venerdì 4 marzo 2016

Una poesia al giorno - Loretta Zoppi


Per coltivare la vecchia mia passione
In un cassetto ho tutto l'occorrente
Carta, cuore e tempo per la mia pensione
Che serata strana, cosa mi viene in mente!

Ora me ne sto avvolta sul divano
Dopo una giornata piena di lavoro
Il sugo per domani cuoce piano
Tra poco apro un libro, mi ristoro.



Giuedi' grasso ero dal duttore
Pe' famme segna'  'na medicina
Me serve pe' cuntrulla' un valore
E la deo da pia' 'gni madina.

Gia' che scrie, je fo', me faccia la ricetta
Pe vede' se sto' sangue mio va bene
E' un pezzo nun lo fo', ma senza fretta
Nun e' che c'e godo a famme buga' le vene.

Lu me dice cull'aria un po' avvilita
''St'esame piu' nun poi fa' quannu te pare
Ma solo ogni cinqu'anni, che' nun se dica
Che stanne a sprega' I soldi al Quirinale.

Me vieneria  da chiede:  ''Sua  Sanita'
Che pure sto tajo fai pe' sparagna'
ma almeno I globuli  li pudemo guarda' tutti
O duemo cuntrolla' solu quelli rosci?''

Ehh!  Duttore mio, semo messi male
Se nun ridemo piu' manco a Carnevale! 




''Pe' 'a verita' d'acciacchi ne sento tanti,
E nun lo digo pe favve cumpassio',
Cio' pure da sistema' 'sti quattro denti
Quante ne deo da fa'quanno andro' in penzzio'! ''

Questo pensao vicino a sessant'anni
Sfregandume le ma' dalla cuntentezza
''Quannu c'e arrivo  fo' 'na bella festa
E do' 'na cuntrollada a tutti 'sti malanni.''

Invece me ritrovo dalla madina a sera
'Sta  legge mannaja  deMonti e de Fornero
L'attesa penzzio' mia diventa 'na chimera
Cadeno sogni e  anni drento un bugo nero

Da allora vivo la debole speranza
Insieme a un sacco de cristia' fregati
Che quarcuno c'e guarisca 'sto mal de panza
Ridandoce un po' dell'anni andati!




E' proprio sfurtunatu sto marito mia
A essese spusato cu una cume me,
Che je leggo sempre dialetto e poesia
Pure quel che scrio pe' sentimme be'.

Je sparnincio un sacco de biglietti
Versi e lagrime troa 'nt'ogni canto'
scritti cume capita, 'mpo' puretti
Su fatti che me fanne cumpassio'.

Siccume e' bono un po' me sta' a senti'
Io je leggo piano quel che cio' da di'
Ma dobo 'n'parde ore nun ne pole piu'
Senza di' gnente s'alzza e va' a durmì.






'Gni giorno ne inventa una nova!
Tanto pe nun fasse manca' gnente
Stu governo pittoresco adesso prova
De rifasse sulla pora gente.

Nu je ' bastado leva' ai vivi la penzzio'
Dobo un sacco de ragio' cunfuse
Pure pei morti ariva la sanzio'
Reversibilita' addio e gnente scuse.

Il problema so' i vitalizi loro:
Studiene il modo pe' potelli rimbocca'
Accusci' ve mantengo finche' nun moro
E pure dopo morta ve deo da' 'na ma'.

13 commenti:

  1. Hai ragione cara Loretta, mi sa che pure da morti gli dovremo dare una mano a questo governo. La mano e pure qualcos'altro mi verrebbe da dire...

    Pasquinate moderne!
    Direi che queste di Loretta, le possiamo tranquillamente inserire in questo filone che non muore mai. Il suo dialetto marchigiano, molto comprensibile, sostituisce egregiamente il romanesco. L'argomento di attualità poi è un classico dei sonetti.
    Una poesia al giorno non allontana il dottore ma mette di buonumore. Come dire mens sana in corpore sano. Alla prossima allora, cioè domani.

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  2. Ah! I dialetti sono tanti e vari, ma il pensiero che ci unisce in questi frangenti mi pare unico.

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  3. Un pensiero scritto di getto non puo' non essere in dialetto, rende meglio l'idea e in fondo dicendola
    diluisce un poco la medicina amara. A domani e grazie!
    Loretta

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  4. Come ti capisco con questa seconda poesia, io, poi, non riesco a convincere neanche il gatto di starmi a sentire.

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  5. Ah ah! Carina la vignetta! A domani ciao! Loretta

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  6. La terza poesia è simpaticissima, però nella forma ti sei sbracata un pochino. Hai curato soltanto le rime ma le sillabe sono andate a ramengo. E' un peccato, perchè la stoffa non manca.

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  7. Faro' tesoro dell'appunto Franco :-) grazie!
    A domani! Loretta

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  8. Le vignette sono proprio carine Franco! Grazie :-) :-) :-) :-)

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  9. Anch'io cerco il ristoro della mente in un libro, ma trovarne di buoni diventa sempre più difficile. O di roba buona, mi riferisco alla narrativa moderna, in giro ce n'è sempre meno, oppure invecchiando sono diventato schizzinoso. Mah?
    Comunque, voglio ringraziare Loretta che ci ha tenuto compagnia in questa settimana corta con quelle che io continuo a definire Pasquinate moderne. Quest'ultima poesia però è soft, confidenziale, se fosse di un cantautore direi Memo Remigi per tornare molto indietro e Cesare Cremonini per stare al passo coi tempi. Ciao e grazie

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  10. Si, sono lampi di luce sul quotidiano. Quest'ultima, poi, è molto distensiva.

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  11. Grazie a te Franco per aver ospitato questi miei piccoli pensieri scaturiti da un quotidiano che in qualche modo tutti un po' ci unisce! Grazie a Serenella che ha commentato e a chi ha lasciato un sorriso come segno del suo passaggio.
    :-) loretta

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  12. Per quanto mi riguarda non sono in grado di valutare le proposte in vernacolo ( marchigiano, dice Franco ), in quanto mi sfuggono parole, sonorità, modi di dire specifici della parlata.
    Mi appunto allora alle due strofe in italiano, senza titolo come d'uso nel modernismo sperimentale.
    Endecasillabi, dodecasillabi e financo un tridecasillabo, verso apertamente dissonante ( 6+7 ).
    Allora punto sulla significanza.
    Invero interessante la riflessione sul tempo pieno e quello libero.
    L'uno travolgente d'impegni, fino al sugo in bobbottìo sul fuoco, e l'altro con un libro in lettura.
    Quest'ultimo rifugio rilassante dopo tanto travaglio.
    Poetica ( anche se non poesia... )leggera, d'evasione appunto.
    Come talora capita anche agli Autori letterariamente più impegnati.
    Siddharta

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  13. E' sempre un piacere leggere un intervento di Sid, un grande onore per me . Il dialetto andrebbe ascoltato , a meno che non si tratti della lingua napoletana o di un'altra ligua dialettale meglio conosciuta . Il mio e' l'osimano che si distacca dal marchigiano piu' conosciuto per la forte somiglianza sonora col romanesco, se si volesse tentare una declamazione e questo perche' Osimo al tempo dello Stato Pontificio era soprannominato il''feudo del papa'' per la grande quantita' di alti prelati e nobili di Roma. Recentemente un mio concittadino, Massimo Moroni , grande studioso di lettere antiche e Sanscrito, ha raccolto la lingua osimana in un dizionario e l'evento mi ha conquistata , mi sono tornate alla mente le parole, le espressioni della mia infanzia, dialetto che avevo dimenticato e sostituito da un corretto italiano. Caro Sid ,ultimamente alcune notizie mi hanno colpito per la loro stravaganza e mi sono resa conto che solo col dialetto riesco a dire pienamente quanto in me hanno suscitato...e ahime' di spunti c'e ne sono tanti! Un caro saluto e grazie!
    Per la metrica sto colmando lacune...diligentemente! :-) loretta

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