mercoledì 9 marzo 2016

il Postit di Rubrus - The Big Rip



Secondo le più recenti ricerche, lo spaziotempo di questo Universo è destinato a dissolversi per espansione e massima entropia entro 2,8 miliardi di anni. Per chi volesse approfondire ecco il link http://scienzenotizie.it/2016/03/03/fine-delluniverso-un-ricercatore-calcola-quando-avverra-il-big-rip-0513982 oltre alla solita wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Big_Rip. Il fenomeno è detto "Big Rip" - Grande Strappo - in contrapposizione al Big Bang e al Big Crunch (teoria che prevede un universo che si distrugge e si ricrea). Abbiamo comunque tempo per prepararci. Nel frattempo, c'è una tenue speranza che impariamo a non mettere su teorie scientifiche un cappello tessuto con convinzioni morali o fideistiche (o immorali e ateistiche) confezionato in modo da aderire alla nostra capoccia nel miglior modo possibile.    

4 commenti:

  1. Big Rip", o Big Bang, o Big Crunch la nostra terra è comunque destinata a scomparire fra qualche miliardo di anni.
    Io penso però che sia una teoria ottimistica, mi spiego: con questo andazzo della nostra società consumistica (tutta tesa a produrre per sopravvivere, creando così grandi quantità di rifiuti, difficili poi da smaltire), anche i paesi meno civilizzati saranno indotti a progredire, a consumare e a moltiplicarsi. Ci si addentrerà così in un giro vizioso che porterà ad un'implosione, perché tutto il nostro sistema economico è basato su di un continuo aumento di produzione, tanto è vero che appena c'è un rallentamento dell'aumento si è già in crisi economica. Se, poi, c'è anche una lieve diminuzione della produzione incominciano i licenziamenti, le chiusure di attività, i suicidi.

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  2. Non è ottimistica, come teoria, ma credo troppo antropocentrica. Penso che ci sia un errore di prospettiva. La Terra è andata avanti benissimo senza di noi per miliardi di anni e tutto lascia prevedere che possa fare altrettanto in seguito.
    Insomma, il genere umano NON E' il pianeta terra.
    Il fatto è che le estinzioni di massa sono un fenomeno ricorrente senza il quale noi non saremmo qui. I più remoti antenati dei mammiferi sono stati i rettili mammaliani, o terapsidi, o paramammiferi, che si sono sviluppati dopo la Grande Estinzione del Permiano, circa 250.000 anni fa.
    All'epoca, il clima cambiò bruscamente, sterminando gran parte delle specie viventi. Per essere esatti si raffreddò e, dagli anfibi superstiti, si svilupparono i due grandi gruppi dei terapsidi e degli arcosauri. I terapsidi erano rettili pelosi e che probabilmente erano già se non vivipari, ovovipari, e producevano latte, benché privi di mammelle (qualcosa di affine ai monotremi, come l'ornitorinco). Quando il clima tornò a scaldarsi, gli arcosauri, e i dinosauri sono arcosauri, presero il sopravvento. Mentre i dinosauri dominavano il mondo, i mammiferi, che si erano evoluti dai terapsidi, per centinaia di milioni di anni non si svilupparono molto. Giusto qualche animaletto simile al toporagno (anche se già mammifero, quindi produttore di latte, viviparo, omeotermo) che vivacchiava in nicchie ecologiche assai ridotte, all'ombra dei grandi rettili. Quando questi si estinsero - circa 60 milioni di anni fa (e la loro estinzione fu comunque meno grave di quella del Permiano) - i mammiferi presero il sopravvento, riuscendo a soppiantare gli uccelli "sul filo di lana".
    Il fenomeno, nella storia dell'evoluzione, si è ripetuto più volte e molto probabilmente si ripeterà. Non abbiamo alcun diritto alla sopravvivenza. Dobbiamo guadagnarcelo, io credo con l'intelligenza.

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  3. La Terra, il Sole, l'Universo ecc., storia di grandi numeri da perderci la testa.
    Nel frattempo che facciamo?
    Inventiamo storielle per passare il tempo, certi di non venir chiamati a risponderne in vita...
    I furbacchioni dello spirito la sanno lunga in proposito, menando per il naso i gonzi creduloni.
    E non ci possiamo far niente, perchè ogni giorno nasce un pirla per contrada...
    Fra Salimbene

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  4. Personalmente credo nel valore euristico anche della narrativa e della poesia, oltre che della saggistica. Credo che raccontare una storia (o scrivere una poesia) possa aiutare a capirla e a capirsi. Salvo questa precisazione, concordo.
    Siamo su una spiaggia a raccogliere granelli di conoscenza, mentre davanti a noi si stende il vasto mare dell'ignoto.

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