. Egli non giudica se siano buone o cattive, le propone soltanto perché questo è il suo lavoro. Tutti dovranno misurarsi con la propria paura di vivere e amare, attratti verso la Collina degli Ulivi dal volto del Cristo sopra a un altare, da un assessore avido di potere e da una piantina che nasconde un segreto.“


Il terremoto (liberamente tratto dal II° cap.)

[…] Scesa dall’autobus (Giada), si accorse subito che qualcuno la stava pedinando. Cercava di trasformarsi nella sua ombra da quanto le camminava vicino, ma lei non si allarmò, perché la strada era abbastanza congestionata di traffici di ogni genere. Decise di voltarsi bruscamente, quando questo qualcuno le rivolse la parola.
«Ma tu, non lo senti il terremoto sotto i piedi? Ecco, ecco… senti un’altra scossa.»
«Ma guardi che non c’è nessun terremoto.»
«Io il terremoto lo sento sempre, la terra mi trema dentro, e ti dico che sono le gambe a squassarsi così, il terremoto esiste, è una fame che non muore mai, cresce ovunque io lasci le mie impronte, e guarda che è impossibile che non lo senta anche tu. Per tutti trema il mondo e tu non sei diversa, a meno che non sia immune dalla paura. Il mondo ha paura, lo sai? Se non lo sai, te lo dico io, cara signora. Il mondo si fotte dalla paura e allora trema. Lo vedi quel signore che sta per attraversare sulle strisce? Eh? Lo vedi?»
«…»
«Ecco quel signore dentro di sé ha paura di essere mangiato, magari da una macchina, o dal suo capo quando arriverà al lavoro, o dalla moglie se l’ha, quando stasera tornerà a casa e si dimenticherà che è il loro anniversario e lui, come tutti gli anni mancherà di portarle tre girasoli come faceva quando erano giovani e s’incontravano di nascosto dietro il cortile di casa sua, perché i suoi genitori non volevano che frequentasse quella semplice panettiera…»
«Scusi ma perché mi sta dicendo queste cose? E poi io non ho tempo, sto andando in ospedale a fare visita a una persona.»
«Lo capirai da sola signora, lo vedrai da te, il terremoto esiste dappertutto, anche per quell’amico che stai andando a trovare.»
Quando Giada si rese conto che stava parlando da sola, e che non c’erano ombre che la seguivano, comprese che ci fosse un ottimo e stimolante rischio di diventare pazza.
Non si può definire la pazzia attraverso le classificazioni cliniche dei manuali, con le eziologie che intendono descrivere il disturbo deviante partendo dai comportamenti delle cavie umane osservate. Ognuno è insano a modo suo, così come il pazzo sa di non essere normale, e Giada sapeva di essere pazza.




5 commenti:

  1. Sono andato in libreria giusto sabato, ma ho preso altro.

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  2. Per Rubrus
    Be' ci tenevo a leggere La collina degli ulivi di Fabio Carapezza, nel web forse più conosciuto come Fantomas. Siamo orgogliosi di lui, perlomeno noi che abbiamo frequentato il Club dei Poeti.

    Ieri sera invece ho finito di leggere Lo sconosciuto n°89, ti ricordi che me lo avevi consigliato tu questo di Elmore Leonard' Ebbene mi è piaciuto molto sino quasi alla fine, poi la conclusione l'ho trovata un po' loffia, tuttosommato niente male. Ne leggerò subito un'altro.

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  3. Per la cronaca, ho preso un libro di Arturo Perez Reverte (noto soprattutto come autore de "Il club Dumas")in cui la protagonista è una esperta d'arte che si mette sulle tracce di un writer, detto Sniper. Altro non so, ti riferirò. Certo una volta tanto la caccia non è al solito killer, e questa mi pare una insolita variazione. Il titolo del libro è "Il cecchino paziente".

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  4. Bene, non lo conosco, nel frattempo mi informo
    .

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    1. Fabio Carapezza20 marzo 2016 12:53

      Ciao Franco, grazie! Sei stato molto gentile a leggere il romanzo, perdonami ma mi sono accorto solo ora di questo articolo! Ora procedo a ringraziarti anche di là :)

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